Degli edifizii/Libro quarto/Capo I

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Libro quarto Libro quarto - Capo II


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LIBRO QUARTO


CAPO PRIMO.


Prefazione. Tauresio, patria di Giustiniano. Giustiniana prima, e seconda. Giustinopoli. Mura rifatte di molte città dell’Illirio. Castelli eretti in più luoghi. Giustinianopoli nell’Epiro. Eurea.


Grave impresa e piena di grandi pericoli pare a me il mettersi a passar il mare sopra nave disarmata; e lo stesso è del parlare in compendiato stile degli edifizii di Giustiniano Augusto; perciocchè queste come tutte le altre sue opere con tanta altezza d’animo intraprese, che la storia non può degnamente tenervi dietro. E spezialmente ciò accade rispetto a quanto fece in Europa, dove volendo corrispondere alla necessità fece cose, a descrivere le quali e lingua e stile assolutamente mancano. E sono esse tali, quali richiede la vicinanza del fiume Istro, e la conseguente necessità nascente da’ Barbari di quelle parti abitatori. Sono questi ed Unni e Goti: poi le nazioni tauriche e scitiche; gli Schiavoni, o Sarmati Amussobii, o Metanasti, così da antichissimi storici denominati; ed altre fiere genti od ivi domiciliate, o a que’ luoghi soliti passare a cagione di pascoli. E come a tutte queste razze portate per natura alla guerra, Giustiniano volle far fronte, nè in ciò contentavasi di provvedimenti passaggieri, fu obbligato a [p. 410 modifica]stabilire innumerabili forti, e presidii militari non saprei dir quanti; e a non omettere mezzo alcuno per tenere lontani nemici, com’erano questi, implacabili ed insocievoli: soliti a far la guerra e senza causa, e senza previa dichiarazione; nè a finirla con qualche trattato, nè a sospenderla con alcuna tregua: chè, come occupano senza pretesto, così non lasciano senza tutta prova di ferro. Ciò non ostante tireremo innanzi quanto ci rimane a dire per compimento della presente Storia: meglio essendo condurre a termine il lavoro incominciato, che lasciarlo imperfetto, massimamente che saremmo giustamente colpevoli, se ci fosse grave l’esporre quanto non fu grave al Principe nostro di fare a comun bene. Prima però di enumerare gli edifizii ch’egli fece in Europa, è conveniente premettere alcuni cenni sopra questa parte del mondo.

Dal mare Adriatico una porzione di acque corre a dirittura contro il continente, partendosi dal rimanente mare, e forma il seno Jonio rompendo con lungo sbocco la terra, e a destra bagnando gli Epiroti ed altre nazioni, ed a sinistra i Calabri. Insinuandosi poscia ben lungi abbraccia quasi tutto il continente; ed al disopra correndo in opposto il fiume Istro, dà all’Europa la forma di un’isola. Ivi l’Imperador nostro costrusse parecchi edifizii di massima importanza, coi quali fortificata l’Europa l’adito precluse ai Barbari abitanti al di là di quel fiume.

Ma io debbo incominciare dalla patria di lui, a cui, come in tutte le cose, dobbiamo anche la preferenza nel discorso: poichè giustamente può essa andar [p. 411 modifica]superba e lietissima del trionfo di avere allevato e dato a’ Romani un tal Principe, le cui imprese eccedono ogni modo di dire e di scrivere.

Presso i Dardani d’Europa, i quali abitano oltre i confini degli Epidannii, prossimo ad un castello chiamato Bederiana, sta Tauresio; ed ivi è nato il riparatore del mondo, Giustiniano Augusto. In breve giro questo luogo egli cinse di mura quadrate, ed ogni angolo fortificò con una torre, sicchè e chiamossi Tetrapirgia, o Quadriturrita. Presso quel luogo poi fondò una città nobilissima, e con latino nome la chiamò Giustiniana Prima, così ricompensando chi lo avea nutrito: sebbene dee dirsi che quest’officio toccava a tutti i Romani, perciocchè quel paese erasi prestato al comune salvatore di tutti. Fabbricato ivi un acquidotto, di ottima acqua perenne provvide gli abitanti; e molte altre cose egli fece insigni, e gloriose pel fondatore di una città: chè l’enumerare le chiese consacrate a Dio, il descrivere i palazzi de’ magistrati, l’ampiezza de’ portici, lo splendor delle piazze, le fontane, i quartieri, i bagni, i fori pei mercati, è impresa superiore alle nostre forze. Dirò in breve: La città è grande, popolatissima, di tutte cose beata, e con ragione metropoli di tutta la provincia. A tanta dignità la inalzò! Essa inoltre è sede dell’arcivescovo degl’Illirii, tutte le altre città cedendo ad essa quest’onore, come a quella, che è maggiore di tutte: sicchè essa è un manifesto monumento dell’onore e della gloria del Principe; vantandosi essa del suo allievo imperadore, ed egli gloriandosi in ricambio della fondata città. E basti il finquì detto: non potendo noi [p. 412 modifica]assolutamente dire con maggiore accuratezza le singole cose; ed essendo forza che ogni ragionamento riesca inferiore a città sì ragguardevole.

Oltre quanto abbiamo esposto Giustiniano Augusto edificò dai fondamenti il castello Bederiana, e lo fortificò meglio di quello che fosse dianzi. Era presso i Dardani Ulpiana, antica città, le cui mura erano rovinate per modo che non potevano più servire ad alcun uso. Egli ne demolì la massima parte, indi le rifece, ed aggiungendo altri ornamenti ne formò una città, quale di presente veggiamo, e con nome anch’esso latino la chiamò Giustiniana Seconda; nè lungi da questa, altra pure ne edificò, che dal nome dello zio disse Giustinopoli. Parimente le sdruscite mura di Sardica, di Raisopoli, di Germana e di Pantalia ristaurò, sicchè da’nemici non potrannosi espugnare. A queste città tre altre minori intrammezzò, edificandole tutte di pianta; e sono Cratiscara, Quimedaba, e Rumisiana. Siccome poi era sua intenzione di proteggere queste città, e l’Europa intera coll’Istro, coprì quel fiume con una catena di forti, de’ quali fra poco parlerò; e sulla riva pose guarnigioni di soldati, i quali impedissero ai Barbari il passo. E fatto questo, considerando come la prudenza umana può essere dagli eventi delusa; e potrebbe accadere che ad onta delle prese misure i nemici passassero, e scorrendo per campagne nude di ripari, traessero in ischiavitù tutti gli abitanti senza distinzione di età, e derubassero ogni sostanza; non avendo per sufficienti alla sicurezza comune i castelli fondati, altri ne costruì sparsi qua e là, onde ogni distretto avesse il [p. 413 modifica]suo, o ad alcuno fosse vicino; e così fece tanto nel paese superiore, quanto nel nuovo e vecchio Epiro, dove fortificò la città di Giustinianopoli, detta Adrianopoli prima.

Riparò eziandio Nicopoli, Fotica, e Fenice: i quali due luoghi ultimi, perchè posti in basse terre, e cinti da acque stagnanti, non riputando egli possibile farli sicuri con mura, che si tenessero salde, a nessuno d’essi mutò forma: bensì sopra una vicina altura assai scoscesa piantò varii castelli, che li difendessero. Era in quelle parti una città antica, abbondante d’acqua, e di nome assai conveniente alla natura del sito, poichè anticamente era detta Eurea. Aveva essa non lungi un lago, e nel mezzo di questo un’isola, su cui s’alzava un colle: tanto poi di terra lasciava quel lago, quanto bastava per somministrare il passo a quell’isola; e l’Imperadore fatti passare colà gli abitanti, una fortissima città vi piantò ben murata, e d’ogni difesa fornita.