Catechismo del concilio di Trento/Parte I/Articolo 5

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Parte I, Articolo 5: Discese all'inferno, il terzo giorno risuscitò da morte

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Parte I, Articolo 5: Discese all'inferno, il terzo giorno risuscitò da morte
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67 Significato dell'articolo

Interessa senza dubbio moltissimo conoscere la gloria della sepoltura di Gesù Cristo nostro Signore di cui abbiamo poco fa parlato. Ma deve interessare anche di più i fedeli il conoscere i trionfi strepitosi che egli riportò sul demonio debellato e l'inferno spogliato. Di ciò, appunto, e insieme della risurrezione, dobbiamo ora parlare. Avremmo potuto benissimo trattare separatamente i due argomenti, ma seguendo l'autorità dei santi Padri, riteniamo conveniente unire nella medesima esposizione la discesa all'inferno e la risurrezione.


68 Che cosa voglia dire, genericamente, "inferno"

DISCESE ALL'INFERNO. Nella prima parte dell'articolo ci viene proposto di credere che, dopo la morte di Gesù Cristo, la sua anima discese all'inferno e vi rimase finché il corpo restò nel sepolcro. Con queste parole riconosciamo che, in quel tempo, la medesima persona di Gesù Cristo fu nell'inferno e giacque nel sepolcro, il che non deve sorprendere. Infatti, come spesso abbiamo ripetuto, sebbene l'anima fosse uscita dal corpo, tuttavia la divinità non si separò mai né dall'anima, né dal corpo. Il parroco getterà molta luce sul senso dell'articolo, spiegando subito che cosa si debba intendere qui con il termine "inferno". Ammonirà anzitutto che esso non sta a significare il "sepolcro", come alcuni, non meno empiamente che ignorantemente, interpretarono. Abbiamo infatti appreso già dall'articolo precedente che Gesù Cristo nostro Signore fu sepolto; ne v'era motivo perché gli Apostoli, nel redigere la regola della fede, ripetessero il medesimo concetto, con formula più oscura. Qui il vocabolo in questione vuole significare quelle nascoste sedi, in cui stanno le anime di coloro che non hanno conseguito la beatitudine celeste. La Sacra Scrittura offre molteplici esempi di questo uso. In san Paolo leggiamo: "In nome di Gesù, ogni ginocchio si curvi, in cielo, in terra, nell'inferno" (Fil 2,10). Negli Atti degli Apostoli san Pietro assicura che Gesù Cristo nostro Signore risuscitò, dopo aver superato i dolori dell'inferno (At 2,24).


69 Che cosa voglia dire specificamente

Tali sedi non son tutte del medesimo genere. Una è quella prigione tenebrosa e orribile, nella quale le anime dei dannati giacciono in un fuoco perpetuo e inestinguibile, insieme agli spiriti immondi. In questo significato abbiamo i termini equivalenti di Geenna, abisso, inferno propriamente detto. In secondo luogo c'è la sede del fuoco purgante, soffrendo nel quale, per un determinato tempo, le anime dei giusti subiscono l'espiazione, onde possano salire alla patria eterna, chiusa a ogni ombra di colpa. Anzi, sulla verità di questa dottrina, che i santi concili proclamano contenuta nella Scrittura come nella Tradizione apostolica, il parroco insisterà con rinnovata diligenza, poiché viviamo in tempi nei quali la sana dottrina non trova agevole accesso presso gli uomini. Infine una terza sede è quella in cui le anime dei santi furono ospitate prima della venuta di Gesù Cristo nostro Signore. Esse vi dimorarono quietamente, immuni da ogni pena, alimentate dalla beatifica speranza della redenzione.


70 Reale discesa dell'anima di Gesù Cristo nell'inferno

Gesù Cristo scendendo nell'inferno liberò appunto le anime di questi giusti, aspettanti il Salvatore nel seno di Abramo. Ne dobbiamo credere che vi sia disceso in modo da farvi pervenire soltanto la sua virtù e la sua potenza, ma non la sua anima. Dobbiamo invece ritenere con tutta fermezza che la sua anima discese realmente e con la sua presenza nell'inferno. Abbiamo in proposito l'esplicita testimonianza di David: "Non lascerai l'anima mia nell'inferno" (Sal 15,10).

La discesa di Gesù Cristo all'inferno nulla detrasse all'infinita sua potenza, né gettò alcun'ombra offuscatrice sullo splendore della sua santità. Al contrario fu cosi solennemente confermato quanto era stato dichiarato circa la sua santità e la sua figliolanza da Dio, già manifestata da tanti miracoli. Ce ne persuaderemo senza indugio, se riflettiamo alle ben diverse ragioni, per le quali scesero in quella sede Gesù Cristo e gli altri. Tutti vi erano penetrati prigionieri; egli invece, libero e vincitore fra morti, vi entrò per debellare i demoni, dai quali essi erano tenuti prigionieri a causa della colpa originale. Inoltre, di tutti gli altri che erano discesi nell'inferno, una parte era stretta dalle più opprimenti pene; un'altra parte, pur libera da dolori sensibili, era amareggiata dalla privazione della visione di Dio e dall'aspettativa ansiosa della sperata beatitudine. Cristo signore invece vi discese non per soffrire, bensì per liberare i giusti dalla molestia dell'ingrata prigione e conferir loro il frutto della propria passione. Nella sua discesa dunque non si riscontra nessuna diminuzione dell'infinita sua dignità e potenza.


71 Cristo discendendo nel limbo liberò le anime dei santi

Poi si dovrà insegnare come Gesù Cristo nostro Signore è disceso nel limbo, per condurre seco in cielo i santi Padri e tutti gli altri uomini pii, liberandoli dal carcere, dopo aver strappato al demonio la sua preda; il che fu da lui compiuto in maniera ammirabile e con gloria grande. Il suo aspetto sfolgorò su quei prigionieri una luce chiarissima e riempì le loro anime di letizia immensa e di gaudio; anzi elargì a esse ancora la più desiderabile delle beatitudini che consiste nella visione di Dio. Così fu compiuta la promessa fatta al buon ladrone: "Oggi sarai con me in paradiso" (Lc 23,43). Questa liberazione dei buoni era stata molto tempo innanzi predetta da Osea con queste parole: "O morte, io sarò la tua morte; o inferno, io sarò la tua distruzione" (Os 13,14); e dal Profeta Zaccaria: "Per te, a causa del sangue del tuo patto, io ritirerò i tuoi prigionieri dalla fossa senz'acqua" (Zc 9,11); nonché dal passo dell'Apostolo: "Egli ha spogliato i principati e le potestà, offrendoli a spettacolo e trionfando di loro" (Col 2,15).

Per meglio intendere il valore di questo mistero, dobbiamo sovente ricordare che per beneficio della passione di Cristo han ricevuto la salvezza non solo gli uomini pii, nati dopo l'avvento del Signore, ma anche quelli che lo avevan preceduto da Adamo in poi e che saranno per nascere fino alla fine del mondo. Perciò avanti che egli morisse e risorgesse da morte, le porte dei cieli non si aprirono mai per alcuno, ma le anime dei buoni, uscite di questa vita, erano portate nel seno di Abramo o venivano purificare nel fuoco del purgatorio, come avviene anche ora a quelli che han qualcosa da lavare o da scontare.

V’è infine un'altra causa della discesa di Cristo signore negli inferi, ed è la manifestazione della sua forza e potenza anche in quel luogo, com'era stato nel cielo e sulla terra, affinché si avverasse che al suo nome ogni ginocchio si piega in cielo, in terra e negli inferi (Fil 2,10). Chi non ammirerà a questo punto l'immensa benignità di Dio verso il genere umano? Chi non sarà preso dallo stupore, considerando che egli, non soltanto ha voluto subire per noi un'acerbissima morte, ma è ancor voluto scendere nei penetrali della terra, per toglierne le anime, a lui tanto care, e portarle seco alla beatitudine?


72 Il glorioso mistero della risurrezione di Cristo

RISUSCITÒ. Segue la seconda parte dell'articolo, a spiegar la quale con la maggiore premura sono d'incitamento al parroco queste parole dell'Apostolo: "Ricordati che il Signore nostro Gesù Cristo è risorto dai morti" (2 Tm 2,8). E fuor di dubbio che il precetto dato a Timoteo vale anche per tutti gli altri che hanno cura di anime. Il significato dell'articolo è questo: Cristo nostro Signore spirò sulla croce all'ora nona del venerdì e fu sepolto in quel medesimo giorno dai discepoli, i quali, con il permesso del procuratore Pilato, chiusero il corpo del Signore, deposto dalla croce, entro un sepolcro nuovo, situato in un attiguo giardino. Ma il terzo giorno dalla morte, che divenne il giorno del Signore, al primo chiarore dell'alba, l'anima di lui si congiunse di nuovo con il corpo; e così egli, che era rimasto per tre giorni nella morte, ritornò alla vita, abbandonata morendo, e risorse.


73 Cristo è risorto per virtù propria

Con la parola "risurrezione" tuttavia non si deve intendere soltanto che Cristo risuscitò da morte, come avvenne a molti altri, ma che risorse per sua forza e virtù; cosa che fu esclusiva di lui. La natura infatti non tollera, ne è stato mai concesso ad alcuno, di rievocare se stesso da morte a vita per propria virtù. Ciò era riservato all'infinita potenza di Dio, secondo la parola dell'Apostolo: "Se egli è stato crocifisso a causa della sua debolezza [umana], vive però per virtù di Dio" (2 Cor 13,4). La quale divina virtù non essendo stata mai separata né dal corpo di Cristo nel sepolcro, né dall'anima durante la discesa negli inferi, rimaneva sempre presente, sia nel corpo, per potersi ricongiungere all'anima, sia nell'anima, per poter ritornare nel corpo. Cosi potè ritornare a vita per propria virtù e risorgere dai morti.

David, pieno dello spirito di Dio, lo aveva predetto con queste parole: "La sua destra e il suo braccio gli hanno dato vittoria" (Sal 97,1); e lo stesso Cristo nostro Signore lo confermò con la divina testimonianza della sua parola: "Io do la mia vita per riprenderla di nuovo; son padrone di darla e padrone di riprenderla" (Gv 10,17). Disse inoltre ai Giudei, per confermare la verità della sua dottrina: "Disfate questo tempio e in tre giorni lo rimetterò in piedi" (ibid. 2,19). Queste parole, sebbene i Giudei le intendessero del magnifico tempio costruito di pietra, egli le riferiva al tempio del suo corpo, com'è spiegato, a questo punto, dalle parole della Sacra Scrittura. E se talora leggiamo nella Scrittura che Cristo nostro Signore fu risuscitato dal Padre (Rm 8,11), questo si deve riferire a lui in quanto uomo, appunto come si riferiscono a lui, in quanto Dio, le altre che dicono essere egli risorto per sua propria virtù.


74 Cristo primogenito dei morti

Un'altra cosa fu peculiare di Cristo: egli primo di tutti fruì di questo divino beneficio della risurrezione. Infatti nella Scrittura è chiamato il primo a rinascere fra i morti (Col 1,18), e primogenito dei morti (Ap 1,5). E, com'è detto dall'Apostolo: "Cristo è risuscitato da morte, primizia dei dormienti; poiché da un uomo venne la morte e da un uomo la risurrezione da morte; come in Adamo tutti muoiono, così tutti in Cristo saranno vivificati. Ciascuno però a suo luogo: Cristo è la primizia; poi quelli che sono di Cristo" (1 Cor 15,20ss).

Queste parole devono intendersi della risurrezione perfetta, per la quale, soppressa ogni necessità di morte, passeremo alla vita immortale. Ora in questo genere di risurrezione Gesù Cristo ha il primo luogo. Poiché se consideriamo quella risurrezione o ritorno alla vita, a cui sia congiunta la necessità di una seconda morte, allora prima di Cristo molti altri sono stati risuscitati da morte, a condizione però di morire un'altra volta. Invece Gesù Cristo dopo aver vinta e sottomessa la morte, è risorto in guisa da non poter più morire, com'è apertamente confermato dal passo: "Cristo risuscitato da morte non muore più; la morte più non lo dominerà" (Rm 6,9).


75 Perché Cristo è risorto il terzo giorno

IL TERZO GIORNO. Il parroco dovrà spiegare la frase, affinché i fedeli non credano che il Signore sia rimasto nel sepolcro tutti interi i tre giorni. Egli vi è stato un intero giorno naturale, più una parte del giorno antecedente e di quello seguente. Ciò basta perché si possa dire con verità ch'egli è stato tre giorni nel sepolcro e che al terzo giorno è risorto. Per mostrare chiaramente la sua divinità non volle differire la resurrezione alla fine del mondo; d'altro lato, perché lo si credesse vero uomo e realmente morto, volle rivivere non subito dopo la morte, ma dopo tre giorni, tempo sufficiente a provarne la vera morte.


76 Perché nel Simbolo costantinopolitano fu aggiunto "secondo le Scritture"

I Padri del primo Concilio di Costantinopoli aggiunsero a questo punto: secondo le Scritture. La frase, desunta dall'Apostolo, fu da loro trasportata nel Simbolo, perché l'Apostolo stesso ha insegnato che il mistero della risurrezione è sommamente necessario, con queste parole: "Se poi Cristo non è risuscitato, vana è dunque la nostra predicazione, vana è ancora la vostra fede; che se Cristo non è risorto, è vana la vostra fede, poiché sareste tuttora nei vostri peccati" (1 Cor 15,14-17). Sant'Agostino, ammirando la fede di questo articolo, scrisse: "Non è grande cosa credere che Cristo è morto: pagani, Giudei e tutti i malvagi lo credono: tutti credono che sia morto. Ma la fede dei cristiani sta nella risurrezione di Cristo; questo per noi è cosa grande: credere che egli sia risorto" (In Psalmos, 120, 6). Per questo ancora il Signore ha parlato assai di frequente della sua risurrezione e quasi mai ha discorso con i discepoli della passione, senza menzionare la risurrezione. Così dopo aver detto: "II Figlio dell'uomo sarà dato nelle mani dei Gentili, sarà schernito, flagellato e gli sarà sputato in faccia, e dopo flagellato lo uccideranno", aggiunse in fine: "E il terzo giorno risorgerà" (Lc 18,32). Avendogli i Giudei chiesto di provare con qualche prodigio e miracolo la sua dottrina, rispose che nessun altro segno sarebbe stato loro dato, se non quello del Profeta Giona (Lc 11,29; Mt 12,38s): "Come Giona rimase nel ventre del cetaceo tre giorni e tre notti, così sarebbe stato il Figlio dell'uomo, per tre giorni e tre notti, nel seno della terra".


77 Necessità e scopo della risurrezione di Gesù Cristo

Per meglio comprendere il valore e il significato dell'articolo, tre cose si devono ricercare e conoscere. Primo: perché fu necessaria la risurrezione di Cristo; secondo: quale sia il fine o scopo della medesima; terzo: quali utilità e quali benefici ne siano derivati per noi.

Quanto al primo punto, la risurrezione di Cristo fu necessaria per mostrare la giustizia di Dio. Era infatti sommamente opportuno che Dio esaltasse colui che, per obbedirgli, era stato umiliato e coperto di ogni ignominia. L'Apostolo addusse questa ragione scrivendo ai Filippesi: "Umiliò se stesso, fattosi ubbidiente fino alla morte e morte di croce. Per la qual cosa Dio lo esaltò" (Fil 2,8.9). Secondo, per confermare la fede nostra, senza la quale non può sussistere la giustificazione dell'uomo; ora l'argomento maggiore che Cristo è figlio di Dio sta nel fatto che egli sia risuscitato dai morti per sua virtù. Terzo, per alimentare e sorreggere la nostra speranza, poiché, essendo Cristo risorto, nutriamo certa speranza di risorgere anche noi; le membra infatti devono seguire le sorti del capo. Appunto in questo senso l'Apostolo conclude la sua argomentazione, scrivendo a quei di Corinto e di Tessalonica (1 Cor 15,12; 1 Ts 4,13). Anche Pietro, principe degli Apostoli, ha scritto: "Benedetto Dio, Padre del nostro Signore Gesù Cristo, il quale per la sua grande misericordia ci ha rigenerati a una viva speranza, mediante la risurrezione di Cristo da morte, e a una eredità incorruttibile" (1 Pt 1,3.4).

Da ultimo bisogna insegnare che la risurrezione del Signore fu necessaria per compire il mistero della redenzione, in quanto Cristo morendo ci ha liberato dai peccati e risorgendo ci ha restituito quei preziosi beni che avevamo perduto con la colpa. Perciò l'Apostolo ha scritto: "Cristo fu dato a morte per i nostri peccati e risuscitò per nostra giustificazione" (Rm 4,25). Affinché, dunque, nulla mancasse alla salvezza del genere umano, fu necessario che Cristo risorgesse, come era stato necessario che morisse.


78 Utilità della risurrezione di Gesù Cristo

Da quanto abbiamo detto possiamo rilevare l'utilità grande che la risurrezione di Cristo nostro Signore ha recata ai fedeli. Anzitutto, per essa riconosciamo che Dio è immortale, pieno di gloria, vincitore della morte e del demonio; titoli che senza dubbio dobbiamo credere e confessare di Gesù Cristo. Di più, la risurrezione di Cristo produce anche la risurrezione del nostro corpo, sia perché è stata la causa efficiente di questo mistero, sia perché noi tutti dobbiamo risorgere secondo l'esempio del Signore, come attesta l'Apostolo, circa la risurrezione dei corpi: "Da un uomo venne la morte e da un uomo la risurrezione da morte" (1 Cor 15,21). Infatti, in tutto il mistero della nostra redenzione, Dio si è servito dell'umanità di Cristo come di efficace strumento: quindi la sua risurrezione fu come uno strumento per operare la nostra. Inoltre la risurrezione di Cristo si può considerare quale modello, essendo la più perfetta di tutte.

Come il corpo di Cristo risorgendo a gloria immortale s'è trasformato, così anche i nostri corpi, già deboli e mortali, si rileveranno adorni di gloria e d'immortalità. Insegna l'Apostolo che noi aspettiamo come salvatore il nostro Signore Gesù Cristo, il quale trasformerà il nostro povero corpo per farlo conforme al corpo della sua gloria (Fil 3.20.21). Questo si può dire anche dell'anima, morta nel peccato, mostrandoci l'Apostolo medesimo in qual senso la risurrezione di Cristo può servirle da esemplare: "Come Cristo risuscitò da morte per gloria del Padre, così noi viviamo di nuova vita. Poiché se siamo come innestati alla somiglianza della sua morte, lo saremo anche a quella della risurrezione" (Rm 6,4.5); e poco dopo aggiunge: "Sapendo noi che Cristo, risuscitato da morte, non muore più, la morte più non lo dominerà. Poiché quanto all'esser lui morto, morì per il peccato una volta; quanto poi al vivere, egli vive per Dio. Nella stessa guisa anche voi fate conto di esser morti al peccato e vivi per Dio, in Cristo Gesù" (ibid. 9-11).


79 Esempi che si ricavano dalla risurrezione di Cristo

Due pertanto sono gli esempi da imitare nella risurrezione di Cristo. L'uno è che, lavate le macchie del peccato, iniziamo un nuovo genere di vita, in cui rifulgano l'integrità dei costumi, l'innocenza, la santità, la modestia, la giustizia, la beneficenza, l'umiltà. L'altro si è il perseverare in questo nuovo genere di vita in modo tale da non uscir mai più, con l'aiuto di Dio, fuori della via di giustizia, nella quale siamo entrati. Giacché le parole dell'Apostolo non significano soltanto che la risurrezione di Cristo è un esempio della nostra, ma dichiarano pure che essa ci offre anche la capacità di risorgere e ci elargisce la forza e lo spirito per coltivare la santità, la giustizia e per osservare i precetti di Dio. Come infatti dalla sua morte prendiamo non solo l'esempio del morire al peccato, ma la virtù per morirvi di fatto, così la sua risurrezione ci somministra le forze per conseguire la giustizia, onde poi camminare in devota e santa pietà verso Dio, secondo la novità di quella vita, alla quale siamo risorti. Questo soprattutto ha voluto ottenere il Signore con la sua risurrezione: che noi, già morti con lui al peccato e al mondo, con lui risorgessimo a un genere e a una norma tutta nuova di vita.


80 I segni della nostra risurrezione spirituale

Quali siano i segni principali di questa risurrezione, ce lo ricorda l'Apostolo, il quale con le parole: "Se siete risuscitati con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo alla destra di Dio" (Col 3,1) mostra chiaramente che coloro i quali desiderano aver vita, onori, riposo e ricchezze là dov'è Cristo, sono davvero risorti con lui. Invece con le altre: "Pensate alle cose di lassù, non a quelle della terra" (ibid. 2), ha aggiunto come una seconda nota, per distinguere se veramente siamo risorti con Cristo. Come infatti il gusto suole indicare lo stato di salute del corpo, così se uno apprezza tutto ciò che è vero, pudico, giusto, santo, se nell'intimo senso della sua mente assapora la dolcezza delle cose celesti, allora avrà la prova migliore che l'anima così bene affetta è davvero risorta con Gesù Cristo a una vita nuova e spirituale.