Catullo e Lesbia/Annotazioni/25. A Celio - LVIII Ad Caelium

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
../24. A Ravido - XL Ad Ravidum

../26. A sè stesso - LXXVI Ad seipsum IncludiIntestazione 20 febbraio 2016 75% Da definire

Gaio Valerio Catullo, Mario Rapisardi - Catullo e Lesbia (Antichità)
Traduzione dal latino di Mario Rapisardi (1875)
Annotazioni - 25. A Celio - LVIII Ad Caelium
Annotazioni - 24. A Ravido - XL Ad Ravidum Annotazioni - 26. A sè stesso - LXXVI Ad seipsum
[p. 311 modifica]

LVIII.


Pag. 220.          Glubit magnanimos Remi nepotes.

Glubo, è propriamente levare la scorza, tòr via la corteccia dagli alberi. Cosi usollo Varrone: Salictum suo tempore cædito, glubito, arcteque alligato, librum conservato. Si usò anche per escoriare, scorticare, come in Svetonio: Boni pastoris esse tondere pecus, non deglubere: è una massima codesta che si potrebbe ricordare a parecchi pastori del nostro paese.

Fu detto poi metaforicamente per votar le tasche, spoliare bonis, giusto come noi diciamo scorticare, o cavare a uno la pelle. Ma trattandosi, come nel caso nostro, di donna che faccia traffico di sè, l'idea dello spoliare bonis non può andare scompagnata di un che di osceno; nam mulier crissans, come s’esprime il Partenio, virilia membra excoriat. Nella traduzione si <section end="an25"> [p. 312 modifica]doveano certamente far risaltare codeste idee; ma un po’ per rispetto alla Musa, un po’ per non aver saputo trovare un verbo che corrispondesse a capello al latino, me la son cavata con una circonlocuzione che fa le veci del rotto della cuffia.