Chi l'ha detto?/Parte prima/4

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Capitolo 4

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§ 4.



Amicizia





63.   Illud amicitiæ sanctum ac venerabile nomen.1

(Ovidio, Trist., lib. I, el. VIII, v. 15).
ma che cos’è l’amicizia?

La migliore definizione dell’amicizia si legge in un classico latino:

64.   Idem velle atque nolle, ea demum firma amicitia est.2

(Sallustio, Catil., cap. XX, § 4.).
[p. 21 modifica]Cfr. Cornelio Nepote (Att., 5, I): Plus in amicitia valere similitudinem morum quam affinitatem. Perciò non è facile trovare un vero amico, e

65.   Qui invenit illum (amicum), invenit thesaurum.3

dice la Bibbia, ma un ignoto epigrammista ribattè:
Trova un amico e troverai un tesoro
Dice la Bibbia, e son parole d’oro.
Per altro credo meglio se tu dici,
Trova un tesoro e troverai gli amici.

La stessa opinione avevano i classici:

66.   Ubi amici ibi opes.4

(Quintiliano, Inst., V, 11, 41).
ma era antico proverbio dei Romani com’è affermato da Plauto: «Verum est verbum quod memoratur: Ubi amici ibidem opes» (Truculentus, a. IV, v. 88).

Udiamo ancora la Bibbia, l’eterno libro di ogni sapienza:

67.   Diliges amicum tuum sicut teipsum.5

68.   Vinum novum, amicus novus; veterascet, et cum suavitate bibes illud.6

A un vero amico sentirai talora applicare la frase di Dante:

69.   L'amico mio, e non della ventura.

uno dei molti versi danteschi usati a sproposito, poichè si suole ripeterlo a indicare un antico amico, provato nelle avversità ecc., [p. 22 modifica]mentre Dante pone questo verso in bocca a Beatrice, e lo applica a sè medesimo, che dice amato da lei, ma non dalla fortuna, la quale infatti non fu troppo amica del Poeta.

Con bizzarra arguzia un altro epigramma francese del seicento ammonisce che:

70.         Les amis de l’heure présente
        Ont le naturel du melon,
        Il faut en essayer cinquante
        Avant qu’en rencontrer un bon.7

la quale spiritosa quartina è di Claudio Mermet (Le temps passé, Lyon, 1601, pag. 42), ma la sostanza ne è tolta, dice la Bibliothèque del Du Verdier, dalle Satire di Pietro Nelli (lib. II, sat. 9).

Come fare però questa prova? come sceverare i veri amici dai falsi? Oh, l’esperimento è facile, se pure non sempre piacevole: ce lo insegnano Ovidio, l’Ariosto, il Metastasio. Il primo cantava:

71.       Donec eris felix multos numerabis amicos,
Tempora si fuerint nubila, solus eris.8

(Ovidio, Tristia, lib. I, el. IX, v. 5-6).
ma non fece che dare forma poetica ad un pensiero assai più antico, poichè Cicerone nel trattato De Amicitia (XVII, 64) così riporta una sentenza di Ennio passata a’ giorni suoi in proverbio: «Quamquam Ennius recte: Amicus certus in re incerta cernitur

Ecco l’Ariosto:


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72.   Alcun non può saper da chi sia amato,
Quando felice in su la ruota siede;
Però c’ha i veri e i finti amici a lato,
Che mostran tutti una medesma fede.
Se poi si cangia in tristo il lieto stato,
Volta la turba adulatrice il piede;
E quel che di cor ama, riman forte,
Et ama il suo Signor dopo la morte.

Belle sono tutte le ottave sentenziose con le quali il poeta ferrarese dà cominciamento ai diversi canti del suo poema: ma questa è bellissima. Ecco finalmente il poeta cesareo:

73.           Come dell’oro il fuoco
          Scopre le masse impure.
          Scoprono le sventure
          De’ falsi amici il cor.

(Metastasio, Olimpiade, a. III, sc. 3: si cita sempre la ediz. di Parigi, presso la vedova Hérissant, 1780-82, che è di Crusca).

Un pensiero abbastanza sconfortante è il seguente, che pur troppo ha molto di vero, come tutti quelli del medesimo scettico e cinico scrittore:

74.   Dans l’adversité de nos meilleurs amis, nous trouvons toujours quelque chose qui ne nous deplaît pas.9

(Maximes de La Rochefoucauld; ediz. del 1665, num. 85).

Q. Curzio nella Vita Alex. Magni, lib. VII, cap. VIII, 27, osserva che:

75.   Firmissima est inter pares amicitia.10

e pare che fosse antico proverbio, poichè Cicerone nel trattato De senectute (3), scrive: «Pares autem vetere proverbio cum paribus facillime congregantur» la quale sentenza è citata anche [p. 24 modifica]da Quintiliano, Institutiones (lib. V, II, 41), e Ammiano Marcellino (lib. XXVIII, I, 53): Ut solent pares facile congregari cum paribus; ma tra i cattivi rare e infide sono le amicizie:

76.       L’amistà fra tiranni è malsicura
E le fiere talor sbranan le fiere.

come dice Vincenzo Monti nella chiusa del famoso sonetto sul Congresso di Vienna (Poesie liriche, a cura di G. Carducci, ed. Barbèra, pag. 378).

Ci sono dei casi in cui la indifferenza o la neutralità non sono ammesse: o siamo amici di una causa, di una persona, o le siamo nemici; o la difendiamo, o le siamo avversi; e per dirla con le parole del Vangelo:

77.   Qui non est mecum, contra me est.11

Note

  1. 63.   Quel santo e venerabile nome dell'amicizia.
  2. 64.   Volere le stesse cose, e non volere le stesse cose, questa in fondo è la vera amicizia.
  3. 65.   Chi trova un amico, trova un tesoro.
  4. 66.   Dove sono amici, lì sono danari.
  5. 67.   Tien caro l'amico tuo come te stesso.
  6. 68.   Vino nuovo, amico nuovo: invecchierà, e lo berrai soavemente.
  7. 70.   Gli amici del tempo presente sono come i melloni: bisogna assaggiarne cinquanta prima di trovarne uno buono.
  8. 71.   Finchè sarai felice, conterai molti amici; ma se il tempo si rannuvolerà, resterai solo.
  9. 74.   Nelle sventure dei nostri migliori amici, troviamo sempre qualcosa che non ci dispiace.
  10. 75.   Solidissima è l'amicizia fra gli uguali.
  11. 77.   Chi non è con me, è contro di me.