Catechismo del concilio di Trento/Parte IV/Settima Domanda

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Parte IV, Settima Domanda - Ma liberaci dal Male

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Parte IV, Settima Domanda - Ma liberaci dal Male
Parte IV - Sesta Domanda Parte IV - Conclusione


417 Questa domanda è il compendio delle altre

Questa richiesta, l'ultima con la quale il Figlio di Dio ha posto fine alla sua divina Preghiera, comprende tutte le altre. Per dimostrarne il valore e l'efficacia egli si servì di questa formula quando, in procinto di morire, invocò da Dio Padre la salvezza degli uomini: "Ti prego che tu li guardi dal male" (Gv 17,15). Con questa preghiera, dunque, che ci ingiunse di fare e confermò con l'esempio, egli quasi ha compendiato in breve sommario il valore e lo spirito delle domande precedenti. Una volta ottenuto ciò che si domanda in essa, secondo san Cipriano, "Nulla rimane da domandare; chiesta e impetrata contro il male la protezione di Dio, stiamo senza timore e in perfetta sicurezza contro tutti i mezzi che il demonio o il mondo mettono in opera" (De dom. Orat., 27). Perciò essendo essa così importante, come abbiamo detto, il parroco nello spiegarla ai fedeli usi grande diligenza.

Differisce questa domanda dalla precedente, perché con la prima chiediamo di poter evitare la colpa, con questa invece di essere liberati dalla pena; ragion per cui non sarà necessario dimostrare ai fedeli quanto essi vengano travagliati nelle avversità e nelle disgrazie e come abbiano bisogno dell'aiuto del cielo, poiché nessuno c'è che non abbia capito per sua o altrui esperienza a quanti e a quanto grandi mali sia esposta la vita umana. Inoltre, gli autori sacri e i profani hanno largamente trattato questo argomento; tutti ne sono convinti dall'esempio tramandateci della pazienza di Giobbe: "L'uomo nato di donna, vivendo poco tempo, è pieno di travagli. Quasi fiore, si innalza ed è calpestato; è come l'ombra che fugge e mai sosta nel suo stato" (Gb 14,1). Non passa giorno che non s'avverta un nuovo dolore o un nuovo incomodo; lo attesta la stessa parola di Cristo Signore: "A ciascun giorno basta la sua pena" (Mt 6,34). Anzi questa condizione della vita umana è implicita in quel monito del Signore che ci dichiara la necessità di prendere ogni giorno la croce e di seguirlo (Lc 9.23).

Come dunque ognuno sente quanto sia penosa e pericolosa questa vita, così sarà facile persuadere il popolo fedele della necessità di implorare da Dio la liberazione dai mali; tanto più che da nulla sono così spinti gli uomini alla preghiera, come dal desiderio e dalla speranza di essere liberati dai malanni che soffrono o che li minacciano.

Infatti è disposizione innata dell'anima umana di cercare subito rifugio nell'aiuto in Dio nella disgrazia. Perciò sta scritto: "Copri la loro faccia di ignominia e cercheranno il nome tuo, Signore" (Sal 82,17).


418 Modo giusto di chiedere

Ma se gli uomini spontaneamente invocano Dio nei pericoli e nelle disgrazie, quelli alla cui fede e saggezza è affidata la salute comune hanno il compito di istruirli sul modo di pregare ordinatamente. Non mancano, infatti, quelli che pregano seguendo un ordine tutto a rovescio di quello stabilito da nostro Signore Gesù Cristo. Chi ci ha ordinato di rifugiarci in lui nei giorni della sventura (Sal 49,15), nello stesso tempo ha prescritto l'ordine della Preghiera e volle che noi, prima di pregarlo di liberarci dal male, chiediamo che sia santificato il nome di Dio, che venga il suo regno e domandiamo poi tutte quelle cose, per le quali, come per gradi, si arriva a questa.

Qualcuno invece, per un dolor di testa, al fianco o al piede, oppure per rovesci di fortuna, minacce o pericoli preparati dal nemico, oppure nella fame, in guerra, nella pestilenza, omette tutti quei gradi intermedi della preghiera e chiede soltanto di essere sottratto a quei mali. Questo però è contro il precetto di Cristo: "Cercate in primo luogo il regno di Dio" (Mt 6,33). Pertanto coloro che pregano ordinatamente, quando domandano l'allontanamento delle calamità, delle sofferenze, dei mali, tutto riferiscono alla gloria di Dio.

Così David alla preghiera: "O Signore, non giudicarmi nella tua collera" aggiunge un pensiero con il quale mostra il suo zelo per la gloria di Dio: "Non v'è chi nella morte si possa ricordare di te e chi ti esalterà sottoterra?" (Sal 6,2.6). Pregando Iddio di usargli misericordia, soggiunge: "Insegnerò ai cattivi i tuoi sentieri e gli empi si convertiranno a te" (Sal 50,3.15).

Così i fedeli ascoltatori vengano incitati non solo a pregare in quest'ordine salutare e a seguire l'esempio del Profeta, ma siano anche istruiti sulla grande differenza tra le preghiere del cristiano e quelle degli infedeli. Questi pure chiedono con calore a Dio di guarire dalle malattie e dalle ferite e di sottrarsi ai mali che li sovrastano, ma ripongono la principale speranza della liberazione nei rimedi preparati dalla natura o dalle mani dell'uomo; anzi, prendono la medicina da chiunque, anche se è preparata con incantesimi, venefici, o con il soccorso dei demoni. E lo fanno senza scrupolo, purché venga loro data qualche speranza di salute.

Ben diverso da questo è il modo di fare dei cristiani, i quali nelle malattie e nelle avversità ricercano in Dio il supremo rifugio, la difesa della loro salute, riconoscendo e venerando lui solo autore d'ogni bene e loro liberatore. Essi stimano che certamente da Dio proviene alle medicine la virtù risanatrice, ma che esse riescono salutari ai malati solo in quanto Dio lo vuole. Infatti da Dio è data agli uomini qualsiasi medicina che li sani. Si legge nel Siracide: "L'Altissimo ha creato dalla terra le medicine e il saggio non le disdegnerà" (Sir 38,4).

Pertanto quelli che hanno dato a Gesù Cristo il loro nome, non ripongono in quei rimedi la suprema speranza di guarire dalla malattia, ma confidano grandemente nell'autore stesso delle medicine. Giustamente nelle Sacre Scritture sono ripresi quelli che, fiduciosi nell'efficacia della medicina, non chiedono a Dio nessun aiuto (2 Cr 16,12; Ger 46,11). Invece quelli che vivono conformandosi in tutto alla Legge divina, si astengono da quei rimedi che non risultino ordinati da Dio alla guarigione (Lv 20,6; 1 Sam 28,7). Anche se a loro sia manifesta la probabile guarigione proveniente dall'uso di quei rimedi, tuttavia li aborriscono, come malie e arti magiche del demonio.

Bisogna dunque esortare i fedeli a riporre la loro fiducia in Dio, poiché il nostro beneficentissimo Genitore ha ordinato di chiedere a lui la liberazione dai mali, perché appunto in questo stesso ordine che ci ha dato, troviamo una ragione per sperare di essere esauditi. Molti sono gli esempi di questa verità nella Sacra Scrittura, perché anche coloro che non vengono indotti a bene sperare da queste ragioni, lo siano almeno dal loro numero.

Ricchissime prove del soccorso divino ci s'affacciano alla memoria: Abramo, Giacobbe, Lot, Giuseppe, David; e sono tanti nelle Sacre Scritture del Nuovo Testamento quelli strappati ai più grandi pericoli dalla virtù di questa devota preghiera, da essere inutile il ricordarli. Basterà questo detto del Profeta, per rassicurare anche il più debole: "I giusti hanno gridato e il Signore li ha esauditi e li ha liberati da ogni tribolazione" (Sal 33,18).


419 Che genere di liberazione dobbiamo chiedere

Perché i fedeli capiscano il valore e lo spirito di questa domanda, si spieghi loro che non preghiamo di essere liberati da tutti i mali, poiché ci sono cose credute generalmente mali che invece sono utili a chi le patisce, come quello stimolo inflitto all'Apostolo, affinché potesse rendere più perfetta, con l'aiuto di Dio, la sua virtù nella debolezza (2 Cor 12,7.9). Se l'efficacia di queste cose viene conosciuta, i giusti le accoglieranno con sommo piacere, piuttosto che chiedere di esserne liberati. Perciò noi qui deprechiamo soltanto quei mali che non possono arrecare all'anima nessun vantaggio, non già gli altri, se deve derivarne qualche frutto salutare.

Questa preghiera, dunque, intende chiedere che, come noi siamo stati liberati dal peccato e dal pericolo della tentazione, lo siamo anche dai mali interni ed esterni; che siamo immuni dall'acqua, dal fuoco, dalle folgori; che la grandine non rechi danno alle messi, né ci angustino la carestia, le sedizioni, le guerre. Chiediamo inoltre a Dio che tenga lontane da noi le malattie, la peste, il saccheggio, le catene, il carcere, l'esilio, i tradimenti, gli agguati e ci eviti tutti gli altri mali, per i quali specialmente la vita umana suole svolgersi nel terrore e nell'affanno, ed elimini le cause di atti disonorevoli e di delitti.

Né solo invochiamo che siano lontani da noi quelli che sono mah per consenso generale, ma domandiamo anche che quelle cose che quasi da tutti sono ritenute come beni, quali le ricchezze, gli onori, la salute, la forza, la vita stessa, non siano volte al male e alla morte dell'anima nostra. Preghiamo anche Dio di non esser vittime di morte improvvisa, di non provocare su di noi la sua collera, di non incorrere nei supplizi che sovrastano gli empi, di non essere avvolti nel fuoco del Purgatorio, dal quale invochiamo devotamente e piamente che gli altri pure siano liberati. Insomma la Chiesa interpreta, tanto nella Messa quanto nelle Litanie, questa Preghiera, nel senso che da noi vengano tenuti lontani i mali passati, presenti e futuri.

La bontà di Dio ci libera dal male non in un solo modo, ma trattiene le tante sventure che ci sovrastano, come leggiamo aver salvato il grande Giacobbe dai nemici che l'uccisione dei Sichimiti aveva eccitati contro di lui. E scritto infatti: "II terrore di Dio invase tutte le città d'intorno e non osarono inseguire quelli che si ritiravano" (Gn 35,5).

Così tutti quelli che in cielo regnano con Cristo Signore sono stati liberati da ogni male per opera di Dio e se egli non vuole che noi, viventi ancora in questo pellegrinaggio, siamo sciolti da qualunque affanno, ci sottrae però a non pochi di essi, quantunque siano quasi una liberazione dai mali le consolazioni che Dio da a volte ai colpiti dalla sventura. Di queste si consolava il Profeta dicendo: "Secondo la moltitudine dei miei dolori nel mio cuore, le tue consolazioni hanno allietato l'anima mia" (Sal 93,19). Dio inoltre libera gli uomini dal male quando, versando essi in grandissimo pericolo, li conserva integri e incolumi, come accadde a quei fanciulli gettati nella fornace ardente e a Daniele: questi non fu affatto toccato dai leoni (Dn 6,22) né quelli dalle fiamme (Dn 3,21).


420 Il male dal quale chiediamo di essere liberati è specialmente il demonio

Malvagio in modo speciale è il demonio, secondo san Basilio Magno, san Giovanni Crisostomo e sant'Agostino, perché istigatore della colpa degli uomini, cioè del delitto e del peccato. Dio si serve anche di lui come di suo ministro per far scontare le pene agli scellerati e facinorosi; poiché da Dio vengono agli uomini tutti i mali che soffrono a causa dei loro peccati. In questo senso si esprimono le Sacre Scritture: "Potrà esserci nella città un male che Dio non abbia mandato?" (Am 3,6).

"Io sono il Signore, io non un altro, che formo la luce e creo le tenebre, faccio la pace e creo il male" (Is 45,6.7). Ma il demonio è chiamato "cattivo" anche per questo: sebbene noi non gli abbiamo fatto alcun male, tuttavia ci fa perpetua guerra e ci perseguita senza tregua con odio mortale. Che se egli non può nuocere a noi, muniti come siamo di fede e d'innocenza, tuttavia mai pone fine alle sue tentazioni con mali esterni e con qualunque altro mezzo nocivo; perciò preghiamo Dio di liberarci dal male.

Diciamo dal male, non dai mali, perché appunto quei mali che ci vengono dal prossimo li attribuiamo al demonio come al vero autore e incitatore di essi. Perciò non dobbiamo andare in collera contro il prossimo, ma rivolgere tutto l'odio e l'ira contro Satana, dal quale gli uomini sono spinti a offenderci. Se pertanto il prossimo ti offenderà in qualsiasi modo, nelle tue preghiere a Dio Padre chiedigli che non solo ti liberi dal male, ossia dalle offese che il prossimo ti avrà fatte, ma anche che strappi questo tuo stesso prossimo dalle mani del demonio, per la cui istigazione gli uomini sono indotti al male.


421 Come sopportare i mali

Si deve poi notare che se noi in seguito a preghiere e a voti non siamo liberati dal male, abbiamo il dovere di sopportarlo con pazienza, certi di renderci graditi a Dio tollerandolo. È male quindi sdegnarci o dolerci che Dio non esaudisca le nostre preghiere; tutto si deve attribuire alla sua volontà, pensando che sia utile e salutare solo ciò che a Dio piace, non quello che a noi sembra bene.

Si devono infine esortare i buoni fedeli a rassegnarsi alla necessità di sopportare, nel breve corso della vita terrena, le contrarietà o le sventure di qualsiasi genere con animo non solo sereno, ma lieto: "Poiché tutti quelli che vogliono santamente vivere in Gesù Cristo soffriranno persecuzione" (2 Tm 3,12). Ancora la Scrittura afferma: "Per via di molte tribolazioni dobbiamo arrivare al regno di Dio" (At 15,21).

"Non doveva forse il Cristo patire tali cose e cosi entrare nella sua gloria?" (Lc 24,26). Sarebbe ingiusto che il servo fosse più favorito del padrone, come è vergognoso, secondo san Bernardo, che vi siano membra delicate sotto un capo coronato di spine (Sermo de omn. sanct., 5, 9). Insigne esempio, raccomandato all'imitazione, è quello di Uria che, alle esortazioni di David di restare in casa, disse: "L'arca di Dio e Giuda e Israele abitano sotto le tende e io entrerò nella mia casa? " (2 Sam 11,11).

Se con tali pensieri e meditazioni noi andiamo a pregare, otterremo che, sebbene cinti da ogni parte di minacce e attorniati di mali, resteremo inviolati come i tre fanciulli rimasti intatti nel fuoco e certamente potremo sopportare con energia e costanza le avversità, come i Maccabei. Nelle offese e nei travagli imitiamo i santi Apostoli che, anche fustigati con verghe, si rallegravano di essere stati fatti degni di soffrire oltraggi per Gesù Cristo. Così disposti, potremo cantare con grande letizia dell'animo: "I principi mi hanno perseguitato senza ragione, ma solo le tue parole ispirano timore al mio cuore. Io mi rallegrerò delle tue parole, come colui che ha trovato grandi tesori" (Sal 118,161).