Cronica (Villani)/Elogio di Giovanni Villani
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ELOGIO
DI
GIOVANNI VILLANI
Giovanni villani nacque in Firenze di famiglia[1], che era fra le buone cittadinesche, nel secolo di Cristo certamente decimoterzo, comecchè di sua nascita non sia stato possibile trovare nè giorno nè anno. Villano di Stoldo dal cui nome Scipione Ammirato[2] crede che prendessero poi il cognome i discendenti Villani, detti anche Villani Stoldi[3], fu suo padre[4]. Di lui si trova fatta menzione e nei più celebri Prioristi all’anno 1300[5], in cui apparisce aver egli il primo di sua famiglia goduto il sommo onore della repubblica fiorentina sedendo dei Signori, e nel suo sepolcro, che si vede appiè della porta di fianco di verso tramontana della chiesa di s. Croce[6]. In una cartapecora della libreria strozziana[7] si legge il testamento fatto da Villano l’anno 1321, per rogito di ser Bartolo Mazzatelli da Monteficalle, ove egli oltre il lasciare allo spedale edificato da Mazzaferro di Ranieri a Montereggi, presso la strada che conduce al borgo s. Lorenzo di Mugello, eredi universali instituisce il nostro Giovanni, Filippo[8], Francesco, e Matteo suoi figliuoli, quali tutti con una femmina per nome Lapaccia, che fu moglie di Vanni di Bonaccorso, ebbe egli da Mona Sofia, detta allora per accorciatura e genio di lingua Mona Fia sua moglie, la quale era figliuola di don Ugolino da Coldaia[9]. E poichè ho cominciato a parlare della famiglia Villani, mi par proprio l’accennare, che il nostro Giovanni ebbe due mogli, e figliuoli dall’una e dall’altra. La sua prima moglie fu Mona Sobilia, detta Mona Bilia[10], di cui non mi è riuscito trovar la schiatta, e i suoi figliuoli che nacquero da questa furono Giovanna[11], che si maritò a Vanni di Giannotto dei Guidalotti, ser Bernardo Prete[12], e Francesco[13]. La seconda fu donna Mona figliuola di Francesco dei Pazzi. Ella partorì a Giovanni donna Arrighetta chiamata Ghetta, maritata a Domenico di Guidaccio dei Giugni, Villano[14], e Matteo[15]. In questi terminò la linea di Giovanni, benchè la famiglia Villani per mezzo della discendenza del fratello Matteo, scrittore di storie, si conservò fino all’anno 1616, in cui si spense il dì 19 Febbraio per la morte di Lorenzo di Piero Villani[16]. Ella però vive ancora, e viverà mai sempre nella memoria degli uomini, per l’eterna rinomanza che le diedero i suoi tre famosi storici Filippo[17], il mentovato Matteo[18], e l’immortal Giovanni. Questi, secondo che usavano allora i nobili cittadini, fu di professione mercante[19], e procurò alla sua famiglia il lustro maggiore, e con la sua prudenza, per cui finchè visse fu riputato degno dei primi e più onorevoli incarichi della città[20], e con le stimatissime istorie, che egli scrisse in nostro volgare con somma purità di favella, checchè ne dicano irragionevolmente il Tassoni, e il . chiarissimo Muratori[21], e con amore incredibile di verità, in quel che riguarda almeno gli avvenimenti dei tempi suoi[22]. Per tanto l’anno 1300 mise egli mano a quest’opera dopo il suo ritorno da Roma, ove egli fu alla grande indulgenza, o vogliam dire giubbileo di papa Bonifazio VIII. In questa occasione avendo egli ammirate le innumerabili antiche rarità di quella dominante, e specialmente le storie dei Romani scritte per Sallustio, Lucano, Livio, Valerio, Paolo Orosio, e altri storici, concepì allora, com’egli dice[23], l’idea di compilar la sua Cronica sull’orme di sì eccellenti maestri. Ella con tutta ragione è intitolata Storia Universale, perciocchè, come osserva il lodato Muratori, non solamente i fatti dei Fiorentini, ma quelli comprende ancora di quasi tutte le nazioni del mondo[24]. L’autore l’ha divisa in due parti, e per ordine di tempi l’ha disposta in dodici libri. La prima parte, che dieci libri contiene, comincia dall’edificazione della Torre di Babel, e termina all’anno di nostra salute 1333. L’altra parte, che di soli due libri è composta, prosegue dal detto anno 1333 fino all’anno 1348, che fu l’ultimo di sua vita. Stette circa due secoli occulta questa storia, e la prima volta comparve alla luce in Venezia piena di scorrezioni e di abbagli[25]. Pretesero i Giunti di procurarne al pubblico un più corretto esemplare, e la fecero ristampare a Venezia con postille in margine di Remigio Nannini fiorentino, ma con poco maggiore felicità[26], sicchè l’anno 1587 si risolvettero di pubblicarla con le stampe di Firenze, ed è questa finora la migliore di ogni altra edizione[27]. Sarebbe con tutto ciò desiderabile,che con l’aiuto dei molti testi a penna[28] che sono nelle librerie di questa città, oltre tutti gli altri, bellissimi, e autorevoli, se ne tentasse una nuova, come n’era stato fatto una volta il progetto[29], e con dispiacere degli eruditi egli non fu poi eseguito[30]. Il nostro Giovanni mentre attendeva non meno alla mercatura che alla sua Cronica, mirò con estremo suo dolore l’amata sua patria agitata dalle nuove fazioni dei Bianchi e dei Neri, e fu presente alla venuta di Carlo conte di Valois, che l’anno 1301 il dì 5 di Novembre nella chiesa di s. Maria Novella prese la signoria e la guardia or calmare gl’inacerbiti spiriti delle di Firenze per due sette, e conservar la città in pacifico e buono stato[31]. Lo che non essendo al conte riuscito, anzi nei due partiti sollevatosi un maggior tumulto[32], si trovò Giovanni a veder l’anno seguente un gran numero dei migliori cittadini di parte bianca andar condannati miseramente in esilio, e tra questi il divino poeta Dante[33], e nei due anni appresso fu testimone d’infinite sciagure e pericoli a cui fu esposta per la stessa ragione questa città[34]. Ma nel Settembre dell’anno 1304, o per motivo di mercatanzia, o per desio di conoscere i diversi costumi degli uomini e delle città, o forse per evitare le sventure della discordia cittadina, se n’andò il nostro Villani in Fiandra, e pochi giorni dopo la segnalata vittoria di Monsimpevero[35], che sopra i Fiamminghi riportò Filippo il Bello re di Francia, fu nel campo ove era stata la battaglia, e vide tutti i corpi morti, e ancora intieri[36]. Quanto egli stesse lontano dalla patria, e se si trovasse in Firenze all’assedio dell’imperadore Arrigo di Lussimborgo, che nel 1312 fece gran danno ai Fiorentini, processandone e condannandone la più gran parte[37], non è facile congetturarlo, perchè dopo questo viaggio non si trova notizia alcuna della sua vita, finchè egli non viene ammesso ai sovrani onori della repubblica[38]. L’anno adunque 1316 fu egli la prima volta dei priori[39]. E tra gli altri colleghi di questo seggio furono Pela Balducci, da cui egli fu informato del privilegio dal re di Tunisi conceduto ai mercatanti di Firenze di poter nella città di sua residenza avere abitazione, chiesa, e franchigia, come avevano quei di Pisa[40], Mess. Pace da Certaldo, sotto il cui nome abbiamo la storia della guerra di Semifonte, dalla quale apparisce, che Giovanni conferiva seco, e scambievolmente si comunicavano monumenti istorici[41], Alberto del Giudice, e Donato Acciaiuoli, ai quali due unito il nostro Villani per spezial deputazione[42] di tutto il collegio, procurò ed ottenne ai Fiorentini, mercè d’un vago ingegnoso strattagemma, la pace coi Pisani[43]. In questo medesimo anno fu ancora ufiziale, come allora si diceva, della moneta, insieme con Gherardo Gentile[44], e siccome quegli che nato era per conservare ai posteri le memorie dei trapassati, avendo veduto che degli ufiziali antecessori, e dei segni per loro usati nelle monete non era stato tenuto verun registro, ordinò, che il cancelliere di quell’ufizio con la possibile diligenza ricercati i nomi di tutti quelli che fin dal cominciamento della zecca erano stati ufiziali, e i segni che avevano nelle monete impressi, gli registrasse esattamente in un libro, e proseguisse poi a scrivere di mano in mano i nomi e i segni degli ufiziali avvenire[45]. Sedè ancora dei signori nell’anno 1321[46], e nello stesso tempo avendo i Fiorentini cominciato a fare le mura e le torri della porta s. Gallo a quella di s. Ambrogio della città di Firenze, egli con altri onorevoli cittadini fu deputato ufiziale sopra questo edificio[47], e in questa carica continuò molti anni appresso, finchè la città non restò tutta in giro murata[48]. L’anno poi 1323 fu egli presente all’esito sventurato che ebbe l’esercito di Firenze contro Castruccio signore di Lucca[49], il qual mentre e’ visse fu sempre nemico fierissimo e terribile di tutti i Toscani, e specialmente dei Fiorentini, onde l’anno 1328, veggendo il nostro Giovanni in gran perturbamento la sua patria per la persecuzione continua che le faceva Castruccio, si risolvè di scrivere a Parigi a maestro Dionisio del Borgo a s. Sepolcro dell’ordine degli eremiti agostiniani, valente filosofo e teologo, per intendere da lui, che fama aveva di santità, quando avrebbero avuto fine queste sventure. Ricevè dall’amico devoto il Villani nell’anno stesso lettera responsiva, che portava la predizione dell’imminente morte di Castruccio, e del termine della guerra coi Lucchesi, siccome in fatti avvenne, quando appunto egli per la terza volta godeva l’onore del priorato, e a comune consolazione mostrò la risposta a’ suoi compagni priori[50]. Morto Castruccio, essendosi fatti l’anno 1329 signori di Lucca alcuni Tedeschi, che da Lodovico di Baviera si erano ribellati, detti Tedeschi del Cerruglio, perchè si fortificarono in questo luogo, posto sulla montagna di Vivinaia e di Monte Chiaro nella Valdinievole, offersero al comune di Firenze la signoria di Lucca per lo sborso di ottantamila fiorini d’oro.
Entrò in questo trattato con gran piacere anche il nostro Giovanni[51], e insieme con altri ricchi cittadini desiderando di far questa compra a onore e vantaggio di Firenze, progettò, che se il comune avesse loro accordato quattordicimila fiorini d’oro, eglino volontariamente avrebbero di proprio supplito al restante della somma. Ma per la discordia ed invidia che regnava nella repubblica, ebbe il dispiacere di dover rifiutare più d’una volta questo contratto. L’anno seguente per l’arte dei mercatanti di Calimala, custodi dell’opera di s. Giovanni, fu egli ufiziale al lavorio d’alcune porte di metallo, che anche in oggi si veggono adornar quel tempio, gettate da maestri veneziani, e pulite e dorate per Andrea Pisano, siccome nel tempo medesimo per singolar deputazione sopraintese al total compimento del campanile della Badia di Firenze, fatto a spese ed istanza del cardinal Giovanni degli Orsini, che ne godeva la signoria e l’entrata[52]. Fu di grande inquietudine al Villani l’anno 1331, perciocchè essendo egli camarlingo del comune di Firenze sopra la costruzione delle mura della città in compagnia di fra Grimaldo dei Cenni, fra Alessandro Masi, amendue dell’ordine dei Servi, e di Alamanno Torelli fu data loro l’accusa di avere impiegato il pubblico danaro in usi propri e privati[53], onde ne soffersero processo, inquisizione, e rigoroso rendimento di conti.
Ma ebbe poi la consolazione d’esser pienamente coi suoi colleghi assoluto da ogni dolo, frode, e baratteria, per sentenza di Attendolo dei Cornaressi da Imola, giudice deputato[54]. Nell’anno seguente avendo i Fiorentini fabbricata una terra presso ai loro confini verso Bologna, per tener in soggezione gli Ubaldini, egli suggerì che le fosse posto il nome di Firenzuola[55]. In gran pericolo vide la sua patria l’anno 1333, per le continue dirotte piogge, per cui il fiume Arno gonfio d’acque s’alzò fuori del suo letto, e oltre aver coperto il Casentino, il pian d’Arezzo, e il Valdarno superiore, inondò ancora e le campagne e quasi tutta la città di Firenze, e recò un danno indicibile agli abitanti di fuori e di dentro le mura[56].
Dopo queste ed altre sciagure della nostra Firenze, e dopo la dispendiosa e infelice guerra che sostennero i Fiorentini contro Mastino della Scala, l’anno 1341 di nuovo entrarono in trattato col detto Mastino di comprare da lui, che n’era libero signore, la città e il distretto di Lucca, e offersero di darne in prezzo dugentocinquantamila fiorini d’oro in certe determinate paghe. Or per osservanza di questi patti avendo dovuto il comune di Firenze mandare a Ferrara sotto la guardia dei marchesi, amici e mediatori, cinquanta cittadini in ostaggio, tra questi vi fu Giovanni, quantunque non consentisse a questo contratto, il quale nel dì 9 d’Agosto di quest’anno parti di Firenze co’ suoi compagni, e si trattenne due mesi e mezzo in Ferrara, ove furono tutti ricevuti con grande onore[57]. Ma dimorando in quest’ostaggio furono sorpresi dall’infausta nuova della sconfitta che i Pisani sotto Lucca data avevano all’esercito fiorentino, sicchè entrarono in gran timore di non restar prigionieri del mentovato Mastino[58]. L’anno dopo si trovò all’ingresso che fece in Firenze mess. Gualtieri duca d’Atene, eletto capitano e conservatore del popolo, e con gran rammarico fu presente in seguito a tutte le mutazioni e tumulti che per cagione di questo duca, che se n’era fatto signore, avvennero, e specialmente alla fiera sollevazione, in cui lo scacciarono di Firenze[59]. Il nostro Giovanni non ebbe men dolore delle pubbliche che delle private sue calamità in questo tempo, perciocchè essendo fallita la compagnia de’ Bardi, e avendo tratte nel loro fallimento altre minori compagnie, e tra queste la compagnia de’ Bonaccorsi, della quale era socio il Villani, come mercante fuggitivo e cessante, l’anno 1345, senza sua colpa, qual altro Cimone, fu ritenuto nelle pubbliche carceri delle Stinche[60]. Finalmente la mortifera pestilenza, che alquanti anni davanti[61] in varie parti avea fatta lagrimevole strage d’innumerabili viventi, essendo all’egregia città di Firenze pervenuta, tra molti illustri cittadini che rimasero colti da quella si novera Giovanni Villani, il quale e le sue storie e la mortal vita terminò nell’estate dell’anno 1348[62], e fu sepolto nella chiesa dell’Annunziata de’ padri serviti della medesima città, ove Jacopo di Giovanni Villani, molto tempo dopo, nel pavimento della cappella di sua famiglia[63], che al presente si chiama del Crocifisso, fece porre la seguente iscrizione.
Dottor Pietro Massai.
Note
- ↑ Così il Manni, e nel Metodo per istudiare con brevità le storie di Firenze pag. 35 dell’edizione seconda di Firenze 1755, e nelle Osserv. Istorich. sopra i Sigilli antichi Tom. IV Sigillo V, che è di questa famiglia. Il Verino intende di farla provenire da Fiesole, così scrivendo: Villani genus antiquum, Fesulanus alumnus: Hujus et historicus stirpis perhibetur Etruscae: Hujus et annales urbis primordia narrant; e Antonio Pucci, che compendiò in terza rima la storia di Gio. Villani, e il suo MS. esi ste in casa Tempi e nella Magliabechiana, in un capitolo tra i Casati, com’egli dice, più cari delle famiglie fiorentine anche quello dei Villani accenna, dicendo:
E Falconier, Palarcioni, e Villani. - ↑ Nella storia Fiorentina lib. 5 del Tom. I. P. 273.
- ↑ E’ da vedersi il detto sig. Manni nelle citate Osservaz. Istor. sopra i Sigilli.
- ↑ Così nell’Albero della casa Villani pubblicato dal detto sig. Manni nel tomo IV delle dette Osservaz. Istor. sopra i Sigilli, e nella prefaz. del Muratori al tom. XIII. dell’opera Scriptorum rerum italicarum, e nel testamento di Villano, che è nella libreria strozziana.
- ↑ Nel Priorista della Riccardiana MS. Plut. Q. Ord. IV. Cod. 7. Nel Priorista della Magliabech. MS. in carta pecora fatto pel comune di Firenze class. 25 cod. 63. Nel Priorista a famiglie di Francesco Segaloni MS. a pag. 125 a tergo, della libreria privata del sig. suddecano Gabbriello Riccardi. Nei Prioristi cod. 333. Pl. II ord. 1. cod. 1221 pl. ord. 2, e cod. IIII Plut. VI ord. 1 della medesima libreria. Ai quali s’uniscono il vecchio Scipione Ammirato nelle storie fiorentine tom. I lib. 5 pag. 273, e il Muratori nella prefaz. cit. al tom. XIII Scriptorum rerum italicarum, E’ sfuggito questo priorato alla diligenza del sig. Manni, e nell’Albero Villani, e nelle osservaz. sopra i Sigilli.
- ↑ Nello stipite di questa porta vi è scolpita l’arme di Villano, che contiene il puro Grifone con lettere: Sep. Villani Stoldi et filior. et eor. descendentium.
- ↑ Questa cartapecora è segnata 773, e si legge lo spoglio fattone dal senati Carlo Strozzi nel cod. DDD. 1427 della stessa libreria.
- ↑ Questi fu priore della repubblica fior. l’anno 1324, sebbene nell’albero del sig. Manni sia detto per isbaglio nel 1328. Si posson vedere i prioristi citati di sopra.
- ↑ All’archivio generale si trova per ser Francesco di Lapo da Firenze all’anno 1337. D. Fia olim. D. Ugolini de Coldaria uxor quondam Villani Stoldi.
- ↑ Così nel testamento di Villano cartapecora 773 della Strozziana, ove si vede, che questa moglie di Giovanni era già morta, mentre Villano habuisse, et recepisse confessus fuit dote Domine Bilie quondam uxoris ipsius Johannis, e ovunque la nomina, sempre appone quondam uxor.
- ↑ E’ nominata nel testamento sudd. come figliuola di Giovanni, e moglie di Vanni dei Guidalotti insieme con ser Bernardo e Francesco suoi fratelli, e a tutti tre son fatti diversi legali. Vedi l’Albero citato del sig. Manni, e le Osservaz. Islor. sopra i Sigilli.
- ↑ Di ser Bernardo Prete nel i4 Novem, 1342 si trova aver fatto compromesso in Simone di Poggio per rogito di ser Alberto di ser Rocco di ser Gio. da Rondinaia: D. Bernardus filius Johannis Villani pop. s. Proculi, Johannes ejus pater, Mnttheus frater suus filii dicti Villani ex parte una, Franciscus olim Villani frater dicti Johannis, Simon et Johannes filii dicti Francisci ex altera faciunt compromissum in D. Simonem de Podio; e nella storia di s. Cresci a Valcava il can. Marco Antonio de’ Mozzi cita un rogito di ser Roberto di Talento da Fiesole, in cui apparisce Mess. Bernardo di Gio. Villani di Firenze vicario generale di mess. Gio. dei Benzi da Figline piovano di s. Cresci a Maciuoli.
- ↑ Questi è nominaio col suo fratello ser Bernardo in un contratto l’anno 1343, quale esiste in cartapecora originale posseduta dal sig. Francesco Bernini, e citata dal sig. Maiini. Alla notificazione dunque di tal contratto si dice che fu fatta: Absentibus Jonnne, Philippo, Francisco, et Mattheo fratrihus, et fil. olim Villani Stoldi populi s. Proculi de Florentia, et ser Bernardo, et Francisco fratribus filiis dicti Johannis.
- ↑ Che Donna Monna fosse moglie di Giovanni Villani, e Donna Arrighella e Villano figliuoli di lei e di Gio. è manifesto per quello che io ho trovato alle gabelle dei contratti noi libro F. 13 dell’anno 1361 a p. 114- Così adunque si legge: Dom. Monna fil. q. D. Francisci de Pazzis, et uxor q. Johannis Villani mater D. Ghette pop. s. Petri majoris Fior. recepit donationem a D. Ghetta filia q. Johannis Villani, et uxore Dominici quondam Guidacci de Giugnis pop. s..Martini episc. Flor. consensione preambula et auctoritate dicti Dominici viri ipsius D. Ghette donatricis ut heredis, et hereditario nomine in solidum dicti Johannis patris sui de quodam jure debiti cambii descendentis ex majori summa florenorum octingentorum, die VIII Januarii 1361. E nel margine flor quatuorcentorum. E nella stessa p. 114, poco dopo: Villanus filius olim Dom. Johannis et dicte Domine Monne, et frater carnalis dicte Domine Ghette recepit dicta die octava Januarii donationem a dicta Domina Ghetta de promissione dicti viri sui de residuo de jure debiti Cambii descendente ex dicta summa florenorum octingentorum aliorum, e nel margine flor. quatuorcentorum.
- ↑ Che Matteo fosse figliuolo di questa seconda moglie apparisce chiaro, perchè non è nominato nel testamento di Villano sopraccitato, ed egli nell’anno 1377 si chiama Matteo di Giovanni Villani nel codice Davanzati della magnifica libreria del sig. suddecano Riccardi con questi termini “Il qual libro feci assemprare io Matteo di Gio. Villani l’anno MCCCLXXVII.” Or questi non può essere il fratello di Gio. che era già morto di peste l’anno 1363. Vedi il proemio della continuazione della Cronica di Matteo fatta da Filippo Villani suo figliuolo, e Scipione Ammirato lib. 12 pag. 625. Aggiungo, che nel testamento di Villano io ho letto un’altra figliuola di Giovanni per nome Maria, ma di questa si dice che era naturale, e a lei pure Villano fa un legato.
- ↑ Vedi il sig. Manni nell’osservaz. sopra i Sigilli.
- ↑ Questi è figliuolo di Matteo, e nipote di Giovanni; fu giureconsulto, e pubblico professore nello studio fiorent. ove espose il poema di Dante. Di lui oltre la continuazione della Cronica di Matteo suo padre dal 1363 al 1365 v’ha un’opera latina in due libri col titolo: De origine civitatis Flor. et ejusdem famosis civibus, la quale si conserva MS. in carta Pl. 89 infer. cod. 23 della Laurenziana. In questa così parla Filippo di Giovanni e Matteo storiografi: Distuli quantum potui de propinquis meis vera referre, quos nec parum parce laudare possum. Suspicionis racio in prompte est. Nemo enim de se dicentem laudes quemquam feret aequo animo cum sibi augere famam quilibet merito extimetur. Silui ob eam rem quamquam pene invitus loquar, ne cineri meorum iniuriam fecisse convincerer. Saltim eum possim sola nominis relactione eorum placare manes. Johannes meus patruus, Mattheus pater conati sunt, quae temporum secum attulerunt memoratu digna vulgaribus litteris demandare. Rem sane non confecere bellissimam. Id facere ut reor ne gesta perirent his qui ingenio meliori meliora protenderent, et ut scribendi politius materiam prepararent, ea fortasse gratia fortasse recolendi, quod quantum meis fuerit, perpessi non fuerint que secula relacionibus publicis inserenda confecerint, calami negligentia deperire. Il sig. co. Gio. Maria Mazzucchelli pubblicò nel 1747 quest’opera tradotta, e non intera, e l’illustrò con note e prefazione a cui si rimettono gli eruditi. Veggasi anche il sig. Manni nel Metodo per istudiare con brevità le storie di Firenze, e nelle Osservaz. Istoriche sopra i Sigilli antichi Tom. IV. Sig. V.
- ↑ È padre di Filippo, e continuatore della Cronica di Gio. suo fratello dopo la morte di lui dal 1348 al 1363. Vedi il sig. co. Mazzucchelli nel luogo citato, e il sig. Manni nelle due opere sopra riferite. Se il fratello di Gio. che è in Avignone alla corte del papa, e che gli dà notizia dei tesori lasciati da Gio. XXII, sia questo Matteo come sospetta il co. Mazzuchelli nelle annotazioni alle Vite degli uomini illustri di Filippo Villani, facendo qualche osservazione sui capitoli 19, e 20 del libro undecimo di Giovanni, è impossibile sapersi, mentre Giovanni non ne nomina alcuno, e altronde non apparisce ch’egli abbia viaggiato
- ↑ Nel principio del libro, ove son registrati gli uffiziali di zecca, che si conserva MS. nella cancelleria della zecca in camera granducale, si legge: Johannes Villani, et Gherardus Gentilis cives, et mercatores Florentini. E nel libro delle Stinche cui riporteremo più sotto: Johannes Villani Stoldi... mercator cessans etc.
- ↑ Il Muratori nella prefazione al tomo XIII parla di Giovanni come appresso: Ceterum prudentiam suam, compositosque ad pietatem atque ad amorem patriae mores ubique historicus iste pandit, ac propterea non immerito, dum vixit, ad reipublicae negotia adhibitus est, in quibus semper sagacem simul atq. honestissimum civem sese exhibuit. Il nostro Doni nel Cancelliere racconta di un capitano, che prima d’andare ad un’impresa guerriera, volle avere il piacere di visitare il nostro Villani; dal che se ne deduce il credito grande che ebbe, mentre ancora viveva. Vedi il sig. Manni nel Metodo citato di sopra, e il P. Negri nella Storia degli scrittori fiorentini, ove cita tutti gli autori che hanno parlato con lode del Villani.
- ↑ Nell’opera intitolata “Pensieri diversi”, lib. 9 quesit. 15 prende Alessandro Tassoni a censurar fieramente, com’egli crede, il proemio del Villani, e sembra che il Muratori nella lodata prefazione al XIII tomo Scriptorum rerum Italicarum s’accordi coi sentimenti del suo paesano. Non so quali ragioni abbiano potuto muovere il Muratori ad acconsentire alla critica del Tassoni, so bene che le censure di questo letterato son frivole e ridicole, e che tali sempre saranno trovate da chi ha l’orecchie avvezze al buono e piano volgar fiorentino, in cui ha preteso di scriver il nostro Gio. il quale nel medesimo proemio così s’esprime: “E però fedelmente io narrerò in questo libro in piano volgare, acciocchè gli laici come gli alletterati ne possano ritrarre frutto e diletto.” Si aggiunga che per la purità della lingua è stato sempre riputato dagli Accademici della Crusca tra i primi padri della toscana favella. Il medesimo Muratori nel luogo citato osserva così, dicendo: Hunc enim Historicum inter praecipuos ejusdem linguae patres multa cum laude commemorarunt.
- ↑ Il mentovato Muratori gli fa questa giustizia nella detta prefazione al Tomo XIII Scriptorum Rer. Italicar. così dicendo: Nam quod attinet ad saecula, quae proxime illius aetatem contingunt, et potissimum ad annos quibus ille floruit, accurato certe studio, et non mediocri amore veritatis Villanus r.s in Italia presertim gestas plerumq. recensuit.
- ↑ Vedi il C. XXXVI. del lib. 8 delle storie di Gio. Villani dell’edizione del 1559, ove in fine il nostro autore dice: “E cosi mediante la grazia di Cristo nelli anni suoi 1300 tornato io da Roma cominciai a compilare questo libro ec.” Le osservazioni poi, e gli augurj sull’ecclissi, comete, incendi, inondazioni, e simili cose che si trovano sparse in quest’opera son perdonabili all’eccessiva credulità di quei tempi, e sono opinioni d’astrologia, che allora era in gran credito.
- ↑ Così nella detta prefazione: Historias ergo non Tusciae tantum, sed Europae totius scribere aggressus est.
- ↑ La prima edizione di Venezia è dell’anno 1537 fatta per Bartolommeo Zanetti in dieci iibri.
- ↑ Quest’è l’edizione del 1559 fatta in Venezia ad istanza dei Giunti di Firenze.
- ↑ È da vedersi il sig. Manni nell’opera lodata: Metodo per istudiare ec.
- ↑ I più celebri testi a penna delle Storie di Gio. Villani, che si trovino in Firenze, sono il Codice in cartapecora e in foglio del Plut. II ord. 1 num. 289 della libreria del Sig. suddecano Riccardi, il quale perchè fu del Davanzati è detto il codice Davanzati. Nella fine del libro X, perciocchè l’XI, e il XII non furono descritti, si legge; «Il qual libro feci assemprare io Matteo di Giovanni Villani l’anno MCCCLXXVII, come sta appunto. Il codice della libreria riccardiana, che porta in fronte l’arme della casa Villani, e perciò si crede essere stato della med. Plut. Q. Ord. III num. 2 in cartapecora ed in foglio, il chiarissimo sig. Lami nel catalogo dei codici MSS. di questa libreria lo chiama Codicem elegantissimum et perantiquum. Un altro che contiene i primi 10 libri della Cronica dello stesso Villani, codice in carta, ed in foglio Plut. If ord. num. 290 scritto nel secolo XIV della lodata libreria del sig. suddecano. Nella Magliabechiana se ne trova un altro alla class. XXV dei MSS. cod. 122 in foglio, e in carta scritto a colonne, e in fine si legge quanto appresso: «Qui finisce il trattato e l’opera fatta per Giovanni Villani, iscritta e ritratta del loro originale libro; dì XX di Gennaio MCCCLXXXII si compiè di scrivere, e il dì di santo Sebastiano, amen. Molti altri se ne trovano e nell’istessa Magliabechiana, e nella libreria di santa Maria Novella, ec,, e sono di qualche merito.
Non so come possa dire il sig. Muratori, che il codice del sig. Ab. Gio. Batt. Recanati Patrizio Veneto sia, se non superiore, almeno eguale di merito ai codici fiorentini. Così fa intendere nella lodata prefazione dopo aver fatto mille elogi al codice Recanati: Florentia difficile parem Villanicae historiae codicem habet, difficilius praestantiorem. O il il sig. Muratori non aveva notizia di questi codici, o si è ingannato nel giudicare del codice Recanati, tanto più che l’edizione ch’egli ne fece in Milano a norma del codice Recanati, è finora la peggiore che sia alla pubblica luce.
Questa nota merita qualche osservazione. 1. I codici esistenti alla Riccardiana rammentati dall’Autore oggi si trovano sotto altro numero: il primo, cioè il cod. Dav. sotto il N. 1532: il secondo, sotto il N. 1533: e il terzo 1534: e nota, che questo fu del celebre Salvini. 2. Là dove parlando del cod. Dav. dice: nella fine del lib. X, è nostra correzione, poichè l’autore scrisse XI, tratto in errore dalla numerazione de’ libri di quel codice, che divide il primo libro in due; e dicendo che il libro XII non fu descritto, doveva aggiungere l’XI poichè vi mancano gli ultimi due libri. 3. Finalmente, avendo l’autore chiamata l’edizione del Muratori la peggiore che sia alla pubblica luce, noi diciamo, per esser più giusti, convenirsi un tal titolo all’edizioue di Venezia del 1537 fatta per Bartolommeo Zannetti, e all’altra de’ Giunti 1559. (Osservaz. degli editori.) - ↑ L’anno 1729, dopo che fu pubblicata l’opera di Giovanni Villani sul testo Recanati in Milano, uscì alle stampe una lettera anonima sopra la detta edizione, nella quale si scoprivano le mancanze e gli errori di quella, e se ne progettava una nuova sui testi fiorentini. Fu risposto con altra lettera in data di Milano l’anno 1730, e fu difesa la criticata edizione, ma con ragioni poco sussistenti.
- ↑ Sono attribuite dal P. Negri nella sua Storia degli Scrittori fiorentini al nostro Giovanni altre opere, e specialmente la vita di Maometto, che non è un’opera a parte, ma è una porzione del lib. II della Cronica, come si vede in molti MSS. e nel celebre codice Davanzati; e le Croniche dell’inclita città di Napoli con li bagni di Pozzuolo e d’Ischia, le quali son composte per messer Joanne Villano Napoletano, e non dal nostro Giovanni.
- ↑ Vedi il capo 37 del lib. 8 della Cronica di Giovanni Villani.
- ↑ Vedi il Capo 48 dell’istesso libro.
- ↑ Potè il nostro Giovanni facilmente conoscere il poeta Dante, che nel 1299 era stato uno dei signori della repubblica poco avanti al priorato di Villano suo padre, ed infatti l’anno 1321, in cui parla della morte di questo gran letterato, rammenta il suo esilio seguito in questa occasione, e l’autorità che aveva nella repubblica, facendo un elogio deguo di questo gran personaggio.
- ↑ Vedi i capitoli 68, 69, 71, 73, del libro 8 dell’istessa Cronica.
- ↑ Mons in pascuis, on Mons in Pabula, nom latin de Mons en Peule, ou Mons en Pouille, village de la Flandre, au Diocese de Tournay. La Martiniere Tom. 7 lettera M.
- ↑ Eccone la testimonianza del Villani medesimo nel capo 78 del lib. 8 della sua Cronica: “E io scrittore ciò posso per veduta testimoniare, che pochi dì appresso fui in sul campo ove fu la battaglia e vidi tutti i corpi morti, e non intamati.” Con tutto ciò il sig. Muratori nella prefazione al tomo XIII Scriptorum rerum italicarum, dice d’esser costretto a dubitare se veramente il Villani stesso si trovasse allora in Fiandra, e personalmente vedesse i lagrimevoli avanzi di quella guerra, o piuttosto sulle relazioni di Fiandra mandategli, facendo il racconto per inconsiderazione ritenesse l’ultime parole che ad altro autore si debbano attribuire: dubitare profecto cogor, num reapse Villanus idem tunc in Belgio moraretur, et funestas pugnae reliquias conspexerit, an potius narrationem e Belgio scriptam suam faciens, incaute postrema verba retinuerit, quae ad alium scriptorem sint referenda. Sia detto con pace di sì gran letterato, io non veggo alcun motivo, che possa costringere a mettere in dubbio questo testo del Villani, il quale ogni volta che asserisce nella sua istoria d’essere stato presente a qualche fatto, e testimone di veduta, sempre è ritrovato veridico e fedele. Ma forse avrà dato fastidio al Muratori, che questo fatto non sia seguito in Toscana, o almeno in Italia, e perciò ne avrà fatta la frivola congettura esposta di sopra. E chi non sa che i Fiorentini in quel tempo erano portati, o per ragione di mercatura, o per desio di apprendere, o per tentare altrove la lor fortuna, a far dei viaggi? Basta per una convincente riprova la celebre legazione a papa Bonifazio VIII, seguita appunto poco tempo avanti. Ma per torre ogni dubbio a qualunque più fiero critico, il medesimo Villani, di questo suo viaggio, e di questa dimora in Fiandra ne dà un’ evidente dimostrazione. Al capitolo dunque 64 del medesimo libro, ove parla dei costumi di papa Bonifazio suddetto, ch’era morto il dì 11 Ottobre dell’anno 1303, narra della presura in Anagni dello stesso papa, e dice che i corrieri spediti a portarne la nuova a Filippo il Bello re di Francia, che l’aveva fatto pigliare, si fermarono in Ansiona di là dalle montagne di Briga, e ne sparsero subito in quella città la novella, la quale udita dal vescovo d’Ansiona, profetizzò sventure, e cattivo esito al re di Francia, e alla schiatta di lui. Quindi soggiunge il Villani: “e questo sapemmo poco tempo appresso passando per Ansiona, da persone degue di fede che furo presenti ad udire”. Dal che se ne inferisce che il Villani, se pure anche in questo luogo non esprime in persona propria gli altrui sentimenti, poco tempo dopo, l’anno 1303, passò per Ansiona, per cui erano passati i corrieri spediti al re di Francia. Or qual città è mai questa Ansiona? Ansiona detta forse prima dagli Italiani Siona, e poi per aumento datole in principio Ansiona, è la celebre città vescovile di Sion, detta in latino Sedunum, situata di là dalle montagne di Briga in distanza di 40 miglia. Le montagne di Briga in latino sono chiamate Montes Sempronii, e prendono il nome da un villaggio vicino detto Sempronium in latino, e Briga in Italiano. Così M. Bruzen la Martiniere pag. 383 del tomo IX del gran Dizionario geografico e critico: Sempronius, ou comme d’autres disent, Scipionis mons. Les Latins, dit losias Simler, donnent ce nom à la montagne qui est apellée Briga par Marlian du nom d’un village voisin Simpler par le Vallaissans, et Sempronio par les Italiens. E il Baudrando alla lettera G così più chiaramente; Sempronius mons, Montsemprone pars Alpium penninarum 40 millia passuumi a Seduno in ortum distat, et 24 ab Oscella in Boream versus fontes Rhodani fluvii. Dunque poco tempo dopo l’anno 1303 il Villani passò di là dall’Alpi, e per Ansiona, cioè per Sion, che è tra le città di passaggio dall’Italia in Francia, o dalla Francia in Italia. Vedi l’Atlas du Sieur Sanson alla carta intitolata des Montagnes des Alpes, où sont remarquès les passages de France en Italie, e per conseguenza potè essere in Fiandra l’anno 1304, in cui dubita il Sig. Muratori ch’egli vi fosse, e potè vedere i funesti effetti di quella battaglia, siccome egli attesta.
- ↑ La sentenza dell’imperadore Arrigo esiste col processo MS. nella Riccardiana. Plut. M. Ord. 11, n. 3, e il chiarissimo sig. Dott. Gio. Lami, l’ha pubblicata nell’opera ch’è intitolata Deliciae eruditorum. In questa si veggon descritte tutte le persone condannate sotto il lor Sesto, ma non ve n’è alcuna della famiglia Villani, comecchè fossero guelfi, e specialment: Giovanni, che tale apparisce in tutta la sua Cronica, indizio, o che in quel tempo non figuravano molto, o non erano in Firenze.
- ↑ Nell’anno però 1312 Gio. di Villavo di Stoldo celebra un contratto di compra di alcuni beni posti nel pop. di s. Maria a Buiano con Garda vedova di Lippo di Guido del Palagio, e Andrea di Ghinetto. Ciò si vede in una cartapecora del sig. Francesco Bernini, e per quanto mi riferisce il sig. Manni, Gio. Villani, e Filippo suo fratello il dì 3 di Marzo 1314 fanno compromesso, , in Guccio Stefani, e Niccolò Bonaccorsi.
- ↑ Vedi i Prioristi, che ho citato di sopra al priorato di Villano, e tra gli altri specialmente il famoso della Magliabechiana, ove a quest’anno 1316 si vede registrato il nome di Gio. Villani, che il dì 15 Dicembre entra in carica. A questi s’accorda il testimonio dell’autore medesimo, che nel cap. 80 del lib. 9 dice d’Alberto del Giudice, di Donato Acciaiuoli, e di se autore, che tutti e tre eravamo di quello collegio. È da notarsi lo sbaglio preso dal sig. co. Giovanni Maria Mazzucchelli, che nelle annotazioni alle vite degli uomini illustri di Filippo Villani dà un altro priorato a Giovanni nell’anno seguente 1317, ma questo segue dalla diversa maniera di numerare gli anni, e lo sbaglio si rileva che nel collegio di quest’anno 1316 col nostro Giovanni erano Pela Balducci, Alberto del Giudice, e Donato Acciaiuoli, come apparisce nel testo del mio elogio.
- ↑ Nel capo 55 del lib. 6 della sua Cronica Giovanni Villani ci dà questa notizia, dicendo: “e questo sapemmo di vero dal detto Pela uomo degno di fede, che ci trovammo con lui in compagnia all’uficio del priorato l’anno di Cristo 1316” ed è conforme al Priorista della Magliabechiana e al Priorista riferito sopra della libreria del sig. suddecano Riccardi.
- ↑ Così nella storia della guerra di Semifonte, pubblicata in Firenze 1773 in 8.
- ↑ Vedi il capo 80 del lib. 9 ove dice: “e questa provvidenza fu commessa per lo conte, e per tutto l’uficio dei priori, ad Alberto del Giudice uomo di grande autoritade, e a Donato Acciaiuoli, e a noi autore, che tutti e tre eravamo di quello collegio.”
- ↑ Dal medesimo capo 80 del lib. 9. della storia del Villani ciò si rileva chiaramente.
- ↑ Nel libro degli Ufiziali della moneta scritto da Salvi Dini notaio fior., e allora cancelliere pel comune della zecca, che si conserva manoscritto nella cancelleria della zecca in camera granducale, all’anno 1316 trovo scritto così: “Gherardus Gentilis, et Johannes Villani fuerunt pro communi Florentie, Domini, et Officiales monete auri et argenti, et lige dicti communis”
- ↑ Quest’è il libro citato nella nota superiore, ordinato farsi da Giovanni e da Gherardo sopraddetti, come è chiaro dalla prefazione del medesimo, che si legge stampata insieme con questo libro nella storia delle monete della repubblica fiorentina del sig. Ignazio Orsini pubblicata in Firenze 1760, e nell’osservazioni istoriche sopra i sigilli del Manni.
- ↑ Questo secondo priorato, comecchè non apparisca nella Cronica di Giovanni, si trova in tutt’i Prioristi citati di sopra, dai quali si rileva, che nel 15 Dicembre cominciò a risedere.
- ↑ Così nel capo 136 del lib. 9 ci dice l’autore con queste parole: “Ed io trovandomi per lo comune di Firenze uficiale con altri onorevoli cittadini sopra fare edificare le dette mura ec.
- ↑ Questo apparisce dal cap. 257 del detto lib. ove all’anno 1324 dice, che la misura di queste mura fu presa diligentemente ad istanza di noi autore, essendo per lo comune uficiale sopra le mura; e in fatti impiega tutto questo capitolo, e il seguente 258 in parlare dell’edificazione, e della diligente misura di quelle.
- ↑ Si può vedere il cap. 24 del lib. 9 ove l’autore parla di questa guerra, e gli altri capitoli che seguono 220 233 293 295 301 305 316 319 323 328 333 del medesimo libro, il capo 85, e 86 del lib. 10.
- ↑ Tutto questo chiaramente si rileva da quello che scrive Giovanni nel cap.87 del lib 10, e il terzo priorato specialmente da queste parole: “e come io ebbi questa lettera, la mostrai a’ miei compagni priori, ch’era allora di quello collegio;” e tutti i Prioristi di sopra citati si accordano. Solo il sig. Manni nell’osservazioni sopra i sigilli, per isbaglio, mi credo, di stampa, mette questo priorato nel 1324, e il medesimo fa nell’albero della famiglia Villani, dando a Filippo fratello di Giovanni il priorato nel 1328, quando egli lo godė nel 1324. In questo priorato Giovanni cominciò a sedere dei signori il di 15 Agosto.
- ↑ Si ricava ciò dal capo 144 del lib. 10 ove così s’esprime: “E di ciò potemo rendere piena fede noi autore, perocchè fummo di quelli.”
- ↑ Così nel cap. 178 dello stesso lib. 10. “E noi autore l’arte de’ mercatanti di Calimala, guardiani dell’opera di S. Giovanni, fui uficiale a far fare il detto lavorio, e nel detto per anno s’alzò, e compiè il campanile della Badia di Firenze, e per noi fu fatto fare a prego e istanza di mess. Gio. degli Orsini di Roma cardinale, ec.
- ↑ Tutte queste notizie l’ho ricavate da un codice dell’archivio dei PP. Serviti della SS. Annunziata di Firenze segnato num. 2 che uella coperta porta scritte le seguenti parole: In isto libro continentur introitus, et expense per vente, et facte per Joannem Villani, et Alamannum Torelli el per Fr. Grimaldum, et Fr. Alexandrum camerarios deputatos pro comune Florentie super construzione murorum, portarum, turrium. et barbacanorum civitatis Florentie, de quo introitu, et exspensis reddita est ratio Domino Altendolo Iudici ad videndum rationes omnes ec. In principio di questo libro si legge: Anno Domini 1331 die VIII mensis Aprilis, quod officium durat usque ad XXV mensis Octobris, e poi sotto: Hic incipit introitus perventus ad manus meas in simul perventus ad manus Jounnis Villani, et Alamanni camerariorum communis de pecunia concessa a comune pro redificatione murorum civitatis Florentie etc.
- ↑ Nel medesimo archivio v’ha una cartapecora num. 206, uella quale apparisce l’assoluzione data a questi camarlinghi dal detto giudice, la quale è rogata da ser Pietro Gucci notaio di S. Miniato, e così comincia: In Christi nomine, amen. Hec sunt condepnationes et absolutiones, et summa condepnationum et absolutionum date late, et formaliter pronuntiate per sapientem Dominum Attendolum de Cornarexis de Imola judicis, et offitialis super revidendis, et inquirendis juribus, et rationibus communis Florentie, et signate per ser Petrum Gucci de s. Miniate notarium, et nunc notarium, et offitialem dicti Domini Attendoli, et comunis Florentie occasione processus, et inquisitionis formate in infrascriptos homines, et personas pro excessibus fraudibus, et baracteriis, per eos comissis, et perpetratis sub anno Domini 1331. E nel corpo dell’assoluzione si leggono i nomi delle persone assolute nella maniera che segue; Frater Grimaldus de Cennis, et frater Alexander Masi de ordine fratrum servorum Sancte Marie, Joannes Villani populi s. Broculi, Alemannus Torelli, populi s. Jacobi. M’ha comunicato questo bel monumento il gentilissimo P. Maestro Tozzi molto pratico, e benemerito di quell’archivio.
- ↑ Nel cap. 203 del lib. 10 attesta Giovanni così. “Noi autore di quest’opera, trovandomi tra loro, dissi: io vi darò uno nome molto bello e utile»: e poco dopo: perchè io la nominarò, e quando a voi piacesse, Firenzuola”; e poco dopo: “e così si chiamò”:
- ↑ Vedi i Cap. 1 2 3 4 del lib. 11, e al capo a nota tutte le sventure sofferte dalla nostra città cronologicamente di sposte dal 1300 fino al 1333.
- ↑ Vedi il Cap. 129 del detto libro, ove così parla: “E noi autore di quest’opera, tuttochè a noi non si confacesse, e fosse contro nostra volontà, fummo del detto collegio e numero per lo sesto di Porta S. Piero, e stemmo in Ferrara due mesi e mezzo”.
- ↑ Nel Cap. 134 del medesimo lib. così dice: Quando fu la detta sconfitta, noi Gio. Villani autore di quest’opera eravamo in Ferrara stadico di mess. Mastino per lo nostro comune....... e due giorni appresso avemmo la novella assai più grave ch’ella non fu, e ci avvisammo tutti esser prigioni di mess. Mastino.
- ↑ Nel cap. 1 del lib 12 cominciando a parlare della venuta del duca d’Atene, e delle mutazioni che per quella seguirono, dice che farà menzione di cose si diverse “ch’io autore che fui presente mi fa dubitare che per li nostri successori appena sieno credute di vero. E fu pur così come diremo appresso”. E a questo proposito vedi il cap. 2 e i cap. 8 15 16.
- ↑ L’anno 1345 del mese di Gennaio fallì la compagnia dei Bardi, i quali erano stati i maggiori mercatanti d’Italia. Vedi il cap. 34 del lib. 12, in fine del quale così dice Giovanni. “Con tutto noi ci scusiamo, che in parte per lo detto caso tocchi a noi autore, onde ci grava e pesa, ma tutto avviene la fallibile fortuna delle cose temporali di questo misero mondo”. Dal che ne seguì anche la prigionia di Giovanni, che si trova in un libro che si conserva nell’archivio del Monte comune, che ha per titolo: Liber Carceratorum, et Carceratarum, et eorum recomendationum ser Joannis ser Parentis notarii pro sex mensibus Octobris, etc. In questo libro il dì 4 del mese di Febbraio 1345, si trova la sua carcerazione, e diverse staggine che gli son fatte, e la partita cosi dice:
Die IIII. mensis Februarii 1345.
Joannes Villani Stoldi sotius sotietatis de Bonacursis de Florentia, que vulgariter appellatur sotietas Bandini, et Betini de Bonacursis, et sotiorum, mercator cessans, et fugitivus, recomendatus fuit ex parte iudicis collateralis Domini Potestatis quarterii S. Spiritus, et Sancte Crucis ad petitionem Joannis Bencini populi S. Petri Maioris Procuratoris et procuratorio nomine Sindicorum creditorum dicte sotietatis, et soliorum de Bonacursis tanquam mercator cessans, et fugitivus, et pronuptiatus, et condepnatus mercator cessans et fugitivus pro libris centum florenorum parvorum, in quibus condepnatus fuit, et est occasione dicte cessationis et fuge, et pro exsecutione conventionum, el pactorum concordie, et eorum que fieri, et adimpleri debent per dictum Johannem sotium dicte sotietatis secundum formam pactorum, et conventionum ipsius concordie inite per Sindicos dictorum Creditorum ex una parte, dictum Johannem Villani, et alios sotios dicte sotietatis ex alia, et pro florenis auri mille ex maiori summa per Johannem Durantis, et iustum Gini Nuntios communis Florentie, et per ser Petrum notarium Domini Potestatis, et familie. E nel margine si legge: Recomendatus fuit dictus Johannes die 5 Februarii; e poco più sotto nello stesso margine: per libras centum pro quadam condepnatione dicto facta in una parte, et per florenos auri mille ex majori summa.
Item extagitus fuit dictus Johannes Villani dicta die, ex parte dicti Judicis ad petitionem dicti Johannis Bencini Procuratoris, et procuratorio nomine predictorum Sindicorum per Johannem Mannini nuntium Communis Florentio, et familie. E nel margine: per florenos mille auri ex ma jori summa.
Item extagitus fuit dictus Johannes Villani dicta die ex parte Judicis Causarum Civilium Quarterii Sancte Crucis ad petitionem Simonis filii, et procuratoris Francisci Villani, questi era nipote di fratello del medesimo Gio vanni, tanquam Mercator cessans el fugitivus per Joannem Mannini Nuntium Communis Florentie. E nel margine: per florenos triginta auri ex majori summa.
Item extagitus fuit dictus Joannes die XX Februarii ex parte Offitialium Mercanzie ad petitionem Dini Geri populi S. Petri Scheradii, et Nicholai Tani populi S. Simonis per Matum Junte Nuntium dicti Offitii. E nel margine: per florenos quingentos auri ex majori summa. - ↑ Quest’è l’orribile peste descritta pateticamente da Giovanni Boccaccio nel principio del celebre suo Decamerone, e rammentata da Matteo Villani fratello, e continuatore della Cronica del nostro Giovanni nella parte seconda del suo proemio alla Cronica universale de’suoi tempi con queste parole:,, Nella quale mortalità considerando la moltitudine che allora vivea in comparazione di coloro ch’erano in vita al tempo del generale diluvio, assai più ne morirono in questa che in quella, secondo la stimazione di molti discreti ec.
- ↑ Così il lodato Matteo Villani nel citato proemio ci attesta: “Nella qual mortalità avendo renduta l’anima a Dio l’Autore della Cronica, nominata Cronica di Gio. Villani cittadino di Firenze, al quale per sangue e dilezione fui strettamente congiunto, dopo molte fortune e grandi, con più conoscimento della calamità del mondo che della prosperità di quello non gli avea dimostrato ec.”
- ↑ Per relazione del sig. Manni ebbe la famiglia Villani anticamente un’altra cappella nella chiesa di s. Procolo, la quale perciocchè rimase indotata in oggi non esiste più. Ciò si può agevolmente credere, poichè i Villani ebbero sempre le case di loro abitazione in questo popolo, come si vede sopra nella cartapecora dell’archivio de’ padri serviti, e in altri contratti da me citati.
- Testi in cui è citato Ludovico Antonio Muratori
- Testi in cui è citato Gaio Sallustio Crispo
- Testi in cui è citato Marco Anneo Lucano
- Testi in cui è citato Tito Livio
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