Della architettura della pittura e della statua/Della architettura/Libro ottavo – Cap. III

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Libro ottavo – Cap. III

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De le Cappellette, de sepolchri, de le Piramidi, Colonne, Altari, et Moli.

cap. iii.


DA poi che i sepolchri de gli Antichi sono lodati, et io veggo in alcuni; luoghi poste per sepolchri Cappellette, in altri piramidi, in altri colonne, et in altri altre cose, come sono le moli, et simili, penso di havere a trattare di tutte queste, et prima de le Cappelle. Vorrei che queste Cappellette fussino come piccoli modelli di Tempii, nè recuserò se tu ci aggiugnerai disegni presi o cavati da qual tu ti voglia sorte di edificii, pur che eglino habbino [p. 195 modifica]del gratioso, et de lo stabile. Se egli è ben murare questi sepolchri che noi desideriamo che sieno eterni, di materia nobile o vile, non è ancor ben risoluto, mediante le ingiurie che son fatte loro da chi traporta via le cose; ma gli addornamenti certo dilettano grandissimamente, de quali, si come altrove dicemmo, non è cosa alcuna più commoda, per mantenere le memorie de le cose ne posteri. De sepolchri che certamente furono eccellentissimi di C. Cesare, et di Claudio che furono si grandi Imperadori, ancor che vi fussino molte cose eccellenti, non veggiamo rimastone in questi Tempii altro che certe piccole Pietre quadrate di duoi cubiti, nelle quali si trovavano scritti i nomi loro, et se quelli Epitaffi, s’io non m’inganno, fussino stati scritti in Pietre maggiori, sarebbono un pezzo fa mancati; perche sarebbono stati levati via, et disfatti insieme con gli altri addornamenti. In altri luoghi si veggono sepolchri antichissimi, non guasti da persona, per esser fatti di lavoro ammandorlato, o di Pietre da non se ne potere cosi servire ad altri bisogni, che facilmente si difendono da le mani de vogliolosi; onde ne nasce questo, che io giudico che sia bene di avertire coloro che voglino che i lor sepolchri sieno perpetui, che egli murino, non di cattive Pietre, ma non anco di tanta eccellenza, che ogni homo cosi facilmente le habbia anco a desiderare o a levarnele via con poca fatica. Oltra di questo penso che sia bene usare in tutti questi una certa modestia secondo i gradi, et le qualità di chi e’ sono, di maniera che io biasimerei ancora una strabocchevole spesa fatta ne sepolchri de Re, et senza dubbio io biasimo quelle monstruose opere che feciono per loro stessi gli Egittii, le quali a essi Dii ancora non credo io che piacessino, conciosia che nessun di loro sia sotterrato in sepolchri di tanta strasordinaria pompa. Loderanno forse alcuni i nostri Toscani che non cedessino di troppo, in quanto alla magnificestia de sepolchri, a gli Egittii, et infra gli altri Porsenna, il quale si fabbricò un sepolchro sotto la Città di Chiusi di Pietre riquadrate, dentro a la baia del quale, alta cinquanta piedi, era un Laberinto che in modo alcuno non se ne poteva uscire, et sopra essa basa cinque piramidi una nel mezzo, et una per una su per i cantoni, la larghezza da pie de le quali era settantacinque piedi, et in cima di ciascuna di esse era una palla di rame; da le quali pendevano legate a certe catene, alcune campanelle, che commosse dal vento, rendevano il suono molto da lontano; et sopra cosi fatto lavoro vi erano altre quattro piramidi, alte cento piedi, et sopra queste conseguentemente de le altre incredibili non pure di grandezza, ma di disegno ancora. Io certo non lodo queste cose tanto prodigiose, nè accomodate a nessuna buona usanza. Fù lodato quel che fece Ciro, Re de Perai, et giudicato che la sua modestia fusse da esser anteposta a tutte le vanaglorie di si fatte e grandi opere. Percioche appresso a Pasargadi in un Tempietto in volta piccoletto fatto di Pietre quadrate con una porticella appena di duoi piedi era rinchiuso il corpo di Ciro, in un urna d’oro, secondo che si richiedeva alla dignità Regale; allo intorno per tutto di quello Tempietto era un boschetto di tutte le sorte di frutti, et oltra questo un largo prato verde, pieno di fiori, et di rose per tutto: cio che vi era, pareva che rendesse odore, letitia, et piacevolezza, et confacevasi a queste cose lo Epitaffio che vi era scritto, il qual diceva:

Qual tu ti sia lettor, o di qual parte,

Ben sapeva io che qui venir dovevi,
Io son quel Ciro che gia l’alto imperio
Fondai de Persi: deh non aggia invidia

Ch’hor si poco terren qui mi ricuopra.

Ma torniamo horamai alle piramidi: sono alcuni, che forse hanno usato di fare le piramidi di tre faccie, et gli altri tutti di quattro, et parve loro di fare tanto alte quanto erano larghe: è stato lodato colui che nel fare la piramide ha saputo congiugnere le Pietre insieme di maniera che le linee, o [p. 196 modifica]commettiture di quelle non ricevino ombra dal Sole: la maggior parte de gli huomini hanno fatte queste piramidi di Pietre riquadrate, et alcuni ancora di mattoni. Le colonne alcune furono atte a servirsene per li edificii come per tutto se ne veggono assai, et alcune altre furono tanto grandi, che non son buone nè atte a bisogni civili: ma furono solamente trovate a mantenere ne posteri la memoria de le cose passate; et di queste habbiamo a trattare. I membri de le quali son questi: in cambio di pianta, et di imbasamento che si sollevi da terra, vi si mettono scaglioni che si rilievano dal piano del terreno, et sopra questi si mette un zoccolo quadro, et sopra questo un altro zoccolo non minore che il primo: Nel terzo luogo la basa de la colonna, di poi la colonna, et sopravi il capitello: et nello ultimo luogo la statua, posta sopra un zoccolo. Sono alcuni, che infra il primo, et il secondo zoccolo sotto la basa mettono un certo che, come un dado, in cambio di un rilievo, accioche la opera si rilevasse più alta, et con maiestà. I disegni di tutte queste parti si caveranno dal diametro da basso de la colonna come nel fare de Tempii ti dicemmo. Ma questa si fatta basa, dove si harà a fare un opera grandissima, ha da havere un mazzocchio solo, et non duoi come le altre colonne; dividasi adunque la grossezza de la basa in cinque parti, due de le quali ne assegnarai al mazzocchio, et tre al dado; la larghezza del dado per tutti i versi farà per una parte intera, et un quarto del diametro: ma i piedistalli sopra i quali poseranno le base, saranno fatti con questi membri: nel più alto luogo di essi piedistalli vi sarà una cimasa con i suoi aggetti, la qual cosa si aspetta a tutti i membri di qual si voglia sorte d’ornamenti; et da basso vi farà un zoccolo, o un dado: io chiamo cosi per la somiglianza che egli ha, quello ornamento che sporta in fuori, o sieno scaglioni, o sia fatto a guisa di onda, o di gola, il quale certamente sia come propria basa di alcuna parte. Ma di questi piedistalli habbiamo a trattare alcune cose, le quali lasciammo in pruova nel passato libro, come riserbate a posta per raccontarle in questo luogo. Dissi che alcuna volta era accaduto che egli havevano usato di murare a dilungo muricciuoli sotto a le colonne: ma havendo voluto di poi gli andari più liberi, et espediti, levati via quei muricciuoli che correvano da una colonna a l’altra, lasciarono solamente quella parte del muricciuolo che bastava per reggere, et a sostenere le colonne: questo muricciuolo cosi lasciato chiamo io piedistallo. A questo piedistallo fu dato per disopra per ornamento una cimasa con una goletta, o ondetta, o qual si voglia altra cosa tale; da piede dipoi gli corrispondeva parimente il dado con questi duoi adornamenti: adunque accerchiarono il piedistallo, et feciono essa cimasa per la quinta parte de l’altezza del piedistallo, o per la sesta, et il piedistallo non fecion mai più sottile che si fusse la larghezza de la basa de la colonna, accioche il dado de la basa postovi sopra posasse sul sodo. Altri per far l’opera più gagliarda feciono il piedistallo più grosso che il dado de la basa uno ottavo di esso dado: ultimamente l’altezza del piedistallo fuori de la sua cimasa, et del suo dado, o ella fu alta quanto larga, o il quinto più: si che cosi fatti ho io trovato che appresso de gli eccellenti maestri furono i piedistalli, et i muricciuoli sotto le colonne. Torniamo hora a la colonna. Sotto la basa de la colonna si collocherà il piedistallo che corrisponda, come poco fa dicemmo, commodamente a le misure de la basa: questo piedistallo harà in luogo di cimasa una intera cornice, il più de le volte Ionica, i membri de la quale ti puoi ricordare che sieno cosi fatti: da basso sarà una gola, poi uno dentello, poi uno bottaccio, poi il gocciolatoio, et ne lo ultimo luogo una onda con uno bastoncino, et con la intaccatura con le teste de’ membri che pendino a lo indietro: metterassi un’altro piedistallo sotto a questo primo, che corrisponda al passato co’ medesimi disegni talmente, che e’ non vi sia dipoi murato alcuna cosa sopra, che non sia sul sodo, ma sotto di questo dal piano del terreno si metteranno o tre, o cinque scaglioni, et di altezza, et di [p. 197 modifica]getti infra loro non uguali, et questi scaglioni non saranno tutti insieme, nè più alti che il quarto, nè più bassi che il sesto, de la altezza del loro piedistallo, et nel piedistallo che gli hanno sopra, vi si aprirà una porticciuola con adornamenti o Dorici, o Ionici, come ti dicemmo di quelli de Tempii; ma in l’altro piedistallo, più alto, si collocheranno gli Epitaffi, et si scolpiranno una moltitudine di spoglie: ma se e’ si metterà cosa alcuna infra l’uno piedistallo et l’altro, si farà alta per il terzo de la sua larghezza, et in questo spatio si sculpiranno di basso rilievo statue, come sono quelle Dee allegre, la Vittoria, la Gloria, la Fama, la Abondantia, et simili. Furono alcuni che incrostarono il zoccolo di sopra d’una coperta di rame dorato. Finito il piedistallo, et la basa, vi si rizzerà sopra la colonna alta per sette de suoi diametri; se la colonna sarà grandissima facciasi da la testa di sopra il decimo più stretta, che da la testa da basso: ne l’altre minori si tenga quella regola che noi insegnammo nel passato libro. Sono stati alcuni c’hanno fatto colonne alte cento piedi, et le hanno intorno intorno adornate di statue, et d’historie, et dentro vi hanno lasciate scale a chiocciole da potere per esse salire sino in la cima. Sopra cosi fatta colonna messono un capitello Dorico, levatone l’aggiunta del collo; sopra la cimasa del capitello ne le colonne minori, posono l’architrave, il fregio, et la cornice, atorno atorno pieno di adornamenti; ma ne le colonne grandi queste cose si lasciano stare, conciosia che non si troverebbono pezzi di pietre si grandi, nè cosi facilmente vi si porrebbon sopra. A le piccole, et a le grandi sopra il capitello si mette un zoccolo che serva per posare, et per imbasamento sopra il quale habbia a stare la statua. Se questo zoccolo, o imbasamento sarà per aventura un zoccolo quadrato, non ecceda per niente con i suoi canti la grossezza de la colonna; ma se e’ sarà tondo, non varchi con la sua grossezza le linee di detto quadrato. La grandezza de la statua sarà per il terzo de la sua colonna. Et de le colonne sia detto abastanza. Nel fare de le Moli gli Antichi le disegnarono in questo modo. Primieramente si rilevavano da terra con uno imbasamento quadro, a guisa di quelli del Tempio, dipoi alzavano le mura non manco che per il sesto, et non più che per il quarto de la lunghezza de la pianta: non si adornavano queste mura se non o da alto, o da basso, o alcuna volta su le cantonate; o veramente si facevano, oltre a questi, certi colonnati ne le mura attaccati. Ma quando non si mettevano ornamenti se non su le cantonate, all’hora tutta l’altezza del muro si divideva, eccetto però i rilievi de gradi, in quattro parti, de le quali le ne assegnavano tre a la colonna con il capitello, et con la basa: ma quella parte ultima di sopra si adeguava a gli adornamenti, cioè a lo architrave, fregio, et cornice, et questa parte si divideva di nuovo in sedici parti, cinque de le quali se ne assegnavano a lo architrave, et cinque al fregio, et sei a la cornice con la sua cimasa a onda: ma quello che rimaneva sotto l’architrave sino a lo imbasamento, si divideva in venticinque parti, tre de le quali se ne assegnavano a la altezza del capitello, et due a l’altezza de la basa, et quel che restava nel mezo, a l’altezza de la colonna; et ne le cantonate sempre si facevano simili colonne quadrate: a la basa facevano un solo mazzocchio grosso de la metà de l’altezza di tutta la basa. La colonna da basso in cambio di collarino haveva i medesimi disegni ne suoi aggetti che il dacapo: la larghezza de la colonna in questa opera, era per il quarto de la sua lunghezza. Ma dove il muro era pieno di ordini di colonnati, all’hora quelle colonne quadre, che erano ne le cantonate, erano grosse per il sesto de la lor lunghezza. Ma dell’altre colonne giù per il filo de le mura, et de i loro adornamenti si cavano le misure da disegni di quelle de Tempii. Infra questa sorte di colonnati, et quella altra, che poco fa dicemmo, ci è questa differentia che in quella prima sorte, da cantonata a cantonata de la muraglia, si tira per il lungo del muro sono l'architrave, il collarino, et il mazzocchio del da capo de la colonna et del dapiede ancora; il che non si [p. 198 modifica]fa ne l’ordine dove sieno molte colonne che di basso rilievo sportino in fuori, ancor che e’ ci sieno alcuni che volessino che in questo luogo il disegno de le base si tirasse continovato per tutto, come ne Tempii. Sopra questo quadrato imbasamento di mura, si rizzava in alto una muraglia tonda, opera certo eccellente, alta più che le già poste mura non meno che per la metà del suo diametro, ne più che per i duoi terzi, et la larghezza di si fatto tondo, non pigliava manco che per la metà del diametro maggiore di essa pianta quadrata, nè più, che per i cinque sesti: Assai ne occuparono i tre quinti, et a vicenda mettevano un’altra muraglia quadrata sopra questa tonda, et sopra l’altra tonda, un’altra quadrata, con il medesimo ordine, et con la medesima regola, che ti ho detto, insino a che ne facevano quattro l’una su l’altra, et le adornavano come habbiamo detto. Non mancavano dentro ad essa mole scale commodissime, et luoghi sacri, et colonnati, che per le mura da basso ad alto sportavano in fuori, et infra le colonne, ancora statue, et Epitaffi, posti et collocati in luoghi ragionevoli et convenienti.