Della architettura della pittura e della statua/Della architettura/Libro decimo – Cap. II

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
Libro decimo – Cap. II

../Libro decimo – Cap. I ../Libro decimo – Cap. III IncludiIntestazione 18 novembre 2015 75% Da definire

Della architettura - Libro decimo – Cap. I Della architettura - Libro decimo – Cap. III
[p. 250 modifica]

Che l’acque principalmente sono necessariissimme, et di varie sorti.

cap. ii.


PRovediamo al presente che e’ non ci manchi cosa alcuna de la quale possiamo havere di bisogno. Et quali sieno le cose necessarie, non starò io a raccontare troppo lungamente; perche elle sono manifeste: Le cose da mangiare, le vestimenta, i tetti, et principalmente l’acqua. Talete Milesio usava dire che l’acqua era il principio de le cose, et de la congiuntione humana. Aristobolo dice, c’haveva veduti più di mille borghi abbandonati, perche il fiume Indo si era volto altrove. Et io non negherò che l’acqua non sia à gli animali quasi un nutrimento di calore, et uno alimento de la vita; o perche starò io a raccontare le piante? o l’altre cose, de le quali si servono i mortali? io mi penso cosi, che quelle cose, che crescono, et si nutriscono sopra de la terra, tutte, se tu gli leverai l’acqua, diventeranno, et si convertiranno in niente. Appresso allo Eufrate non lasciano pascere i bestiami quando e’ vogliono, perche eglino ingrassano troppo, mediante le praterie troppo buone: del che pensano ne sia cagione la troppa abbondantia dell’humore. Dicono che in Mare sono pesci grandissimi, perche dall’acqua ne è porta grandissima copia, et abbondantia di nutrimenti. Dice Senofonte che a Re di Lacedemonia era dato per maggior grandezza che inanzi alla casa vicino alle porte havessino uno stagno di acqua. Per costume antico nelle nozze, ne sacrificii, et in tutte quasi le cose sacre, adoperiamo l’acqua: le quali cose tutte fanno fede, et sono inditio de la stima, che feciono i nostri Antichi de la acqua. Ma chi negherà che la abbondantia di quella non giovi molto, et aiuti in molti modi la generatione humana, di maniera che e’ non è mai da pensare che in qual si voglia luogo ne sia modestamente, se non quando e’ ve ne sarà abbondantia grandissima per tutti i bisogni. Da la acqua adunque comincieremo, [p. 251 modifica]servendosene noi, come e’ dicono, et sani, et infermi. I Massageti, aperto in molti luoghi il fiume Arago, feciono la regione aquidosa. A Babbilonia, perch’ella era edificata in luogo arido, furono condotti et il Tigre, et lo Eufrate. Semiramis introdusse nella Città Ecbatana uno Aquidotto, forato un alto monte per stadii 25. con una fossa larga quindici piedi. Il Re Arabo dal fiume Coro di Arabia sino a quei luoghi deserti, et aridi, dove egli aspettava Cambise (se noi crediamo ogni cosa ad Erodoto) condusse l’acqua, havendo fatto il condotto di pelle di Tori. Appresso a Samii infra le opere rare era per maravigliosa tenuta una fossa lunga settanta stadii tirata per un monte alto cento cinquanta cubiti. Maravigliavansi ancora di un condotto fatto da Megaro, che era alto venti piedi, mediante il quale si conduceva il fonte nella Città. Ma a mio giuditio la Città di Roma superò di gran lunga tutti costoro et di grandezza di muraglie, et di artificio del condurle, et de la gran copia de le acque condotte dentro. Ne sempre saranno apparecchiati o fonti, o fiumi, de quali tu possa cavare le acque. Alessandro per poter haver dell’acqua per la Armata lungo il Mare, et il lito Persico, fece cavare de pozzi. Dice Appiano che Hannibale quando era stretto da Scipione alla Città di Cilla nel mezo de la campagna, per non vi essere acqua, provedde alla necessità de Soldati, con farvi fare de pozzi. Aggiugnici ancora che ogni acqua che truovi, non è buona, ne commoda a bisogni de gli huomini. Percioche oltre a quello, che alcune sono calde, et alcune fredde, et che alcune sono dolci, alcune aspre, alcune amare, alcune purissime, alcune fangose, viscose, untuose, et alcune tengono di pece, et alcune che fanno le cose, che tu vi metti dentro, come sassi, et alcune, che scaturiscono parte chiare, et parte torbide, et in alcuni luoghi nel medesimo fonte sono, et quì dolci et quì false, et amare. Sonci ancora molte cose degne di memoria, per le quali le acque infra di loro sono et di natura, et di possanza molto differenti, le quali conferiscono molto et alla salute, et al danno de gli huomini. Et siaci lecito ancora raccontare alcuni miracoli de le acque, che ne dilettino. Il fiume Arsinoe in Armenia guasta le vesti, che si lavano con esso. L’acqua de la fonte di Diana presso a Camerino, non si unisce col vino. A Debri Castello de Garamanti vi è un fonte, che di giorno è freddo, et di notte è caldo. Appresso de Segestani lo Helbeso nel mezo del corso subito si riscalda. Il fonte Sacro di Epiro, spegne le cose che vi si mettono accese, et accende quelle, che vi si mettono spente. In Eleusina il fonte che vi è, salta, et si rallegra al suono de le Tibie. Gli animali forestieri quando beono del fiume Indo si mutano di colori. Nel lito del Mare Eritreo ancora vi è un fonte, del quale se le pecore ne beono, subito si muta loro la lana in colore oscuro. A fonti Laodicensi tutti i bestiami di quattro piedi, che vi nascono vicini, sono di colore gialliccio. Nella campagna Gadarena vi è una acqua, la quale se il bestiame ne bee, perde subito et la lana, et le unghie. Presso al Mare Hyrcano vi è un lago, nel quale tutti coloro, che vi si lavano, diventano rognosi, et si guariscono solamente con olio. A Susa è una acqua, che fa cascare i denti. Presso allo stagno Zelonio è una fonte, de la quale chi ne bee, diventa sterile, et ve ne è un’altra, che chi ne bee, torna feconda. Et in Scio ne è una, che fa diventare pazzo chi ne bee, et altrove una, che non solamente beuta, ma a fatica gustata, fa morire altrui ridendo: et si truova una acqua ancora, che, se tu ti lavassi con essa, ti faria morire. Et in Arcadia appresso a Nonagio, vi è una sorte di acqua, purissima per altro; ma è tanto velenosa, che ella non si può tenere in metallo di sorte alcuna. Et per il contrario ci sono acque, che rendono ad altrui la sanità, come sono quelle di Pozzuolo, di Siena, di Volterra, di Bologna, et quelle che in varii luoghi sono celebrate per la Italia. Ma è maggior quello, che de la acqua di Corsica si racconta, che rassodava le ossa rotte, et con la quale si sanavano pessimi veleni: [p. 252 modifica]et in alcuni luoghi ne sono, che fanno altrui buono ingegno, et quasi indovino: In Corsica ancora è una fonte molto utile per gli occhi, se alcuno ladro negherà con sagramento il furto in presentia del furto et si laverà gli occhi, si accecherà subito. Di questi sia detto a bastanza. Ultimamente in alcuni luoghi non si troverà acqua nè buona, nè cattiva. Et però, et massimo in Puglia, usarono di serbare le acque piovane nelle Cisterne.