Ars et Labor, 1908 vol. I/N. 2/Il ricettario magico dell'amore e della ricchezza
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IL RICETTARIO MAGICO
DELL'AMORE E DELLA RICCHEZZA
C'è ancora qualche amante infelice? Intendo uno di quelli amanti patetici e disperati dei buoni tempi romantici o più in giù; quando si sospirava per degli anni dietro il silenzio altezzoso d’una bella crudele, si facevano brindisi alla morte dopo ogni desinare, e si sceglieva nel campionario delle malattie letali l’etisia, come quella che mesce all’idea del morbo la grazia del pallore e del languire lento, e la gracilità. Se ce n’è ancora, se la stirpe folle e sublime, accigliata e focosa, muta e nottivaga non è del tutto estinta, ho dei rimedi da suggerire al suo male. E non la guarigione dell’amore; chè
sarebbe estirpare da un’anima gentile un tormento che ha la sua bellezza e la sua nobiltà; ma qualche cosa di meglio posso donare e insegnare: cioè un metodo sicuro, infallibile perchè amore frutti amore, perchè il viso freddo della leggiadra tiranna si intenerisca d’un bel riso amoroso, perchè gli occhi superbi si volgan dolci su chi palpita e prega.
Possiedo infatti un libro prezioso e misterioso che insegna delle cose venerabili: come si conquista l’amore d’una spietata, come si trovano i tesori nascosti nelle viscere della terra, e tramutati dagli gnomi maliziosi, grandi faccendieri del buio profondo, in materie ignobili e sconce; come si possa evocare l’immagine di colei che un giorno — il più tardi possibile — diverrà vostra moglie; come si fabbrichino gli anelli che rendono invisibili, come si possa costringere una donna a ballare in camicia, come si componga il terribile fuoco greco, che non si può più spegnere, e arde ogni cosa che morde con fiamme meravigliose gialle, azzurre, rossastre; come si impasti un buon sapone per le mani, come si prendano gli uccelli alla pania, come si forzino le consorti ad essere fedeli, come si possano annientare gli spasimi della tortura, e come
si distilli il siroppo di lunga vita.
Un libro simile di bene e di male è una formidabile potenza, lo lo serbo nascosto nel fondo d’una libreria, serrato tra due volumi massicci che lo tengono immobile; e gli ho posto davanti delle opere di filosofia scolastica, che per la virtù poco amabile del loro contenuto, costituiscono un peso difficilmente rimovibile anche dalle arti subdole e impetuose della magia e della cabala. Il libercolo ha avuto ai suoi
tempi molta celebrità; e questi suoi tempi si spinsero molto avanti, fino al principio del secolo scorso, dopo l’enciclopedia, dopo l’albero della libertà. Tra il grande tramestio degli spiriti accesi di novità,
altri spiriti vivevano immobili e cauti presso a certe loro fantastiche chimere; per loro il culto della ragione non valeva il culto dell’illusione: la luce non aveva nulla de’ piaceri dell’ombra, dell’ombra molle, nella quale scintillano gli occhi fosforici del mistero, e pullulano gli arcani miracolosi, e c’è mille oscure presenze
diaboliche e fluide. Essi continuarono a considerare la vita un sogno mirabile e sacro, nel quale sono possibili i prodigi; la natura come un grembo secreto nel quale giacciono potenze terribili che l’uomo può conquistare ove sia iniziato a riti occulti e formidabili. Dopo tutto c’è poco da ridere di questa gente, che ha sofferto in anticipazione la nostra stanchezza del reale e del positivo. Noi ora, accerchiati dalle mille verità della scienza, abbiamo una dolente nostalgia della fiaba; ridotti a vivere la rigorosa semplicità del quattro e quattro fan otto,
ci volgiamo con un pittoresco dilettantismo a complicare di penombre o curiose o terribili, questo nostro meriggio troppo chiaro, dove tutte le cose sono nella luce cruda. Quindi è possibile divertirci un poco anche con un vecchio libro di magia; a volgerne le pagine par di sollevare tutte le ansie lontane che si sono consolate in esso. Non dispiaccia dunque ai lettori di occuparsi un poco del
Alberti Parvi Lucii — libellas de mirabilibus naturæ arcanis.
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Ed eravamo all’amore. I modi di farsi amare sono infiniti. Mi duole un poco di rivelarli. C’è da scatenare pel mondo un turbine di passioni; c’è da sconvolgere una infinità di regole e di abitudini; ma c’è in compenso da demolire quell’inezia facile, morbida e imbecille che è il flirt.
gli ipomani che donano l’amore.
Chi si perderà ancora in un angolo di salotto a temperare l’arguzia, ad addolcire la frase, a far piccoli giuochi d’occhi espressivi, a mettere l’abatjour della sentimentalità platonica sul desiderio vivo di stringere la bocca sulla bocca ed etcetera etcetera? C’è qualche cosa di più semplice. Basta prendere un poliedro. Esso ha molto spesso sulla fronte un pezzo di carne che ha press’a poco la forma d’un orecchio; questo pezzo di carne, che gli antichi chiamarono hippomane, ha delle straordinarie facoltà; basta farlo seccare in un forno, entro un vaso nuovo di terra verniciata, e poi tenerlo in tasca e farlo toccare alla persona che si vuole ci ami; e il colpo è fatto. Se poi si può con l’astuzia condurla a mangiarne un paio di pillolette, in giorno di venerdì — sacro a quella dea che preferì il contrabbando con Marte al legittimo letto del gran fabbro — allora gli effetti saranno addirittura sbalorditivi. Convengo però che non è comodo per tutti aver sottomano un poliedro, e operarlo nel modo prescritto, lo, per esempio, dei poliedri non ne ho mai posseduti, e non per difetto di volontà. Darò per questo delle ricette più facili; invece d’un animale di lusso possiamo servirci d’un animale che non ci costa molto — noi stessi.
la candela per scoprire i tesori.
Ed ecco come si fa. In un venerdì di primavera, quando i cieli sono chiari, i venti lievi e le frasche fiorite, ci si fa un modesto salasso, e si mette entro un vasetto il nostro sangue a seccare in un forno; si uniscono ad esso i rognoni d’una lepre e il fegato d’una colomba; si riduce questa miscela in polvere fina e la si fa ingoiare alla nostra tiranna. Se non basta una dose sola, se ne faranno prendere due o tre. Voi penserete che l’effetto immediato di questo ragoût nauseante sia un vomito violento: siete in errore: l’effetto è l’amore. La crudele vi getterà le braccia al collo, vi dirà delle parole soavi, e poi... Poi sarà bene ch’io mi ritiri per discrezione, e vi lasci fare da voi quel che vi sembra più opportuno. Questo non è che un saggio: ci sono delle dozzine di sistemi di esito altrettanto sicuro; non ve li racconto perchè sono un po’ crudi, e paiono trovati dalla fantasia allegra del Boccaccio. Voglio però farvi un altro regalo. Conquistare l’amore è niente; l’amore certe volte è come i lampi d’estate: è un guizzo di
magnifico splendore nell’aria tetra; poi tutto torna grigio. Bisogna dunque ricorrere alle pratiche magiche anche per far durare l’amore. E per ottenere questo basta prendere la midolla del piede sinistro del lupo e farne una pomata con dell’ambra grigia e della polvere di cipria. Fate annusare la detta pomata, di tanto in tanto, alla vostra amante ed ella vi amerà fino alla morte. C’è poi un sistema infallibile per evitare che la moglie tradisca il marito; ma esso è così vivo e nudo che non lo posso dire che in un orecchio. Chi volesse conoscerlo mi venga a trovare.
La Mano D'appiccato Che Riduce All'immobilità Gli Avversari
Invece voglio suggerirvi un grazioso giuoco di società. Non pare anche
a voi, lettori, che i giuochi di società siano insopportabilmente gli stessi da una gran quantità d’anni? Ebbene, eccovene uno semplice e dilettoso: fare ballare una donna in camicia in mezzo a una stanza. Statemi dunque attenti: prendete della maggiorana selvatica, del timo
di prato, della verbena, delle foglie di mirto, e tre foglie di noce, e tre piccoli semi di finocchio; tutto ciò, naturalmente, raccolto la vigilia di San Giovanni prima del levar del sole: fate seccare quest’erba all’ombra, riducetela in polvere, passatela a uno staccio di seta; poi soffiate questa polvere verso la donna che volete far ballare in quel costume, o meglio, fategliene fiutare qualche presa. Vedrete una cosa incredibile. La poveretta non potrà più resistere. Si spoglierà e ballerà. Provare per credere.
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Sono certo che nessuno dei lettori vuol conoscere il modo di arricchire con la pesca, nè conoscere il modo migliore per fare una caccia abbondante. Queste sono minuzie e noi oramai siamo tratti verso interessi più gravi. A che scopo dirvi, per esempio, che se nella vostra colombaia (a proposito, ce l’avete?) metterete un cranio di vecchio, i vostri piccioni si moltiplicheranno vertiginosamente? Voi preferirete certo che io v’insegni il modo di trovare dei tesori. Vi ho già regalato l’amore, ora vi regalo la ricchezza. Vogliatemi almeno bene. Per trovare un tesoro bisogna sopratutto non aver paura. Fin che si cerca, si parli allegramente di cose varie, in modo da vincere il gelo del mistero e le insidie degli esseri soprannaturali che difendono i tesori. Occorre poi tener calcolo di tutte le materie sordide e vili che si trovano; quelle specialmente deposte entro vasi di terra o di pietra, o di rame. È notorio che gli gnomi sono delle creature sottili e ironiche; essi pongono nella difesa delle loro ricchezze uno zelo abile e indefesso. Trasformano l’oro e l’argento in porcheria. Ma voi non dovete lasciarvi ingannare. Prendete quella porcheria e provatela a un fuoco di legno di lauro, di felce e di verbena, e spezzerete l’incanto. L’oro tornerà oro; e se non diverrà tale, sarà per un’altra volta.
Ma come si fa a scoprire i luoghi dove i tesori sono nascosti? Per bacco, non sapete proprio niente! Eppure è una cosa tanto semplice! Si prende una grossa candela fatta di grasso umano; la si pianta in un pezzo di legno di nocciolo fatto a ferro di cavallo; si accende la candela; se la fiamma scoppietta il tesoro c’è; e più gli si va vicino più il crepitio cresce; quando ei siete sopra, la candela si spegne. Forse il difficile è procurarsi il grasso d’uomo. Ma chi non ha un amico che si lamenta d’esser adiposo? Rivolgetevi a lui e pregatelo di fornirvi un poco di quello che ha di soverchio.
Chi non vorrà provvedersi dell’anello che rende invisibili? Pensate solo un momento a tutti i vantaggi che esso può recare! Vi ricordate la storia del buon Gige? Egli possedeva il prezioso anello, e potè quindi commettere adulterio con la regina di Lidia, uccidere il re e acciuffare il trono. Lasciamo stare i re e le regine. Ma l’opportunità di introdursi in un luogo non visti, vi par da buttar via? Dev’essere un carnevale continuo la vita vissuta in quelle condizioni. Una vita gratis! Si va al restaurant, si mangia, poi si mette l’anello, e chi s’è visto s’è visto; si entra a teatro senza biglietto; senza contare tutte le altre cose più saporite e più biricchine che qui non è il caso di enumerare.
Dunque ecco come si foggia il miracoloso anello. Ci si mette al lavoro in un mercoledì di primavera, quando Mercurio è in congiunzione con la
luna, o con Giove, o con Venere, o col Sole. Si prende del mercurio fissato e purificato, e se ne fa un grosso anello che possa entrare facilmente nel dito medio della mano: si incassa nel castone una piccola pietra che si trova generalmente nel nido dell’upupa, e si incidono sull’anello le seguenti parole: Gesù passando † in mezzo ad essi † se ne andava. Non è finito: si posa l’anello sopra una piccola paletta di mercurio fissato e lo si espone per tre volte di seguito al profumo ottenuto bruciando dei grani d’una pasta composta di legno d’aloè, di benzoino, di polvere azzurra, di punte di piume di pavone, di sangue di rondini e di cervello di cervo. Poi avvolgete l’anello in un pezzo di seta, portatelo nel nido dell’upupa dal quale avete tolto la pietruzza messa nel castone; lasciatelo là nove giorni, ripetete la suffumigazione, e poi servite caldo; cioè no, poi mettetevi l’anello;
quando volgerete il castone infuori sarete invisibili; tornerete ad apparire agli occhi del vostro prossimo quando rivolgerete in dentro il castone e chiuderete il pugno.
talismani collettivi da congegnare sotto l'influsso dei vari pianeti
Ci sono molte altre cose che vorrei insegnarvi. Ma dovrei andare per le lunghe; e poi mi pare d’avervi rivelato l’essenziale. Tuffai più se avete il gusto d’aggredire i passanti, o di penetrare con scasso nelle case altrui (ognuno ha le sue passioni, e bisogna rispettarle), eccovi in breve il modo di paralizzare la voce e i gesti di coloro che volete
assalire.
Prendete la mano destra o sinistra d’un appiccato; avvolgetela in un brandello del drappo mortuario e premetela così che ne esca il poco sangue che vi è rimasto; poi la si metta in un vaso assieme a del salnitro e del pepe ben polverizzati. Lasciatela quindici giorni in quel vaso, poi esponetela al gran sole fin che sia seccata; poi formate una specie di candela con del grasso d’appiccato, della cera vergine e del sesamo di Lapponia; ponete questa candela tra le dita della mano di cui sopra. Quando vi presenterete con quel lugubre gingillo tra le mani e la candela accesa, ridurrete tutti all’immobilità.
Potrebbe forse servirsene un presidente della Camera, nei giorni di sedute a pugilato.
Renato Simoni.