Dell'uomo di lettere difeso e emendato/Parte seconda/23

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Parte seconda
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Rìpartimento, e Ossatura di tutto il Discorso.


Trovato l’ argomento pari a chi lo dee trattare e degno di chi lo dee udire, gli si ha a dar qualche ordine, facendone l’ ossatura, e ripartendolo in membra, che con ingegnosa distinzione comprendano quanto di quella materia vuol dirsi. E questa è una delle più importanti fatiche di chi compone. Conciosíccosaché qual’ è la proporzione delle membra ne’ corpi, tal sia la divisione delle parti né componimenti; con che se ne ha quella bellezza che della simmetria, e quella chiarezza che nasce dall’ ordine. Perciò al Giudicio tocca ideare il disegno di tutta insieme la mole; indi, come l’ Amore nel Caos, distinguere, organizzare, disporre ad una ad una, poi tutte insieme congiungere unitamente le parti.

Gran lode in vero d’ un nobile componimento, che per molte e diverse materie variamente s’ aggiri; ma con tanta unione di tutte le parti che vedendosi or’ il piè, or la mano, or’ il petto, or’ il volto, sempre uno stesso corpo, sempre il tutto in ogni sua parte s’ intenda,

Nec primo medium, medio nec discrepet inum.

E questo è di tutti i pregi del Cielo quello, che più di tutti maraviglioso il rende; che in esso la discordia di tanti movimenti sì concorde, e gli errori di tante stelle sieno sì emendate, che non solo si fa nella varietà sconcerto o nella moltitudine confusione ma anzi s’ additano e quasi s’ insegnano l’ un l’ altro i pianeti, mirandosi con sestili, con quadrati, con trini, con aspetti a diametro opposti: guardature tutte, con che non tanto l’ un l’ altro s’ accennano quanto a chi di mira vicendevolmente si mostrano. Così è, disse Manilio:

Haud quidquam in tanta magis est mirabile mole,

Quam ratio et certis quod legibus omnia parent,

Nusquam turba nocet, nihil his in partibus errat.

Che se manca la giusta divisione delle parti, e con essa il buon’ ordine a’ componimenti come chi ha fatta la prima abbozzatura d’ una statua di marmo storpia e difettosa, quantumque dipoi la pulisca e la lavori esattamente, non le toglie mai l’ essere un mostro come che più o men mostruoso. Né vale, che un disordinato discorso si riempia d’ alte speculazioni e pellegrini pensieri di sode ragioni, d’ antica e moderna erudizione Perché compaja con tanti lumi illustre e con tanti ornamenti bello; riuscendo in simili componimenti l’ aforismo, che de’ corpi male affetti lasciò scritto Ippocrate: Quo plus nutries, eo magis lædes.

Convien dunque fare saviamente come le Pecchie, che prima lavorano l’ incastellamento di tutte le cere e né ripartono gli ordini; e questa è la prima loro fatica, per cui tempo e industria maggiore adoprano; indi escono alla cerca del mele; con che in pochi giorni le vuote cere riempiono.