Contro l'alchimia e gli alchimisti palinodia dell'Argonautica/Della Argonautica libro secondo

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Della Argonautica libro secondo

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Della Argonautica libro primo


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Ingegneri - Contro l'alchimia e gli alchimisti palinodia dell'Argonautica, 1606 (page 59 crop).jpg

D E L L A

A R G O N A V T I C A

L I B R O  S E C O N D O.


Ingegneri - Contro l'alchimia e gli alchimisti palinodia dell'Argonautica, 1606(1) (page 59 crop).jpg


RE S E all Ciel gratie, & à l'antica Dea,
Ch'à lui fù di fauor tanto corteſe,
Le vele à l'aure diè G R O M O felice.
Ma non già prima, ch'à la Regia figlia.
le Salute figlia della Natura.
Da la cui ricca, e generoſa mano
Venne' l gran don che'l molto ardir gli accrebbe,
Non giſſe à far di sè, di ſua vittoria,
E de l'isteſſo don deuuto dono.

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Lieta, e benigna il buon Guerriero accolſe
La bella Donna. ed ei modeſto humile,
E d'honesto roſſor coſperſo il volto,
L'inchinò riuerente. ella la lingua
In tai detti ſnodò grata, e ſoaue.
O di tua Patria, anzi d'Italia honore,
Anzi d'Europa, anzi del Mondo, e pregio
De l'alma Madre mia, ch'al Mondo impera:
Ecco vincesti. e ſe fù graue' l peſo
Di quel monil, che ti mantenne al collo
Vera virtù, ch'à ſofferire inſegna;
Tanto più dolce' l glorioſo acquisto
Hor tì ſia del bramato alto teſoro.
   Tu con lui dunque a l'Antenoree mura,
La antichiſsima, e feliciſsima Città di Padoua.
Auenturoſo, e trionfante riedi.
Nè di venti temer, nè di tempeſte:
Che' l poter ſuperato, hai de le Stelle.
Predice l'opere del Gromo.
   Quiui ancor ti vegg'io coſe in virtute
Oprar non ſol del pretioſo vello,
Cge teco porti al fortunato ſuolo,
Ma in mia virtù, che'n faccia hoggi ti ſpiro,
Perche ſempre ogni mal da te ſtia lunge,
Che' l chiaro nome tuo faranno eterno.

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Bramando à proua al buon' ETHEREO farſi
Grati, & amici; & ammirando in lui
Tali, e tanti del Cielo, e di Natura
Doni, gratie, virtù, fauori, e pregi.
   Così' l vero cantò Vate, e Poeta,
Querengo poeta mirabile chiamato da' ſuo' merti à Roma à riceuerne premi degni del ſuo gran valore.
Specchio d'ogni bontà, d'ogni dottrina
Hor de la Brenta, e già del Tebro honore,
Ch'à gli alti premi ſuoi ſpeſſo' l richiama,
A la cui voce riſuonar s'vdiro
Ben mille, e mille voci in lieto grido;
Replicando ſouente Echo nouella
Del canto i primi, e'n vn gli estremi accenti.
Beatiſſimo dunque oltr'ogni ſtima
L'ETHEREO GROMO, à cui degna riſerua
Fèr la Natura, e' l Ciel di tanti, e tali
Doni, gratie, virtù, fauori, e pregi.


I L  F I N E.


Gli errori di Stampa ſono pochi, e lieui, però ſi la-

ſciano al giudicio del diſcreto Lettore.

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Imprimatur.

   Iſidorus Moſcon. Vic. Gen. Neap.

Magiſter Cornelius Tirab. Archiep. Theolog. vidit.

     Don Raphael Raſtellius C. R. Deputatus vidit.


IN NAPOLI,

Appreſſo Gio. Iacomo Carlino 1606.

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D E L L A

A R G O N A U T I C A

L I B R O  S E C O N D O.


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RE S E all Ciel gratie, et à l'antica Dea,
Ch'à lui fù di favor tanto cortese,
Le vele à l'aure diè G R O M O felice.
Ma non già prima, ch'à la Regia figlia.
le Salute figlia della Natura.
Da la cui ricca, e generosa mano
Venne' l gran don che'l molto ardir gli accrebbe,
Non gisse à far di sè, di sua vittoria,
E de l'istesso don devuto dono.

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Lieta, e benigna il buon Guerriero accolse
La bella Donna. ed ei modesto humile,
E d'honesto rossor cosperso il volto,
L'inchinò riverente. ella la lingua
In tai detti snodò grata, e soave.
O di tua Patria, anzi d'Italia honore,
Anzi d'Europa, anzi del Mondo, e pregio
De l'alma Madre mia, ch'al Mondo impera:
Ecco vincesti. e se fù grave' l peso
Di quel monil, che ti mantenne al collo
Vera virtù, ch'à sofferire insegna;
Tanto più dolce' l glorioso acquisto
Hor tì sia del bramato alto tesoro.
   Tu con lui dunque a l'Antenoree mura,
La antichissima, e felicissima Città di Padova.
Aventuroso, e trionfante riedi.
Nè di venti temer, nè di tempeste:
Che' l poter superato, hai de le Stelle.
Predice l'opere del Gromo.
   Quivi ancor ti vegg'io cose in virtute
Oprar non sol del pretioso vello,
Che teco porti al fortunato suolo,
Ma in mia virtù, che'n faccia hoggi ti spiro,
Perche sempre ogni mal da te stia lunge,
Che' l chiaro nome tuo faranno eterno.

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Bramando à prova al buon' ETHEREO farsi
Grati, et amici; et ammirando in lui
Tali, e tanti del Cielo, e di Natura
Doni, gratie, virtù, favori, e pregi.
   Così' l vero cantò Vate, e Poeta,
Querengo poeta mirabile chiamato da' suo' merti à Roma à riceverne premi degni del suo gran valore.
Specchio d'ogni bontà, d'ogni dottrina
Hor de la Brenta, e già del Tebro honore,
Ch'à gli alti premi suoi spesso' l richiama,
A la cui voce risuonar s'udiro
Ben mille, e mille voci in lieto grido;
Replicando sovente Echo novella
Del canto i primi, e'n un gli estremi accenti.
Beatissimo dunque oltr'ogni stima
L'ETHEREO GROMO, à cui degna riserva
Fèr la Natura, e' l Ciel di tanti, e tali
Doni, gratie, virtù, favori, e pregi.


I L  F I N E.


Gli errori di Stampa sono pochi, e lievi, però si la-

sciano al giudicio del discreto Lettore.

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Imprimatur.

   Isidorus Moscon. Vic. Gen. Neap.

Magister Cornelius Tirab. Archiep. Theolog. vidit.

     Don Raphael Rastellius C. R. Deputatus vidit.


IN NAPOLI,

Appresso Gio. Iacomo Carlino 1606.