Considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli sopra la prima Deca di Tito Livio/Libro primo/Capitolo I

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Libro primo
Capitolo primo

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Quali siano stati universalmente i princípi di qualunque cittá, e quale fusse quello di Roma


Nel primo Discorso è vera la distinzione che tutte le cittá sono edificate o da forestieri o da uomini nativi del luogo, ed in questo secondo membro cade Vinegia ed Atene; cadeci ancora Roma, ma diversamente da Atene e da Vinegia, perché queste furono edificate dagli incoli per necessitá di avere o uno ricetto sicuro o uno reggimento commune, ma Roma, sanza alcuna di queste necessitá, fu piú presto edificata come colonia di Alba, cioè da uomini o albani o sudditi allo imperio di Alba, per amore di quelli luoghi dove erano nutriti, o per ambizione di reggersi per sé stessi; né può Roma per rispetto di Enea applicarsi al membro de’ forestieri, perché è uno cercare le origine troppo da lontano, le quali non s’hanno a referire a’ primi antecessori di chi ha edificato.

Quanto al membro delle cittá edificate da’ forestieri, non è vero semplicemente che le colonie mandate per sgravare e’ paesi di abitatori dependino sempre da altri, perché molte nazione, come furono e’ Galli, e’ Cimbri e simili, mandorono per la detta causa parte de’ popoli loro a cercarsi nuove sede, le quali acquistate non avevano dependenzia o recognizione alcuna da’ luoghi patrii; e però era piú vera e piú piena distinzione, che o le cittá edificate da’ forestieri sono edificate con tale sorte che hanno a reggersi da per sé, né dependere in cosa alcuna etiam dagli autori della origine sua, o sono edificate in modo che hanno a ricognoscere quelli per príncipi; ed in queste seconde è vero che da principio non possono fare progresso grande, ma in progresso di tempi possono nascere molti accidenti che le liberino da quella subiezione, ed allora può accadere che piglino augumento notabile. E di questa spezie è stata Firenze, e tutte le colonie de’ romani, che doppo la declinazione di Roma molte di loro sono diventate magnifiche e potente cittá; e forse chi discorressi a una a una, non troverrebbe manco di queste salite in potenzia notabile, che di quelle che hanno avuto el principio libero; perché sono cresciute o no secondo el sito, la instituzione e fortuna che hanno avuta. È vero che ordinariamente queste tali hanno tardato piú a cominciare a crescere, avendo el principio subietto a altri; ma se intratanto per la bontá del sito o per la buona instituzione o altra causa hanno avuto occasione di ingrossare di ricchezze e di popolo, hanno poi avuto facilitá di diventare potente.

El principale fondamento della potenzia e ricchezze della cittá è avere grosso populo: e male può ingrossare di populo una cittá che sia posta in luogo sterile, se giá non ha la aria molto generativa, come Firenze, o la opportunitá del mare, come Vinegia; e però è meglio porsi in paese fertile, perché piú facilmente vi concorrono gli abitatori; ma quando fussi possibile fermare abitatori assai in uno sito, io non dico al tutto sterile, ma non grasso, non è dubio che piú conferirebbe a farlo virtuoso la necessitá del provedersi che le buone legge; perché quelle si possono variare dalla voluntá degli uomini, ma la necessitá è una legge ed uno stimulo continuo. E questa indirizzò bene Roma, la quale, se bene posta in paese fertile, tamen per non avere contado ed essere cinta di populi potenti, fu forzata allargarsi con la virtú delle arme e con la concordia; e questo si discorre non in una cittá che voglia vivere alla filosofica, ma in quelle che vogliono governarsi secondo el commune uso del mondo, come è necessario fare, altrimenti sarebbono, essendo debole, oppresse e conculcate da’ vicini.