Commentario rapisardiano/Lettere di illustri scrittori al Rapisardi/P. Fanfani
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25 febbr. ’77
- Caro Mario,
Ella è servita, e lo vedrà nel Borghini: questi combriccolai non ne vogliono la vita; e anche coloro che pur non possono negare il pregio della poesia, le dànno per lo meno del matto. Chi è furibondo, e dispregia e condanna ogni cosa è Cesare Guasti di professione Ipocrita; e fu lui quello che mise gli scrupoli al Barbera. Le ultime parole del mio scritto che leggerà nel Borghini, e sarà riportato nelle Letture, vanno a lui.
Addio in fretta
il suo Fanfani
Firenze, 12 marzo ’77
- Caro Mario,
Le cricche fiorentine strillano, e gridano vendetta; e tenteranno di farla: i mangiaminestra di casa Peruzzi[1] sono in furore, e Assalonne con gli altri così dipinti al vivo, affilano le armi. Però non mancano coloro che sono dalla sua e ridono delle ire loro. Il ritratto di Assalonne lo riportò la Gazzetta d’Italia e il Fanfulla. Ho veduto nella Illustrazione uno scritto agro dolce del Dottor Veritas (chi è?)[2] dove si biasima il carattere di Lucifero, perchè ha tutte le umane debolezze (o Cristo non venne al mondo come un altro mortale qualunque?); si biasimano altre cose; ma si loda l’ingegno e la poesia: riporta poi il ritratto dell’Aleardi, benchè poi ne faccia la apologia. Il più fiero sarà forse il Carducci
Che di non esser primo par ch’ira abbia.
Ma lei riderà di tutti, e a tutti darà il loro conto. O perchè non pensa a fare dei Sermoni oraziani?
A quest’ora sarà giunta la mia lettera e i manifesti.
Il signor Ardizzoni fece molto male a mandar denari all’Agostini che è fallito, e che è un imbroglione. Io non ne so nulla che libri potesse desiderare; ma circa ai denari l’accerti pure che sono perduti.
In gran fretta
il suo Fanfani
P. S. Il Rigutini pensa come me; e desidererebbe la epistola al Maffei.
Firenze, 19 marzo ’77
- Caro Mario,
Il Commendatore che fa il Bruto: che cantò S. Fina, Cristo in Sacramento, la bianca croce di Savoia, Vittorio Emanuele, Satana e il petrolio, non so che abbia ancora stampato nulla, che glielo avrei già mandato. So che freme e minaccia: ma poi la paura lo farà stare zitto. Ad ogni modo la stia certa che ogni cosa che venga fuori gliela mando subito.
Ella però non si dia briga di questi invidiosi, e attenda solo a onorar l’Italia sempre più con le opere del suo mirabile ingegno. A rivederla.
il suo: Fanfani
Firenze, I. aprile ’77
- Caro Mario,
Io sono venuto in campagna, e non ho veduto i Goliardi; so per altro che è un giornale fatto da alcuni vanesi allievi dell’Istituto, i quali hanno l’alta protezione e il particolar favore di Bruto Commendatore, il quale ci scriverà sotto il proprio e sotto altro nome. Doman l’altro vado a Firenze, e ti manderò il primo numero, che debb’esser pubblicato da qualche giorno. Farò pure di tutto per trovare il libro desiderato dal signor Ardizzoni, che mi saluterai tanto tanto. Ah, finii la lettera col Ti sono....; non è la prima volta. Volevo dire Ti raccomando le mie Metamorfosi; che saranno un libro di grande utilità in tutte le scuole, ed avvezzerà i giovani a pensare colla propria testa ecc. ecc.
Il pensiero della Sofopteromachia mi svaga, e farà pigliare il cappello ai critici; i quali però si riducono a due, che mettono in moto tutti gli altri. Avverti però che quel che fece del cul trombetta non fu Malacoda, ma Barbariccia.
In fretta
il tuo: Fanfani
Note
- ↑ Il salotto letterario di Ubaldino ed Emilia Peruzzi, satireggiato nel c. XI, del Lucifero.
- ↑ Leone Fortis.