Degli edifizii/Libro terzo/Capo II

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[p. 394 modifica] [p. 395 modifica]Medi vicine, andarono incontro a Cabade, con alla loro testa il satrapa Teodoro, vestito degli ornamenti della sua dignità, e presentandogli il tributo di due anni, diedersi a lui, insieme colla loro città. Del che soddisfatto Cabade niuna violenza fece nè alla città, nè al paese, riguardando l’una e l’altro come pertinenze del regno di Persia; e rimandonne illesi i cittadini; nè alcuna novità introdusse nello stato loro: ed anzi costituì lo stesso Teodoro satrapa di quel popolo, e gli diede le insegne del magistrato col medesimo nome, per tale maniera mostrandosi non uomo malvogliente e senza cuore, ma tutto sollecito di conservare in ottimo stato il paese. Così ritenne da ogni licenza le sue truppe; e come dissi ne’ libri delle guerre, dopo avere presa Amida ritornò in Persia. Anastasio poi capacitatosi della impossibilità, in cui era Martiropoli, spoglia di fortificazione, di poter resistere a’ nemici, lungi dal fare alcun rimprovero a Teodoro e ai Sofaneni, piuttosto per la condotta da essi tenuta pubblicamente li commendò e ringraziò. Martiropoli aveva le mura non più grosse di quattro piedi, ed alte venti, così che non solamente senza combatterla, e senza adoperar macchina, poteva il nemico impossessarsene, ma eziandio facilmente superarle di un salto.

Giustiniano Augusto pertanto a quest’inconvenienti provvide nella seguente maniera. Egli fuori delle mura fece scavare la terra, ed ivi gittati i fondamenti costruì un altro muro largo quattro piedi, e di altrettanti lasciato uno spazio, lo alzò a venti, facendolo eguale a quello che sussisteva. Indi empì di calce, e di pietre l’interstizio rimasto, e così vennero le mura ad avere [p. 396 modifica]una grossezza di dodici piedi, ed altrettanti ancora aggiunse all’altezza di prima. Un altro muro assai forte aggiunse al di fuori; e di tutte le altre opere, colle quali suolsi ben munire le città, quest’ancora assicurò.