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Ars et Labor, 1906/N. 6/Proiezioni

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N. 6 - Giuseppe Verdi. Busto dello scultore Achille Alberti N. 6 - Ibsen

[p. 519 modifica]Immagine dal testo cartaceo Giovanni Anfossi. — Il colto musicista che illustriamo è nato in Ancona nel gennaio 1864, ed è di quella stessa famiglia che diede i natali a Pasquale Anfossi, il celebre musicista del 1700.

Giovanni Anfossi studiò, al Conservatorio di Napoli, il pianoforte, nell’epoca in cui fu più fiorente Immagine dal testo cartaceoFot. Varischi, Artico & C., Milano. GIOVANNI ANFOSSI. e rigogliosa la scuola di Beniamino Cesi, col Simonetti e col Martucci, che gli fu sempre amico.

Studiò composizione con Serrao e Platania e per il suo rimarchevole ingegno s’ebbe il favore e l’amicizia del vecchio Florimo. Il maestro Anfossi è di una attività straordinaria ed è anche autore chiaro e castigato. Parecchie sono le composizioni che egli ha scritte e che sono stampate coi tipi del nostro Stabilimento e molte fra esse ottennero premi a concorsi di Napoli, Roma e Palermo. Licenziato dal Conservatorio di Napoli nel 1887, presentò come saggio di composizione una cantata, Ode all’amore, per cori ed orchestra con parole sue, composizione che oltre ad un successo schietto e reale gli valse vive parole di elogio dal Ministro della Pubblica Istruzione. Nel 1888 vinse per concorso il posto di professore nel R. Collegio agli Angeli di Verona e si creò molta riputazione come insegnante scrupoloso e zelante ed in parecchi concerti come valente pianista e compositore. Trasferitosi a Milano nel 1894, fu collaboratore sino all’ultimo della nostra Gazzetta Musicale e da allora fu nominato professore nel R. Collegio delle Fanciulle e nel Collegio Bianchi Morandi, ove seppe e sa rendere interessanti e degni di lode i saggi delle di lui allieve.

Per parecchi anni fu chiamato a far parte della Commissione esaminatrice per le classi di pianoforte nel nostro R. Conservatorio Verdi, dove egli ha già presentato con esito brillantissimo parecchi suoi allievi.

Di questi giorni, inaugurandosi l’Esposizione, dedicò a S. M. la nostra graziosa Regina, un Inno su i temi nazionali d’Italia e Montenegro, inno che venne eseguito dalle allieve del Collegio Reale, con moltissimo effetto, per coro e per quattro pianoforti a 16 mani. S. M. la Regina si congratulò vivamente coll’egregio compositore e da nostra parte facciamo voti perchè in tutti gli insegnanti ferva la passione e la febbrilità di applicazione che animano Giovanni Anfossi, insegnante colto, integerrimo e gentiluomo compito. Immagine dal testo cartaceo Adele D’Albert. — La nostra rivista già si occupò di questa graziosa artista, accennando al successo riportato alla Scala nell’opera Loreley (fascicolo 15 febbraio 1906).

La signorina D’Albert ha, dopo Loreley, figurato con molto onore nella Figlia di Iorio, interpretando con squisito sentimento la simpatica parte di Ornella. Perciò crediamo opportuno riprodurre in questo fascicolo due bellissime fotografie di quell’ [p. 520 modifica]

Immagine dal testo cartaceoADELE D’ALBERT
nella “Figlia di Iorio„ (Ornella).
artista-dilettante di prim’ordine che è il signor Nunes Vais e ciò facciamo non solo a titolo d’elogio per la signorina Adele D’Albert, ma pur anche quale augurio di una brillante e meritata carriera artistica.

Immagine dal testo cartaceoADELE D’ALBERT
nella “Figlia di lorio„ (Ornella).
Emma Gramatica. — Pubblichiamo due graziosi e curiosi ritratti di Emma Gramatica. La giovane attrice ha diritto adesso che si parli spesso di lei. Chi la ricorda nei primordi dell’arte sua, chi l’ha vista farsi a poco a poco, delineare giorno per giorno in forme sempre più caratteristiche la propria personalità; chi l’ha seguita quando ormai il tempo acuto e penoso della ricerca era finito, e gli squilibri naturali in un temperamento fervido come il suo erano scomparsi, e ormai l’attrice completa, originale, interessante, piena di grazia appassionata, di forza, di sincerità, di poesia s’era affermata, saranno certo ora assai lieti di vedere Emma Gramatica in quel posto che le compete, prima donna di una Compagnia

Immagine dal testo cartaceoEMMA GRAMATICA. primaria, circondata da un complesso eccellente di attori.

Solo da pochi mesi Emma Gramatica ha realizzato il suo sogno; ha formata con un altro giovane attore animoso e valoroso una Compagnia organica e interessante, e può far l’arte non solo con lo sforzo sapiente del suo cervello e dei suoi nervi, ma in quel bel quadro, armonicamente atteggiato che gli attori veramente degni del sacerdozio che esercitano, amano di vedere intorno a sè.

Emma Gramatica nel triennio comico che è cominciato adesso avrà campo di mostrarsi al pubblico e alla critica in una serie di interpretazioni ardue e varie, che mostreranno l’estensione delle sue forze, e il suo modo di intendere il teatro, e d’animarlo. Perchè Emma Gramatica ha avuto sempre contro di sè una quantità di pregiudizi. Non ha una grande figura scenica, si diceva. E infatti la graziosa e fragile persona di Emma Gramatica è lontana dagli aspetti monumentali sui [p. 521 modifica]quali il peplo si distende maestoso. Ma questa sottile silhouette porta sulla scena una vivacità insieme aspra e molle, dolce e ironica che ferma l’attenzione e suscita l’ammirazione. La figura scenica è in lei una conquista dell’ingegno. Ella ha con la tenace volontà fatto di sè un perfetto strumento d'arte. Il suo viso, un po’ triste, s’è modellato Immagine dal testo cartaceoEMMA GRAMATICA. con una forza singolare. Pare che il suo desiderio di espressione le abbia disegnato i tratti del volto. Ora quella faccia è mobile, ricca di luci e di ombre, pronta alle più varie significazioni, bella d’una bellezza delicata e nuova; la bellezza eloquente che rivela l’anima con un atteggiarsi della bocca, o un lampeggiamento degli occhi. Per certi personaggi e per certe passioni la figura di Emma Gramatica s’è fatta così viva, così intensa, così vibrante, che si direbbe sia la figura ideale del personaggio stesso. La gentile signora ha aggiunto a sè stessa in profondità quello che le mancava in pompa; ha saputo essa occupare sulla scena tanta parte, come quelle che sono le maggiori; non soltanto d’aspetto, ma di fama.

Poi s’è anche accusata Emma Gramatica d’avere una recitazione accorata, quasi lamentosa. Di vero c’è che la cara attrice è sopratutto fatta per l’arte pensosa, per quell’arte che riassume l’inquietudine dell’anima moderna femminile, esitante al bivio della tenerezza sommessa cui la condannano l’istinto e la tradizione, e dell’impulso conquistatore di gioia e di dominio verso il quale è spinta da una voglia nostalgica di felicità e di indipendenza. Ma Emma Gramatica è altrettanto energica e lucida interprete nelle parti di puro e aspro dramma, alle quali ascende con una fierezza di toni, con una caldezza di inspirazioni trascinanti; e nel comico ella è così fine, aggraziata, elegante, nuova insomma, che bisogna applaudirla. Soltanto Emma Gramatica è poco fedele alle tradizioni. Ella fa a modo suo, studia da sè, vede da sè. Talvolta non trova subito; più spesso infila la via migliore. E quando sbaglia, come i suoi errori sono nobili, e come sono anch’essi materia d’arte! Immagine dal testo cartaceo Ada Dondini. — È una giovanissima, ma di razza; nasce da quei Dondini, grandi comici, grandi caratteristi, grandi brillanti, che rifulsero tutti sulla scena italiana. È dunque figlia d’arte, sorella di Cesarino Dondini, un brillante sagace e sottile, e della moglie di

Immagine dal testo cartaceoADA DONDINI Ferruccio Benini, buona e studiosa attrice. Ada Dondini ha frequentato scuole eccellenti: per la coltura del suo cervello un ottimo Collegio di Firenze; per la preparazione all’arte la grande scuola di Ferruccio Benini. L’illustre attore veneziano ha preso con sè la giovinetta quand’era poco più che sedicenne; le ha insegnato i primi passi nell’arte, la naturalezza, l’efficacia, la [p. 522 modifica]semplicità. Poi, vedendo in lei la buona stoffa, le ha detto: “abbandona le Compagnie dialettali e datti all’arte italiana„. Così l’anno scorso Ada Dondini andò a far parte della Compagnia di Ettore Berti, e quest’anno fa parte di quella di Emma Gramatica e di Ruggero Ruggeri, come amorosa. E già comincia ad avere i primi successi, e già si fa favorevolmente notare. Ancora pochi anni di studio, di volontà, e poi sentiremo parlare della giovane e graziosa Ada. Immagine dal testo cartaceo Giovanni Zenatello. — Presentiamo il tenore Zenatello, Aligi nella Figlia di lorio e precisamente al terzo atto quando, come dice Ornella, viene a bevere la tazza del consòlo offerta dalle mani stesse della madre Candia della Leonessa. Il momento è altamente, intensamente tragico e tale che suscita la più viva commozione in ogni spettatore. Aligi s’avanza e sul suo volto si delineano, spruzzando da ogni contrazione (come da ogni sguardo i sentimenti ed i pensieri più dolorosi) sentimenti d’ansia, di terrore, pensieri di rimpianto, di evocazione. Tutto questo inquadrato nel tragico Coro delle Lamentatrici, nelle esortazioni delle Tre Sorelle e nelle supplicazioni ploranti della Turba. Il signor Zenatello, che in tutta la difficile parte

Immagine dal testo cartaceoGIOVANNI ZENATELLO nell’atto terzo della “Figlia di lorio,, (Aligi).
Fot. Varischi, Artico & C., Milano.
di Aligi si è ancora una volta dimostrato interprete eccellente, seppe in questa difficile scena essere attore e cantante di una straordinaria efficacia, raggiungendo il più intenso effetto nella straziante evocazione innanzi al cadavere del padre. Immagine dal testo cartaceo Arturo Cadore, giovane e studioso, entrò a pochi lustri allievo di composizione nel nostro Conservatorio di Musica facendosi sempre notare per la vivezza dell’ingegno e per la naturale disposizione all’arte. A diciannove anni, terminati gli studi, affrontò il giudizio del pubblico con una umoristica parodia e dette di poi al Dal Verme il Natale, che senza donargli fama dimostrò come egli possedesse quella tale vena che fa presagire nel compositore, l’operista nato. Nei due spettacoli di beneficenza dati a Milano dal Comitato Universitario l’anno scorso e quest’anno egli fu il più efficace collaboratore, il Deux in machina, perchè sono sue le musiche dei Sogni Goliardici e di Neroncino ed in questi due lavori, che ottennero così favorevole successo, egli si affermò ottimo compositore dotato di giusta misura nel ricavare gli effetti. Immagine dal testo cartaceoARTURO CADORE.
Fot. A. Strazza, Milano.
Sappiamo che egli ora sta lavorando ad un opera a grandi linee, opera eminentemente drammatica, della quale si fa sino d’ora il nome "“Renata„. Per il patrimonio d’arte di questa nostra bella Italia e per il nostro ardente desiderio [p. 523 modifica]di incoraggiare allo studio ed al lavoro i giovani compositori, noi diamo sin d’ora la bene arrivata a questa sua Renata e gli rammentiamo che come lui era cremonese il defunto autore di Gioconda, facendo voti che lo spirito di quel grande gli sia ispiratore di musica forte e pensata. Immagine dal testo cartaceo Oliva Petrella. — Di questa gentile e valente cantatrice avemmo già il piacere di occuparci altra volta presentandone l’effigie e la biografia ai nostri lettori; ne riproduciamo ora l’immagine in costume di Norma, perchè quest’opera ella ha egregiamente interpretata nella stagione 1905, al teatro Tivoli di S. Francisco di California. Oltre che detta opera, essa cantò tutte le altre del grande repertorio, emergendo sopratutto quale protagonista nella Gioconda, parte che le meritò feste cordialissime da quel pubblico, e articoli assai lusinghieri dai critici di quei giornali. La grande catastrofe che distrusse completamente la città, ha annullato il suo contratto di Immagine dal testo cartaceoFot. Bushnelf, S. Francisco.
OLIVA PETRELLA nell’opera “Norma„
riconferma per la stagione di quest’anno, riconferma che le era stata offerta del pubblico, il quale ne ammirava l’arte eletta, la voce potente e bella e la giusta interpretazione dei vari personaggi. Immagine dal testo cartaceo Ladislawa Hotkowska. - Con la sua alta flessuosa figura signorilmente atteggiantesi, con l’aperta e diritta espansività del suo carattere scevro da affettazioni e da pose, con la radiosità de’ suoi Immagine dal testo cartaceoFot. E. Bertani, Cremona.
LADISLAVA HOTKOWSKA nell’opera Aida (Amneris).
sorrisi e de’ suoi sguardi essa venne alle scene italiane dal Teatro Imperiale di Varsavia, ove per ben tre anni avea spiegato il fascino delle sue creazioni. Decisasi per la carriera italiana, debuttò l’inverno scorso al teatro Ponchielli di Cremona in tre parti che ben valsero a dare la misura più lusinghiera delle sue doti come interprete e come esecutrice, come cantante e come attrice. Su quelle non facili scene ella seppe riuscire una drammatica Amneris nell'Aida, un’appassionata Laura nella Gioconda, una tipica Strega nell’Hansel e Gretel. Questo suo primo successo in Italia le valse subito uno dei più cospicui onori, quello di essere scelta dal distintissimo maestro Tommasini a creare la parte della protagonista nella sua nuovissima opera Medea, sulle perigliose scene del teatro Comunale di Trieste. Ed a Trieste la signorina Hotkowska aggiunse al successo il successo, talché la carriera per lei si schiude definitivamente sotto il sole più fulgido della gloria, scritturata com’è già fin d’ora per la quaresima ventura al teatro Massimo di Palermo. Compatriotta di quella gemmea cesellatrice del canto che è Regina Pinkert, ella la sappia [p. 524 modifica]seguire con lo slancio che viene dall’anima ebbra d’ideale sulla via della gloria con pari amore allo studio ed all’arte. Immagine dal testo cartaceo Remo Ercolani. - Ebbe sempre figura di lottatore procedente alla conquista diritto e deciso. Ora, pervenuto allo zenit della fortuna, la sua è figura di trionfatore ergentesi sorridente su tutte le difficoltà vinte in una carriera che è per ogni verso e sotto ogni punto di vista fra le difficili difficilissima. In Italia mosse i primi passi (lo ricordiamo alla primissima rappresentazione Isora di Provenza di Mancinelli (1884) a Bologna nella duplice parte di Arnaldo e di Araldo), in Italia conquistò i primi rilevanti successi (lo ricordiamo (1895) al teatro Regio di Torino creatore ammirevole di una tipicissima parte di Giudeo in Tarass Bulba di Berutti), ma poi l’estero lo afferrò, lo avvinse, lo incatenò, e, diciamolo pure, lo appesantì d’oro. Al grande Teatro dell’Opera di Buenos-Aires (fatto singolare nella storia dell’arte) è da ben quattordici stagioni che vi è riconfermato. La genesi di tanta fortuna va studiata prima di tutto in quel felicissimo, ben equilibrato e ben contemperato complesso di mezzi (mezzi vocali e mezzi intellettuali) che resero nel basso Ercolani parimenti ammirevole il cantante e l’attore. Il crescendo della sua fortuna fu poi determinato da una coscienziosità artistica che amorosamente astrinse l’Ercolani ad una continua osservazione, ad uno studio paziente e pertinace, e fu altresì determinata da un vero, sano, intenso e serio amore verso l’arte. La prova della serietà e dell’elevatezza di questo suo amore per l’arte la riscontriamo nel fatto che egli, creatore delle più titaniche parti del repertorio (Mefistofele, Marcello, Cardinale Brogni, Bertramo, Don Basilio, ecc., ecc.), non disdegnò mai di consacrare i propri mezzi ed il proprio talento al più estetico rilievo anche delle piccole parti, delle episodiche macchiette, delle figure secondarie. Egli a modo suo (esempio a tutti in arte), gustosamente e finemente queste macchiette, queste figurette episodiche egli seppe e sa delineare, le sa colorire, le sa truccare, conferendo loro un accento speciale, imprimendo loro un’andatura caratteristica, soffondendole d’un quid al tutto particolare che ben vale ad elevarle ad un interesse cospicuo, coefficente rilevantissimo al più felice successo di tutta l’opera. Classicamente impareggiabile sotto questo punto di vista resterà il di lui Sagrestano borbottone nella Tosca, il burbero Stromminger nella Wally, il commovente Cieco nell’Iris, l’impettito Fritz Kothner nei Maestri Cantori, ecc., ecc. E sotto questo punto di vista crediamo fermamente che nessun altro artista di canto abbia mostrato più amorosa abnegazione verso l’arte e più nobile elevatezza d’intenti. Egli solo nell’arte lirica (come nell’arte drammatica la somma Duse che nell’Albergo dei poveri di Gorki eseguisce la incidentalissima parte di Wassilissa), Remo Ercolani col più fine discernimento Immagine dal testo cartaceoFot. A. S. Witcomb, Buenos-Aires. REMO ERCOLANI. comprese che non è la lunghezza, la macchinosità di una parte quella che ne costituisce l'elemento estetico, la importanza; ma la vita, fatta d’espressione e di effettualità, fatta di linee e di colori, fatta di pensiero e di sentimento che l’interprete, attraverso il proprio speciale temperamento, sa ad essa trasfondere in una somma ideale, anche se la parte è, per sè stessa, come diceva Dante, materia a risponder sorda! Immagine dal testo cartaceo Miss Ellen Terry. — A Londra, proprio all’inizio fervido, effervescente, fermentante di quella che è la Season della City, all’Her Majesty’s Theatre fu celebrato il cinquantesimo anniversario di Miss Ellen Terry come attrice, e fu celebrato con onorevoli feste, con composto entusiasmo qual’è dovuto ad una personalità che si impone non meno all’ammirazione che al rispetto. Come e perchè? semplicissimo: prima di tutto [p. 525 modifica]perchè ella non commise mai peccati di réclame anticipata, o pagata, o estorta. Con quello che è detto "quarto potere„ ella fu gentile sì, ma non piaggiatrice postulante. Tacque se le gridarono la croce addosso — con semplicità ringraziò se le intonarono laudi. Inoltre perchè poche attrici, come Miss Ellen Terry, vissero unicamente per l’arte. Non Immagine dal testo cartaceoFot. Window & Grove, Londra. MISS ELLEN TERRY. ha sulla coscienza nè suicidi d’americani, nè frenesie di spagnuoli; fu vezzosissima fanciulla, divenne formosa donna; ma soltanto come artista ella gradì omaggi, grata e indifferente per tutto il resto, come la Beatrice Dantesca in atto di mormorare il «d’altro non calme». Così di lei nessuno si sognò mai d’annunciare una fuga alla Babolin, od un sacrifizio alla Sullivan, nessun uomo pianse disperato a’ suoi piedi, talché ella, lietissima, può dire che in vita sua non ha fatto gemere che i torchi....

Cambiò nome tutte le sere; Ophelia, Viola, Beatrice, Tuliet, Desdemona, Queen Katharina, Imogen, Lady Anne, Lady Macbeth, Portia, il 28 aprile scorso, nella rappresentazione pel suo giubileo, fu Mistress Page in The Merry Wives of Windsor (vezzosissima nel costume che The Tatler riproduce), ma il suo non fu mai nè il mondo della luna, nè quello della noia, nè quello a rovescio, nè il demi-monde: luminoso, sereno, diritto fu quello alla soglia del quale ogni voce villana si smorza ed ogni vano orgoglio s’inchina. Non lascierà l’eredità d’un epistolario come la Duse, o d’un museo come Sarah, non condannerà, come la Pezzana, i propri critici ad ascoltare Hamlet di Shakespeare recitato.... da lei — in lei, nella sua anima, pari a rosea fiammella entro nitida lampada d’alabastro, resterà sempre un soavissimo riflesso di Imogen e davanti a lei saranno le parole di Cymbeline che spontanee fioriranno sulle labbra dei posteri: O sweetest, fairest lily!.... Ella fu ed è sopratutto buona, conscientemente buona, deliberatamente buona, sempre e dovunque buona, nell’intimità dell’animo suo di ciò solo forse è orgogliosa, ne gode, ne esulta, conscia che il genio può esser anche sublime; ma che la bontà sola è divina! La vedemmo la sera del suo giubileo: la grande attrice fu festeggiatissima da un Comitato che avrebbe fatto inorgoglire anche... un maestro illustre come Mascagni. Ebbene, essa apparve appena appena lieta, a molti parve perfino mesta, od indifferente. Perchè?.... appunto perchè essa, La Buona, avea vagheggiato di dividere il trionfo con l’attore sommo che assieme a lei avea diviso anni ed anni di successi... con Henry Hirving, che dal 20 ottobre 1905 riposa fra le ombre gloriose di Westminster Abbey. Miss Ellen quella sera là, durante quelle certe sue meste pause forse andava pensando al “al di là„ Goethiano, e le sarà forse parso di udire Irving stesso soavemente mormorarle i mestissimi versetti:

Warte nur, balde
Ruhest Du auch!

Immagine dal testo cartaceo