Considerazioni intorno ai Discorsi del Machiavelli sopra la prima Deca di Tito Livio/Libro secondo/Proemio

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Libro secondo
Proemio

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La conclusione è verissima, che spesso e’ tempi antichi sono laudati piú che el debito, e le ragione sono bene considerate dallo scrittore; alle quali se ne potrebbe aggiugnere qualcun’altra ma le pretermetto. Non concordo giá seco in quello che dice, che sempre nel mondo fu tanto del buono in una etá quanto in una altra, benché si variino e’ luoghi; perché si vede essere verissimo che, o per influsso de’ cieli o per altra occulta disposizione, corrono talvolta certe etá nelle quali non solo in una provincia, ma universalmente in tutto el mondo è piú virtú o piú vizio che non è stato in una altra etá, o almanco fiorisce piú una arte o una disciplina che non è fiorita in qualunque parte del mondo in altro tempo. E per cominciare a quelle meccaniche di che fa menzione lo scrittore, chi non sa in quanta eccellenzia fussino a tempo de’ greci e poi de’ romani la pittura e la scultura, e quanto di poi restassino oscure in tutto el mondo, e come doppo essere state sepolte molti secoli siano da centocinquanta o dugento anni in qua ritornate in luce? Chi non sa quanto a’ tempi antichi fiorí non solo apresso a’ romani, ma in molte provincie la disciplina militare, della quale e’ tempi nostri e quelli de’ nostri padri ed avoli non hanno veduto in qualunque parte del mondo se non piccoli ed oscuri vestigi? El medesimo si può dire delle lettere, della religione, che sanza dubio in alcune etá sono state sepolte per tutto, in altre sono state in molti luoghi eccellente ed in sommo prezzo. Ha visto qualche etá el mondo pieno di guerre, un’altra ha sentito e goduto la pace; dalle quali variazione delle arte, della religione, de’ movimenti delle cose umane, non è maraviglia siano anche variati e’ costumi degli uomini, e’ quali spesso pigliano el moto suo dalla instituzione, dalle occasione, dalla necessitá. È adunche vera conclusione che non sempre e’ tempi antichi sono da essere preferiti a’ presenti, ma non è giá vero el negare che una etá sia qualche volta piú corrotta o piú virtuosa che l’altre.