Ars et Labor, 1906/N. 4/Movimento politico estero
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Sequentia sancii evangelii secundum.... Algesiras! — il che vuol dire in buona sostanza che il convegno d’Algesiras continua, lentissimamente, se si vuole — ma continua verso una conclusiva. Sulla quale non è ancora possibile prendere legalmente, una ipoteca. Ma però bisogna convenire che l’orizzonte si è venuto, anche in essa, alquanto
rischiarando. Tra le insistenze della Francia e le resistenze della Germania, in punto alla giusdicenza sulla polizia internazionale da esercitarsi nelle diverse zone dello sceriffato, ed in punto alla costituzione del pari internazionale d’una Banca Marocchina — sembrava perduta definitivamente, qualunque possibilità d’accordo. Parigi e Berlino seguitavano a guardarsi in cagnesco: e dal pensiero dei diplomatici si manteneva tanto lontana la eventualità d’un accordo — che parecchi fra i delegati si apparecchiavano a far le valigie, in vista della imminente chiusura della Conferenza stessa, la quale stava per dare un tuffo decisivo nell’Accademia.
Quand’ecco un mutamento a vista. Difatti, proprio nel momento topico, e cioè, quando la crisi ministeriale francese faceva sentire il suo logico contraccolpo anche in quel convegno politico — sicché tutto lasciava credere che da un giorno all’altro quei bravi signori avrebbero chiusa bottega e se ne sarebbero andati, ciascuno pei fatti proprii ecco delinearsi, in un lembo di cielo, non ancora ingombro di nuvolaglia di pessimo augurio — uno spiraglio di confortante serenità. Furono i delegati austriaci, che sudando quattro camicie, fecero un ultimo tentativo. E tirando un po’ da una parte ed un po’ dall’altra, lavorarono di buon buzzo per trovare un ubi consistam di cointelligenza franco-tedesca, e per arrivare, se fosse stato possibile, ad un decoroso e dignitoso componimento fra le azioni diametralmente contradditorie, delle due Potenze, che avevano suscitato il dissidio circa le loro aspirazioni di preponderanza tanto nei rapporti della Polizia quanto in quelli della Banca del Maghreb. Ed un po’ edificando sovra uno schema di proposte, presentato dalla Spagna, la quale memore che fra i due litiganti il terzo gode, aveva saputo tener su le sue carte — ed un po’ costruendo ex novo sulla piattaforma d’altre proposte di reciproche transazioni il fatto sta che i rappresentanti della Cancelleria di Vienna, percorsero in poco tempo, di molta strada. E l’ottimismo, da pochi giorni, ha presa la propria rivincita sull’antecedente sconforto. E secondo le comunicazioni dell’ultima ora si può stare a fidanza che il punto di intesa tra Francia e Germania, è, almeno in blocco — stato trovato e delineato con accettazione in massima delle due parti contraenti di prima linea. Cosicché ora, altro non rimane che lavorare di lima per appianare le scabrosità, per ottundere gli spigoli acuti, e per concretare, con un estremo e concorde sforzo di buona volontà — un risultato positivo, che poche settimane sono, era follia potere sperare.
Amici dei proverbi! che — più spesso di quanto lo si crede — sono effettivamente la “sapienza dei popoli„, noi ripetiamo per conto nostro il trito adagio che non s’ha a dir gatto finché non è nel sacco. Ma d’altra parte dobbiamo pure arrenderci alla realtà degli ultimissimi sintomi che ci vengono,
«dall’estremo confin della Spagna»
sintomi affermanti con indiscutibile serietà che le cose hanno preso un sensibile avviamento al palo di traguardo della conciliazione. Ond’è che se — come suol dirsi — non ci piove su, — come alla battaglia di Gerico piovve sui velli di pecora dei nemici del generalissimo Gedeone — via! — abbiam diritto fin d’ora di alleggerirci un po’ il cuore: sul riflesso che la spinosa faccenda è passata alla condizione di maneggiabile, senza paura che chi deve per suo ufficio toccarla, corra pericolo di pungersi a sangue le dita: e sulla considerazione, ormai entrata nella convinzione generale — che — per questa volta almeno, l’Europa non dovrà subire la sventura di vedere di bel nuovo spalancarsi le porte dell’antonomastico tempio di Giano Bifronte. Diguisachè non ne uscirà all’aperto quella Eumenide anguicrinita ëd orrisona che si chiama la guerra. E non fosse che per ciò — il mondo civile ha l’obbligo di appendere votive ghirlande di fiori alle mura di Algesiras — poiché, nel loro circuito, si è tentato e si è voluto risparmiare alla misera umanità il più tremendo dei flagelli.
Le quali speranze di indisturbata pace vengono rafforzate dal recente “bel gesto„ di Sir Roosewelt. L’illustre presidente della grande Repubblica Americana, lavora oggi per armonizzare, ad Algesiras, Francia e Germania, così e come, nello scorso anno, armonizzò a Portsmouth, Russia e Giappone. E qualunque sia la sorte riserbata al paciere — è un fatto che la gloria, cui Sir Roosewelt si è votato e verso la quale egli gagliardamente cammina — è di quelle che si identificano colla immortalità della fama.
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Quel brav’uomo del signor Fallières, presidente della Repubblica francese, era ancora in piena luna di miele colla sovranità del suo Potere esecutivo — che già incominciano per lui i piccoli guai, inerenti all’alta sua carica. Honos, Onus, scrive Tacito. E vuol dire: onore, onere. Tanto vero, che mentre il neo-presidente meno se lo aspettava, gli è caduto, stremenzito, fra le poderose braccia — il gabinetto del signor Rouvier. Come e perchè il Ministero Rouvier, il quale alla vigilia del voto di sfiducia che lo atterrò, sembrava saldissimo — viceversa poi, precipitò sotto una mitraglia parlamentare di palle nere — sarebbe troppo lungo e rancido ormai — minutamente esaminare. È stato in fondo, un colpo di mare, quello che improvvisamente ha presa di fianco la cimba, che portava i suoi fati — l’ha disalberata e l’ha spinta sugli scogli taglienti d’una impervia e pericolosissima spiaggia. E del resto non occorre stupirsene troppo, perocché da tempo la allegorica imbarcazione ministeriale del signor Rouvier correva un mare perfido e crudele. E tanto più temibile perchè i suoi marosi venivano spinti a salti formidabili dalle raffiche d’un libeccio impetuosissimo — denominato: sentimentalismo religioso. E tra per le conseguenze della separazione violentissima dello stato dalla chiesa — tra per la campagna, indubbiamente ed eccessivamente asperrima per la compilazione degli inventari degli enti parocchiali — tra per gli esempi di disobbedienza dati da ufficiali dell’esercito agli ordini ricevuti e tra per la reazione di una moltitudine di credenti — i quali, specialmente in certe regioni, leggendariamente "vandeane» insorsero contro i funzionari del governo, mandati ad eseguire una legge dello stato — il fatto sta che queste correnti di ostilità prossime alla ribellione — dal movimento disordinato delle turbe prorompenti nel paese — passarono, per logica trasmissione, in seno alla rappresentanza nazionale. E siccome la maggioranza repubblicana del signor Rouvier e de’ suoi collaboratori — non fu tutta d’accordo con lui nel valutare e nel giudicare la processura adottata dal governo, e nel dividere con esso la responsabilità delle conseguenze, delle quali più d’una ebbe davvero tragiche soluzioni — così avvenne che al momento del voto, le destre, i nazionalisti e parte dei socialisti e dei radicali, formarono un blocco d’occasione: ed il Ministero Rouvier — fu battuto...
Pareva che la crisi conseguitane sarebbe stata altrettanto laboriosa quanto lenta e difficile assai ad essere superata. Ma così nom fu. E pochi giorni bastarono alla formazione del Ministero Sarrien. Del quale, rispettando la sua condizione di neonato, oggi non è qui il caso di occuparci. Lo aspetteremo a’ suoi atti. Ma intanto, e prescindendo da qualsiasi altra considerazione — questo soltanto diremo che è vera fortuna pei nostri vicini d’oltralpe, che rapidamente al governo caduto sia successo il nuovo. Perocché un lungo interregno nelle funzioni normali d’un Ministero responsabile — avrebbe potuto cagionare all’amica Francia gravi e serii imbarazzi. — Fra i quali imbarazzi non si può sorpassare a quello finanziario. Infatti nell’ultima discussione sul bilancio — alla Camera francese — questo è risultato: la prossima prospettiva d’uno Stato il cui passivo supererà in totale i quaranta miliardi di franchi....
Con questo orizzonte davanti — si può star certi che la Francia non tirerà troppo la corda diplomatica ad Algesiras. E si ha quindi motivo, di aspettare una discreta soluzione finale della Conferenza.
In definitiva: è ancora un bene ciò che finisce bene e presto.
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In Inghilterra i “puritani„ della aristocrazia feudale e dell’alta borghesia — non dissimulano il loro malumore perchè la bionda e simpatica principessina Ena di Battenberg, è volontariamente uscita dalla confessione riformata e si è fatta cattolica — pur di salire al trono reale di Spagna. E di tali malumori i Times di pochi giorni fa
recavano e giustificavano gli amarognoli echi...
Ma — sembra a noi — che sia tutto questo un sentimentalismo fuori di posto. Ieri erano gli ultramontani della vecchia Castiglia, condolentisi perchè il discendente da Isabella la Cattolica, eleva al soglio di Filippo II una acattolica della vigilia. Oggi sono i “puritani„ inglesi che esprimono il loro malcontento perchè una principessina di sangue reale — dall’osservanza del sinodo anglicano del 1562 passa alla sudditanza spirituale del Papa...
Identico il fenomeno. Ma altrettanto ultroneo. Altrimenti infatti, sentono, e vogliono due giovani; due creature simpatizzanti: due esseri reciprocamente appassionati.
Dunque? Dunque — silenzio nei ranghi degli adoratori del passato. E parli Sua Maestà l’Amore; che è la speranza, è l'avvenire, è la sola, vera e grande gioia della vita... E tutto — canta il poeta e tutti vince Amore. E tutto e — tutti — crediamo alla sua onnipotenza...
F. Giarelli.
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