Catechismo del concilio di Trento/Parte I/Articolo 9

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Parte I, Articolo 9: Credo la Santa Chiesa Cattolica, la comunione dei Santi

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Parte I, Articolo 9: Credo la Santa Chiesa Cattolica, la comunione dei Santi
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103 Senso dell'articolo

Facilmente s'intenderà la diligenza che i parroci devono mettere nello spiegare ai fedeli la verità di questo nono articolo, considerando principalmente due cose: anzitutto che i Profeti, come nota sant'Agostino (In Psalmos, 30, 2 e 8), hanno più chiaramente e apertamente parlato della Chiesa che di nostro Signore Gesù Cristo prevedendo che molti più potevano errare ed esser ingannati su questo punto che sul mistero dell'incarnazione. Infatti non sarebbero mancati uomini empi, i quali, a somiglianza della scimmia che si finge uomo, avrebbero dichiarato di esser essi soli cattolici, affermando, con non minore empietà che superbia, che la Chiesa cattolica si trova solo presso di loro. Qualora si abbia bene impressa nell'animo questa verità, facilmente si potrà evitare il terribile scoglio dell'eresia. Poiché non si deve chiamare subito eretico uno che abbia peccato contro la fede, ma se, disprezzata l'autorità della Chiesa, difende pertinacemente le sue empie opinioni. E poiché non può macchiarsi di eresia se presterà fede a quanto in questo articolo gli vien proposto di credere, adoperino ogni cura i pastori affinché i fedeli, premuniti, grazie alla cognizione di questo articolo, contro le arti del nemico, perseverino nella verità. Questo articolo dipende dal precedente: ivi infatti abbiamo dimostrato che lo Spirito Santo è fonte munifica di ogni santità; qui professiamo che Egli ha donato la santità alla Chiesa.


104 Significato generico del termine "chiesa"

Il termine "chiesa" viene dal greco ed è stato dai latini applicato alla religione dopo la divulgazione del Vangelo; importa quindi conoscerne il significato. Chiesa significa "convocazione"; ma gli scrittori hanno poi usato il vocabolo nel senso di "assemblea" o "riunione", senza badare se vi si adorasse il vero Dio o le false divinità. Leggiamo invero negli Atti, a proposito degli Efesini, che un funzionario, quietata la folla, disse: "Se poi chiedete qualche cosa d'altro, si risolverà in una chiesa [adunanza] legittima" (At 19,39). E si trattava del popolo efesino, votato al culto di Diana. E non soltanto i popoli che non conoscono Dio, ma anche le congreghe di uomini empi sono a volte chiamate chiesa: "Io ho in odio" dice David "la chiesa [compagnia] dei malvagi e non mi metto a sedere accanto agli empi" (Sal 25,5).


105 Significato speciale del termine "chiesa"

L'uso ordinario della Sacra Scrittura volse poi questa parola a significare soltanto la "società cristiana" e le "assemblee dei fedeli", di coloro cioè che per mezzo della fede sono chiamati alla luce della verità e alla cognizione di Dio, per adorare lui, vivo e vero, con pia e santa mente, e servirlo di tutto cuore. La Chiesa dunque, per dir tutto con una frase di sant'Agostino, è il popolo fedele sparso per l'universo intero (In Psalmos, 149, 2 e 10).

Grandi misteri sono compresi in questo vocabolo. Nel senso di "convocazione" infatti vi rifulgono la benignità e lo splendore della grazia divina e si rileva la differenza grande che corre tra la Chiesa e le altre pubbliche società. Queste si basano sulla ragione e la prudenza umana; quella è fondata sulla sapienza e il consiglio di Dio. Egli ci ha chiamato internamente con il soffio dello Spirito Santo, che schiude il cuore degli uomini, ed esternamente con l'opera e il ministero dei pastori e dei predicatori. Quale sia il fine a noi proposto da questa chiamata, cioè la cognizione e il possesso dei beni eterni, s'intenderà bene da chi noterà la ragione per cui in antico il popolo fedele, posto sotto la Legge, si chiamava "sinagoga" o "congrega". Codesto nome gli fu imposto, secondo sant'Agostino, perché a modo di gregge, cui si addice esser congregato, era rivolto solo ai beni terreni e caduchi. Ma il popolo cristiano giustamente è detto Chiesa e non sinagoga, perché, disprezzate le cose terrene e mortali, aspira solo a quelle celesti ed eterne.


106 Altri nomi della Chiesa

Vi sono molti altri nomi, pieni di significato, che servono a designare la società cristiana. L'Apostolo la chiama "casa" e "edificio di Dio": "Qualora io tardassi, sappi come comportarti nella casa di Dio, che è la Chiesa del Dio vivente, colonna e fondamento della verità" (1 Tm 3,15). La Chiesa vien detta "casa" in quanto è come una famiglia retta da un solo capo, in cui v'è comunione di tutti i beni spirituali. È anche chiamata "gregge delle pecorelle" di Cristo, di cui Cristo è porta e pastore (Gv 10,1.2).

E` detta anche "sposa di Cristo". Così l'Apostolo ai Corinzi: "Vi ho sposati per presentarvi, qual pura vergine, a un sol uomo, a Cristo" (2 Cor 11,2); e agli Efesini: "Uomini, amate le vostre mogli, come Cristo amò la Chiesa"; e più sotto, parlando del matrimonio: "Questo sacramento è grande; lo dico in rapporto a Cristo e alla Chiesa" (Ef 5,25.32). Infine la Chiesa è detta anche "corpo di Cristo", nelle lettere a quelli di Efeso (1,23) e di Colossi (1,24). Il che deve validamente stimolare i fedeli a mostrarsi degni dell'immensa clemenza e bontà di Dio, che li ha eletti a essere suo popolo.


107 La Chiesa militante e quella trionfante

Dopo questo, è necessario enumerare le singole parti della Chiesa e far rilevare le reciproche differenze, affinché il popolo intenda meglio la natura, le proprietà, i doni e le grazie della Chiesa a Dio diletta e mai cessi di lodare il suo nome santissimo.

Due sono le parti principali della Chiesa: la "trionfante" e la "militante". La prima è l'assemblea illustre e felice degli spiriti beati e di coloro che hanno trionfato del mondo, della carne e del perfido demonio. Liberi e sicuri dalle molestie di questa vita, essi godono la beatitudine eterna. La seconda è l'insieme di tutti i fedeli che ancora vivono sulla terra. Si chiama militante, perché i suoi mèmbri devono sempre combattere con quei terribili nemici che sono il mondo, la carne e il demonio. Ma non si deve per questo ritenere che siano due chiese; bensì, come abbiamo detto, due parti della medesima Chiesa, una delle quali ha preceduto ed è già in possesso della patria celeste; l'altra segue sulla terra fino al giorno in cui, ricongiunta al Salvatore, si riposerà nella felicità eterna.


108 Chi è compreso nella Chiesa

Nella Chiesa militante vi sono due specie di uomini: i buoni e i cattivi. I cattivi partecipano dei medesimi sacramenti e professano la stessa fede dei buoni, ma ne differiscono per la vita e i costumi. Buoni sono quelli i quali sono congiunti e stretti tra loro non solo dalla professione della fede e dalla comunione dei sacramenti, ma anche dal soffio della grazia e dal vincolo della carità. Di essi è scritto: "II Signore conosce quelli che sono i suoi" (2 Tm 2,19). Gli uomini possono congetturare chi siano gli appartenenti a questa schiera di buoni, non già saperlo con sicurezza. Quindi non si deve credere che Cristo abbia voluto alludere a questa parte della Chiesa quando ci ha rimesso alla Chiesa, ordinandoci di ubbidire alla medesima (Mt 18,17). Essendo sconosciuta, come potrebbe uno esser certo a qual giudice debba ricorrere e a quale autorità debba ubbidire? La Chiesa abbraccia i buoni e i cattivi, come attestano la Sacra Scrittura e gli scritti dei santi Padri. Questo volle intendere l'Apostolo scrivendo: "Un solo corpo, un solo spirito" (Ef 4,4).

Questa Chiesa è manifesta e visibile e viene paragonata a una città posta sopra un monte, che si vede dappertutto; poiché, dovendo tutti ubbidirle, è necessario conoscerla. E abbraccia non solo i buoni ma anche i cattivi, come molte parabole del Vangelo c'insegnano; per esempio là dove il regno dei cicli, cioè la Chiesa militante, è paragonato alla rete che si getta nel mare o al campo in cui viene soprasseminato il loglio (Mt 13,47.24); o all'aia in cui si ammucchiano frumento e pula (Le 3,17); o alle dieci vergini, metà fatue e metà savie (Mt 15,1.2). Si deve vedere una figura e un'immagine della Chiesa anche nell'antica arca di Noè (Gn 7), dov'erano chiusi non solo gli animali mondi, ma anche gli immondi. E sebbene la fede cattolica affermi con verità e costanza che alla Chiesa appartengono i buoni e i cattivi, bisogna tuttavia spiegare ai fedeli che, secondo le medesime norme di fede, è ben diversa la condizione di entrambi. I cattivi sono compresi nella Chiesa come la pula sta insieme con il frumento sull'aia o come le membra guaste restano congiunte al corpo vivo.


109 Chi è escluso dalla Chiesa

Segue da ciò che solo tre categorie di uomini sono escluse dalla Chiesa: gli infedeli, gli eretici e scismatici, gli scomunicati. Gli infedeli, perché non sono mai entrati nella Chiesa, mai l'hanno conosciuta, ne mai sono stati fatti partecipi dei sacramenti nella comunione del popolo cristiano. Gli eretici e gli scismatici, perché si sono separati dalla Chiesa e non appartengono più alla medesima, come i disertori non appartengono più all'esercito da cui sono fuggiti. Non si deve però ritenere che essi non soggiacciano alla potestà della Chiesa, che li chiama in giudizio, li punisce e li anatematizza. Gli scomunicati, infine, perché, essendo stati esclusi dalla Chiesa in seguito a un giudizio della medesima, non appartengono più a essa, fino a resipiscenza. Quanto agli altri uomini, pur peccatori e scellerati, è certo che essi continuano a essere nella Chiesa. E questo lo si deve ricordare spesso ai fedeli, affinché essi siano ben persuasi che anche quando la vita di certi prelati della Chiesa fosse viziosa, costoro sono sempre nella Chiesa, ne resta diminuita la loro potestà.


110 Vari significati del termine "chiesa"

Con il nome di chiesa si sogliono anche designare le varie parti della Chiesa universale, come fa l'Apostolo quando nomina le chiese di Corinto (1 Cor 1,2), della Galazia (Gal 1,2), di Laodicea (Col 4,16), di Tessalonica (1 Ts 1,1). Talora chiama chiesa anche le private famiglie dei fedeli, come quando dice di salutare la chiesa domestica di Prisca e di Aquila (Rm 16,4): "Vi salutano nel Signore grandemente Aquila e Priscilla con la loro chiesa domestica" (1 Cor 16,19); e la stessa parola adopera scrivendo a Filemone (Fm 1,2).

Talora il vocabolo chiesa designa i suoi capi e pastori: "Se non ti ascolta, dillo alla Chiesa" (Mt 18,17); volendo intendere qui i capi della Chiesa. Si dice chiesa anche il luogo ove il popolo si aduna per la predica o altra funzione religiosa (1 Cor 11,18). Ma in questo articolo per Chiesa s'intende principalmente il popolo cristiano composto di buoni e di cattivi e non solo coloro che sono a capo, ma anche quelli che devono ubbidire.


111 Note caratteristiche della Chiesa

SANTA, CATTOLICA. Si spieghino ai fedeli le proprietà di questa Chiesa, dalle quali si rileva quanto sia grande il beneficio di Dio verso coloro che in essa nascono e sono educati.


112 Unità della Chiesa

La prima proprietà ricordata nel Simbolo dei Padri [niceni] è l'unità. Sta scritto: "Una è la mia colomba, una è la mia bella" (Ct 6,8). Una così grande moltitudine di uomini, diffusa per ogni dove, è detta una per i motivi elencati dall'Apostolo agli Efesini: "Uno è il Signore, una la fede, uno il Battesimo" (Ef 4,5). Uno è anche il suo capo e moderatore: quello invisibile è Cristo nostro Signore che l'eterno Padre ha costituito capo di tutta la Chiesa, suo mistico corpo (Ef 1,22), e quello visibile che siede sulla cattedra di Roma, quale successore legittimo di Pietro, principe degli Apostoli.

Unanime fu il consenso dei Padri nel ritenere necessario questo capo visibile, per costituire e conservare l'unità della Chiesa. San Girolamo lo vide chiaramente e ne scrisse in questi termini contro Gioviniano: "Uno solo viene eletto affinchè, costituito il capo, sia tolta ogni occasione di scisma" (1 Adv. lovin., 1, 26). E a Damaso: "Taccia l'invidia, receda l'ambizione della romana dignità; io parlo con il successore del Pescatore, con il discepolo della croce. Io non seguo altri che Cristo come primo duce: ma mi unisco in comunione con la tua Beatitudine, cioè con la cattedra di Pietro, sapendo che su questa pietra è stata edificata la Chiesa. Chiunque mangerà l'agnello fuori di questa casa è un estraneo; chiunque non starà nell'arca di Noè, perirà nelle acque del diluvio" (Epist., 15, 2). Molto tempo prima avevano detto la stessa cosa Ireneo (Adv. haereses, 3, 3) e Cipriano, il quale ultimo, parlando dell'unità della Chiesa, scrive: "II Signore dice a Pietro: "Io, o Pietro, dico a tè che tu sei Pietro e sopra questa pietra edificherò la mia Chiesa". Edifica la Chiesa sopra uno solo e, sebbene attribuisca a tutti gli Apostoli, dopo la risurrezione, uguale potestà e dica: "Come il Padre ha mandato me, cosi io mando voi; ricevete lo Spirito Santo", pure, volendo far manifesta l'unità, dispose con la sua autorità che l'origine di detta unità derivasse da uno solo" (Cipriano, De cath. Eccl. unitate, 4).

Ottato di Milevi scrive: "Non ti può scusar l'ignoranza, sapendo bene che in Roma, a Pietro per primo, fu data la cattedra episcopale sulla quale sedette il capo di tutti gli Apostoli, affinché tutti conservassero in lui solo l'unità della sede e i singoli Apostoli non estollessero ciascuno la propria. Perciò è scismatico e prevaricatore chi contro quest'unica cattedra ne colloca un'altra" (Ottato, Contro Parmen., 2, 2). Anche san Basilio scrive: "Pietro è stato collocato nel fondamento. Egli aveva detto: "Tu sei il Cristo figlio del Dio vivente" e in cambio aveva udito di dover essere la pietra; non però nella stessa maniera di Cristo. Cristo è la pietra veramente immobile; Pietro è immobile per virtù di quella. Gesù elargisce agli altri le sue dignità; è sacerdote e fa i sacerdoti; è pietra e costituisce la pietra: così elargisce ai suoi servi le cose sue" (Basilio, Hom. [falsamente ascritta] De paenit., 4). Infine sant'Ambrogio afferma: "Pietro è anteposto a tutti, perché solo fra tutti confessa [la divinità di Cristo]" (sant'Ambrogio, Exp. evang. sec. Lucam, 10, 175). Se uno obietta che la Chiesa, paga dell'unico capo e sposo Gesù Cristo, non ne debba cercare un altro, la risposta è pronta. Gesù Cristo è non solo l'autore, ma ancora l'interiore ministro dei singoli sacramenti; perché è lui che battezza e che assolve; eppure ha istituito degli uomini come ministri esteriori dei sacramenti. Perciò ha preposto alla Chiesa, che egli regge con il suo intimo soffio, un uomo quale vicario e ministro della sua potestà. Una Chiesa visibile ha bisogno di un capo visibile: quindi il nostro Salvatore, dando a Pietro con solenni parole l'incarico di pascolare le sue pecore, lo ha costituito capo e pastore della grande famiglia dei fedeli, nel senso che il suo successore avesse la medesima potestà di reggere e governare tutta la Chiesa.

Del resto, scrive l'Apostolo ai Corinzi, "Uno e identico è lo spirito che infonde la grazia ai fedeli, come l'anima da vita alle membra del corpo" (1 Cor 12,11). E invitando quelli di Efeso a mantenere questa unità scrive: "Siate solleciti nel conservare l'unità dello spirito mediante il vincolo della pace: un solo corpo e un solo spirito" (Ef 4,3.4). Come il corpo umano si compone di molte membra, tutte avvivate da una sola anima che da vista agli occhi, udito alle orecchie e agli altri sensi le rispettive virtù, così il corpo mistico di Cristo, la Chiesa, si compone di molti fedeli. Unica è anche la speranza, come ivi l'Apostolo testifica, alla quale siamo stati chiamati, poiché tutti speriamo la medesima cosa: la vita eterna e beata. Una è infine la fede che tutti devono ricevere e professare. "Non ci siano scismi tra voi" dice l'Apostolo (1 Cor 1,10), e uno pure è il Battesimo, che è il sacramento della fede cristiana.


113 Santità della Chiesa

La seconda proprietà della Chiesa è la santità, come insegna il principe degli Apostoli scrivendo: "Ma voi, stirpe eletta, gente santa" (1 Pt 2,9). È detta "santa", perché consacrata e dedicata a Dio, com'è consuetudine chiamare sante tutte le cose di questo genere, anche materiali, purché ordinate e destinate al culto divino, come per esempio, nell'antica Legge, i vasi sacri, le vesti, gli altari e anche i primogeniti che venivano dedicati all'Altissimo. Né deve recare meraviglia che la Chiesa sia detta santa, sebbene contenga molti peccatori, giacché i fedeli si chiamano santi, in quanto sono divenuti popolo di Dio e, mediante la fede e il Battesimo, si sono consacrati a Cristo, anche se poi peccano e non mantengono le promesse fatte. Allo stesso modo chi esercita un'arte è sempre chiamato artefice, anche se non osserva i precetti dell'arte sua. Perciò san Paolo chiama i fedeli di Corinto "santificati" e "santi" (1 Cor 1,2), sebbene sia noto che ve ne fossero taluni che egli acerbamente rimprovera come carnali e peggio (ibid. 3,1).

Santa è la Chiesa, perché congiunta come corpo al suo santissimo capo, che è Cristo nostro Signore, fonte di ogni santità, dal quale ci vengono i carismi dello Spirito Santo e le ricchezze della divina bontà. Molto efficacemente sant'Agostino, interpretando quelle parole del Profeta: "Proteggi l'anima mia perché sono santo", dice: "Osi pure il corpo mistico di Cristo, osi, come un solo uomo, gridare dagli estremi confini della terra e dire con il suo Capo e sotto il suo Capo: "Io sono santo" poiché ha ricevuto la grazia di santità, la grazia del Battesimo e della remissione dei peccati" (In Psalmos, 85, 2). E dopo poco aggiunge: "Se è vero che tutti i cristiani e i fedeli, battezzati in Cristo, hanno rivestito Cristo, come dice l'Apostolo: "Tutti voi che siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo" (Gal 3,27); se è vero che son divenuti membra del suo corpo, eppure dicono di non esser santi, allora fanno ingiuria al Capo le cui membra sono sante".

Infine si aggiunga che solo la Chiesa possiede il culto legittimo del sacrificio e l'uso salutare dei sacramenti. Per essi, come per efficaci strumenti della grazia divina, Dio produce la vera santità, di guisa tale che i veramente santi non possono essere fuori di questa Chiesa. È chiaro dunque che la Chiesa è santa; e santa perché è il corpo di Cristo, da cui viene santificata e dal cui sangue viene lavata.


114 Cattolicità della Chiesa

Terza proprietà della Chiesa è il dirsi "cattolica" ossia "universale", epiteto che le conviene a buon diritto perché, come attesta sant'Agostino: "Da Oriente a Occidente si diffonde con lo splendore di un'unica fede" (Sermo, 242, 4). Essa non è, come le nazioni civili o le conventicole eretiche, ristretta nei confini di un regno o nell'ambito di una razza; ma abbraccia nel seno della sua carità tutti gli uomini: barbari o sciti, schiavi o liberi, maschi o femmine (Gai 3,28). Perciò sta scritto: "Ci hai ricomperati per Dio con il tuo sangue, da tutte le tribù e lingue e popoli e nazioni; e ci hai fatti regno per il nostro Dio" (Ap 5,9). David dice della Chiesa: "Chiedimi e ti darò in retaggio i popoli, in possesso le più lontane regioni" (Sai 2,8); e altrove: "Porrò Rahab e Babilonia tra coloro che mi han conosciuto" e "Ogni uomo è nato in essa" (Sai 86,4.5).

Del resto tutti i fedeli, da Adamo a oggi e da oggi alla fine del mondo, i quali professano la vera fede, appartengono alla medesima Chiesa, che è stata edificata sopra il fondamento degli Apostoli e dei Profeti. Tutti questi sono stati costituiti e fondati su quella pietra angolare che è Cristo, il quale delle due cose ne ha fatta una e ha annunciato la pace ai vicini e ai lontani (Ef 2,14-20). Si dice universale anche perché quanti vogliono conseguire la salute eterna devono aderire alla Chiesa, non diversamente da coloro che, per non perire nel diluvio, entrarono nell'arca.


115 Apostolicità della Chiesa

Questa pertanto è la norma più sicura per distinguere la vera Chiesa dalla falsa. Ma la verità della Chiesa si può riconoscere anche dall'origine che, per una grazia evidente, deriva dagli Apostoli. La verità della sua dottrina non è recente ne nata ora, ma trasmessa un tempo dagli Apostoli e disseminata poi per tutto il mondo. Segue da ciò che nessuno deve dubitare che le empie teorie degli eretici, contrarie alla dottrina della Chiesa predicata dal tempo degli Apostoli fino a oggi, si allontanano dalla fede della vera Chiesa.

Perciò, affinché tutti capissero quale fosse la Chiesa cattolica, per divina ispirazione i Padri aggiunsero nel Simbolo l'epiteto di "apostolica". Infatti lo Spirito Santo che presiede alla Chiesa non la governa con altra sorta di ministri all'infuori di quelli apostolici. Questo Spirito fu prima donato agli Apostoli ed è poi sempre rimasto nella Chiesa, grazie all'infinita benignità di Dio. Ma come soltanto questa Chiesa non può errare nell'insegnare la disciplina della fede e dei costumi, perché governata dallo Spirito Santo, così tutte le altre, che si arrogano il nome di chiese, essendo guidate dallo spirito del demonio, devono necessariamente cadere in perniciosissimi errori di fede e di costumi.


116 Figure della Chiesa nel Vecchio Testamento

Le figure del Vecchio Testamento sono efficacissime per eccitare l'animo dei fedeli e per richiamare alla memoria bellissimi insegnamenti; per questo soprattutto gli Apostoli le hanno adoperate. I parroci non trascurino questa parte dell'insegnamento, che offre molte utilità. Un chiaro significato ha l'arca di Noè, che fu costruita per divino comando, solo perché nessun dubbio rimanesse circa il suo significato relativo alla Chiesa. Questa infatti Dio l'ha costituita in guisa tale che chiunque entra in essa attraverso il Battesimo rimane salvo da ogni pericolo di morte eterna; mentre quelli che ne sono fuori rimangono sommersi dai loro delitti: appunto come avvenne a quelli che non entrarono nell'arca. Altra figura è quella della grande città di Gerusalemme, il cui nome nella Scrittura designa spesso la Chiesa. In essa soltanto era lecito offrire sacrifici a Dio, perché nella sola Chiesa, e non fuori, si trova il vero culto e il vero sacrificio accetto a Dio.


117 La Chiesa stessa è oggetto di fede

Da ultimo bisogna insegnare in quale senso sia articolo di fede il credere la Chiesa. Certo, ognuno con l'intelligenza e con i sensi percepisce l'esistenza terrena della Chiesa, cioè l'esistenza di un'assemblea di uomini, addetti e consacrati a Gesù Cristo; né sembra vi sia bisogno della fede a capirlo, poiché nemmeno i Giudei o i Turchi lo pongono in dubbio. Ma soltanto la mente illuminata dalla fede, e non dietro considerazioni umane, può comprendere i misteri contenuti nella santa Chiesa di Dio, parte dei quali abbiamo già spiegato, parte vedremo poi, spiegando il sacramento dell'Ordine. Dunque se anche questo articolo, come gli altri, supera la facoltà e le forze della nostra intelligenza, a buon diritto professiamo di considerare la fondazione, gli uffici e la dignità della Chiesa, non con gli occhi dell'umana ragione, ma anche con quelli della fede.

Infatti non furono gli uomini i fondatori di questa Chiesa, ma lo stesso Dio immortale, che l'ha edificata sopra saldissima roccia, come disse il Profeta: "Lo stesso Altissimo l'ha fondata" (Sal 86,5). Perciò si chiama "eredità di Dio" (Sai 27,9), "popolo di Dio" (Os 2,1). La potestà che ha ricevuta non è umana, ma di attribuzione divina. E come non si può acquistare con le forze umane, così solo la fede ci fa intendere che nella Chiesa vi sono le chiavi del regno dei cieli (Mt 16,19); che essa ha ricevuto il potere di rimettere i peccati (Gv 20,23), di scomunicare (Mt 16,19), di consacrare il vero corpo di Cristo (Lc 22,19) e che i cittadini in essa dimoranti non hanno qui dimora stabile, ma ne vanno cercando una futura (Eb 13,14).

Bisogna pertanto credere necessariamente la Chiesa una, santa e cattolica. Noi crediamo nelle tre Persone della Trinità, Padre, Figliolo e Spirito Santo, in guisa tale da collocare in essi tutta la nostra fede. Ma qui, mutando il modo di dire, professiamo di credere "la santa Chiesa", e non "nella santa Chiesa"; questo per distinguere, anche con la diversità della frase, Dio creatore dell'universo dalle cose create e per attribuire a un dono della sua bontà gli immensi benefici che sono stati conferiti alla Chiesa.


118 In che consista la "comunione dei santi"

LA COMUNIONE DEI SANTI. San Giovanni Evangelista, scrivendo ai fedeli intorno ai misteri divini, da questa ragione del suo insegnamento: "Affinché voi pure abbiate società con noi e la nostra società sia con il Padre e con il Figliolo di lui, Gesù Cristo" (1 Gv 1,3). Questa società consiste nella comunione dei santi, oggetto del presente articolo. Sarebbe davvero desiderabile che i responsabili delle chiese imitassero la diligenza di Paolo e degli altri Apostoli nello spiegare questo articolo, che non solo è come un'interpretazione del precedente ed è fecondo di frutti assai ubertosi, ma anche chiarisce qual uso debba farsi dei misteri contenuti nel Simbolo. Noi dobbiamo investigarli e accettarli appunto per esser ammessi nella grandiosa e beata società dei santi e una volta ammessi perseverarvi costantemente, rendendo grazie con gaudio a Dio Padre, che ci ha fatti degni di partecipare alla sorte dei santi nella luce (Col 1,12).

Anzitutto si dovrà insegnare ai fedeli che il presente articolo è come una spiegazione di quello precedente intorno alla Chiesa, una, santa e cattolica; poiché l'unità di spirito da cui è retta fa sì che sia comune tutto quanto essa possiede. Il frutto di tutti i sacramenti appartiene a tutti i fedeli, i quali con essi, come per mezzo di catene, vengono legati e uniti a Cristo: soprattutto con il Battesimo, per il quale, come attraverso una porta, entrano nella Chiesa.

Che questa comunione dei santi indichi quella dei sacramenti, è manifesto dalle parole del Simbolo: "Confesso un solo Battesimo". Seguono a questo, prima l'Eucaristia, poi tutti gli altri sacramenti. Infatti sebbene il nome di "comunione" convenga a tutti i sacramenti, in quanto ci congiungono a Dio e ci fanno partecipi di lui, la cui grazia riceviamo, pure si appropria meglio all'Eucaristia, la quale attua questa comunione.


119 La comunione dei santi illustrata dall'esempio del corpo umano

Nella Chiesa c'è da considerare anche un'altra comunione. Tutto quanto viene praticato con devota e santa mente da uno, appartiene a tutti e a tutti giova, in virtù della carità, che non cerca il proprio vantaggio (1 Cor 13,5). Lo prova la testimonianza di sant'Ambrogio, il quale commentando quel passo del salmo: "Io sono il compagno di quelli che ti temono", osserva: "Come diciamo che un membro è partecipe di tutto il corpo, così diciamo che ciascuno è unito a tutti gli altri che temono il Signore. Perciò Gesù Cristo prescrivendo la formula di preghiera ci fece dire: "il nostro pane" e non "il mio pane" e così via; affinché considerassimo non soltanto il nostro bene individuale, ma quello di tutti" (Exp. de Psalmo, 118, 8, 54).

La comunione dei beni viene spesso illustrata nella Sacra Scrittura con l'appropriata similitudine delle membra del corpo umano. Nel corpo vi son molte membra, che tuttavia formano un solo corpo, nel quale ciascuno compie l'ufficio proprio, non tutti il medesimo. Dette membra non hanno uguale dignità ne compiono funzioni ugualmente utili e decorose, e ciascuna bada non al comodo proprio ma all'utilità di tutto il corpo. E sono congiunte così bene tra loro che, se ne duole una, soffrono anche le altre, per una certa affinità e consenso di natura; mentre se gode, provano anche le altre membra un senso di benessere. Il medesimo si verifica nella Chiesa. Anche in lei vi sono membra diverse, cioè le varie nazioni di giudei e di gentili, liberi e schiavi, poveri e ricchi; ma, una volta ricevuto il Battesimo, diventano un solo corpo, con Cristo per capo. Inoltre a ognuno nella Chiesa è assegnato il suo ufficio. Vi sono alcuni Apostoli, altri Dottori, costituiti tali per la pubblica utilità; ad alcuni spetta il governare e l'insegnare, ad altri l'obbedire e l'essere soggetti.


120 Quali membri della Chiesa godono dei suoi beni spirituali

Coloro che vivono una vita cristiana nella carità godono tanti e preziosi doni e benefici divini e sono giusti e cari a Dio. Mentre le membra morte, cioè gli uomini peccatori e lontani dalla grazia di Dio, pur non venendo privati del beneficio di essere membra del corpo della Chiesa, non percepiscono, perché morti, quel frutto spirituale di cui godono gli uomini giusti e pii. Nondimeno, restando sempre nella Chiesa, vengono aiutati da coloro che vivono secondo lo spirito, perché possano ricuperare la grazia e la vita perduta, cogliendo quei frutti di cui restano privi coloro che sono del tutto separati dalla Chiesa.

E sono comuni non soltanto quei doni che rendono gli uomini cari a Dio e giusti, ma anche le grazie cosiddette gratis date, tra cui si annoverano la scienza, la profezia, il dono delle lingue e dei miracoli e simili: doni che sono concessi anche ai cattivi per motivo non di utilità privata ma pubblica, a edificazione della Chiesa. Infatti la virtù delle guarigioni è concessa non a beneficio di chi la possiede, ma per chi è malato. Del resto l'individuo veramente cristiano nulla possiede di così strettamente suo che non lo debba ritenere in comune con gli altri. Quindi deve essere pronto a sollevare la miseria dei poveri, essendo chiaro che non possiede la carità di Dio chi, fornito di sostanze, non aiuta il fratello che vede nel bisogno (1 Gv 3,17). Così stando le cose, è evidente che quelli i quali vivono in questa santa comunione sono in certo modo felici e possono a buon diritto esclamare: "Quanto sono amabili le tue tende, o Signore degli eserciti! L'anima mia sospira e sviene negli atri del Signore" e ancora: "Beati coloro che abitano nella tua casa, o Signore" (Sal 83, 2.3.5).