Artaserse/Atto terzo/Scena VII

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Atto Terzo

Scena settima

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SCENA VII

Arbace e poi Mandane.

Arbace. Né pur qui la ritrovo. Almen vorrei
dell’amata Mandane
calmar gli sdegni e l’ire,
rivederla una volta e poi partire.
In piú segreta parte
forse potrò... Ma dove
temerario m’inoltro? Eccola, oh dèi!
Ardir non ho di presentarmi a lei.
(si ritira in disparte, inosservato)
Mandane. Olá! non si permetta in queste stanze
a veruno l’ingresso.
(ad un paggio, il quale, ricevuto l’ordine, rientra per la scena donde è uscito Arbace)
Eccovi alfine,
miei disperati affetti,
eccovi in libertá. Del caro amante
versai, barbara, il sangue. Il sangue mio
è tempo di versar, (impugna uno stilo, in atto d’uccidersi)
Arbace. Férmati.
Mandane, (vedendo Arbace, le cade Io stilo) Oh Dio!
Arbace. Quale ingiusto furor...
Mandane. Tu in questo luogo!
Tu libero! Tu vivo!
Arbace. Amica destra
i miei lacci disciolse.
Mandane. Ah, fuggi! ah, parti!
Misera me! che si dirá, se alcuno
qui ti ritrova? Ingrato!
lasciami la mia gloria.
Arbace. E chi poteva,
mio ben, senza vederti,
la patria abbandonar?

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Mandane. Da me che vuoi,
perfido traditor?
Arbace. No, principessa,
non dir cosí. So c’hai piú bello il core
di quel che vuoi mostrarmi; è a me palese:
tu parlasti, o Mandane, e Arbace intese.
Mandane. O mentisci, o t’inganni, o questo labbro
senza il voto dell’alma
per uso favellò.
Arbace. Ma pur son io
ancor la fiamma tua.
Mandane. Sei l’odio mio.
Arbace. Dunque, crudel, t’appaga:
ecco il ferro, ecco il sen; prendi e mi svena.
(presentandole la spada nuda)
Mandane. Saria la morte tua premio e non pena.
Arbace. È ver, perdona, errai;
ma questa mano emenderá... (in atto d’uccidersi)
Mandane. Che fai?
Credi forse che basti
il sangue tuo per appagarmi? Io voglio
che pubblica, che infame
sia la tua morte, e che non abbia un segno,
un’ombra di valor.
Arbace. Barbara, ingrata!
morrò come a te piace: (getta la spada)
torno al carcere mio. (in atto di partire)
Mandane. Sentimi, Arbace.
Arbace. Che vuoi dirmi?
Mandane. Ah! nol so.
Arbace. Sarebbe mai,
quello che ti trattiene,
qualche resto d’amor?
Mandane. Crudel, che brami?
Vuoi vedermi arrossir? Salvati, fuggi,
non affliggermi piú.

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Arbace. Tu m’ami ancora,
se a questo segno a compatirmi arrivi.
Mandane. No, non crederlo amor; ma fuggi e vivi.
Arbace. Tu vuoi ch’io viva, o cara;
ma, se mi nieghi amore,
cara, mi fai morir.
Mandane. Oh Dio, che pena amara!
Ti basti il mio rossore:
piú non ti posso dir.
Arbace. Sentimi.
Mandane. No.
Arbace. Tu sei...
          Mandane. Parti dagli occhi miei;
          lasciami per pietá!
               A due. Quando finisce, o dèi,
          la vostra crudeltá?
               Se in cosí gran dolore
          d’affanno non si muore,
          qual pena ucciderá? (partono)