Cristoforo Colombo (de Lorgues)/Libro III/Capitolo IX

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Capitolo IX

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CAPITOLO NONO

Varii motivi di Colombo per intraprendere il suo quarto viaggio. — Prima della sua partenza da Granata, egli mostrava alla Regina, sulla carta non finita del globo, il luogo ove doveva trovarsi un passo per entrare nel grande Oceano. — Don Bartolomeo rifiuta da prima di accompagnare l’Ammiraglio, e vi si decide poi per fraterno attaccamento — Colombo scrive al Santo Padre, e gli parla del suo disegno di liberare il Santo Sepolcro dalla schiavitù dei Turchi. — Diffidenza dell’Ammiraglio rispetto al re Ferdinando. — Sue precauzioni contro la perfidia della Corte. — Ardore cattolico dell’araldo della Croce.

§ I.


Lungi dal pensar finalmente a riposare delle sue fatiche di mare, e delle sue lotte contro la malvagità degli uomini, durante il governo temporaneo di Ovando, impaziente di un riposo che non tornava a profitto del cattolicismo, Colombo offrì alla Regina di proseguire senza ritardo le sue scoperte.

Gli storici moderni, giudicando secondo gl’interessi umani, il movente di questo perfetto cristiano, hanno attribuito la sua proposizione al timore di essere superato da’ suoi emoli di Spagna e di Portogallo, corsi sulle sue tracce, e che già alzavano romore di sè: credono invidia, ed emolazione marittima l’ardore che lo spingeva, a dispetto dell’età e delle infermità contratte in mare, ad investigare le profondità dello spazio terrestre, che rimanevano ancora intentate.

Questo è un errore solenne, una interpretazione direttamente contraria alla realtà; conseguenza, nondimeno, naturale delle preoccupazioni, in cui si ostinano certi scrittori a disonore di questo tipo di disinteresse e di fede. Noi possiamo affermare che Colombo omai non conservava alcuna illusione sulla Corte, e non ne aspettava favori o ricchezze: volle rimettersi in via unicamente per glorificare il Redentore, e far conoscere la Croce al rimanente del globo, compiendo così l’opera sua di scoperte. Durante la spedizione, scriveva ai Re cattolici: «Io non ho fatto questo viaggio per ottenere onori o fortuna: questo è [p. 131 modifica]certo, perchè ogni speranza su questo particolare era gia svanita prima della mia partenza1

Trovato il Nuovo Mondo, egli pensava restargli fare il giro del globo, e riscattare il Santo Sepolcro; voleva prima di morire schiuderne la via ai popoli, ai quali aveva apportato il Segno della salute.

Un segreto movente si aggiungeva al suo fervor religioso per ispingerlo a questa navigazione; la contentezza di contemplare parti sconosciute della Terra. Il ghiaccio dell’età non aveva per niun modo raffreddato il suo entusiasmo. Colombo non poteva stancarsi di ammirare la creazione, e d’innalzare la sua anima verso il Creatore. Nessun uomo in questo mondo aveva percorso una tale estensione di mare e di rive. Quanto più aveva veduto, e più larga era la sua nozione delle magnificenze del Verbo, tanto maggiore era la profondità e la grandezza delle sue impressioni.

Durante il suo riposo, appena il suo genio terminava di essere alle prese collo sconosciuto, e la sua penetrazione cessava di studiare per sorprendere una qualche gran legge del nostro universo, il suo spirito meditativo si adagiava in una contemplazione deliziosa. Quando nel silenzio del suo isolamento, tra gl’intervalli della preghiera, raccogliendosi in sè stesso, Colombo si abbandonava alla dolcezza del ricordarsi, gli pareva ascoltare, in fondo all’eco lontano dell’anima, le sonore armonie della poesia equatoriale, il fremito de’ venti e dell’onde, le austere note delle melodie dell’Oceano. Ad ogni suo menomo interrogar la memoria, vedeva succedersi innanzi i più variati prospetti dalle buie nebbiose de’ mari germanici e de’ ghiacci dei mari polari, sino agli splendori delle Antille, ed alle magnificenze della flora equinoziale. Le isole Fortunate, le Azorre, l’arcipelego del Capo Verde, i grandiosi aspetti della terraferma, la maestà dell’Orenoco, il golfo delle Perle, il cielo [p. 132 modifica]raggiante della Trinità, le costellazioni australi, tutto ciò che avevano veduto i suoi occhi, tutto ciò che avevano indovinato le sue intuizioni cresceva forze alla speranza di ciò che intravvedea nel futuro. L’immensità delle sue investigazioni si schierava intera nella sua fantasia come un solo quadro; e il suo concetto del Creatore giganteggiava in proporzione di questo inesprimibile infinito.

Siccome Dio aveva degnato conservargli, nonostante gli anni, le fatiche, le oppressioni di spirito e di corpo, tutta la vivezza dell’emozioni della gioventù, così Colombo lo ringraziava di tanta bontà, ed apprezzava degnamente questo benefizio dell’anima, ricchezza del genio cristiano cui nessun Monarca può sospendere o distruggere: parevagli nella sua umiltà, che un sì dolce godimento non fosse dovuto a peccatore pari suo; conciossiachè precisamente i migliori cristiani sono i meno soddisfatti di sè; e scriveva con edificante candore, memorando la bontà di Dio «entrai piccolo in mare per darmi alla navigazione, ed ho continuato sino ad oggi: questo arringo invita chi lo segue a voler penetrare i segreti del mondo: quantunque io sia un grandissimo peccatore, la compassione e la misericordia di nostro Signore, che ho sempre implorate, coprendo le mie colpe , hannomi colmo di benedizioni; ed ho trovata ogni mia consolazione a contemplare i maravigliosi aspetti dell’Opera sua2

Questa vasta contemplazione, di cui il solo Colombo aveva allora il privilegio, era, infatti, il più gran godimento dell’ammiratore del Verbo divino. Soddisfazione sì pura non è dono fatto indistintamente a’ mortali: le nature rozze, carnali, gl’istinti cupidi e materiali la concepiscono poco; e nonostante la perfezione de’ loro sensi, gli animali non la conoscono. Le serene voluttà della contemplazione sembrano partecipare [p. 133 modifica]dell’infinito; l’empio e l’incredulo non le classificarono fra’ loro piaceri.

Cosa prodigiosa! in mezzo alle maraviglie dell’Alhambra un rischiaramento improvviso del genio di Colombo mostravagli attraverso lo spazio e lo sconosciuto come una imagine di questo globo, e gl’indicava, tra le due grandi divisioni del Nuovo Continente, uno stretto di mare, che doveva servire di punto di comunicazione tra’ due emisferi; solo che in questa intuizione misteriosa, scambiava l’istmo in uno stretto3; parlava di uno stretto di mare, mentr’esisteva uno stretto di terra; e mostrava ad Isabella sulla carta incompiuta del Mondo inesplorato, il punto ove doveva trovarsi quel passo, pel quale si potrebbe andare drittamente in Asia: lo indicava con una precisione sorprendente. Lopez di Gomara riferisce che cercava uno stretto, di cui aveva parlato coi Re, per passare all’altro lato del mare, e tagliare la linea equinoziale4. Herrera attesta che, prima di partire, Colombo aveva annunziato che credeva d’aver a trovare lo stretto verso l’altezza del porto El Retrete5, vicino al Nombre de Dios, spiagge totalmente sconosciute, e che scoprì alcuni mesi dopo; Las Casas dice che pensava, questo stretto dovere essere vicino al Nombre de Dios; Benzoni afferma che andava direttamente alla ricerca di un tale stretto6; Washington Irving riconosce, che «congetturava che questo stretto fosse [p. 134 modifica]situato verso l’istmo di Darien7» diffatti, ivi giace l’istmo che unisce le grandi regioni del Nuovo Continente.

Avendo la Regina approvato quel disegno, della cui grandezza si era invaghita, Colombo pensò agli apparecchi della spedizione: dimandò l’autorizzazione di condur seco il suo secondogenito don Fernando, paggio d’Isabella, fornito di doti felici, la cui compagnia sarebbegli stata un temperamento alla continua separazione della famiglia impostogli dalla sua missione. Sempre previdente e materna nelle sue bontà appagando quel desiderio di lui, la Regina concedette la paga di ufficiale di mare al giovane Fernando, e durante la sua assenza diede il suo salario di paggio a suo fratello primogenito8.

L’Ammiraglio andò poscia a Siviglia per fare gli apparecchi del suo viaggio. Quantunque confidasse senza riserva nella Provvidenza, nondimeno prese tutte le precauzioni che la prudenza dettavagli, e stimolò l’Adelantado ad accompagnarlo. Il valoroso marinaro, disingannato della corte di Castiglia, giunto all’età in cui il riposo è una ricompensa, non avendo l’entusiasmo cattolico dell’Ammiraglio, si mostrava poco inchinevole ad affrontare i pericoli di una impresa di quel genere9: nondimeno, pensando alla grande età di Cristoforo, vedendo il suo indebolimento fisico, a cui per l’energia della volontà egli non poneva attenzione, ricordando in quale stato era tornato dalle sue due ultime esplorazioni, comprendendo d’essergli indispensabile, don Bartolomeo sacrificò di bel nuovo all’amore fraterno le sue inclinazioni, il suo bisogno di riposo e la sua risoluzione di non voler più servire un governo ingrato: consentì ad imbarcarsi. [p. 135 modifica]

Rispetto a don Diego, fratello dell’Ammiraglio, le ingiustizie commesse a danno del Vice-re, lo confermarono della malvagità degli uomini: risolvette di abbandonare la Corte, ed il mondo per non servire oggimai altro che la Chiesa; ed abbracciò lo stato ecclesiastico, di cui già. disimpegnava elettivamente gli offici in mezzo alle cure del governo.


§ II.


Dopo la morte del suo concittadino papa Innocenzo VIII, Cristoforo Colombo non si era peranco messo in relazione col suo successore. Partendo per questo viaggio, che doveva essere il compimento delle sue spedizioni, l’araldo della croce scrisse al Capo della Chiesa per rendergli conto del suo silenzio, delle sue azioni, delle sue intenzioni, e per domandargli la sua protettrice cooperazione.

Allo stile nobilmente familiare di questa lettera, si direbbe che un augusto parentado congiungesse la missione di Cristoforo Colombo coi destini del Cattolicismo: traspira la fiducia del figlio che parla al proprio padre. Quantunque laico, ammogliato, padre di famiglia, Colombo dimanda al Papa, naturalmente e senza esporre i suoi titoli, una delegazione di autorità spirituale, propriamente come avrebbe potuto fare un vero Legato della Santa Sede: prega il Sommo Pontefice di emettere un Breve, che prescriva a tutti i capi di Ordini Religiosi di lasciargli scegliere nei loro conventi, per costituirli missionari apostolici, sei Religiosi, che riservasi eleggere direttamente, ed alla cui partenza non possa opporsi alcuna giurisdizione ecclesiastica o secolare: vuole che al ritorno nei loro conventi questi Religiosi sienvi ricevuti e trattati come se non ne fossero usciti, ed anche con maggior favore, se così meritassero le opere loro: dimanda cooperatori, perchè «spera in nostro Signore di poter proclamare il suo santo nome, e il suo Vangelo in tutto l’universo10[p. 136 modifica]Non potendo per la sua lunghezza riportare intera questa lettera, ne compendieremo i termini.

Colombo diceva primieramente, che, sin dalla partenza per la sua prima scoperta, aveva fatto disegno di venire al suo ritorno in persona a presentare a Sua Santità la relazione di questa spedizione; ma che le pretese del Portogallo lo avevano obbligato a disporre in tutta fretta il suo secondo viaggio, e che, perciò, non aveva potuto mandar ad effetto il suo desiderio. Egli parlava altresì del suo terzo viaggio verso il sud-ovest, nel quale aveva trovato immense terre, e l’acqua del mare diventata dolce.

Soggiungeva che la sua anima fruirebbe di perfetta gioia, ove gli riuscisse finalmente di potersi presentare a Sua Santità colla storia delle sue scoperte, che aveva scritta espressamente per lei, tessuta nella forma ed alla maniera de’ Commentarii di Cesare11, cominciando dal primo momento sino al giorno attuale, nel quale si disponeva di fare in nome della Santa Trinità un nuovo viaggio, che sarebbe a gloria di lei e ad onore della santa religione cristiana. L’araldo della croce confessava al Santo Padre che lo scopo delle sue fatiche gli riusciva di ricreazione, e lo rendeva impavido ai pericoli, facendogli risguardare come nulla i patimenti, e i diversi generi di morte che ne’ suoi viaggi aveva affrontato, senza che il mondo gliene avesse la menoma gratitudine12.

Il rivelatore della creazione confida al Capo della Chiesa lo scopo dell’intimo suo desiderio: affrontò la grande impresa di impiegare i provventi che gliene risultassero per restituire il Santo Sepolcro alla Chiesa. Egli ricorda che fin dal suo arrivo in quelle nuove regioni, scrisse al Re ed alla Regina, che prima che trascorressero sette anni leverebbe cinquantamila fanti, e [p. 137 modifica]cinquemila cavalli, di cui cinque anni dopo raddoppierebbe il numero, approntando così un esercito di centomila fanti, e diecimila cavalli. Nostro Signore gli aveva chiarito che il danaro occorrente a tale impresa poteva essere fornito da’ suoi redditi; ma che Satana impiegò tutti i suoi sforzi perchè a quel tempo non si fosse potuto ancora recar nulla ad effetto: il governo gli è stato violentemente tolto; ed in siffatte iniquità, Colombo vedeva un’astuzia dell’eterno nemico, il quale temeva che si compiesse un sì pio disegno13.

La brutta-copia, che possediamo di questa lettera dettata dall’Ammiraglio al giovane Fernando suo figlio, non tocca al suo fine; ma è certo che fu terminata, e fece parte delle cose che Colombo aveva incaricato Francesco di Rivarol di spedire a Roma: ne abbiamo la prova implicita.

Preparando la partenza, Colombo scrisse un pro-memoria pel suo primogenito don Diego, nel quale stabiliva i suoi diritti, enumerava i suoi titoli, e indicava i mezzi di farli valere. Questa precauzione manifestava i suoi timori. Le cattive disposizioni del Re gli erano note. Pel timore che nella sua assenza, o dopo la sua morte, sopraggiunta in lontane regioni, non si aggiungesse alle violenze già commesse un’aperta spoliazione, mercè cui gli fossero rubati i titoli e le pergamene de’ suoi privilegi, fidò ogni cosa a’ suoi fedeli amici, i Religiosi, depositandoli per copia in duplicato nei loro conventi.

Quantunque prendesse questi partiti di prudenza, scrisse ai Re per raccomandare alla loro benevolenza i suoi figli e i fratelli, se mai venisse a morte nel corso di quella spedizione. La sua lettera rivelò le sue inquietudini. Isabella, che si trovava allora a Valencia della Torre, per calmarlo risposegli, il 14 marzo, una lettera firmata dai due Re, in termini di una deferenza e di una considerazione straordinaria, inusitata anche co’ più [p. 138 modifica]alti personaggi. I Sovrani gli ricordavano con qual dolore avevano udita la sua carcerazione, promettevano di fare per lui molto più di quello ch’era specificato ne’ suoi privilegi, e rinnovavangli l’assicurazione di porre dopo di lui in possesso de’ suoi titoli, cariche e dignità don Diego suo primogenito14.

Nonostante queste promesse, Colombo continuò a prendere le sue guarentigie contro la malevolenza della corte. Fido al giureconsulto Nicola Oderigo, ambasciatore della Repubblica di Genova, una copia de’ suoi privilegi, che teneva chiusa in una cassetta, messa in deposito al convento della Certosa delle Grotte, a Siviglia. Avrebbe voluto porre i suoi titoli e trattati colla corona di Castiglia in un cofano impenetrabile di sughero, coperto di cera15, da venire nascosto in una cisterna, affine di assicurarli meglio contro le ricerche de’ suoi nemici. Non solamente diede copia al dotto Nicola Oderigo di tutti i suoi titoli; ma vi aggiunse, altresì, la lettera del 14 marzo, appena ricevuta dai Monarchi: Francesco di Rivarol fu incaricato della sua spedizione16: Colombo pregava il suo compatriota di prevenire segretamente don Diego, del luogo nel quale avrebbe deposto17 il fascio de’ suoi privilegi e delle lettere regie.

Per timore de’ tentativi de’ suoi nemici contro tutto ciò che spettava al suo nome, a’ suoi diritti, a’ suoi onori, egli diede ai suoi amici Francescani, ed ai Geronimiti una doppia copia de’ suoi trattati coi Re cattolici: e fatto ch’ebbe questo, occupossi a tutt’uomo degli apparecchi della partenza.

Colombo stava per salpare palpitante di speranza, e inconcusso di risoluzione, come a’ giorni della sua poetica gioventù: partiva, non più per servire un Re, la cui ingratitudine e sorda [p. 139 modifica]nimistà gli erano palesi, ma sacrificandosi anticipatamente al bene della umanità. Le dolcezze del riposo in seno alla famiglia, che non aveva potuto peranco gustare, la sua età, i suoi dolori, il riaprimento di una antica ferita, i patimenti da lui durati nella sua ultima esplorazione, non ebbero forza di rattenerlo: minacciato dagli anni, era impaziente di compiere l’opera sua: solo col mezzo di fatiche vieppiù prodigiose pensava di poter superare gli ostacoli, e giungere al suo scopo definitivo, la liberazione del Santo Sepolcro: ora, scoperta essendo la terraferma, parevagli che se giungesse a valicare lo stretto che doveva esistere verso la metà del Nuovo Continente, niente più si opporrebbe alla sua’circumnavigazione; sicché tornerebbe in Ispagna per l’Asia e la costa africana. In quest’ardita esplorazione confidava interamente sull’assistenza provvidenziale, che lo aveva sempre sostenuto: e coll’ardore della gioventù il rivelatore del globo si gettava a settant’anni verso l’ignoto, di cui sperava, sta volta, sollevare interamente il velo.




  1. “Yo no vine este viage á navegar por ganar honra ni hacienda: esto es cierto, porque estaba ya la esperanza di todo en ella muerta.” — Lettera di Cristoforo Colombo ai Re Cattolici, scritta dalla Giammaica il 7 luglio 1503.
  2. “Yo soy pecador gravissimo: la pietad y misericordia de Nuestro Señor siempre que yo he llamado por ellas me han cobierto todo: consolacion suavisima he fallado en echar todo mi cuidado á contemplar su maravilloso conspeto.” — Carta del Almirante al Rey y á la Reina. — Libro de las Profecias, fol. iv.
  3. “Ma s’ingannano nell’intenderlo, perciocchè ei non pensava che fosse stretto di strettura di terra, come gli altri sono, ma di mari, che passasse come bocca di un mare all’altro.” — Fernando Colombo, Vita dell’Ammiraglio, cap. cx.
  4. “Quisiendo buscar estrecho para pasar de la otra parte de la Equinocial, como lo avia dado á entender á los Reyes.” — Francisco Lopez de Gomara, la Historia de las Indias, capit. El cuarto viage, pl. iv — Opera scritta nel 1552, stampata a Medina del Campo, da Guglielmo de Millis.
  5. Herrera, Storia generale dei viaggi e delle conquiste dei Castigliani nelle Indie occidentali. Decade I, lib. V, cap. i.
  6. “Ricercar lo stretto ch’entra nel mare di mezzogiorno...” — Benzoni, la Istoria del Mondo Nuovo, lib. I, fol. 28.
  7. Washington Irving. Storia di Cristoforo Colombo, lib. XIV, cap. v, tom. III, p. 155.
  8. “É SS. AA. prometieron al Almirante su padre que le scrian pagados al dicho D. Diego, porquel dicho D. Fernando iba en su compaňia en servicio de SS. AA.” — Partida de pago hecho par el tesorero de SS. AA. — Suplemento primero á la coleccion diplomática, n° lvii.
  9. “Porque lo truje contra su grado.” — Lettera di Cristoforo Colombo ai Re Cattolici scritta dalla Giammaica il 7 luglio 1503.
  10. “Porque yo espero en Nuestro Seňor de divulgar su santo Nombre y Evangelio en el universo.” — Carta del Almirante Colon á su Santidad. — Coleccion diplomática. Docum. n° cxlv.
  11. “La cual tengo para ello que es en la forma de los comentarios é uso de César.” — Carta del Almirante Colon á su Santidad. — Coleccion diplomática, Docum, n° cxlv.
  12. “La cual razon me descansa y hace que yo no tema peligros ni me dé nada de tantas fatigas é muertes que en osta empresa yo ho pasado con tan poco agradecimento del mundo.” — Carta del Almirante Colon à su Santidad, — Coleccion diplomática. Docum. n° cxlv.
  13. “Satanas ha destorbado todo esto, y con sus fuerzas ha puesto esto en término que non haya efecto.... por muy cierto se ve que fue malicia del enemigo, y porque non venga á luz tan santo propósito” — Carta del Almirante Colon á su Santidad. — Coleccion diplomática, n° cxlv.
  14. Fernando Colombo, Vita dell’Ammiraglio, cap. lxxxviii.
  15. “...Y esos privilegios querria mandar hacer una caja de corcha enforrada de cera.” — Lettere autografe dell’Ammiraglio D. Cristoforo Colombo al R. Padre Gaspare della Certosa di Siviglia.
  16. Lettre de Christophe Colomb à Messire Nicolas Oderigo. — Codice Colombo-Americano, pag. 522.
  17. “Del recabdo y el lugar que porneis en ello, os pido per merced que los escribais á D. Diego.” — Carta familiar de D. Cristóbat Colon. — Coleccion diplomática, n° cxlvi.