Catechismo del concilio di Trento/Parte II/L'Estrema Unzione

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L'Estrema Unzione

../La Penitenza ../L'Ordine Sacro IncludiIntestazione 22 settembre 2009 50% Cristianesimo

Parte II - La Penitenza Parte II - L'Ordine Sacro

264 II pensiero dei novissimi

Gli oracoli biblici ammoniscono: "Tieni presenti in tutte le tue operazioni gli estremi eventi tuoi e non peccherai in eterno" (Sir 7,40). Con ciò i parroci sono implicitamente esortati a non tralasciare occasione per inculcare al popolo fedele l'assidua meditazione sulla morte. E poiché il sacramento dell'Estrema Unzione è necessariamente associato all'immagine del giorno supremo, si comprende come se ne debba trattare spesso, non solo per la costante opportunità di enucleare le verità misteriose che riguardano la salvezza, ma anche perché, meditando la necessità della morte incombente su tutti, i fedeli riusciranno a comprimere le malsane cupidigie. Così proveranno minore angoscia nell'aspettativa della morte e scioglieranno incessanti azioni di grazie a Dio che, dopo averci aperto con il sacramento del Battesimo l'adito alla vera vita, istituì pure il sacramento dell'Estrema Unzione, affinché uscendo da questo mondo trovassimo più agevole il sentiero per il cielo.

Per seguire l'ordine adottato a proposito degli altri sacramenti, si dovrà notare anzitutto che esso è detto Estrema Unzione per la ragione che è l'ultima a essere amministrata fra tutte le sacre unzioni che il Signore nostro Salvatore affidò alla sua Chiesa.

Perciò i nostri antenati lo chiamarono anche sacramento dell'"Unzione degli infermi" (12) sacramento dei "partenti": termini cotesti che riconducono subito i fedeli al pensiero degli ultimi istanti.

12 II Concilio Vaticano II ha rilanciato questa antica denominazione. Ma ciò non toglie che gli altri nomi conservino anch'essi la loro validità, purché vengano intesi nel loro giusto significato.

265 L'Estrema Unzione è un sacramento

Dovrà poi essere spiegato come l'Estrema Unzione sia propriamente un sacramento. Ciò risulta da un semplice esame delle parole con cui l'Apostolo san Giacomo ne promulgò il precetto: "Si ammala qualcuno di voi? Convochi i preti della Chiesa, affinché preghino su di lui e lo ungano con l'olio nel nome del Signore; la preghiera fiduciosa salverà l'infermo e il Signore lo solleverà; se poi avrà dei peccati, gli saranno rimessi" (Gc 5,14). Affermando che i peccati vengono così perdonati, l'Apostolo proclama in codesto rito la virtù e la natura propria di un sacramento. Che questa sia sempre stata la dottrina ecclesiastica intorno all'Estrema Unzione, è attestato da molti concili, ma sopra tutto dal Tridentino, che lancia l'anatema contro chiunque osi pensare o insegnare diversamente. Anche papa Innocenzo I raccomandò caldamente questo sacramento ai fedeli (Epist., 8, 11).

I parroci insisteranno quindi nel dire che si tratta di un autentico e unico sacramento; non già di più sacramenti, per quanto sia amministrato mediante molteplici unzioni, per ciascuna delle quali sono prescritte speciali preci e una propria forma. È sacramento unico, non per la continuità di parti inscindibili, ma per la perfezione del tutto, come si conviene a ogni cosa che sia composta di molteplici elementi. Come una casa, pur essendo composta di copiosi e vari materiali, acquista l'unità dalla forma, così questo sacramento, pur risultando di parecchi gesti e numerose parole, è un segno unico e racchiude la virtù dell'unica cosa che esso significa.

Inoltre i parroci indicheranno le parti di questo sacramento, cioè l'elemento e la formula, non taciute da san Giacomo (5,14). Segnaliamo i profondi significati di ciascuna.


266 Materia dell'Estrema Unzione

L'elemento o materia, secondo le definizioni dei concili, specialmente del Tridentino, è dato dall'olio che il vescovo ha consacrato, il liquido, cioè, non ricavato da qualsiasi materia grassa, ma soltanto dai frutti dell'olivo. In realtà questa sostanza rappresenta molto bene l'operazione inferiore della virtù sacramentale. Infatti l'olio giova assai a mitigare i dolori dell'organismo umano; così la virtù del sacramento attenua l'angoscia penosa dell'anima. L'olio inoltre rende la salute, conferisce splendore, alimenta la luce e rinnova mirabilmente le energie del corpo affaticato. Ebbene, tutto questo rende bene l'immagine di quello che per virtù divina l'amministrazione di questo sacramento opera nell'ammalato. E basti per quanto riguarda la materia.


267 Forma dell'Estrema Unzione

La forma del sacramento è la frase e la preghiera solenne che il sacerdote pronuncia alle singole unzioni, dicendo: "In virtù di questa santa unzione ti perdoni Iddio le mancanze commesse con gli occhi, con le narici, con il tatto". San Giacomo Apostolo mostra che questa è la forma vera e propria del sacramento, quando dice: "Preghino sopra di lui; poiché l'orazione fatta con fede salverà l'infermo" (5,14). Donde emerge che la forma deve essere dettata in modo di preghiera, per quanto l'Apostolo non ne abbia fissato positivamente i termini. Questi ci giunsero attraverso la fedele tradizione dei Padri, cosicché tutte le chiese adottarono la formula usata dalla santa Chiesa romana, madre e maestra di tutte le altre. Se in alcuni luoghi qualche vocabolo è cambiato e invece di dire "Ti perdoni il Signore" si usa dire "Ti rimetta" o" Ti assolva" e talora anche "Guarisca quanto commettesti", il senso sostanzialmente non cambia e può dirsi benissimo che tutti rispettano religiosamente la medesima formula.

Nessuno si meravigli del fatto che, mentre negli altri sacramenti la forma esprime assolutamente quello che il sacramento compie (come quando è detto "Io ti battezzo"; oppure "Io ti segno con il segno della croce") o suoni imperativamente come nel sacramento dell'Ordine ("Ricevi la potestà"), soltanto nell'Estrema Unzione assuma il tono di preghiera. Tale singolarità è opportunissima. Infatti questo sacramento mira non solo a infondere nei malati la grazia spirituale, ma anche a ridonare loro la salute. Ma che i malati così guariscano non accade sempre. Quindi è opportuno che sia concepita in forma deprecatoria la formula con cui imploriamo da Dio benigno ciò che la virtù del sacramento non opera infallibilmente.

Anche nell'amministrazione di questo sacramento sono usati riti speciali. In grandissima parte consistono in preghiere con le quali il sacerdote invoca la salute del malato; nessun altro sacramento anzi implica maggior numero di preghiere. E giustamente, perché è soprattutto quella l'ora in cui i fedeli devono essere soccorsi con pie preci. Per questo tutti i presenti, con a capo il pastore, rivolgono a Dio fervide invocazioni, raccomandando alla sua misericordia la vita e la salvezza dell'infermo.


268 Istituzione dell'Estrema Unzione

Dimostrato che l'Estrema Unzione va collocata propriamente nel novero dei sacramenti, ne segue che la sua istituzione deve riportarsi a nostro Signore Gesù Cristo; più tardi tale istituzione è stata riferita e promulgata tra i fedeli dall'Apostolo san Giacomo.

Il Salvatore in persona, del resto, sembra avere adombrata un'idea di questa sacra Unzione, quando mandò innanzi a sé i discepoli, due a due. Di essi infatti dice l'Evangelista che, andando in giro, inculcavano di far penitenza, scacciavano numerosi demoni e ungevano con l'olio molti malati e li guarivano (Mc 6,12.13). Dobbiamo credere che questa Unzione non rappresentasse un'invenzione degli Apostoli, ma un comando e un'istituzione del Signore, ricca non già di un'efficacia naturale, ma diretta misticamente a risanare le anime, più che a curare i corpi. Lo asseriscono san Dionigi, sant'Ambrogio, il Crisostomo, Gregorio Magno; sicché appare indubitabile l'obbligo di accogliere tale Unzione con sommo rispetto, come uno dei sette sacramenti della Chiesa.


269 A chi si deve amministrare l'Estrema Unzione

Ai fedeli si deve insegnare che, se tale sacramento conviene a tutti, vi sono però classi di individui a cui non deve essere amministrato. Sono esclusi anzitutto i sani di corpo. L'Apostolo insegna che a essi l'Estrema Unzione non conviene, quando premette: "Se uno di voi si ammala" (Gc 5,14). La ragione lo dimostra parimenti, dal momento che essa fu istituita perché fosse medicina non solo per l'anima, ma anche per il corpo. Ora solamente i malati han bisogno di cura; anzi è da ritenere che questo sacramento debba essere conferito a coloro che appaiono cosi gravemente malati, da far temere che incomba per loro l'ultimo giorno di vita.

Ricordiamo però che cadono in grave colpa coloro che sogliono ungere i malati solo quando, svanita ogni speranza di guarigione, cominciano a perdere i sensi e la vita.

Invece è certo che a conseguire più abbondante la grazia sacramentale, giova moltissimo che al malato sia applicato l'olio santo quando ancora conserva lucida l'intelligenza, pronta la ragione, cosciente la fede e pia la volontà. I parroci ricordino perciò di ricorrere alla medicina celeste nel momento in cui essa, sebbene sempre di per sé salutifera, potrà riuscire di tanto maggior giovamento, in quanto sarà accompagnata dalla pietà e devozione dei pazienti. Insomma il sacramento dell'Unzione non si può impartire a chiunque non sia malato gravemente, anche se sia esposto a serio pericolo di vita: come chi si accinge a perigliosa navigazione, chi affronta una battaglia per lui certamente letale, chi è tratto all'estremo supplizio.

Non possono neppure ricevere questo sacramento coloro che mancano dell'uso di ragione. Tali i fanciulli, che non hanno residui di peccati da cancellare definitivamente, i folli e i furiosi, a meno che non abbiano dei lucidi intervalli e in uno di questi manifestino animo pio, bramoso della sacra Unzione. Colui che dal dì della nascita, mai ebbe l'uso della ragione, non può essere unto, ma può esserlo il malato, che avendo mostrato l'intenzione di ricevere il sacramento quando ancora era nel pieno uso delle facoltà razionali, sia poi caduto nella pazzia e nel furore. Non tutte le parti del corpo devono essere unte, ma quelle soltanto che la natura diede all'uomo come strumenti di sensibilità: gli occhi per vedere, le orecchie per udire, le narici per cogliere gli odori, la bocca per gustare e parlare, le mani per il senso del tatto che, sebbene diffuso per tutto il corpo, ha in quella parte il suo organo più rilevante. La Chiesa universale adotta questo rito di unzione, perfettamente rispondente alla natura del sacramento, simile a un medicinale. E come nelle malattie corporee, sebbene tutto il corpo sia colpito dal male, è curata la parte da cui il morbo scaturisce come da fonte originaria, così ricevono l'unzione, non tutto il corpo, ma gli organi in cui risiede eminentemente la facoltà sensitiva, i reni, quale sede della libidine voluttuosa, e i piedi, organo del movimento.

Non va dimenticato che in una stessa malattia, nel medesimo pericolo di morte, il malato non può essere unto più di una volta e che se, ricevuta la sacra Unzione, il malato migliora, ogni volta che poi torna a essere in pericolo di morte, potrà sempre ricevere il soccorso sacramentale. L'unzione infatti è nel gruppo dei sacramenti che possono essere ripetuti.


270 Come deve essere ricevuta l'Estrema Unzione

Deve porsi poi ogni studio nell'eliminare tutto ciò che può essere di ostacolo alla grazia del sacramento. E poiché a essa fa da barriera insormontabile la coscienza di qualche peccato mortale, si deve rispettare la costante consuetudine della Chiesa cattolica, secondo la quale, prima dell'Estrema Unzione, vengono amministrati i sacramenti della Penitenza e dell'Eucaristia. Dopo, i parroci inculcheranno al malato di ricevere l'Unzione dal sacerdote con quella fede che animava quelli che si presentavano agli Apostoli per essere sanati. Bisogna prima chiedere la salute dell'anima e poi quella del corpo, con la clausola che questa possa giovare alla gloria eterna. I fedeli non dubitino mai che saranno ascoltate da Dio le sante e solenni preghiere che il sacerdote recita, non in nome proprio, ma nel nome della Chiesa e dello stesso nostro Signore Gesù Cristo. Bisognerà inoltre esortarli caldamente perché curino di ricevere con religiosa pietà il salutare sacramento non appena si presenta la lotta più aspra e, imminente, il crollo delle energie fisiche e morali.


271 Il ministro dell'Estrema Unzione

Abbiamo già appreso dallo stesso Apostolo che promulgò il precetto del Signore su questo sacramento, chi sia il ministro dell'Estrema Unzione. Egli dice: "Chiami i presbiteri" (Gc 5,14). Con questo nome, secondo la saggia interpretazione del Concilio Tridentino (sess. 14, cap. 3), non indicava già gli avanzati in età, o coloro che occupano in mezzo al popolo la posizione più eminente, ma i sacerdoti debitamente ordinati dai vescovi mediante l'imposizione delle mani. L'amministrazione del sacramento è dunque affidata al sacerdote. In base però alle decisioni della santa Chiesa, tale amministrazione non spetta a qualsiasi sacerdote, ma al proprio pastore, fornito di giurisdizione, o a chi egli ne abbia dato la delega. Si tenga presente del resto che, adempiendo tale compito, il sacerdote, come in tutti gli altri sacramenti, rappresenta nostro Signore Gesù Cristo e la santa Chiesa sua sposa.


272 Frutti dell'Estrema Unzione

I pastori spieghino con cura i vantaggi di questo sacramento, di modo che, se altre considerazioni non stimolano i fedeli a riceverlo, ve li induca almeno l'utilità, dal momento che noi quasi tutto valutiamo in base al nostro vantaggio.

Diranno anzitutto che questo sacramento infonde la grazia che cancella i peccati più lievi, comunemente detti veniali. Esso infatti non è stato istituito per la remissione delle colpe mortali, che sono cancellate dal Battesimo e dalla Penitenza. Questo sacramento non è stato istituito principalmente per la remissione dei peccati più gravi, che il Battesimo e la Penitenza invece effettuano per loro virtù.

Spiegheranno poi l'utilità della sacra Unzione, che libera l'anima dal languore e dalla fragilità contratti coi peccati e, in genere, da tutte le scorie dei peccati. Il momento più opportuno per simile cura spirituale è quello in cui, sui colpiti da grave morbo, incombe il pericolo della vita, poiché per natura l'uomo nulla teme più della morte. Tale timore è accresciuto dalla memoria delle colpe passate, quando specialmente siamo sul punto di sentirci aspramente accusati dalla nostra coscienza. Sta scritto infatti: "Impauriti, ricorderanno le loro colpe e le iniquità commesse si leveranno ad accusarli" (Sap 4,20). Anche l'animo è angosciato dall'idea di essere vicinissimi al tribunale di Dio, che deve pronunciare una sentenza giustissima su quel che ci saremo meritati.

Accade talora che, sgomenti di terrore, i fedeli cadano in preda al più profondo scoramento. Quale mezzo migliore, invece, per apprestarsi tranquillamente alla morte, che rimuovere la tristezza, attendere in letizia la chiamata del Signore, pronti a rendergli quel che ci aveva affidato, non appena voglia richiedercelo? Ebbene, l'Estrema Unzione appunto fa sì che lo spirito dei fedeli sia sgombrato da preoccupazioni e l'animo venga ricolmato di pia e pura letizia.

Inoltre ne scaturisce un altro vantaggio, giustamente ritenuto il più prezioso. Sebbene, finché viviamo, l'avversario del genere umano non si astenga un istante dall'intenzione di perderci, pure mai compie più audaci sforzi per rovinarci e, possibilmente, strapparci ogni fiducia nella divina misericordia, di quando si avvede che ci avviciniamo alla nostra ultima ora. Per questo con tale sacramento sono apprestate ai fedeli armi ed energie per rintuzzare l'attacco infernale e respingerlo. Esso apre l'animo del malato alla fiducia nella bontà divina, lo conforta a sopportare più agevolmente i fastidi del male, lo addestra a eludere la perfida insidia dell'astuto demonio.

Infine c'è da attendersi pure la salute del corpo, se sarà profittevole all'anima. Che, se non sempre i malati la conseguono, non deve ciò attribuirsi a incapacità del sacramento, ma alla debolezza della fede della maggioranza di coloro che ricevono o amministrano l'Unzione. Attesta infatti l'Evangelista che il Signore non operò più miracoli fra i suoi a causa della loro incredulità (Mt 13,58), sebbene si possa pure ragionevolmente pensare che, da quando la religione cristiana ha messo più profondamente le sue radici nell'anima degli uomini, ha minor bisogno di quelle prove miracolose che parvero necessarie agli inizi della Chiesa. Comunque, la fede del morente dovrà essere stimolata, perché, qualunque cosa la sapiente volontà di Dio stabilisca in rapporto alla salute corporale, i fedeli ritengano con assoluta fiducia che, mediante l'azione del sacro olio, conseguiranno la salute spirituale e che, se morranno, coglieranno il frutto della mirabile promessa: "Beati i morti che spirano nel Signore" (Ap 14,13).

Se i pastori spiegheranno con ampiezza e diligenza quanto siamo rapidamente venuti esponendo intorno al sacramento dell'Estrema Unzione, indubbiamente i fedeli ne ritrarranno singolari frutti di pietà.