Bruto Primo (Alfieri, 1946)/Atto quinto

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Atto quinto

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Atto quarto

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ATTO QUINTO

SCENA PRIMA

Popolo, Valerio, Senatori, Patrizj, tutti collocati,

Collatino e Bruto in ringhiera.

Coll. Romani, a voi lieto e raggiante il sole

jer sorgea; quando appunto in simil ora
di libertá le prime voci all’aura
echeggiavan per voi: nel dolor mio
sepolto intanto, io muto stava. In questo
orribil dí, parte tutt’altra (ahi lasso!)
toccami in sorte, poiché a voi pur piacque
consol gridarmi, col gran Bruto, ad una. —
Giurava ognun, (ben vel rimembra, io spero)
giurava ognun, jeri, nel foro, ai Numi
di pria morir che mai tornarne al vile
giogo del re. Né soli i rei Tarquinj,
ma ogni uom, che farsi delle leggi osasse
maggior, da voi, dal giuramento vostro
venía proscritto. — Il credereste or voi?
Alla presenza vostra, io debbo, io primo,
molti accusar tra i piú possenti e chiari
cittadini; che infami, empj, spergiuri,
han contra Roma, e contro a sé (pur troppo!)

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congiurato pel re.

Popolo  Pel re? Quai sono?
Quai son gl’iniquí traditori, indegni
d’esser Romani? Or via; nomali; spenti
li vogliam tutti...
Coll.  Ah!... nell’udirne i nomi,
forse,... chi sa?... Nel pronunziargli, io fremo...
Piú la clemenza assai, che la severa
giustizia vostra, implorerò. Son questi
pressoché tutti giovanetti: i mali
tanti, e sí feri, del civil servaggio
provato ancor, per poca etá, non hanno:
e i piú, cresciuti alla pestifer’ombra
della corrotta corte, in ozio molle,
di tirannia gustato han l’esca dolce,
ignari appien dell’atroce suo fiele.
Popolo Quai che pur sien, son traditor, spergiuri;
pietá non mertan; perano: corrotti
putridi membri di cittá novella,
vuol libertá che tronchi sieno i primi.
Nomali. Udiamo...
Valer.  E noi, benché convinti
pur troppo omai, che alla patrizia gente
questo delitto rio (disnor perenne!)
si aspetta, or pure i loro nomi a prova
noi col popol chiediamo. — Oh nobil plebe
ad alte cose nata! oh te felice!
Tu almen della tirannide portavi
soltanto il peso; ma la infamia e l’onta
n’erano in noi vili patrizj aggiunte
al pondo ambíto dei mertati ferri.
Noi, piú presso al tiranno; assai piú schiavi,
e men dolenti d’esserlo, che voi;
noi quindi al certo di servir piú degni.
Io n’ho il presagio; a spergiurarsi i primi
erano i nostri. — O Collatin, tel chieggo

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e del senato, e de’ patrizj in nome;

svela i rei, quai ch’ei sieno. Oggi de’ Roma
ad alta prova ravvisar, qual fera
brama ardente d’onor noi tutti invada.
Popolo Oh degni voi di miglior sorte!... — Ah! voglia
il ciel, che i pochi dal servir sedotti,
né di plebei né di patrizj il nome
abbian da noi! Chi è traditor spergiuro,
cessò d’esser Romano.
Coll.  I rei son molti:
ma, nol son tutti a un modo. Havvene, a cui
spiace il servaggio; e han cor gentile ed alto;
ma da Mamilio iniquo in guise mille
raggirati, ingannati...
Popolo  Ov’è l’infame?
Oh rabbia! ov’è?
Coll.  Pria che sorgesser l’ombre,
fuor delle porte io trarre il fea: che salvo
il sacro dritto delle genti il volle,
bench’ei colpevol fosse. Il popol giusto
di Roma, osserva ogni diritto: è base
di nostra sacra libertá, la fede.
Popolo Ben festi, in vero, di sottrarre al nostro
primo furor colui: cosí macchiata
non è da noi giustizia. I Numi avremo
con noi schierati, e la virtude: avranno
i rei tiranni a lor bandiere intorno
il tradimento, la viltade, e l’ira
giusta del ciel...
Valer.  Ma i lor tesori infami
darem noi loro, affin che a danno espresso
se ne vaglian di Roma? Assai piú l’oro
fia da temersi or dei tiranni in mano,
che non il ferro.
Popolo  È ver; prestar non vuolsi
tal arme a lor viltá: ma far vorremmo

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nostro perciò l’altrui? che cal dell’oro

a noi, che al fianco brando, e al petto usbergo
di libertade abbiamo?...
Valer.  Arsi sien, arsi
tutti i tesori dei tiranni; o assorti
sien del Tebro fra l’onde...
Popolo  E in un perisca
ogni memoria dei tiranni...
Valer.  E pera
del servir nostro ogni memoria a un tempo.
Coll. — Degno è di voi, magnanimo, il partito;
eseguirassi il voler vostro, in breve.
Popolo Sí: ma frattanto, e la congiura, e i nomi
dei congiurati esponi.
Coll.  ... Oh cielo!... Io tremo
nel dar principio a sí cruda opra...
Popolo  E Bruto,
tacito, immobil, sta?... Di pianto pregni
par che abbia gli occhi; ancor che asciutto e fero
lo sguardo in terra affisso ei tenga. — Or via,
parla tu dunque, o Collatino.
Coll.  ... Oh cielo!...
Valer. Ma che fia mai? Liberator di Roma,
di Lucrezia marito, e consol nostro
non sei tu, Collatino? Amico forse
dei traditor saresti? in te pietade,
per chi non l’ebbe della patria, senti?
Coll. — Quando parlar mi udrete, il dolor stesso
che il cuor mi squarcia e la mia lingua allaccia,
diffuso in voi fia tosto: io giá vi veggio,
d’orror compresi e di pietade, attoniti,
piangenti, muti. — Apportator ne andava
Mamilio al re di questo foglio: a lui,
pria ch’ei di Roma uscisse, io torre il fea:
e confessava il perfido, atterrito,
che avean giurato i cittadin quí inscritti

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di aprire al re nella futura notte

della cittá le porte...
Popolo  Oh tradimento!
Muojano i rei, muojano...
Valer.  Al rio misfatto
lieve pena è la morte.
Coll.  Il fatal foglio
da Valerio a voi tutti omai si legga.
Eccolo; il prendi: io profferir non posso
questi nomi.
Valer.  Che veggio?... Oh fera lista!...
Di propria man scritto ha ciascun suo nome?... —
Romani, udite. — Aquilio il padre, e i sei
figli suoi, son della congiura i capi:
scritti son primi. Oh cielo!...
Coll.  ... A ognun di loro
mostrato il foglio, il confessavan tutti:
giá in ceppi stanno; e a voi davanti, or ora,
trar li vedrete...
Valer.  ... Oimè!... Seguon...
Popolo  Chi segue?
Favella.
Valer.  ... Oimè!... Creder nol posso... Io leggo...
quattro nomi...
Popolo  Quai son? su via...
Valer.  Fratelli
della consorte eran di Bruto...
Popolo  Oh cielo!
i Vitellj?
Coll.  Ah!... ben altri or or ne udrete.
Ad uno ad uno, a voi davante, or ora...
Valer. Che val, ch’io dunque ad uno ad un li nomi?
E Marzj, e Ottavj, e Fabj, e tanti e tanti
ne leggo; oimè!... Ma gli ultimi mi fanno
raccapricciar d’orror... Di mano... il foglio...
a tal vista... mi cade...

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Popolo  Oh! Chi mai fieno?

Valer. Oh ciel!... No... mai, nol credereste...

Silenzio universale.

Bruto  — I nomi

ultimi inscritti, eran Tiberio e Tito.
Popolo I figli tuoi?... Misero padre! Oh giorno
infausto!...
Bruto  Oh giorno avventurato, a voi!
Bruto altri figli or non conosce in Roma,
che i cittadini; e piú nol son costoro.
Di versar tutto il sangue mio per Roma
jeri giurai; presto a ciò far son oggi:
e ad ogni costo...
Popolo  Ahi sventurato padre!...

Silenzio universale.

Bruto — Ma che? d’orror veggio agghiacciata, e muta

Roma intera? — per Bruto ognun tremante
si sta? — Ma a chi piú fero oggi il periglio
sovrasta? il dite: a Bruto, o a Roma? Ognuno
quí vuol pria d’ogni cosa, o voler debbe,
secura far, libera, e grande Roma;
e ad ogni patto il de’. Sovrastan ceppi,
e stragi rie; per Roma il consol trema;
quindi or tremar suoi cittadin non ponno
per un privato padre. I molli affetti,
ed il pianto, (che uscir da roman ciglio
mai nel foro non puote, ove per Roma
non si versi) racchiusi or nel profondo
del cor si stieno i molli affetti, e il pianto. —
Io primo a voi (cosí il destino impera)
dovrò mostrar, qual salda base ed alta
a perpetua cittá dar si convenga. —

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Littori, olá; traggansi tosto avvinti

i rei nel foro. — Omai tu il sol, tu il vero
di Roma re, popol di Marte, sei.
Fu da costor la maestá tua lesa;
severa pena a lor si debbe; e spetta
il vendicarti, ai consoli...1


SCENA SECONDA

Bruto e Collatino, in ringhiera.

Valerio, Popolo, Senatori, Patrizj. I Congiurati tutti

in catene fra Littori; ultimi d’essi Tito e Tiberio.

Popolo  Deh! quanti,

quanti mai fieno i traditori?... Oh cielo!
Ecco i figli di Bruto.
Coll.  Oimè!... non posso
rattener piú mie lagrime...
Bruto  — Gran giorno,
gran giorno è questo: e memorando sempre
sará per Roma. — O voi, che, nata appena
la patria vera, iniquamente vili,
tradirla osaste; a Roma tutta innanzi
eccovi or tutti. Ognun di voi, se il puote,
si scolpi al suo cospetto. — Ognun si tace? —
Roma, e i consoli chieggono a voi stessi,
se a voi, convinti traditor, dovuta
sia la pena di morte? —

Silenzio universale.

Bruto  — Or dunque, a dritto,

a tutti voi morte si dá. Sentenza

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irrevocabil pronunzionne, a un grido,

il popol re. Che piú s’indugia? —

Silenzio universale.

Bruto  Oh! muto

piange il collega mio?... tace il senato?...
Il popol tace? —
Popolo  Oh fatal punto!... Eppure,
e necessaria è la lor morte, e giusta.
Tito Sol, fra noi tutti, uno innocente or muore:
ed è questi.
Popolo  Oh pietá! Del fratel suo,
mirate, ei parla.
Tiberio  Ah! nol crediate: o entrambi
siam del pari innocenti, o rei del pari:
scritto è nel foglio, appo il suo nome, il mio.
Bruto Niun degli inscritti in quel funesto foglio,
innocente può dirsi. Alcun può, forse,
in suo pensiero esser men reo; ma è noto
soltanto ai Numi il pensier nostro; e fora
arbitrario giudizio, e ingiusto quindi,
lo assolver rei, come il saria il dannarli,
su l’intenzion dell’opre. Iniquo e falso
giudizio fora; e quale a re si aspetta:
non qual da un giusto popolo si vuole.
Popol, che solo alle tremende e sante
leggi soggiace, al giudicar, non d’altro
mai si preval, che della ignuda legge.
Coll. ... Romani, è ver, fra i congiurati stanno
questi infelici giovani; ma furo
dal traditor Mamilio raggirati,
delusi, avviluppati, e in error grave
indotti. Ei lor fea credere, che il tutto
dei Tarquinj era in preda: i loro nomi
quindi aggiunsero anch’essi, (il credereste?)

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sol per sottrar da morte il padre...

Popolo  Oh cielo!...
E fia vero? Salvar dobbiam noi dunque
questi duo soli...
Bruto  Oimè! che ascolto?... ah! voce
di cittadin fia questa? Al farvi or voi
giusti, liberi, forti, e che? per base
una ingiustizia orribile di sangue
porreste voi? perché non pianga io padre,
pianger tanti altri cittadini padri,
figli, e fratei, fareste? alla mannaja
da lor mertata or porgeriano il collo
tanti e tanti altri; e n’anderiano esenti
duo soli rei, perché nol pajon tanto?
S’anco in fatti nol fossero, eran figli
del consol: scritti eran di proprio pugno
fra i congiurati: o morir tutti ei denno,
o niuno. Assolver tutti, è un perder Roma;
salvar due soli, iniquo fia, se il pare.
Piú assai che giusto, or Collatin pietoso,
questi due discolpò, col dir che il padre
volean salvar: forse era ver; ma gli altri
salvar, chi il padre, chi ’l fratel, chi i figli,
volean pur forse; e non perciò men rei
sono, poiché perder la patria, innanzi
che i lor congiunti, vollero. — Può il padre
piangerne in core; ma secura debbe
far la cittade il vero consol pria:...
ei poscia può, dal suo immenso dolore
vinto, cader sovra i suoi figli esangue. —
Fra poche ore il vedrete, a qual periglio
tratti v’abbian costoro: a farci appieno
l’un l’altro forti, e in libertade immoti,
è necessario un memorando esemplo;
crudel, ma giusto. — Ite, o littori; e avvinti
sieno i rei tutti alle colonne; e cada

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la mannaja sovr’essi. — Alma di ferro

non ho...2 Deh! Collatino, è questo il tempo
di tua pietá: per me tu il resto adempi.3
Popolo Oh fera vista!... Rimirar non gli osa,
misero! il padre... Eppur, lor morte è giusta.
Bruto — Giá il supplizio si appresta. — Udito i sensi
han del console i rei... L’orrido stato
mirate or voi, del padre... Ma, giá in alto
stan le taglienti scuri... Oh ciel! partirmi
giá sento il cor... Farmi del manto è forza
agli occhi un velo... Ah! ciò si doni al padre...
Ma voi, fissate in lor lo sguardo: eterna,
libera sorge or da quel sangue Roma.
Coll. Oh sovrumana forza!...
Valer.  Il padre, il Dio
di Roma, è Bruto...
Popolo  È il Dio di Roma...
Bruto  Io sono
l’uom piú infelice, che sia nato mai.4


  1. Bruto ammutolisce nel vedere ritornare i littori coi congiurati.
  2. Bruto cade seduto, e rivolge gli occhi dallo spettacolo.
  3. Collatino fa disporre in ordine e legare i congiurati ai pali.
  4. Cade il sipario, stando i littori in procinto di ferire i congiurati.