Così parlò Zarathustra/Parte prima/Delle mosche del mercato

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Delle mosche del mercato

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Friedrich Nietzsche - Così parlò Zarathustra (1885)
Traduzione dal tedesco di Renato Giani (1915)
Delle mosche del mercato
Parte prima - Del nuovo idolo Parte prima - Della castità
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Delle mosche del mercato.

«Ripara, o amico mio, nella solitudine! Io ti veggo stordito, dallo strepido degli uomini grandi e punto dagli aculei dei piccoli. Il bosco e il monte sapranno degnamente tacere con te. Sii simile all’albero che tu ami, all’albero dai rami diffusi; egli pende sul mare, silenzioso, in ascolto.

Dove finisce la solitudine, ivi incomincia il mercato; e dove incomincia il mercato, ivi incomincia lo strepito dei grandi commedianti e il ronzìo delle mosche velenose. [p. 48 modifica]

Nel mondo le cose più buone a nulla giovano, se non v’ha chi sappia farle pregiare; e i commedianti son detti dal popolo uomini grandi.

Poco comprende il popolo la grandezza, cioè la creazione, ma ha occhi ed orecchi per i commedianti, per quelli che rappresentano le cose grandi.

Il mondo gira intorno agli inventori di nuovi valori: — gira invisibilmente. Ma intorno ai commedianti volgono il popolo e la gloria: tale è la vita.

Il commediante possiede lo spirito, non la coscienza dello spirito. Egli sempre crede in ciò a cui suol persuadere gli altri: — crede cioè in sè stesso !

Domani egli avrà una nuova fede e il giorno di poi un’altra. I suoi sensi sono agili come quelli del popolo, e variabili come il tempo.

Rovesciare — significa per lui: dimostrare. Render folli — vale per lui: convincere. E il sangue gli sembra la migliore delle ragioni.

Una verità, che non è fatta se non per gli orecchi molto delicati, è per lui la menzogna, il nulla. In vero, egli non crede che negli dèi che fanno molto strepito nel’mondo!

Affollato di pagliacci romorosi è il mercato — e il popolo si pregia dei grandi uomini che possiede! Giacchè per lui costoro sono i padroni del momento.

Ma l’ora li incalza: ed essi incalzano te. Per ciò vogliono da te una pronta risposta. Guai a te, se non ti sai rivolgere.

Non esser geloso di questi intransigenti e impazienti, o amico della verità! Mai la verità s’attaccò al braccio d’un intransigente.

Fuggi questi avventati: ripara alla tua sicurezza; non sul mercato soltanto si è assaliti con le domande.

I pozzi profondi acquistano lentamente il lor pregio e la loro conoscenza; devono attendere a lungo prima di sapere che cosa sia caduto in essi.

Lontano dal mercato e dalla gloria si ritrae tutto ciò che è grande; lontano dal mercato e dalla gloria vissero, da che è mondo, gli inventori dei nuovi valori. [p. 49 modifica]

Ripara, amico mio, nella tua solitudine: io ti veggo tutto punzecchiato da mosche velenose. Fuggi là dove soffia il vento rude e impetuoso! Fuggi in solitudine! Troppo sei vissuto vicino ai piccoli e ai miserabili: salvati dalla loro invisibile vendetta! Contro di te essi tutti anelano vendetta.

Non alzare più il braccio contro di loro! Essi sono innumerevoli, e tu non devi avere per sorte l’ufficio d’un cacciamosche.

Innumerevoli sono i piccoli e i miserabili; e più d’un superbo edificio è crollato in causa delle goccie piovane e della mala erba.

Tu non sei una pietra, ma già sei incavato dalle molte goccie. Le molte goccie ti potrebbero spezzare.

Ti veggo sofferente per le molte mosche velenose, punto a sangue in cento parti: la tua alterezza sdegna la collera.

Sangue vorrebbero da te, fingendosi ingenue, sangue bramano le loro anime esangui — e perciò punzecchiano senza posa.

Ma tu, o profondo, tu soffri troppo crudelmente anche per le piccole ferite; e prima che tu risani, lo stesso verme velenoso riprende a strisciarti sulla mano.

Tu sei troppo altero, per uccidere questi avidi vampiretti. Guardati però di non esser costretto poi a sopportare le lor velenose punture!

Essi ti ronzano intorno anche con la lode: l’impudenza. Essi vogliono il contatto della tua pelle e del tuo sangue.

Essi ti adulano al pari di Dio o del demonio; essi piagnucolano dinanzi a te, come dinanzi a Dio o al demonio. Che importa! Son adulatori e piagnoni e nient’altro.

Pur molte volte ti sembreranno amabili. Ma l’amabilità è la prudenza dei vili. Sì, i vili sono prudenti!

Essi pensano molto a te nella loro anima angusta — tu desti i loro sospetti! Tutto ciò che è meditato è per essi sospetto.

Ti puniscono per le tue virtù. E in fondo non ti perdonano che i tuoi errori.

Perchè sei mite e giusto, tu dirai: «Essi sono incolpevoli della lor vita meschina». Invece la loro piccola anima pensa: «È una colpa ogni grande vita». [p. 50 modifica]

Anche se tu sei affabile con loro, sentono che in fondo tu li disprezzi; e compensano i tuoi benefizi con altrettanti danni celati.

Il tuo orgoglio taciturno li irrita: essi esultano se una volta tanto sei abbastanza modesto per esser vanitoso.

Noi non riconosciamo in un uomo se non ciò che cerchiamo d’esaltare in lui.

Perciò guardati dai piccoli.

La lor miseria arde contro di te nel desiderio di una vendetta invisibile.

Non t’accorgesti mai come improvvisamente ammutolirono quando tu andasti incontro a loro, e come perdettero ogni forza, fatti simili al fumo d’un fuoco che va spegnendosi?

Si, amico mio, per i tuoi vicini tu rappresenti la cattiva coscienza: poi che essi sono indegni di te. Perciò ti odiano e vogliono succhiare il tuo sangue.

Essi saran sempre mosche velenose; ciò che in te è grande non fa che renderli più desiderosi di nuocere.

Ripara, amico mio, alla tua solitudine: là dove spira un vento rude e impetuoso. La sorte tua non è di essere un cacciamosche».

Cosi parlò Zarathustra.