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Dell'uso e dell'attività dell'arco conduttore nelle contrazioni de' muscoli/III

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Capo III - Dell’attività dell’arco omogeneo e di un pezzo solo

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CAPO III.
Dell’attività dell’arco omogeneo e di un pezzo solo.


L’arco omogeneo e formato di un pezzo solo è il meno efficace d’ogni altro, e non eccita le contrazioni se non se in quegli animali, ne’ quali la forza muscolare è massima; ma l’attività sua varia poi anche di molto, secondo le [p. 162 modifica]esposte differenze. E in primo luogo, secondo la varietà delle materie chee lo compongono. E qui, acciò l’arco sia rigorosamente il più omogeneo che sia possibile, si avverta, che lo voglio di un solo semplice metallo il più che si può uniforme in tutta la sua sostanza, e lo voglio applicato alle nude e semplici parti dell’animale preparato; con un estremo, cioè, al muscolo non altrimenti armato, nè tuffato in alcun fluido, ma semplice e naturale, coll’altro al nervo, posto anch’egli pure nello stesso semplicissimo e naturale stato.

Poste queste avvertenze, trovo che, tra gli archi formati di un solo metallo, il più attivo è quello di argento oppur d’oro, indi quello di ferro, poi quello di rame, in appresso quello di stagno, in fine quello di piombo. Non è dunque ristretta la forza di eccitare le contrazioni al solo oro ed argento, come propone il signor Thouvenel: nè l’eccitarsi le contrazioni con un metallo omogeneo è cosa da riguardarsi come accideniale e straordinaria, siccome crede il signor Volta, ma ove la forza dell’animale sia massima, ed ove si usino le cautele, che or ora accenneremo, è cosa ordinaria e costante. Ma questa stessa attività, che varia secondo la diversa natura de’ metalli, varia non poco ancora nello stesso metallo secondo alcune sue accidentali qualità: così un arco formato, per esempio, di un filo di argento o di ferro riuscirà meno attivo, se il detto filo sarà rozzo e scabro per lavoro, o decomposto e corroso nella sua superficie per l’azione dell’aria; e così per contrario sarà più attivo, se pulito levigato e risplendente.

Quindi è d’uopo, nel rifare questi esperimenti con un arco omogeneo, di avvertir bene che i metalli abbiano codeste ultime accennate qualità; altrimenti potrebbero facilmente mancare le contrazioni, come mancano di fatti non poche volte, e potrebbe taluno, a cui non ben succedesse l’esperimento, negare il fenomeno, e cosi ingannarsi non poco; [p. 163 modifica]perciò un arco d’acciaio liscio e splendente è da anteporsi ad un altro di semplice ferro.

Ma posto lo stesso metallo, e poste le stesse accidentali qualità del medesimo, è diversa ancora l’efficacia dell’arco secondo che egli è diversamente costrutto. Se gli estremi suoi saranno formati a punta, l’effetto sarà minore di quello che se sieno rivoltati a modo di piccol arco. Così pure sarà minore l’effetto se si adoperi piuttosto un filo di metallo, che una lamina formata dello stesso. Questa minore attività nel primo caso, maggiore nel secondo dipende dal minor numero dei contatti dell’arco coll’animale in quello, dal maggiore in questo; e da ciò facilmente si rileva come nell’arco omogeneo abbia luogo il quarto fonte delle varie attività.

Varia in fine la forza del medesimo arco, giusta la varia maniera di applicarlo. Acciò le contrazioni si abbiano fa di mestieri, che applicato l’arco con un suo estremo segnatamente al muscolo, si applichi l’altro al nervo, e ciò si faccia con tal diligenza e destrezza, che non con impeto e tutto ad un tratto, ma lentamente e leggermente si venga al contatto del nervo; senza una tale cautela riesciranno le contrazioni piccole e languide, o mancheranno totalmente. Questa stessa cautela per sicurezza dell’effetto, adoperando qualunque arco, conviene usarla ancora quando si applichi l’arco all’armatura, o ai metalli e molto più all’acqua, che comunichi colle nude parti dell’animale.