Dal 'Conte verde'

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Giovanni Prati

Olindo Malagodi 1862 Indice:Prati, Giovanni – Poesie varie, Vol. II, 1916 – BEIC 1901920.djvu poesie Dal 'Conte verde' Intestazione 21 luglio 2020 25% Da definire

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Ielone di Siracusa o la battaglia d'Imera, canto epico Casa Savoia ovvero i conti di Viú
Nuvola apps bookcase.svg Questo testo fa parte della raccolta X. Canti storici vari
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II

DAL «CONTE VERDE»

Ore ed ore il tempo suona,
e l’uom cerca, infaticato,
o di Cipri il fior beato,
o di Delfi la corona,
5o, del mondo al fin deluso,
una zolla, ov’esser chiuso.
Come veltro alla boscaglia
Laure odora e il piè sospende,
Amedeo l’orecchio intende
10s’ode il suon della battaglia.
Fiso anch’egli ad una mèta,
la battaglia è il suo pianeta.
Ei giá mastro è di gualdane,
vive noto in mille canti;
15con pontefici e regnanti,
pari a pari, ha franto il pane;
ruppe insidie a duchi audaci,
vinse guerre e fermò paci.

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Ma di sé ben altri frutti
20cerca il prode, e in sé n’ha pegno.
Che mai giova a cor si degno
parer grande e illustre a tutti?
Grande in nome, illustre in loco:
ei soltanto a sé par poco.
25E talor con gentil sprezzo
gli prorompe il fiero istinto:
— Un elmetto ha forse cinto
Amedeo, per darsi vezzo?
o la mano a un brando pose,
30per mozzar cespugli e rose?
Oh, miei fati! — E un di, versando
questo gemito dal core,
si coverse di pallore,
fulminò la man sul brando,
35e, com’astro, nell’ingegno
gli comparve un gran disegno.
Eran dure etá selvagge,
ma segnate di portenti;
si scoprivano alle genti
40novi cieli e nòve spiagge;
e con Cristo pellegrina
pugnò Roma in Palestina.
Ritraevano i pennelli
sante paci, eroiche lizze;
45le Matelde e le Cunizze
eran gloria di castelli;
eran lustro di tornei
i Baiardi e gli Amedei.

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E talvolta all’etá nova,
50dopo un tedio di feretri,
risvegliati insigni spetri,
si rifa l’antica prova;
e la facciola favilla
di Giapeto ancor scintilla.
55Sotto un’aquila cirnea,
straziato, un mondo nasce;
ha Pisauro nelle fasce
chi lo stupe e lo ricrea:
arde, Ellenia, in Navarino,
60il doppier del tuo destino.
Portator d’arcani accenti,
trema un filo all’aer vago;
notte e giorno un igneo drago
versa genti ad altre genti;
65non piú l’orbe è crocefisso;
scruta l’occhio in ogni abisso.
Sotto l’arco di Boote
fruga Tonde un altro Gama;
non più mormora di Brama
70la gran cifra a stirpi ignote;
una vela in Frigia sciolta
cerca Italia un’altra volta.
In suol d’Érice un Ulisse
spegne l’occhio a Polifemo;
75Cristo irato, in suol di Remo,
niega dir quel che non disse;
dalla steppa, in suol di Neva,
spunta il fior promesso ad Èva

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Viandanti di fortuna,
80i pensier del vario Adamo,
quasi augelli al patrio ramo,
si raccolgono alla cuna;
e sul carro ardente d’Eli
vola il mondo ai propri cieli.
85Bando a voi, versi d’amore
bando a te, beltá cortese.
Il guerrier d’ogni paese
altri fati ha chiusi in core:
troverá, mutando sede,
90la sua dama e la sua fede.