Cenni statistico-storici della Valle Vigezzo/Introduzione

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Introduzione

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Alla Maestà di Carlo Alberto Parte 1

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INTRODUZIONE

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In una bella sera del mese di agosto, traendo per mano un vispo e spiritoso fanciullo di dieci anni, noi passeggiavamo lungo le amene sponde del Melezzo. La Luna, nella sua pienezza, inargentava i monti, e i bei paesi, che contornano il piano Vigezzino; un leggiero zeffiro agitava mollemente le frondi; le acque susurravano fra i ciottoli; nel più profondo silenzio giaceva il resto della natura. Noi scorrevamo taciti quei deliziosi luoghi, assorti in gravi pensieri, e commossi da un sentimento di dolcezza misto a certa qual mestizia, che mal sapremmo definire. Il ragazzo, fermandosi di tratto [p. ii modifica]in tratto, ci guardava fiso fiso come colui che vorrebbe, ma che non sa, o non osa parlare. Finalmente egli proruppe dicendo: quanto è mai bella la Valle Vigezzo! quanti bei paesetti tutti vicini vicini l’uno all’altro! che belle case, che belle chiese! dimmi, zio, come e quando furono essi costrutti? — Io non lo so. — Non lo sai! E non hai dunque letta la storia di questi luoghi? — L’avrei letta, io soggiunsi, se esistesse; ma sgraziatamente non ce ne alcuna. Parlarono di Vigezzo alcuni autori; ma in modo così laconico, così imperfetto da non poter ricavare dai medesimi alcuna certa notizia. Così il Corio, il Ferrari, il Capis appena ne fan cenno: il Bescapè si limita alla designazione delle parocchie; l’Amoretti nel suo viaggio ai tre laghi non parla che di alcuni minerali: il Sottile scrisse poche cose sui costumi Vigezzini: il Ragazzoni si occupa dei soli bagni di Craveggia: il Borgnis della strada carrettiera, ed il Baretti dei combustibili fossili. Ben vedi dunque che neppur sillaba rinviensi del quando nascesse questa nostra Valle, e quali vicende provasse nel progresso dei tempi. — Tanti e tanti paesi, replicò il fanciullo, contano cento libri, che parlano delle loro storie, e questo neppur uno! quanto me ne rincresce! Tu zio dovresti supplire a questo voto scrivendo la storia Vigezzina.

Senza rispondergli parola noi rivolgemmo i passi, e silenziosi ritornammo a casa. L’invito del giovine nepote però ci aveva colpiti a guisa di un fulmine, e non cessava, anche nostro malgrado, [p. iii modifica]dall’occupare la nostra mente. Il perchè da quella sera, spinti da una forza irresistibile, noi ci facemmo a rovistare quanti archivii pubblici e privati esistessero nella Valle, ed a raccogliere diligentemente quanto alle passate nostre vicende appartenesse. Ben presto l’esito superò la nostra aspettazione. Chè numerosi ed importantissimi documenti, coperti d’alta polvere, ci fu dato di rinvenire, quali nei vecchi scaffali delle case dei comuni, quali nei secreti delle chiese, quali e specialmente ne’ solai, e nelle soffitte delle case private. I dotti dell’Ossola tutta poi, gli amici, il Clero della Valle, e quant’altri vi sono teneri delle patrie cose gareggiarono nel trasmetterci quanto era a loro mani, e che in qualunque siasi modo favorir potesse il nostro scopo.

Per tal modo prima di aver ben fermo il proposito di scrivere la Storia Vigezzina; prima di aver consultato se i nostri omeri reggessero a tanto peso, eravamo possessori di più centinaia di documenti, di molte memorie, e di sette grossi volumi in foglio contenenti le deliberazioni del Consiglio generale della Valle, e quant’altro di rimarchevole avvenisse dall’anno 1550 al 1818. Giunti a tal segno non era più in noi il far sosta, e ci spingemmo perciò coraggiosi nella lizza. I raccolti documenti con costante pazienza leggemmo, coordinammo; poscia dai medesimi deducemmo il lavoro, che ora presentiamo. Che se nel progresso dei tempi incontravansi delle lacune, queste con lunghe indagini riempivansi, od in difetto [p. iv modifica]francamente dichiaravansi, alieni noi dal supplirvi coll’immaginazione, e fermi di non dir cosa, che appoggiata non fosse a sodi ed autentici documenti. Alla storia propriamente detta si fecero per noi precedere alcuni cenni corografico-statistici della Valle Vigezzo, onde far conoscere innanzi tutto lo stato presente di quel paese, delle cui passate cose andavamo ad occuparci. Seguono in altro volume a corredo della medesima i documenti, divisi per maggior chiarezza in quattro classi, nella prima delle quali stanno quelli relativi alla pura storia; nella seconda quelli relativi agli ordini, e statuti dell'Ossola in generale, e della Valle in particolare; nella terza quelli che ai privilegi, alle immunità, ed esenzioni dell’Ossola, e della Valle si riferiscono; nella quarta finalmente i relativi alle contestazioni a quando a quando insorte, alle amichevoli composizioni, o loro magistrali decisioni. Simili atti ci sembrarono importantissimi e perchè confermano quanto per noi si dice, e perchè costituiscono da se soli un interessante volume di cose Vigezzine, e spettanti ai passati tempi.

A colui, che ci chiedesse a che pro tanto lavoro per un paese piccolo, povero, e di montagna, risponderemmo con un motto solo — è la terra che ci vide nascere, e che ci servi di culla, e per la quale sostenemmo un lavoro di molti anni e di paziente studio. Possa l’esito corrispondere all’intenzione, e noi saremo paghi abbastanza. E paghi pur n’andremo grandemente, se i compatrioti nostri, ai quali specialmente questo scritto è diretto, [p. v modifica]in leggendo le vicende della diletta patria proveranno conforto ed istruzione, e sentiranno palpitarsi il cuore in petto, ora di consolazione per le prospere, ed ora di dolore per le avverse contingenze, alle quali andò essa soggetta. Per le gravi mende, per l’imperfezione del lavoro, indulgenza chiediamo. Ci sia questa concessa in grazia delle somme difficoltà inevitabili a chi fu costretto trarre la narrazione di cose passate da molti documenti distaccati gli uni dagli altri, interrotti da grandi lacune, scritti spesso in caratteri inintelligibili, e confusi fra loro come i materiali di un edificio, che venisse precipitosamente a crollare dalle fondamenta. Forse molti di essi documenti ci saranno pure rimasti sconosciuti, e giaceranno tuttora nell’oblio dei secoli: a questa mancanza supplisca chi più di noi fortunato saprà nel progresso di tempo rinvenirli, e supplisca pure a quanto venne da noi involontariamente mal fatto.

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