Dell'uso e dell'attività dell'arco conduttore nelle contrazioni de' muscoli/VIII
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In varii casi si forma l’arco quasi di nascosto, senza che lo sperimentatore, se non è quanto mai avveduto e non rifletta seriamente alle più minute circostanze dello sperimento, punto se ne avvegga. Tutti questi casi si possono ridurre singolarmente a tre. Primo, quando l’arco tocca parti di nervo sì vicine le une alle altre, che facilmente si prendono per una parte sola. A questa classe di arco occulto appartengono le contrazioni che si ottengono ne’ seguenti esperimenti. Primo cioè, quando si arma con qualche piccol fragmento di foglia di stagno una piccola parte di nervo, e vi si applica una moneta la quale tocchi, anche di solo taglio, parte la detta foglia, parte il nudo nervo in un sol punto, e questo contiguo ed immediato alla suddetta piccola armatura. Questo è l’arco che formò il signor Carradori, allorchè prima involse il nervo nella foglia di stagno, poi lo tagliò attraverso in un colla armatura, ed applicando l’estremità del nervo reciso sopra una moneta ottenne le contrazioni. In fatti per chiarirsi che in questo caso si forma il suddetto piccol arco, e che da questo nascono le contrazioni, basta applicare una striscia di foglia al nervo in modo che sporga molto in fuori dello stesso nervo; poi tenendo l’animale preparato capovolto, siccome egli propone, far sì che solamente la detta foglia ben fitta al nervo tocchi la stessa moneta: niuna contrazione avrassi allora. L’esperimento riescirà anche più sicuro se la foglia di stagno, quantunque grande, applicata al nervo si fermi su d’un piano coibente, attaccandola con un po’ di saliva; mentre allora, per quanto si applichi la moneta alla detta foglia, niuna contrazione ecciterassi giammai. Ma se all’incontro, o nel primo, o nel secondo caso si faccia sì che la moneta, che tocca detta stagnetta, tocchi in qualunque minima parte il nervo nudo, nel luogo anche il più vicino all’armatura, tosto nasceranno le contrazioni.
È facile il ravvisare che ne’ due primi casi non si può formare alcun arco; ma uno bensì ed eterogeneo e di più pezzi, benchè piccolissimo, si forma in quest’ultimo caso, composto cioè parte dalla stagnetta, e parte da quella piccola porzione di moneta che tocca il nudo nervo. Ma ad accertarsi vie più, che nel su riferito esperimento del signor Carradori si formi arco, meco ora si rifletta, che se io armo nervo e muscolo, o nervo solo in due differenti luoghi, con un’armatura della stessa materia, come di foglia di stagno, ed applico l’arco a queste due armature, difficilmente ottengo le contrazioni, o per niuna maniera, siccome ho di già avvertito; e che, se applico l’arco ad un’armatura sola con una estremità, coll’altra alla nuda parte o del nervo o del muscolo, le ottengo tosto, e pronte, e vivaci: lo stesso per l’appunto avviene nell’esperimento del signor Carradori; mentre se io involgo nella stagnetta il nervo in modo che la stagnetta lo sopravvanzi, poi ne eguaglio i lembi col taglio, ed indi, allargata nel suddetto luogo la foglia, l’applico sopra la moneta tenendo l’animale per le gambe, o niuna contrazione, o poche e leggiere in un tale apparato si eccitano; laddove, se io rifaccio l’esperimento tagliando al medesimo livello la stagnetta e il nervo, ottengo immediatamente le contrazioni; perchè allora la moneta tocca una parte nuda del nervo, benchè piccolissima, e contemporaneamente una piccolissima porzione di stagnetta. Manca per lo più l’effetto nel primo caso, perchè la moneta, facendo le veci d’arco, tocca due armature simili, toccando i lembi opposti della stagnetta; non manca nel secondo, perchè tocca armatura e parte nuda di nervo. Per ragione di un simil arco occulto si svegliano le contrazioni allorchè si arma, sia nervo, sia canal midollare, con più foglie di stagno, ma non poste ad un perfetto e mutuo contatto, e queste si toccano con un corpo metallico, od anche con una sola estremità dell’arco; perchè allora è facile, senza avvedersene, che il toccamento si faccia in qualche luogo di disunione, e per conseguente in qualche punto del nudo nervo. Lo stesso parimente avviene se si usi per armatura una foglia sola, e questa sia in qualche luogo casualmente rotta e divisa, e si applichi in detto luogo il corpo metallico, o l’una sola estremità dell’arco.
Il secondo caso, in cui si forma un arco occulto, è allor quando, l’armatura del nervo essendo composta di più pezzi di foglia dello stesso metallo, o meglio se di diversi, queste foglie, nè bene tra di se unite, nè col nervo, mosse da un impulso estrinseco qualunque (come sarebbe da un leggier soffio d’aria, dall’applicazione di un corpo anche coibente, o dal semplice maneggiar l’animale, e massime la parte di nervo armata) eccitano le contrazioni. Or chi non comprende chiaramente, che formandosi da tale armatura una specie di arco di più pezzi, si dà luogo ai toccamenti e movimenti delle suddette foglie, alla mutazione dei contatti, e quindi alle contrazioni?
lo credo che a questo genere di arco occulto si debbano quelle contrazioni, che ottenne l’autore del Commentario sull’elettricità animale, allorchè egli compresse l’armatura sopra i nervi, o sopra il canal midollare, con un corpo coibente, a cui egli assegna l’uso di determinare l’elettricità animale al detto luogo, e lo chiama perciò determinante. Io non negherò quest’uso altrimenti, ma attribuirò bensì l’effetto, non a quel qualunque moto ed impulso, che il suddetto corpo eccita nelle minime parti del nervo, siccome vuole l’autore, ma piuttosto alla mutazione dei contatti, che quello induce nei varii pezzi delle foglie che formano l’armatura, per la quale mutazione nascono nuovi archi, od archi più felici, benchè quasi sconosciuti; e per me, determinante delle contrazioni in questi esperimenti sarà tutto quello, che dà occasione alla formazione di un nuovo arco, o di uno più felice.
Da questa cagione similmente possono essere state indotte quelle contrazioni, che alcuni hanno ottenute applicando un estremo dell’arco alle armature, l’altro ad un corpo qualunque deferente, per niuna maniera comunicante coll’animale preparato; quando il fenomeno non fosse stato per avventura da ascriversi alla prima spezie di arco occulto, per una qualche non avvertita disunione dell’armatura. Forse per non aver avuto alcun sospetto di quest’arco occulto il signor Thouvenel assegnò al semplice contatto delle armature del nervo con un corpo deferente quelle contrazioni, che ottenne allorché, avendo immersa sott’olio la rana preparata, salvo una parte delle armature eterogenee del nervo, toccò queste stesse con un pezzo di metallo; e forse per lo stesso inganno, in un altro esperimento fatto all’aria libera, egli attribuì le contrazioni al contatto del vetro, dello zolfo, o della cera lacca colla doppia armatura eterogenea, che erano da attribuirsi alle mutazioni dei contatti indotti per tali mezzi nelle armature medesime, e non altrimenti a quella forza eccitatrice da lui immaginata, di egual valore (giusta il parer suo) sì nei metalli, che nei corpi coibenti. In prova di questo, s’egli nel primo esperimento applicherà una sola e non interrotta armatura al nervo, e l’altra di natura diversa l’applicherà all’estremità libera della prima, senza che in nessuna sua parte comunichi coll’animale, in tal caso, toccando con qualunque metallo anche de’ migliori le suddette armature, nel luogo pure della loro unione, invano aspetterà egli le contrazioni; se nell’altro esperimento userà pure delle stesse cautele, cioè, che delle due foglie eterogenee una sola tocchi l’animale, i suddetti corpi coibenti non ecciteranno mai le contrazioni, quando queste non nascessero in grazia della formazione di una nuova specie di arco occulto, che sono per esporre tra poco.
Ed a chiarirsi maggiormente che le contrazioni non nascono da veruna forza de’ metalli, ma sì bene dall’arco che essi formano, se in vece delle solite piccole armature se ne adoprino altre, grandi quantunque si voglia ed estese, ma in modo che una sola tocchi l’animale, come nei sopra riferiti esperimenti, niuna contrazione si otterrà giammai, applicando eziandio a queste stesse armature qualunque metallo de’ più deferenti e di qualunque grandezza, e con esso comprimendo a piacere e smuovendo le medesime.
Il terzo caso similmente di arco occulto si può considerare quello, in cui si forma, o, per meglio dire, si compie l’arco, fra parte e parte lontana dell’animale, per la umidità presso che insensibile del piano stesso coibente su cui fassi l’esperimento.
Si prendano due gambe, o della stessa rana, o di diverse, co’ loro corrispondenti nervi crurali isolati e separati; si armi il nervo crurale di una con foglia di stagno, il nervo dell’altra o si lasci nudo, oppure (ciò che torna meglio per la maggiore prontezza e vivacità delle contrazioni) si armi di foglia di ottone, o si faccia poggiar sopra una moneta d’argento o d’oro; si mettano a contatto le due gambe, o anche i soli piedi; indi si applichi l’arco metallico al nervo dell’una, e al nervo dell’altra: ecco tosto prontissime e vivaci le contrazioni in ambe le gambe: si rimuovano indi dal contatto i piedi, si applichi nuovamente l’arco alli suddetti nervi, ricompariscono le contrazioni, benchè sieno divise ed isolate le gambe.
Chi da quest’ultimo esperimento non dedurrebbe, potersi avere le contrazioni applicando anche solo l’arco a parti animali tra loro disgiunte e divise, senza uopo di compierlo in nissuna di esse? Eppure si ingannerebbe, di gran lunga, mentre, in quest’ultimo caso, quella leggiera umidità lasciata sul piano dall’una gamba, nell’essere condotta vicina all’altra gamba, ella si è quella, che compie l’arco di comunicazione fra le stesse gambe; in fatti se, dopo messe a contatto le due accennate parti e poi disgiunte, si abbia l’avvertenza di ripulire diligentemente ed asciugare il piano, mancano tosto in ambedue le contrazioni.
L’arco di ciascuna gamba, nel caso dell’umidità, era formato parte dall’arco metallico applicato al nervo o nudo o armato, parte dall’altro nervo e gamba, e compito in ultimo dall’umidità lasciata sul piano dalle gambe, quando furono a vicendevole contatto. Niuno esempio potrà, se mal non mi appongo, addursi, che meglio di questo ne mostri l’arco occulto formato e compito dalla pura e semplice umidità, e in conseguenza la presenza e necessità dell’arco, anche dove meno si crede.
Questa stessa specie di arco occulto ci fa strada a ravvisarne altre molte, e massimamente quelle, in cui l’arco fra parte, e parte di animali è compito dall’intima e propria umidità dello stesso animale; alla virtù del qual arco occulto io son d’avviso che si debba riferire la maggior parte delle contrazioni, che si ottengono quando l’arco è applicato a parti dell’animale lontane o dal nervo, o dal muscolo, o dall’uno e dall’altro, come verrò ora esponendo. All’arco pertanto formato parte dai metalli, parte dalla suddetta umidità io credo appartenere in primo luogo quelle contrazioni, di sopra riferite, nate da porzioni di metallo sì piccole, e poste tanto da vicino le une alle altre, e in sì piccola parte di nervo che non sembrano far arco: in secondo luogo quelle, che insorgono applicato un vero e reale arco metallico o in due distinti nervi, o in due distinti luoghi del medesimo nervo, e questi o nudi, od ambi diversamente armati, o armato l’uno, nudo l’altro; contrazioni che, giusta il sentimento di molti, escludon l’arco da nervo a muscolo, proposto dal Galvani; in terzo luogo finalmente quelle che insorgono nell’animale vivente e naturale, mediante l’unione e il toccamento di due armature tra loro diverse, o dell’armatura di foglia di stagno e di una moneta o lamina di metallo, massimamente d’argento, applicate, giusta il metodo del chiarissimo signor Volta, a qualunque parte dello stesso animale; il che ha fatto credere a questo dottissimo fisico ed esperimentatore, vano ed insussistente il circolo del fluido nerveo, proposto dal Galvani tra muscolo e nervo.
Ma in tutti questi casi sembra, a vero dire, che l’arco non restringasi ai soli punti e termini del nervo, ma si estenda fino al corrispondente muscolo, per la naturale umidità sia solamente del nervo, nell’animale preparato, sia di questo e delle altre parti, nell’animale vivente e in istato naturale. E in vero essendo certo e provato da tanti fatti, che l’arco, condotto dal nervo al muscolo sveglia le contrazioni, prima di ammetterne uno nuovo egualmente efficace, condotto ad altre parti, e molto più condotto alla medesima parte, cioè allo stesso nervo, sembra essere necessario, giusta le prudenti leggi del filosofare, che tal nuovo arco non possa mai riferirsi al primo, cioè che non possa mai per mezzo d’alcun corpo deferente comunicare col muscolo: ma qui è certo che vi comunica per mezzo dell’umidità che dal nervo si estende fino al muscolo; dunque il supporre, che le contrazioni di sopra esposte si eccitino pel solo arco condotto da un nervo ad un altro, o da parte di nervo a parte dello stesso nervo, sembra contrario alle giuste leggi del filosofare. Lo stesso dicasi ancora relativamente a quelle piccole contrazioni, che talvolta si eccitano, siccome nota il Galvani, applicato al solo muscolo un piccol arco formato di stagnetta e di lamina o moneta d’argento. Dunque ancor quando l’arco metallico è applicato al solo nervo, o al solo muscolo, occultamente si estende, per mezzo dell’umidità, da nervo a muscolo, e si può considerare come applicato immediatamente a queste due parti.
Questa congettura è resa, a mio giudizio, non poco verisimile dagli archi esposti, formati parte dai metalli applicali all’animale, e parte dall’umidità del piano su cui giace. Ma molto più verisimile si rende dagli archi applicati alla sola umidità del piano, e lungi dall’animale; mentre si ottengono quanto mai bene le contrazioni se io formo sul piano il seguente arco. Si tiri una striscia di umidità sul piano, dai nervi fino ad una data distanza; una simile si conduca dai muscoli; indi alla estremità di una si applichi una piccola foglia di stagno, e similmente alla estremità dell’altra una piccola foglia di ottone, o in quella vece una moneta d’argento; ciò fatto, o si applichi un arco metallico alle dette foglie, o pur si diriggano in modo che vengano a mutuo contatto; nell’uno e nell’altro caso si avranno tosto le contrazioni.
Or quest’arco, a cui si debbono le contrazioni, non è egli formato dai metalli e compito dall’umidità? quale differenza vi ha egli tra questo arco, e quello che supponiam noi farsi e compiersi nell’animale per l’umidità naturale, salvo quella del sito? Ma il sito non è atto a cangiar forza e natura nell’arco; dunque le contrazioni nei casi sopra esposti dipenderanno da un simil arco. Forse questa uniformità e somiglianza d’arco si accorderà non difficilmente nell’animale preparato, ma non così nel vivente e naturale, in cui l’umidità, che compie l’arco, non è circoscritta ed isolata com’è nel preparato, ma ovunque ugualmente diffusa. La differenza è realmente somma; nè io mi sarei avventurato di ricorrere all’arco occulto della umidità, nell’animale vivente, se un nuovo esperimento fatto nell’animal preparato, in parità di circostanze con quelle dell’animale vivente e naturale, non mi avesse resa probabile la presenza e l’attività dell’arco formato in parte dalla umidità, ancorchè non circoscritta. S’inumidisca buona parte di ua piano coibente, come di vetro; nel mezzo di questa umidità si collochi l’animale preparato; indi si applichino sovra di essa, a qualche distanza dall’animale (ora maggiore, ora minore secondo i varii gradi di forza naturale di questo), o le due listarelle accennate, o la proposta listarella e la moneta: nell’atto del contatto di queste due sostanze metalliche compariranno alcune contrazioni, piccole per lo più, ma sensibili e patenti.
In questo esperimento l’umidità non è circoscritta, ma ovunque diffusa; dunque parimente, benchè nell’animale vivo e naturale l’umidità non sia circoscritta, può formarsi e compiersi un arco abbastanza attivo, sebbene di minor forza e valore, che nel penultimo esperimento. In faui le contrazioni che si ottengono, per mezzo dell’esperimento del Volta, nell’animale vivo e naturale, sono d’ordinario molto meno pronte e vigorose di quelle, che si ottengono nell’animale morto e preparato.
Ma che niuno, o almen piccolo impedimento ponga all’azione dell’arco artifiziale l’umidità dell’animale ovunque diffusa, sembra anche meglio comprovarlo il seguente esperimento. Si applichino ad uno dei nervi crurali nell’animale preparato due piccole foglie di metallo, l’una di stagno, l’altra di ottone, ma ben contigue, siccome abbiamo di già proposto parlando degli archi occulti; quindi si ponga l’animale sott’acqua, cercando che le suddette foglie non si spicchino dal nervo, al qual fine sarà opportuno il rivolgerle alcun poco sopra il medesimo; si muova indi l’acqua tuffandovi qualche corpo, o in altra qualunque maniera: ai moti dell’acqua anche più piccoli insorgeranno le contrazioni, ove la forza naturale dell’animale sia vigorosa. Tali contrazioni dipendono dalle mutazioni de’ contatti tra le due foglie; mutazioni nate dalla pressione dell’una foglia contro dell’altra, per l’urto delle piccole onde dell’acqua eccitate dal moto impresso nella medesima: in somma insorgono queste contrazioni per la stessa ragione, e pressocchè nella stessa maniera, che dicemmo succedere, fatto l’esperimento fuori dell’acqua, allorchè qualunque piccol moto ed urto si comunica alle suddette foglie; dunque l’acqua, che circonda tutto l’animale, e bagna tutte le sue parti, non ha perturbato, o almeno ha impedito di poco l’effetto; dunque il medesimo arco agisce tanto sott’acqua, che fuori; dunque neppure l’umidità diffusa dentro l’animale impedirà l’azione degli archi artifiziali.
Qui però non è da passar sotto silenzio, che le contrazioni muscolari si destano ancora immergendo l’animale nell’olio, e comprimendo con qualche corpo coibente l’una foglia metallica contro l’altra; se non che riesce più difficile l’esperimento, per la difficoltà che s’incontra nel tener bene adattate le piccole porzioni di foglie metalliche sì all’animale, che tra di loro, e tenute che sieno, nell’indurre tra esse nuovi contatti, disturbandole troppo facilmente il frapposto olio: tuttavia se si giunga a comprimere le dette foglie in modo che, smosso l’olio, vengano a contatto, si hanno le contrazioni, bensì minori che nell’acqua, non lasciando mai l’olio tanta libertà di contatti come l’acqua, e colla sua forza coibente facilmente disturbando l’effetto delle contrazioni. Ma non ostante però questa difficoltà le contrazioni avvengono; dunque avvengono circondando l’animale sì coll’acqua, che coll’olio; dunque il fluido esterno o nulla, o poco, in questo sperimento (in cui esso fluido non è costretto a formar porzione d’arco), è a parte dell’effetto, egualmente succedendo questo se sia detto fluido coibente, o deferente; dunque in esso esperimento non è formato l’arco dal fluido esterno, ma lo è bensì dall’interno, siccome abbiamo proposto.