Ars et Labor, 1906/N. 4/Calamine e blende in Valle Seriana
| Questo testo è completo, ma ancora da rileggere. |
| ◄ | N. 4 - Melchiorre Dèlfico | N. 4 - Carnevale piccino | ► |
CALAMINE E BLENDE IN VALLE SERIANA
La valle Seriana è, se non delle più pittoresche, certo delle più industriose d’Italia. La natura v’è bella, ma mitemente bella, come una modesta e sana figlia di famiglia. Nessun nervosismo di panorama, nessun convulsionismo vulcanico o dolomitico; non spasmi di chiaroscuri violenti, non perversità di orridi affascinanti, non cime civette ed intangibili. Si arriva con le proprie gambe, anche se digiune di alpinismo, dappertutto, sulle vette e nei fondi, e l’occhio può con piena serenità spaziare d’ogni intorno.
Le rive del fiume, limpido e sonoro, son vive di officine molteplici ed attivissime, donde traggono prosperità di lavoro perenne e di scambi inesauribili i bei paeselli che si distendono sui colli circostanti. Il frastuono delle macchine si unisce al gorgogliare delle acque, che l’uomo ha strappate al loro alveo per alimentare turbine e muovere congegni d’ogni maniera; i campi di granturco fraternizzano con i piazzali di carico e scarico, gli abeti delle alture impigliano, allo sguardo, i rami fronzuti e penduli al fumo degli altissimi fumaioli.
La popolazione della valle Seriana è, per questo stato di cose, forzatamente mista. All’antico contadino, già signore incontrastato del luogo, oggi si unisce l’operaio, nuovo venuto e pure importantissimo fattore economico; il lavoratore della terra dà di gomito al lavoratore della fabbrica, la vanga sta accanto al telaio, donne ed uomini escono dalle loro case, ove per secoli e secoli vegetarono nella oscurità morale di una vita senza orizzonte e nella quasi completa miseria materiale, e lindi e gai e sanamente cibati, scendono a frotte dai clivi abitati e dalle casette disperse al suono stridulo delle sirene. Sulla loro tavola, già deserta di tanta grazia di Dio, non manca il bicchiere di vino, il pane bianco ed il pezzo di carne, quotidiani: nei giorni di festa le ragazze ed i giovanotti indossano abiti comprati a Bergamo e gli zoccoli e gli scialli antichi sono lasciati alle nonne, che guardano tutte queste profondissime novità con occhio fra incredulo e scontento.
Certo, i laudatori del tempo passato non mancano in questa valle, pur così patentemente beneficata dal lavoro industriale, come non mancano in qualsiasi altro luogo. Ma è fatale che le querimonie sien vane, quando gli avvenimenti sono ancora più fatali.
È certo che tutta la valle Seriana, da Bergamo al Giogo di Castione ed a Bondione è rinata a nuovo benessere dopo che l’industria con le sue attività potenti l’ha destata dal letargo secolare. Il piccolo treno, che parte da Bergamo, se ne va, scodinzolando come un lucertolone, nel cavo ampio della valle. Accanto alle rotaie, il Serio corre fragoroso e nitidissimo, allungando a destra ed a manca strane propaggine d’acque — tirate in alto, cadenti a scrosci, filanti in canali, serrate da saracinesche, battute da ruote — sempre candide ma subitamente lamentose.
Sfilano i paesi raggruppati sulle prossime radici
LA PALAZZINA DELL’AMMINISTRAZIONE.
dei monti e sfilano gli opifici industriali piatti, giù lungo il fiume — cotonifici, mulini, forni di cementi e calci idrauliche, cartiere, fonderie. Alte ciminiere fumano, visceri di opifici rombano rumori sordi e ritmici... ed il piccolo treno se ne va, scodinzolando, sibilando ad ogni poco dinanzi le stazioncine, ove sale e scende uno strano miscuglio viaggiante: montanari, villeggianti, operai, tecnici, industriali, turisti.
Il bel cielo prealpino è traversato di grossi fili metallici, i fianchi dei monti sono feriti da robusti pali, riuniti in lunga collana dai fili. A Nembro, al macchinario del gran Cotonificio bergamasco, fa capo la poderosissima forza motrice che è là condotta da Gromo, molto più in alto e più lontano
UN PIAZZALE OVE SI FA LA PRIMA CERNITA DEL MATERIALE.
nella valle, fin presso Bondione. L’opera bellissima e sensazionale è costata più di un milione.
Chi non abbia milioni, per condurre altrettali forze motrici — chi non abbia azioni sui traffici di questa itala Manchester, o compartecipazioni in cotonifici, o utili in fabbriche qualsiasi; chi non sia tecnico, nè industriale, nè operaio, nè montanaro — chi sia un semplice “spettatore della vita„ se ne sta affacciato al finestrino della giardiniera o, meglio, sulla piattaforma dell’ultimo vagone, ammirando il feerico svolgersi del complesso scenario: grazie di natura e perfezionamenti di scienza, semplicità arcadiche e febbri commerciali — verde di pini eccelsi, candori di casette lontane, aridità di poggi rocciosi e muraglioni rossi di stabilimenti, grovigli di fili elettrici, fragori ansiosi d’acque tormentate.
Antonio Stoppani, che è stato di tutti gli innamorati del Bel Paese, il più innamorato, parla delle Prealpi Bergamasche con termini di vero entusiasmo:
"“Le Prealpi son tutto un laberinto di montagne e di valli, tutto un intreccio di torrenti e di torrentelli, un succedersi ed un alternarsi di morbide conche e di gole oscure, di colli boscosi e fioriti, e di rupi e di aguglie spruzzate d’eterne nevi. Ogni passo, là dentro, è un incanto: ogni svolta una sorpresa. Il vago, il ridente, l’orrido, il sublime si accordano insieme a mantenere nello spirito le emozioni più vive, più gioconde, più poetiche. L’ho detto e lo ripeto, che non vi ha forse nelle Alpi altra regione più interessante, più varia, più dilettevole„.
Oltre delle loro bellezze naturali, le Prealpi Bergamasche son ricche d’ogni ricchezza botanica, mineralogica, geologica — geologica, sopra tutto. Lo Stoppani lo afferma con una frase sola: “Le valli bergamasche sono il paradiso del geologo!„
Chi percorra la valle Seriana si convince presto della verità di queste parole, sopra tutto se, lasciato il treno e il fondo della valle principale e le rive del fiume, si addentri nelle ramificazioni, nei cento meandri fuori dalla gran via battuta. Di queste vallicelle, tributarie, una delle più vaghe e certo delle più importanti per l’industria che alimenta, è quella detta del Riso, dal torrentello, affluente del Serio, che le rumoreggia nel fondo. A breve distanza da Ponte di Nossa la via si biforca e lasciato il corso del grosso fiume, costeggia l’onda scarsa ma impetuosa del torrentello, percorrendo circa un chilometro in perfetta pianura.
Poi, la valle si ristringe e si restringe così, che non è più che una gola rivestita di macchie folte — e allora la via stretta ed ardua s’apre sul fianco della montagna e si protende sull’abisso. Se il cielo è sereno, il cammino è facile e giocondo, se, come spesso avviene, il maltempo ha imperversato, la strada si fa pericolosa, sdrucciolevole e tutta oscurata dalla grande strettura dei fianchi montuosi.
TRASPORTI AEREI. IL VAGONCINO VIAGGIA SULLA VALLE.
L’ascesa intanto continua e l’orizzonte si slarga. S’ode ancora nella voragine il rabbioso gorgogliale del Riso - ma la montagna più non incombe ed affoga. Ecco Gorno, con le sue frazioni disseminate e la sua chiesa bianca, al centro, sola nel verde acceso dei prati. Ecco una cava di pietra nera,
UNA STAZIONE CENTRALE DEI TRASPORTI AEREI, CON VEDUTA DEL MONTE ALBEN.
aperta nel bel mezzo della strada, che tutta ingombra di lastroni e di scheggie... Ecco, nel lontano, l’Alben, il monte bisbetico donde scatenano tutti i temporali della valle, il monte sempre accigliato,
imberrettato di nuvole, quando non è ammantato del suo candido pannolano invernale.
L’Alben, che è alto 2020 metri, chiude a nord la valle del Riso e fronteggia Oneta, il paesello che dà nome ad una delle più interessanti Miniere, che sia dato visitare e che è, insieme alle altre varie industrie, una delle più floride e lucrose della valle Seriana.
La Società Inglese proprietaria, la The English Crown Spelter Co. Ld., possiede quattro concessioni che si sviluppano nei territori dei Comuni di Gorno, Oneta e Premolo ed estrae i minerali di zinco, che si com¬ prendono sotto i nomi di Calamineìì (carbonati e silicati di zinco) e Blende (solfuri di zinco). Quali minerali "accessori„ v'è anche la galena (solfuro di piombo) e la cernofite (carbonato di piombo), ma la produzione dei carbonati di piombo è molto limitata, mentre quella dei minerali di zinco è rilevante sempre ed in qualche anno è, anzi, rilevantissima.
Nelle mie peregrinazioni estive, ho visitato questa Miniera, compiendo la lunga e non facile via, sotto uno di quei diluvi, che agosto riserba alla montagna.
Già dalla notte precedente il maltempo si era scatenato. I temporali in montagna sono colossali: par che il cielo si schianti da cima a fondo, par che la terra si debba subissare sotto il rovinìo della vòlta superiore. Da un angolo all’altro della valle rimbombano tuoni ed echi di tuoni ed echi di echi di tuoni: comincia con un fragore di mille cannonate in una, e finisce in un brontolio lontano, ma iroso e pieno di gorgogli cupi. I lampi acciecano ed al barbaglio sfolgorante tutta la valle si discopre, le cime si profilano sul fondo nero delle nubi, le casette disseminate sembrano relitti di naufragio in balìa dell'uragano.... La pioggia scroscia ad onde sui vetri, sui tetti, nei cortili stretti, si intoppa nell'imbuto dei canali, scavalca tumultuando le gronde; sembra il diluvio di Noè, buonanima!
Le campane delle chiese suonano, anche se è notte. Primo dovere del campanaro onesto, che non vuol rubare il suo pane, è di attaccarsi alle funi per scongiurare quella grande ira di Dio. Nelle case la gente, devota come si addice alla montagna, accende ceri, brucia l’olivo benedetto, intona le litanie. Se è notte piena, e i buoni cristiani sono a letto, si tira il rosario sotto le coltri e lo si sgrana piamente.
TRASPORTI AEREI. IL VAGONCINO DI MINERALE CORRE CON LA VELOCITÀ DI QUATTRO KM. AL MINUTO.
Quella notte d'agosto, io m’era alzata cento volte dal letto, a scrutare il firmamento. A tratti, il nero padiglione si squarciava e due, tre, cinque lucentissime stelle crivellavano il brano di velluto azzurro.
Ed io mi rallegravo e vedevo già, con il desiderio, il sole sorgere sfolgorante. A tratti, il rovescio cominciava ad infierire e le mie illusioni fuggivanoa dirotta.
Alle sei, benché il cielo fosse sempre minaccioso ed ogni tanto si aprisse per rovesciare una gelida
ULTIMA STAZIONE DEI TRASPORTI AEREI SOTTO GORNO. PORTATO IL MINERALE VIEN CARICATO SUI CARRI PER ESSERE ALLA STAZIONE DI PONTE DI NOSSA.
spruzzaglia, mi decisi a partire egualmente. Sapevo di essere attesa e di avere i giorni disponibili contati.
Quando giunsi a Campello, frazione di Oneta, ove mi attendeva l’ospitalità cortese dell’ingegnere Ernesto Zay, direttore dei lavori, tanto io, quanto il fotografo, che avevo meco condotto, quanto l’equipaggio che ei aveva trasportati, eravamo in uno stato miserando. Fradici, infreddoliti, disperati di riuscire a far niente, inferociti contro quel maledetto Alben che durava a stare incappucciato come un vecchiaccio di malaugurio. Tutti hanno provato lo strano stato d’animo, che si impossessa di chi abbia “bisogno di buon tempo„ per alcuna impresa da compiere. L’impotenza di lottare con l’ineluttabile volontà del cielo, l’inutilità d’ogni imprecazione e d’ogni preghiera, il desiderio ardente di scorgere anche un solo barlume di luce nel nerore dell’orizzonte, la speranza giuliva che un improvviso schiarare delle nubi accende, la desolazione accorata in cui si ripiomba ad una nuova ripresa della pioggia - tutto questo bizzarro concorrere di elementi opposti, rende nervosi ed istupiditi, fissati in quel solo pensiero, in quella sola preoccupazione, incapaci di svellersi dall’argomento tirannico per attendere agli altri argomenti delle parole e degli atti.
Cosicché quando il cortesissimo ingegnere Zay vestito, lui beato, di un costume ad hoc, calzato di forti scarponi ferrati ed armato di un bastone ferrato del pari — mi invitò a seguirlo nella visita e ad ascoltarlo nelle sue spiegazioni, io era ancor tutta presa dalla pena e dalla noia di quella pioggia che era piovuta, che pioveva e che doveva piovere.
Tuttavia, mi avviai - reggendo le sottane e l’ombrello, e con le mie miserabili scarpe di città — per la via donde tutti si dominano i particolari dello Stabilimento: i piazzali, i trasporti aerei, le Laverie, i Forni. L’ingegnere mi dava intanto informazioni.
I giacimenti, che si connettono alla formazione triasica (era secondaria) sono tipici. I minerali di zinco costituiscono in alcuni piani del periodo triasico (e precisamente in quelli denominati del Raibel, della dolomia metallifera e della dolomia di Esino), dei depositi, degli ammassi, delle tasche generalmente allineate secondo una determinata direzione, che varia da regione a regione. Questi ammassi, queste tasche sono molto spesso, sopra tutto nei due piani superiori, collegati fra loro da vene più o meno importanti, che costituiscono i cosi detti canali. La norma per le ricerche, oltre quella della esistenza della roccia, che può contenere il minerale, è in particolar modo data dalla direzione quasi costante di questi canali, esistenti talvolta — per qualche tratto - anche in serie parallele nel medesimo piano. Furono rinvenuti sin quattro canali paralleli compresi nei medesimi strati.
I lavori si sviluppano dalla quota 500 metri sul mare — tahlweg del torrente Riso — alla quota
INGRESSO A UNA GALLERIA. SI VEDE IL TUBO DEL VENTILATORE.
1800 metri — sul versante sinistro del torrente. Le montagne sono forate in tutti i sensi, per molte diecine di chilometri di gallerie. Naturalmente, le ricerche e la coltivazione incominciano sugli affioramenti, che si mostrano abbondantissimi nelle regioni alte. Man mano che si discende, la potenza del terreno sui giacimenti aumenta e gli affioramenti cessano. Allora occorre scavare ed internarsi con gallerie, talvolta lunghissime, per incontrare la
POZZO ZAY
prima traccia della mineralizzazione.... quando si incontra. A volte, tutto il costosissimo lavoro di ricerca non ha risultato: il canale o ha cambiata direzione o si è chiuso più in alto.
L’ingegnere Zay sospende a questo punto le sue interessanti spiegazioni.
Eccoci al luogo, alto sulla valle, poco discosto dal paese di Oneta, donde si domina tutto l’ingegnosissimo sistema dei trasporti aerei. Dalla cima dei monti, dai fianchi, dai declivi si vedono alte armature, strani castelli di legno, collegati fra loro da forti corde metalliche. Queste corde scavalcano coste, sorpassano burroni, sovrastano boschi, traversano alte nel cielo la valle, e su esse scivolano rapidissimamente i carrelli pieni del minerale.
Lo sviluppo dei trasporti aerei è una vera caratteristica di queste miniere. Tutti i materiali viaggiano per aria. Da ogni piazzale parte una linea, la quale si collega in stazioni centrali con altre che fanno capo alle Laverie ed ai Forni.
Esistono circa 16 chilometri di linee aeree, alcune costituenti delle tratte senza appoggi intermedi, di lunghezza che raggiungono i 1200 e i 1300 metri. Salvo la linea, che trasporta il minerale calcinato dai Forni al luogo di caricamento sui carri — sotto Corno — la quale è lunga due chilometri e mezzo ed è messa in moto da forza motrice, tutte le altre sono automotrici.
Lo spettacolo di quei penduti panieroni di ferro — che, per la distanza, sembrano cestini da scolari e che scivolano con la velocità di quattro chilometri al minuto, è veramente interessante ed io mi fermo compiaciuta a guardare. Il cielo pare alquanto rabbonito ed uno speranzoso chiarore illumina i dorsi boscosi dei monti, le case bianche di Oneta, gli edifici, giù nel basso, dello Stabilimento.
D'un tratto un rombo, uno schianto, un rovinìo.... io e l’ingegnere sbarriamo gli occhi, poi ci guardiamo esterrefatti.... Una corda metallica si è schiantata, il vagone che pesa qualche quintale, tutto pieno di materiale, è precipitato con fragore in fondo alla valle, la pesante corda si è abbattuta anch’essa, tirandosi dietro alberi e frasche e, chi sa.... forse qualche vita umana.
Pallido, l’ingegnere Zay mi guarda imbarazzato. Io, che capisco i muti, lo esorto a piantarmi pure lì, su quel ciglione, ed a correre per vedere che cosa sia successo. Egli non si fa ripetere l’esortazione ed invitandomi a seguirlo, scende a precipizio la montagna. Vedendolo così sollecito ed agile, mi figuro di potergli tener dietro e m’avvio.... Dieci passi dopo intendo il mio sfarfallone, ma ormai non c’è che a farsi coraggio. La montagna ha un
declivo poco men che verticale ed è vestita unicamente d’erba, viscida dalla lunga pioggia. Un passo su quell’erba e si ruzzola per un centinaio di metri fin sui macigni del letto del Riso. Per tutto sentiero, dei grossi sassi scaglionati quasi in linea retta, ficcati con la punta nella terra ed offerenti, per tutta presa al piede, una superficie disuguale, lucida dal consumo e bagnata fradicia anch’essa. Gli scarponi ed il bastone ferrati e, più l'abitudine, danno all’ingegnere buon giuoco ed io lo vedo dileguarsi al fondo e scaturire d’un tratto
EDIFICI DELLE LAVERIE CON VEDUTA DEL PAESE DI ONETA.
presso il nuovo pozzo e subito confabulare con altri accorsi. Ma io!... con i miei scarpini di città, con le mie sottane lunghe e con il mio parapioggia!... Intanto, ricomincia a piovere ed io dovrei a tutto rigore privarmi anche di questo fragile puntello per ripararmi il capo.... Un passo dietro l’altro, raccomandandomi a quell’ignoto santo, che eventualmente protegge i funambuli in periglio, giungo anch’io alla fine di quella scala di Giacobbe, sulla quale, pur gli angioli si sarebbero trovati a disagio.
— Per buona sorte, oltre il danno materiale, nessun altro guaio si è avuto a deplorare per il gran precipizio del carrello. Tutti quanti respiriamo.
E qui siamo al pozzo, aperto dietro gli studi e la iniziativa del giovane e studiosissimo ingegnere, onde ha preso il nome di Pozzo Zay. Non è una galleria, aperta nel fianco del monte e prolungantesi più o meno parallelamente — come le altre di
EDIFICI DEI FORNI CON VEDUTA DEL TORRENTE
questo Stabilimento. È un vero e proprio pozzo che non ruba il suo nome anche dal punto di vista.... acquatico. Infatti la perforazione è terribilmente ostacolata da fortissime infiltrazioni d'acqua, gli operai lavorano tutti vestiti di impermeabile e le pompe elettriche funzionano costantemente: malgrado ciò l’acqua corre da tutti i lati ed il fondo
del pozzo ne è sempre pieno. È questo un lavoro di ricerca nel punto più basso della zona mineralizzata: se il pozzo incontrerà il minerale, le miniere avranno assicurato uno splendido avvenire, e la Società proprietaria ne andrà debitrice al suo intelligente ed energico ingegnere.
Acqua del pozzo, che la pompa aspira e rigetta intorno, acqua del Riso, gonfio e straripante a due passi, acqua dal cielo a catinelle.... io credo di dover finire affogata, quando odo che è l’ora di visitare le.... Laverie! Mi vi accoglie gentilmente il direttore della Società, signor Arthur A. Francis — e, naturalmente, anche in questi locali l’acqua corre a torrenti.
I meccanismi sono infiniti ed ingegnosissimi e tutti son destinati a trarre profitto anche dai materiali più poveri. Tanto vero che, mentre un minerale che contiene il 15 o il 18 per cento di zinco entra da una parte nelle Laverie, dall'altra esce un minerale che ha di zinco il 30 o il 35. Prima di venire spedito, il minerale viene calcinato. Questa operazione, che si compie in forni distinti a seconda che il minerale è grosso o minuto, ha lo scopo di diminuirne il peso e di aumentarne il tenore. Mille tonnellate di minerale al 40 % di zinco diventano 750 al 53%. Il minerale minuto vien calcinato in tre forni sistema CermakSpirek, i quali dànno ottimi risultati.
All’infuori di questa cottura, nessun altro trattamento subisce il minerale. Generalmente si domanda perchè, anziché spedirlo tal quale in Inghilterra. non se ne estrae sul luogo il metallo. La risposta è semplice: per ottener la quantità uno di metallo, occorrerebbe la quantità due di carbone, ed il problema del carbon fossile è in Italia troppo formidabile.
La Società occupa anche attualmente un numero considerevole di operai. Ne ebbe sino 850, comprese 150 donne — queste adibite tutte alla cernita
del materiale sui Piazzali e nelle Laverie. Ho voluto, com’è mio costume, informarmi sul carattere e sull’abilità di questi montanari divenuti minatori — e, a dir vero, non ne ho avuto informazioni entusiaste.
Sopratutto mi ha colpita la ferocissima gelosia che quei lavoratori, tutti presi sul posto, provano per chiunque, anche di paese vicino, viene a chieder lavoro alla miniera. Sono odi acerrimi, minaccie di morte persino, sicché i direttori si son trovati più di una volta nella necessità di consigliare essi stessi i malcapitati a ritornare alle lor limitrofe terre, per evitare guai maggiori! E dire che una cospicua parte di quei montanari emigra in Australia! Se gli australiani accogliessero questi bergamaschi con la cordialità con cui essi, bergamaschi, accolgono i loro stessi conterranei, non uno tornerebbe a casa con quel benedetto gruzzolo con il quale tutti ritornano! Logica di contadini e carità cristiana di bigotti!
donna Paola
.