Della architettura della pittura e della statua/Della architettura/Libro ottavo – Cap. X

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Libro ottavo – Cap. X

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De le terme, o bagni, et de le loro commdità, adornamenti.

cap. x.


SOno stati alcuni che hanno biasimate le terme, dicendo che elle fanno gli huomini effeminati. Alcuni altri le hanno tanto lodate che si sono lavati in esse sette volte per giorno. I nostri vecchi Medici per sanare i corpi mediante i bagni murarono dentro nella Città infinite sture con spesa certo incredibile. [p. 217 modifica]In fra gli altri Eliogabalo fece stufe in infiniti luoghi, ma non si volse lavare più che una sol volta per ciascuna stufa, et dipoi lavatosi le disfece per non l’havere ad usare. Io non sono ancora resoluto, se questa sorte di edificio è privata, o publica. Certamente che per quanto io ho potuto comprendere, egli è uno edificio mescolato de l’una sorte, et de l’altra, conciosia che e’ vi sono molte cose cavate dal disegno de le cose publiche, et molte ancora dal disegno de le cose private. L’edificio de le stufe havendo bisogno di grande spatio di terreno per suo sito, non è bene farlo ne’ luoghi principali, et più frequentati de la Città, ne ancora vorrebbe esser troppo fuori di mano, conciosia che quivi concorrono Senatori, et le Matrone a lavarsi, et a nettarsi. Fannosi a torno a torno alle stufe piazze, le quali sono accerchiate di mura non basse, ne si può entrare in dette piazze, se non da certi determinati luoghi, ma nel mezo de le stufe quasi come centro de lo edificio si fa un salone grandissimo et magnifico con le volte, et con disegno del Tempio che noi chiamammo Toscano. In questo salone si entra di un certo andito principale, la facciata del quale guarda verso mezo di, di maniera che coloro che entrano per l’andito, guardano verso Settentrione: di su quello andito principale grandissimo si và in uno altro andito più stretto, o più presto un androne, per entrare in quel salone grandissimo. Questo salone verso Settentrione hà una uscita aperta larga sopr’una gran piazza scoperta; da la destra et da la sinistra de la qual piazza vi è una larghissima spatiosa loggia: Dietro alla qual loggia vi sono le stufe fredde da lavarsi. Ritorniamo una altra volta dentro nel salone principale: ne la facciata destra di questo salone verso Oriente si distendeva uno andito molto spatioso et largo, con tre andari di volte da questo lato, et con altrettanti che li corrispondevano a rincontro. Da questo andito di poi si andava in una piazza scoperta, la quale io chiamo Sisto, attorniata atorno di loggie. Ma di queste loggie quella che mostra la sua faccia, et è aperta di verso lo andito, hà di dietro a se luoghi da sedere assai capaci: in quella loggia che riceve il Sole da mezo di, vi sono ancora le stufe, et luoghi freddi da lavarsi, come dicemmo, appiccati et aggiunti a le loggie di quella gran piazza scoperta, et vi sono ancora alcuni spogliatoi: ma l’altra loggia rincontro a questa apunto ha dietro a se le stufe tiepide, le quali ricevono i Soli, et i lumi da mezo giorno. Sonvi ancora in luoghi accomodatissimi ne le cantonate del Sisto per entrare, alcuni anditi minori per i quali si può uscire in quelle piazze grandi che accerchiano intorno intorno le stufe. Tale, et si fatto sarà l’ordine de le cose che si distende dal destro lato del salone, et simili a queste si hanno a fare le cose de l’altro lato sinistro verso Occidente, che a le dette corrispondino, et lo andito con quelli tre andari di volte, et oltra questo con quella piazza scoperta con le loggie simili a quell’altra, et con i luoghi da sedere, et con gli anditi minori nelle cantonate del Sisto. Io ritorno un’altra volta a quello andito principale di tutto questo edificio, il quale dicemmo che era verso mezodì, verso la destra del quale su per la linea, che và verso Oriente, sono tre stanze l’una dopo l’altra, et da la sinistra ancora su per la linea che và verso Occidente, ne sono tre altre; accioche queste servino per le donne, et quelle altre per gli huomini. Nelle prime stanze adunque si spogliavano, nelle seconde si ugnevano, et nelle terze si lavavano; et alcuni per più magnificentia vi feciono la quarta stanza dove havessino a stare vestiti i compagni et i servi di chi si lavava ad aspettargli. In queste stanze da stufarsi entrava il Sole di verso mezo dì, per grandissime finestre. Infra queste stanze, et infra quelle di dentro, che noi dicemmo che erano attaccate a le mura de gli anditi di dentro, i quali anditi andavano dal salone insino a la piazza con le loggie attorno, che noi chiamammo Sisto, si lasciava uno spatio coperto, dal quale il lato di mezo dì de le stanze et di dentro che sono congiunte col salone, ricevessino i lumi. Accerchiavano tutta questa machina di cosi fatti tetti, come io ti dissi, [p. 218 modifica]molte spatiose piazze, tanto che fussino ancora a bastanza a giuochi da correre; nè vi mancavano in luoghi accommodati mete, et termini, che fussino attorniate da i giuocatori aggirandole. Ne la piazza di verso mezodì, che serviva come un vestibulo a questo edificio, si faceva un mezo cerchio inverso mezo dì, nel quale si accommodavano gradi da sedere simili a quelli del teatro, et le mura in cerchio si alzavano sino ad alto, acciò defendessino altrui da Soli di mezodì, et tutte queste si fatte piazze erano serrate, come uno castello da un muro continovato, et in quest’ultimo muro si facevano alcune stanze da sedere, molto honorate o in mezo cerchio, o quadrate, che guardavano verso i tetti principali de le stufe. In questi luoghi da sedere stavano i Cittadini al Sole, et a l’ombra o da mattina, o da sera, o in qual’altra hora più li piaceva. Oltra di questo, et massimo verso settentrione dietro a quest’ultimo circuito de le mura, si facevano piazze scoperte, d’altezza mediocre, più lunghe, che larghe con disegno a guisa d’una linea piegata in arco: queste piazze havevano atorno una loggia in cerchio chiusa di dietro dal suo muro, la qual piazza non vedeva niente altro, che un poco di Cielo. Et cosi da questa sua piazza scoperta, infra il circuito del muro principale et maggiore, et infra questa loggia in cerchio, rimaneva un refugio per la state bonissimo; percioche il Sole et per la strettezza de la piazza, et per l’altezza de le mura vi entrava a gran pena nel solstitio de l’estate: ne le cantonate del circuito de le mura maggiori ancora vi erano Tempietti, ne’ quali purificatesi, et purgatesi le Matrone, erano solite sacrificare a loro Dii. Si che questa era la somma de le parti di che erano fatte le stufe, et i disegni di questi si fatti membri si pigliavano da quelle cose che noi habbiamo racconte disopra, et da quelle ancora, che ci restano a raccontare, secondo che più si confacevano o a queste, o a quelle, cioè o a le publiche, o a le private, et la pianta di tutta l’opera teneva più di undici mila piedi quadri.


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