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Da fortunati Elisi

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Giuseppe di Lorenzi 1704 Indice:Gemelli Careri - Viaggi per Europa, parte II, Napoli, Roselli, 1704.djvu Da fortunati Elisi Intestazione 20 gennaio 2026 75% Da definire

Imprimatur (parte II)
Questo testo fa parte della raccolta Viaggi per Europa
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BREZIO

Figlio di Marte, primo Fondatore delle Città della Grecia Maggiore nell’ultima Region d’Italia, descrivendo l’imprese gloriose dell’Autore del libro, le antepone a quelle de’ prischi Eroi della medesima Regione.

ODE

D
A fortunati Elisi,

Deliziosa magion d’Illustri Eroi,
     Dopo di tanti secoli se ’n riede
     De la Grecia Maggiore.
     Il divin Genitore.
Quel Brezio io son, che tra’ celesti Numi
     Dal Gradivo Campion vanto i natali:
    Ed alla Bruzia gente ho dato i lumi
     Dell’eteree sostanze, e naturali:
     E nel vasto recinto
     Dalla valle di Crati al fiume Alessi,
Il mio gran nome impressi.[1]
     Per me gloriose un tempo
     Furon d’Italia l’ultime Regioni,
     E i popoli Regini

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     Dell’antica Trinacria hebber l’impero.
     Il giovane Agatocle
     Moderò Siracusa;
     E Androdamo il saggio
     I Barbari di Tracia.[2]
Per me la Bruzia donna
     In quella parte, ove il Zefirio estolle
     Del Capo eccelso la superba mole,
     Al Gran Nume del Sole
     Vasta Cittade eresse; e al Dio dell’onde
     Diè tributo di un tempio in quelle sponde.[3]
Per me Zeleuco il grande[4]
     Al Senato di Locri
     Diè primiero le leggi; ed agguerrita
     La coraggiosa gente
     Ardì stare a tenzone
     Co’ Cotronesi, Annibale, e Scipione.
Per me quel gran tesoro[5]
     Alla Donna Regal dell’ombre eterne
     Offerse, e in sotterranee atre caperne
     Ripose; e diè Pleminio ingiusto, ed empio
     Del sacrilegio suo condegno esempio.
Per me Crotone antica[6]

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     Vanta di alto saper tanti Licei:
     Di Sinoe le donzelle
     Non solo per beltà furon pregiate;
     Ma d’arti liberali anco dotate.
Dopo il fasto superbo[7]
     Di tante eroiche imprese, eccelse, e grandi,
     Gl’invitti figli miei restaro estinti
     Dal tiranno Dionigi,
     Dall’indomito Pirro;
     E della Grecia mia la miglior parte
     Cadde soggetta al popolo di Marte:
Or quella Gran Regione,[8]
     Ch’armò trecento mila al fiume Sacro,
     Ed Ilio incenerì; ch’Ajace Oileo
     Riportonne il trofeo;
     Quella, che registrò ne’ fasti suoi
     Tanti famosi Capitani in guerra;
     E vide seco in lega
     Sparta, Atene, Corinto, Efeso, e Thebe;
     Così sepolta giace,
     Che di tante grandezze, e illustri Eroi,
     Sola riman la rimembranza acerba,
     E copron le sue pompe arena, ed erba.
Da la sonora tromba
     De la Fama destato a’ Campi Elisi,
     Ch’uno de’ figli miei,
     Nel secolo presente

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     La gloria avanza de la prisca gente;
     Tutto lieto, e giocondo
     Or son venuto a celebrarlo al Mondo.
Questo è quel gran GEMELLI,
     Che gemel con la gloria hebbe le fàsce,
     Di chi non stanca mai l’Aonio Coro:
     Le Vergini donzelle
     Alzan le glorie sue sino alle stelle;
     E cantan come ne l’adulta etade
     Tanto avanzò ne la legal palestra,
     Sotto del Grande Senator togato,
     Venerabile AMATO,
     Che pria del quarto lustro
     Della nuova Siponto hebbe il comando;
     Indi della Japigia, e Salentini
     Resse l’invitta gente;
     E, con celeste dono,
     Ripose Astrea violata al sagro trono.
Geme Europa, e già langue
     Sotto il Tracio Tiranno:
     Che de’ Fedeli a danno,
     Con diluvio di schiere i campi inonda:
     Già il superbo Ottomanno,
     Di armi, e di preda onusto
     Assedia l’Imperial Sede di AUGUSTO.
Ecco il nostro GEMELLI
     Depone il plettro, e cinge a fianco il brando,
     E dal tempio di Astrea sen vola, e parte;
     Fier seguace di Marte,
     Di Sicambria espugnata

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     Egli fù alla scalata.
Da l’Augusto Regnante,
     Da la Regal Germana,
     Gradito fu il valore
     Del novello Guerriero,
     E in carte espresso al gram Monarca Ibero;
     Che del Capo del Sannio,
     De l’antica Amiterno,
     Con Senatoria toga
     Lo prepone al governo.
     Se dell’Aquila in guerra ei fu seguace,
     Regga un’AQUILA in pace.
Stanco alla fin già nel rabbioso foro
     D’interpetrar de’ Cesari i rescritti;
     E di Bartolo, Baldo, e di Giasone
     Spianar le controversie; egli s’accinge
     Ad imprese più grandi;
     Di veder quanto sia da Battro a Thile.
Vide l’EUROPA, e’ suoi vent’otto Regni,
     E quanto mai s’estendono i confini
     Da le mete di Alcide
     A l’agghiacciato Scita;
     Dal tempestoso Egeo,
     A l’Ibernico mare;
L’ASIA, e quanto contiene
     L’Oceano immenso del Settentrione;
     E’l gran seno di Arabia;
     L’ondoso Nilo, e il Tanai gelato:
L’AFRICA adusta, in sei region divisa
     Dal mar mediterraneo, e dal mar rosso,

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     Ed il grande Oceano,
     Tutto vide, e descrisse in stil Toscano.
L’AMERICA, Region vasta, ed immensa,
     Le sue Reggie, i suoi Regni;
     De’ popoli, deʼ riti, e de’ costumi
     Scrisse in otto volumi:
     E quanto hanno osservato
     Il Ligure Colombo,
     E l’Etrusco Vespucci,
     E ’l Lusitano Gamma,
     Ramusio, Magagliano, e Marco Polo,
     Vide GEMELLI solo.
Compita la grand’opra,
     Sin da l’eterea mole
     Stupissi emulo il Sole,
     Che fusse in un sol lustro a pien girato,
     Quanto il carro dorato
     Circonda in un sol giorno,
     De’ suoi destrieri a scorno.
Domator di Nettuno, e di tempeste,
     Al fin delle Sirene al patrio lido
     Riede, e abbandona il mare incanto, e infido.
     D’altera fama al grido,
     Corre a mirar il Popolo giocondo
     Quest’ottavo miracolo del mondo.
Giunse in tempo alla Reggia,
     Che de la CERDA IL DUCA,
     Con decoro regal reggea le veci
     Del defonto Monarca;
     Quivi dal Prence accolto

[p. ix modifica]

     Da Senatori, e Grandi,
     Con elegante stile
     Narrò quanto vi sia da Battro a Tile.
Era intanto cadente il Regio Scettro
     Nella destra di CARLO,
     Che oppresso da malori,
     Non avea successori.
     Muore: vacilla l’uno, e l’altro Mondo.
     Rovina: e al grave pondo
     Delle Gallie sottentra il grande Alcide,
     Quel glorioso LUIGI,
     Ben degno successor di Carlo il Grande,
     Invitto Domator di Regi, e Regni,
     Protettor de’ Triregni,
     Vindice della Chiesa,
     D’esecrande eresie duro flagello,
     Quell’eccelso Sovrano,
     Che tanto può col senno, e con la mano.
A questo Gran Monarca
     Nella morte di Carlo ecco ricorre
     E l’Ispagna, e l’Italia, e ’l nuovo Mondo,
     E supplicante il prega,
     Ciascun, ch’accetti, e glorioso, e saggio
     Il dovuto retaggio.
De’ popoli devoti
     Al fin seconda i voti;
     E de’ regi nepoti al soglio Ibero
     Inalza il GRAN FILIPPO,
     Che con festivo suono
     Vien da’ Regni acclamato al Regio trono.

[p. x modifica]

Giunge a l’Iberia, e da lo stuol de’ Grandi,
     Da l’ordine civile, e dal plebeo,
     E da l’Ispan Senato
     Vien sul trono adorato.
Con cento alati abeti,
     Da l’Iberico mar scioglie le vele,
     E con aure seconde,
     Giunse alle placide onde
     De le vaghe Sirene:
     Ne’ fasti del Sebeto:
     Non si registrò giamai più lieto giorno,
     Più felice, e giulivo
     Di quel Regale arrivo;
Marte, con cento bocche
     Di concavi metalli,
     Fè solenne l’ingresso;
     E Vulcano co’ lumi
     Diede bando alla notte;
     Febo sul carro d’oro,
     Cinthia in quello di argento
     Espressero il contento;
     E le dorate stelle
     Spiegaro ancor le lucide fiammelle.
Il Ciel, la terra, il mare
     Di meraviglie rare
     Offrirno ossequiose il lor tributo
     Al Monarca Sovrano,
     Al Signor di due mondi, al Giove Ispano.
Poscia al Soglio Regale
     Dato l’omaggio Senatori, e Grandi,

[p. xi modifica]

E del Sebeto il Popolo;
     Le Provincie del Regno,
     Il supremo Triregno,
     La Sovrana del mare,
     D’Etruria il Sommo Duce,
     Il Prence Porporato,
     Il Ligure Senato;
     La Città della Luce,
     Coll’Ordin Religioso, alto, e guerriero
     Giuraro ossequio al Gran Monarca Ibero.
Fra tanti Eroi, ecco il più eccelso,, e grande
     De l’Italico suol nova Fenice,
     Unica, ed immortale,
     Che presenta due mondi al GRAN FILIPPO.
     Ne’ suoi sette volumi
     De l’ammirabil dono
     Stupì il Regnante, e le sue luci affisse
     Nel peregrino Eroe, che cosi disse
Invittissimo Sire,
     Se de la Macedonia il gran Regnante
     Vantò per suo gran pregio
     Essere d’Alessandro il genitore;
     Ne la stirpe Regal de’ Fiordiligi
     Voi vantate per Avo il GRAN LUIGI.
Io mi son un, che nel mestier dell’armi,
     E del Foro applicai sin da la cuna,
     Ma nè l’uno, nè l’altro
     Secondò la Fortuna.
Quindi sopra il volubile elemento
     De l’incostante Dea seguendo l’orme,

[p. xii modifica]

     Avido di veder Provincie, e Regni,
     E quanto de’ la terra,
     E de l’ampio Nettuno il giro serra,
     Sù deʼ volanti abeti,
     I mari valicai,
     E da l’Orto a l’Occaso
     Le Regioni osservai;
     Ma non vidi più bello, e peregrino
     Del tuo volto Divino:
Stupissi il Rè del singolare Eroe,
     Che le mete passò del grande Alcide.
     Del Messico, e Perù, de l’Indo, e Gange,
     De’ Popoli Cinesi,
     E de’ Barbari Rè del nuovo Mondo
     Valor, potenza, ed armi,
     Volle esatto racconto in ogni giorno
     Del Sebeto al soggiorno.
Torno intanto agli Elisi
     Per dar consuolo a quelli antichi Eroi
     De la mia Bruzia gente;
     Cui l’imprese dirò del buon GEMELLI;
     Ed a Zeleuco il Prence
     ch’è del tempio di Astrea primo Ministro,
     Che sempre il Gran Monarca
     Un della Grecia mia ritiene a lato
     Nel Supremo Senato;
     Com’appunt’oggi un spirito divino
     Cinto d’umane membra un SERAFINO,

[p. xiii modifica]

     Così la Fama disse,
     Brezio lo decantò, la penna scrisse.

Del Sig. D. Giuseppe di Lorenzi Avvo-
cato ne’ Supremi Tribunali del Re-
gno di Napoli, et amico caris-
simo dell’Autore.

Immagine dal testo cartaceo

  1. Strabon. lib. 6. Plinio lib. 3.
  2. Strab. cit. lib. Appian. Alessandr. lib. 4. 5. Filostrat. in 7. lib. vit. di Apoll. Tian. Arist. lib. 2. de Politic.
  3. Trog. lib. 23. Giustino lib. 2. 3. Plin. Strab. cit.
    Pompon. Mela, Pietro Razzano.
  4. Strab. cit. Diodor. lib. 12. e 13. Trog. lib. 20.
  5. Livio lib. 24. 27. 29.
  6. Livio lib. 40.
  7. Livio lib. 29.
  8. Trogo lib. 20. Strab. lib. 6. Platon. nel Timeo lib. primo.