Catechismo del concilio di Trento/Parte I/Articolo 6

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Parte I, Articolo 6: Salì al cielo, siede alla destra di Dio Padre Onnipotente

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Parte I, Articolo 6: Salì al cielo, siede alla destra di Dio Padre Onnipotente
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81 Significato dell'articolo

Il Profeta David, contemplando ripieno dello spirito di Dio la beata e gloriosa ascensione del Signore, esorta tutti a celebrare con grande letizia e gaudio un tale trionfo, con queste parole: "Popoli tutti, battete le mani, giubilate a Dio con canto di trionfo: è asceso Iddio in mezzo al tripudio" (Sal 46,2.6). Intenderà da ciò il parroco il dovere di spiegare con il massimo impegno questo mistero e di curare con diligenza che i fedeli non solo lo apprendano con la fede dell'intelletto, ma si sforzino con l'aiuto di Dio di esprimerlo nelle opere della vita. Quanto alla spiegazione di questo sesto articolo, in cui principalmente si tratta di questo divino mistero, è bene cominciare dalla prima parte ed enuclearne il significato.


82 Cristo è asceso in cielo per sua virtù come Dio e come uomo

ASCESE AL CIELO. I fedeli devono fermamente credere che Cristo, compiuto il mistero della nostra redenzione, ascese al cielo, in corpo e anima come uomo, mentre, in quanto Dio, non ne fu mai assente, poiché riempie ogni luogo della sua divinità. Il parroco insegnerà come egli ascese per virtù propria, non elevato per forza altrui, come Elia che fu tratto in cielo da un carro di fuoco (2 Re 2,11), o il Profeta Abacuc (Dn 14,35), o il diacono Filippo (At 8,39) che, portati nell'aria per divina virtù, trasvolarono notevoli distanze. E lo fece per virtù propria non solo come Dio, per l'onnipotente virtù della sua divinità, ma anche come uomo. Poiché sebbene tale cosa non potesse compiersi con le forze naturali, pure la virtù, di cui era dotata l'anima beata di Cristo, potè muovere il corpo come le piacque; e questo, che già era glorificato, potè facilmente ubbidire all'impero dell'anima che lo muoveva. Questa è la ragione per cui crediamo che Cristo, come Dio e come uomo, è asceso al cielo per sua virtù.


83 Che significa "sedere alla destra del Padre"

SIEDE ALLA DESTRA DEL PADRE. Queste parole si trovano nella seconda parte dell'articolo e sarà opportuno far notare che abbiamo qui una metafora, frequente nella Sacra Scrittura per cui, indulgendo alla struttura del nostro intelletto, attribuiamo a Dio affetti e membra umane, mentre, essendo puro spirito, non si può concepire in lui nulla di corporeo. Ora, poiché tra gli uomini stimiamo che si debba tributare maggior onore a chi sta alla destra, noi applichiamo la stessa idea alle cose celesti e, per spiegare la gloria che Cristo come uomo si è guadagnata sopra tutti gli uomini, diciamo che siede alla destra del Padre. Ma qui sedere non significa il luogo o la posizione del corpo, ma il fermo e stabile possesso di quella suprema e regale potestà e gloria che ha ricevuto dal Padre. Dice l'Apostolo: "Risuscitandolo da morte e collocandolo alla sua destra nei cieli, al di sopra di ogni principato, potestà, virtù, dominazione e sopra qualunque nome, che sia pronunziato non solo in questo secolo ma anche nel futuro, tutto pose sotto i piedi di lui" (Ef 1,20-22).

Appare da queste parole che questa gloria è così propria e peculiare di Cristo che non può convenire a nessun'altra natura creata, come il medesimo Apostolo attesta in altro luogo: "A quale degli angeli disse egli mai: "Siedi alla mia destra"?" (Eb 1,13).


84 Tutti i misteri della vita di Cristo si riferiscono all'Ascensione

Il parroco spiegherà più a lungo il senso dell'articolo, narrando la storia dell'ascensione, che l'Evangelista san Luca ha con ordine mirabile descritto negli Atti degli Apostoli (1,2-12). E qui occorrerà soprattutto osservare che tutti gli altri misteri si riferiscono all'ascensione e in essa trovano la perfezione e il compimento. Infatti come l'incarnazione del Signore è l'inizio di tutti i misteri della nostra religione, così l'ascensione chiude la sua peregrinazione quaggiù. Di più, gli altri articoli del Simbolo che si riferiscono a Cristo nostro Signore mostrano la sua immensa bontà e abbassamento, nulla potendosi pensare di più deprimente e umiliante di questo: che il Figlio di Dio abbia assunto la natura e debolezza umana e abbia voluto patire e morire per noi. Confessando invece nell'articolo precedente che egli è risorto da morte e, in questo, che è asceso al cielo e siede alla destra del Padre, non possiamo affermare nulla di più grandioso e ammirabile per descrivere la sua gloria eccelsa e la sua divina maestà.


85 Cause dell'Ascensione

Bisognerà spiegare con cura per qual motivo Cristo nostro Signore è asceso al cielo. Anzitutto perché al suo corpo, ornato nella risurrezione dalla gloria dell'immortalità, conveniva non già il soggiorno di questa oscura abitazione terrena, ma l'altissimo e splendido domicilio del cielo. E ciò non solo per insediarsi nel soglio regale di gloria, acquistato con il sangue, ma anche per curare la nostra salvezza. Secondo, per mostrar di fatto che il suo regno non è di questo mondo (Gv 18,36). I regni del mondo sono terreni e labili; si basano sulla copia delle ricchezze e la potenza del braccio; invece il regno di Cristo non è terreno, quale se l'aspettavano i Giudei, ma spirituale ed eterno. Cristo stesso ha mostrato che sono spirituali i suoi beni e tesori, collocando in cielo la sua sede, dove sono da stimarsi più ricchi e più forniti di beni quelli che con più diligenza cercano le cose di Dio. San Giacomo infatti attesta che Dio ha eletto i poveri in questo mondo, per farli ricchi di fede ed eredi del regno promesso da Dio a coloro che lo amano (Gc 2,5). Terzo, perché con lo spirito e con il desiderio lo seguissimo nella sua ascensione. Come infatti con la sua morte e risurrezione ci aveva lasciato un modello di morte e risurrezione spirituale, così con l'ascensione ci insegna a levarci con il pensiero nel cielo, pur restando sulla terra, confessando che noi siamo quaggiù ospiti e pellegrini in cerca della patria (Eb 11,13), ma già concittadini dei santi e familiari di Dio (Ef 2,19); giacché, come dice ancora il medesimo Apostolo: "La nostra patria è nei cieli" (Fil 3,20).


86 Benefici dell'Ascensione

Il Profeta David molto tempo prima, secondo l'Apostolo, aveva cantato l'efficacia e la grandezza dei beni ineffabili che la benignità di Dio ha effuso in noi: "Asceso in alto, ne menò schiava la schiavitù; distribuì doni agli uomini" (Sal 67,19; Ef 4,8). Il decimo giorno infatti (dopo l'ascensione) mandò lo Spirito Santo, la cui feconda virtù riempì tutta la moltitudine presente di fedeli, attuando la magnifica promessa: "È meglio per voi che io me ne vada; perché se io non vado, non verrà a voi il Consolatore; ma quando sarò andato, ve lo manderò" (Gv 16,7). Ascese al cielo, secondo il detto dell'Apostolo, anche per comparire dinanzi a Dio a nostro vantaggio e fungere da nostro avvocato presso il Padre (Eb 9,24). "Figlioli miei" dice san Giovanni "scrivo a voi queste cose affinché non pecchiate; ma se alcuno avrà peccato, abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo, il giusto; egli è propiziazione per i nostri peccati" (1 Gv 2,1). Ne v'è certo fonte alcuna, da cui i fedeli abbiano ad attingere maggiore letizia e giocondità di animo, quanto dal saper costituito patrono della nostra causa e intercessore della nostra salvezza nostro Signore Gesù Cristo, che gode presso l'eterno Padre di somma grazia e autorità.

Finalmente Cristo ci ha preparato nel cielo un posto, come aveva promesso (Gv 14,2) e, a nome di noi tutti, egli, come capo, è venuto in possesso della gloria celeste. Entrando nel cielo ci ha aperto le porte che il peccato di Adamo aveva chiuse e ci ha spianato la via per arrivare alla beatitudine celeste, come aveva predetto ai discepoli nell'ultima cena. Appunto per mostrarlo apertamente con il fatto, introdusse con sé nella casa della beatitudine eterna le anime dei buoni, che aveva strappate dagli inferi.

A questa mirabile copia di doni celesti è seguita una salutare serie di vantaggi. Anzitutto si è molto accresciuto il merito della nostra fede. Infatti la fede si riferisce alle cose invisibili e remote dalla ragione e dall'intelligenza dell'uomo. Ora se il Signore non si fosse allontanato da noi, il merito della nostra fede rimarrebbe diminuito, poiché Cristo stesso chiama beati quelli che non hanno veduto e hanno creduto (Gv 20,29). Secondo, l'ascensione di Cristo al cielo è adattissima a confermare nei nostri cuori la speranza, poiché come professiamo che Cristo uomo è asceso al cielo e ha collocato la natura umana alla destra del Padre, così vivamente speriamo di ascendere colà anche noi sue membra, per ricongiungerci con il nostro Capo. Il Signore medesimo lo ha attestato con le parole: "Padre, io voglio che quelli i quali mi hai dato siano essi pure con me, dove sono io" (Gv 17,24).

Terzo notevolissimo beneficio da noi conseguito si è l'aver rapito verso il cielo il nostro amore, infiammandoci di ardore divino. E stato detto con somma verità che il nostro cuore è là dov'è il nostro tesoro (Mt 6,21). Certo, se Cristo nostro Signore dimorasse qui in terra, tutta la nostra mente sarebbe intenta nella visione e nella familiarità di lui uomo; lo ammireremmo solo come l'uomo che ci ha tanto beneficato e lo ameremmo di un amore terreno. Invece salendo al cielo egli ha reso spirituale il nostro amore e ha fatto sì che veneriamo e amiamo come Dio colui che ora pensiamo assente. Ciò s'intende meglio, sia con l'esempio degli Apostoli che, finché il Signore fu presente, sembravano giudicarlo con criteri umani; sia con la parola stessa del Signore che disse: "È meglio per voi che me ne vada". Infatti l'amore imperfetto con cui amavano Cristo presente doveva perfezionarsi con l'amore divino mediante la discesa dello Spirito Santo; perciò aggiunse subito: "Se io non vado, non verrà a voi il Consolatore" (Gv 16,7).

Quarto, dopo l'ascensione il Signore ha ampliato la sua dimora terrena, cioè la Chiesa, che è governata sotto la virtù e la guida dello Spirito Santo. A essa lasciò, come Pastore universale tra gli uomini e come supremo gerarca, Pietro, principe degli Apostoli; altri costituì Apostoli, altri Profeti, Evangelisti, Pastori e Dottori (Ef 4,11). Sedendo ora alla destra del Padre, distribuisce sempre a questi e a quelli doni diversi; perché, attesta l'Apostolo, a ciascuno di noi è data la grazia secondo la misura del dono di Cristo (Ef 4,7).

Da ultimo, quel che abbiamo insegnato sopra sul mistero della morte e risurrezione devono i fedeli pensarlo anche dell'ascensione. Perché sebbene noi dobbiamo la nostra salute e redenzione alla passione di Cristo, che con i suoi meriti ha aperto ai giusti la via dal cielo, tuttavia la sua ascensione non ci è proposta solo come un modello, che ci insegna a guardare in alto e ad ascendere in cielo con lo spirito, ma ci ha pure procacciato la forza divina per farlo.