Catechismo del concilio di Trento/Parte IV/Prima Domanda

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Parte IV, Prima Domanda - Sia santificato il Tuo nome

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Parte IV, Prima Domanda - Sia santificato il Tuo nome
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375 L'ordine della preghiera segue l'ordine della carità

Il Maestro e Signore di tutti ha insegnato e prescritto che cosa dobbiamo chiedere a Dio e quale deve essere l'ordine da seguire. Se infatti la preghiera deve esprimere e interpretare il nostro amore e i nostri desideri, allora solo sarà conveniente e ragionevole quando l'ordine delle nostre domande seguirà l'ordine medesimo delle cose che dobbiamo chiedere.

Ora, la carità ci insegna che dobbiamo rivolgere a Dio tutto lo slancio del cuore. Dio, unico sommo Bene per se stesso, si deve amare di un amore del tutto particolare, superiore a qualunque altro. Ma non si amerà Dio con tutta l'anima e in maniera unica, se alle cose e a tutti i beni naturali non si antepongano l'onore e la gloria sua; i beni, nostri o altrui e tutte le cose che siamo soliti designare con il nome di beni, cedono davanti al sommo Bene, siccome derivanti da lui. Dunque, perché la preghiera proceda con ordine, il Salvatore ha disposto che la richiesta del sommo Bene sia la prima e la principale delle nostre domande, insegnandoci come noi, prima di chiedere il necessario per noi o per il prossimo, dobbiamo domandare le cose richieste dalla gloria di Dio e manifestare a Dio medesimo il nostro ardente desiderio di esse. In questo modo restiamo nell'esercizio della carità, la quale ci ammaestra ad amare Dio più di noi stessi, a chiedere prima ciò che desideriamo per Dio e soltanto dopo quello che vogliamo per noi.


376 A Dio non possiamo desiderare altro che beni esteriori a lui

È certo che non si può desiderare e domandare se non ciò di cui siamo privi, ma d'altra parte niente si può aggiungere a Dio, cioè alla sua essenza, ne si può aumentare in modo alcuno la sostanza divina, che in sé racchiude tutte le perfezioni in modo ineffabile; è chiaro quindi che si trovano fuori di lui quelle cose che per Dio chiediamo a Dio medesimo e non riguardano che la sua gloria esteriore. Cosi chiediamo e desideriamo che il nome di Dio si diffonda sempre più tra le genti, si estenda il suo regno e che si moltiplichino ogni giorno quanti si sottomettono alla sua volontà.

Ora, queste tre cose, il nome, il regno e l’obbedienza non costituiscono l'essenza di Dio, ma le convengono estrinsecamente. A far meglio comprendere tutta la forza e l'efficacia di queste preghiere, sarà compito del pastore spiegare al popolo fedele che le parole: "Così in cielo come in terra", si possano riferire a ognuna delle tre prime domande: "Sia santificato il nome tuo come in cielo così in terra"; "Venga il regno tuo come in cielo così in terra"; "Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra".

Quando chiediamo che sia santificato il nome di Dio, intendiamo che venga esaltata la santità e la gloria del nome divino. Qui il parroco farà osservare e spiegherà ai pii ascoltatori che il Salvatore disse ciò non perché Dio sia santificato allo stesso modo in cielo e sulla terra, quasi cioè che la santificazione terrestre eguagli in ampiezza quella celeste, cosa che non può affatto avvenire, ma intese dire che la santificazione si compia con la carità e con intimo impulso dell'animo, per quanto sia vero, com'è realmente, che il nome divino non ha per se stesso bisogno di essere santificato, essendo di per sé santo e terribile (Sal 110,9) com'è santo per sua essenza Dio medesimo, sì che nessuna santità gli può venire attribuita, che egli non abbia già avuto da tutta l'eternità. Tuttavia, noi desideriamo e facciamo domande per l'onore che gli viene tributato sulla terra, minore spesso di quello che gli spetta, per gli oltraggi a lui fatti, non di rado, con parole blasfeme e ingiuriose, e che la sua gloria venga esaltata con lodi e con onore, sull'esempio delle lodi, dell'onore e della gloria tributatigli in cielo. Si faccia in modo, insomma, che onore e culto siano nel pensiero nostro, nel cuore e sulle labbra, sicché l'onoriamo con venerazione inferiore ed esteriore e così circondiamo di eccelsa lode, seguendo l'esempio degli abitanti dei cieli, il nostro Dio, sublime, puro, glorioso.

Come i celesti, con magnifico consenso di lodi, esaltano Dio nella sua gloria, così preghiamo che lo stesso avvenga su tutta la terra e che tutti riconoscano Dio, lo adorino, lo servano; ne si trovi più alcuno tra i mortali che non abbia abbracciato la religione cristiana, ma tutti, dedicandosi a Dio, riconoscano che solo da lui si alimenta ogni fonte di santità, perché nulla vi è di puro e di santo che non provenga dalla santità del nome divino.

L'Apostolo, infatti, afferma che la Chiesa si è purificata con il lavacro dell'acqua, nella parola della vita (Ef 5,26), che è il nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, nel quale noi fummo battezzati e santificati. Poiché dunque non può esserci né espiazione, né purezza, né santità per colui sul quale non sia stato invocato il nome di Dio, noi desideriamo e invochiamo da lui che tutto il genere umano, sottraendosi alle tenebre dell'impura infedeltà e illuminandosi dei raggi della luce divina, conosca la forza di questo nome, sì che in esso ricerchi la vera santità e nel nome della santa e individua Trinità, prendendo il sacramento del Battesimo, ottenga la pienezza della santità dalla mano di Dio medesimo.

Nei nostri desideri e nelle nostre preghiere pensiamo anche a coloro che, macchiati di disordini e delitti, hanno perduto la pura santità del Battesimo e la veste dell'innocenza; onde avviene che in questi miseri ha di nuovo posto la sua sede lo spirito impuro.

Desideriamo, dunque, e invochiamo da Dio, che anche in loro venga santificato il suo nome, sì che tornando in se stessi, riscattino con il sacramento della Penitenza la loro purezza primitiva e si presentino a Dio quali templi e sede di santità e d'innocenza.

Noi preghiamo ancora che Dio infonda la sua luce in tutte le menti, sicché tutti possano vedere che ogni ottimo bene, ogni perfetto dono viene dal Padre della luce (Gc 1,17) ed è a noi dato per volontà divina; cosicché tutto (cioè la temperanza, la giustizia, la vita, la salute) tutti i beni dell'anima e del corpo, quelli esterni, quelli riguardanti la vita e quelli che riguardano la salute, si riferisca a colui, dal quale tutti provengono, come insegna la Chiesa. Se servono in qualche modo agli uomini il sole con la sua luce, le altre stelle con il loro movimento e le loro rivoluzioni; se l'aria circostante ci mantiene in vita e la terra ci sostiene con la sua fecondità con il produrre biade e frutti; se noi, per l'opera dei magistrati, godiamo quiete e tranquillità: ebbene, tutti questi e innumerevoli altri doni sono dovuti all'immensa bontà di Dio che ce li elargisce. Quelle cause stesse che i filosofi chiamano "seconde", noi dobbiamo intenderle quali mani mirabilmente create da Dio e fatte servire alle nostre necessità; mani per le quali egli ci distribuisce i suoi beni e li profonde ovunque abbondantemente.

Di somma importanza in questa preghiera è che tutti riconoscano e venerino la santissima sposa di Gesù Cristo, la Chiesa madre nostra; poiché, per lavare ed espiare tutte le sozzure dei nostri peccati, solo in essa troviamo la fonte abbondantissima e inesauribile, dalla quale scaturiscono tutti i sacramenti della salute e della santificazione. Da questi sacramenti, come per altrettanti canali, Dio fa scorrere su noi la rugiada e l'acqua dell'innocenza; inoltre, essa soltanto, con quanti abbraccia al suo seno, può implorare il suo nome divino, il solo dato agli uomini sotto il cielo, nel quale possiamo salvarci (At 4,12).


377 Il nome di Dio deve essere santificato con la vita santa dei cristiani

I parroci devono insistere molto su questo punto: che il figlio buono non prega Dio soltanto a parole, ma con la condotta e con la propria azione fa sì che in se stesso risplenda la santificazione del nome di Dio. Volesse Iddio che non ci fossero di quelli che, mentre chiedono continuamente con preghiere questa santificazione del nome divino, poi la violano con le loro azioni e la insozzano quanto più possono, sì che per colpa loro, qualche volta, persino Dio è maledetto.

Contro tali uomini disse l'Apostolo: "Per colpa vostra si bestemmia il nome di Dio tra le genti" (Rm 2,24). E in Ezechiele si legge: "Sono entrati tra le genti e hanno profanato il mio santo nome, facendo dire di sé: "Questi sono il popolo del Signore e sono usciti dalla sua terra" " (36,20), poiché dalla vita e dai costumi di quelli che professano una religione, le folle ignoranti giudicano della religione medesima e dell'Autore di essa.

Ma quelli che vivono secondo la religione di Cristo, da essi abbracciata, e conformano alla sua regola la preghiera e le azioni, offrono agli altri grande argomento per render lode al nome santo del Padre celeste e per celebrarlo con ogni onore e gloria. Poiché a noi il Signore ha imposto di eccitare gli uomini, con splendide azioni di virtù, alla lode e alla celebrazione del nome divino. Per noi è stato detto dall'Evangelista: "Risplenda la vostra luce dinanzi agli uomini perché vedano le vostre opere buone e glorifichino il vostro Padre che è nei cieli" (Mt 5,16). E il principe degli Apostoli scrive: "Conducete una vita onesta tra i Gentili, sicché essi, giudicandovi dalle vostre opere, rendano gloria a Dio" (1Pt 2,11).