Così parlò Zarathustra/Parte quarta/Della scienza

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Della scienza

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Della scienza.

Così cantò il mago; e gli altri ospiti si lasciarono attrarre nella rete della sua astuta e melanconica voluttà. Tutti, fuorchè il coscienzioso dello spirito, il quale strappò ratto l’arpa di mano al mago, gridando: «Aria! Lasciate entrar l’aria buona! Lasciate entrar Zarathustra! Tu avveleni questa caverna, vecchio mago malvagio! Tu ci conduci — tu falso, tu scaltro — a brume e a selve sconosciute. Guai quando i tuoi pari si mettono a chiacchierare della verità! Guai a tutti gli spiriti liberi, se non stanno in guardia contro tali maghi! la loro libertà è perduta: tu li persuadi e li attiri a rientrare nella lor prigione.

Vecchio demonio melanconico, i tuoi lamenti son modulati sul suono d’uno zufolo di richiamo; tu appartieni a coloro che esaltano la castità per lusingare gli altri, segretamente, al piacere».

Cosi parlò il coscienzioso: ma il vecchio mago guardò intorno a sè, risentito da quelle parole e lieto a un tempo del proprio trionfo.

«Taci!», disse a bassa voce, «le buone canzoni vogliono una buona eco; dopo le buone canzoni bisogna rimaner a lungo silenziosi.

Cosi fan tutti gli uomini superiori. Ma tu hai compreso ben poco al mio canto. Confessalo. In te è difetto di spirito imitatore!».

«Separandomi da te, tu mi lodi», rispose il coscenzioso, «ebbene! Ma gli altri? — Voi ve ne state là seduti con occhi bramosi: dove è fuggita la vostra libertà? Per poco non assomigliate a coloro che a lungo han guardato le danze di nude perverse fanciulle: le vostre stesse anime danzano.

Voi, uomini superiori, dovreste aver maggior copia di ciò che il mago chiama lo spirito maligno e ingannevole: davvero l’indole vostra è diversa dalla mia.

A lungo abbiamo parlato e pensato insieme, prima che Zarathustra facesse ritorno alla sua caverna: sappiamo bene, ora, che noi siamo diversi.

Noi cerchiamo cose differenti quassù: voi ed io. Io chiedo maggior sicurezza e perciò venni a Zarathustra. Giacchè egli [p. 288 modifica]solo è ancora una torre e una volontà fortissima oggi, mentre tutto vacilla, mentre la terra trema in ogni parte! Ma invece (i vostri sguardi me ne dàn fede) voi cercate una maggiore malsicurezza.

Maggior intensità di brividi e di pericoli voi cercate. Voi agnognate, inclino a credere (perdonate alla mia presunzione, o uomini superiori), voi agognate la condizione di vita che è la peggiore di tutte, e di tutte la più pericolosa: la più terribile: quella degli animali che vivono nei boschi, nelle caverne, nei monti scoscesi, nei burroni pieni di labirinti.

E non già amate voi coloro che vi guidano fuori del pericolo, bensì quelli che vi fanno divertire da ogni cammino — i seduttori; ma se anche una tale brama fosse in voi sincera, a me sembrerebbe ciò non ostante impossibile.

Perchè il sentimento più profondo — l’inalienabile retaggio dell’uomo — è la paura. Con la paura ogni cosa si spiega: anche il peccato originale e la virtù ereditaria. E dal timore è sôrta anche la mia virtù, che ha nome la scienza.

E di tutte le paure, quella della bestia selvaggia (ch’ei cela e teme in sè stesso) fu la più tenacemente infusa nell’uomo.

E questa antica paura — affinata, spiritualizzata — oggi, parmi, si chiama «la scienza».

Così parlò il coscienzoso; ma Zarathustra che, da poco ritornato nella caverna, aveva in parte indovinato il discorso di lui, gli gettò una manciata di rose e si fe’ giuoco delle sue verità. «Come!» esclamò, «Che ho inteso? Tu mi sembri pazzo, o pazzo son io: la tua verità io senz’altro la capovolgo.

Poi che il timore è in noi l’eccezione. Ma il coraggio e il desiderio dell’incerto e dell’intentato mi sembra di essere la preistoria dell’uomo.

Con l’invidia, con l’astuzia e con la violenza egli prese alle bestie feroci tutte le loro virtù: per ciò solo divenne uomo.

Questo coraggio — affinatosi, spiritualizzatosi — questo coraggio umano con le ali dell’aquila e la prudenza del serpente: questo mi sembra si chiami oggi.......».

«Zarathustra!», esclamarono tutti in coro, ridendo fragorosamente; e parve si dissolvesse la nube che dianzi incombeva sopra tutti. Anche il mago rise e disse prudentemente: «Alla buon’ora! Il mio spirito maligno se n’è andato.