Della architettura della pittura e della statua/Della architettura/Libro primo – Cap. XI

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Libro primo – Cap. XI

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Di quanta utilità sieno i tetti, et alli habitatori, et all’altre parti de gli edificii, et che e’ sono varii di natura, però s’hanno a fare di varie sorti.

cap. xi.


LA utilità delle coperture, è la principale, et la importantissima. Imperoche non solamente conferisce alla salute de gli habitatori, mentre che ne difende dalla notte, dalle piogge, et più che altro da il caldissimo Sole: Ma difende ancora tutto lo edificio: levate via le coperture si putrefa la materia, si pelano le mura, si aprono le facciate, finalmente tutta la muraglia a poco a poco rovina. Essi fondamenti ancora, il che a pena crederai, dalla difesa delle coperture si fortificano. Ne sono rovinati tanti edificii da ferro, fuoco, o [p. 22 modifica]guerra, di multitudine di nimici, et da tutte le altre calamità, quanto che per essere stati lasciati spogliati, et scoperti, più che per altra cagione dalla negligentia de Cittadini. Sono certo le coperture contro le tempeste, contro le ingiurie, et contro gli impeti, le armi delli edificii. Le quali cose poi che cosi sono, mi pare che i nostri Antichi facessero egregiamente, si nelle altre cose, si in questa, che e’ vollono attribuire tanti honori alle coperture, che in adornarle consumarono quasi che tutta la maestria del fare ornamenti. Percioche noi veggiamo alcune coperture di rame, alcune di vetro, alcune d’oro, et altre con travi d’oro, et impalcature dorate, et di cornici di fiori, di statue egregiamente adornate. Le coperture alcune sono allo scoperto, et alcune no; scoperte son quelle, sopra le quali non si può caminare; ma solamente sono poste a ricevere le pioggie. Quelle che non sono allo scoperto, sono le impalcature, et le volte, che son messe infra il tetto et i fondamenti; onde pare che sia posto uno edificio sopra un’altro. In questi accaderà che essa stessa opera, che a membri di sotto sarà copertura, sarà ancora spazzo de membri di sopra. Ma di queste tali impalcature, quella veramente che noi haremo sopra il capo, si chiamerà palco; il quale ancora chiameremo Cielo. Ma quella, che nello andare noi calcheremo co piedi, si chiamerà spazzo. Et se quelle ultime coperture che stanno allo scoperto, servono per pavimento, o no, ne disputeremo altrove. Ma le coperture, che stanno allo scoperto ancor che le siano forse di superficie piana, non debbono essere però giamai col pavimento disopra, discosto ugualmente dal pavimento che elleno cuoprino disotto: Ma sempre debbono pendere in alcuna delle parti, per scolare le pioggie. Ma le coperture, che sono coperte, bisogna che siano di superficie piana per tutto lontana a un modo dal pavimento. Egli è di necessità che tutte le coperture si accommodimo con le linee, et con gli angoli, alla figura et forma del sito, et delle mura che elleno debbono coprire. Et succedendo queste cose infra loro variamente, perciò che alcune sono di linee tutte torte, alcune di linee tutte diritte, et alcune mescolatamente di amendue, accade che le coperture ancora sono varie et di molte forme. Ancor che le coperture naturalmente da per loro son di varie sorti; per ciò che alcune sono a tribuna, altre con quattro archi, altre a meze botti, et altre composte con volte di più archi, et alcune, che stanno a pendio l’una verso l’altra, et alcune a capanna pendono da duoi lati; ma habbisi a fare qual si voglia di queste sorti, e’ bisogna che ogni copertura sia fatta talmente, che ella cuopra, et difenda con la sua ombra il pavimento, et rimuova via ogni acqua, et pioggia, difendendo tutto lo edificio sopra il quale ella è posta per copertura. Percioche la pioggia sempre è apparecchiata a nuocere. Et giamai è che ella non pigli ogni via, benche minima, per far male: Conciosia che ella con l’essere sottile penetra et fora, con la humidità macchia et guasta, con la continovatione infracida tutti i nervi dello edificio: et finalmente corrompe et rovina ogni muraglia insino da fondamenti. Et per questo i saggi Architettori osservarono diligentemente che le pioggie havessino libero pendio, donde scolare; et si guardorono che la acqua non si fermasse in luogo alcuno, o andasse in lato, dove ella potesse far danno. Et per questo volsero che ne luoghi nevosi, le coperture, et massimo i tetti a capanne, havessino gran pendio, alzandosi ad angolo sotto squadra, accioche non vi si possendo troppo fermare la neve, ella non vi multiplicasse, et scolasse più facilmente; ma ne luoghi più staterecci (per dir così) posono le coperture manco repenti. Ultimamente è da procurare il più che si può, che havuto rispetto a lumi, et alle mura, tutto lo edificio finalmente sia coperto di una stessa copertura uguale, et quasi d’un pezzo, in modo che cascandosene l’acqua per le grondaie, non macchi o bagni alcuna parte delle mura. Oltra questo bisogna porre in modo esse coperture, che e’ non spiova l’un tetto su l’altro. Gli spazzi ancora de tetti, dove debbe correre la acqua non debbono essere troppo lunghi, o grandi fuor [p. 23 modifica]di misura; percioche le pioggie per la soverchia abbondanza delle acque ne canali de gli ultimi tegoli, stornerieno a dietro, et pioverebbon dentro nello edificio; la qual cosa farebbe all’opera grandissimo danno. Dove sarà adunque il piano grandissimo, bisogna che il tetto sia scompartito in più pendii, et piova in diverse parti; Et questo arreca seco parte commodità, et parte ancora bellezza. Se egli accaderà in alcuno luogo porre più coperture, aggiunghinsi talmente l'una a l’altra, che coloro, che una fiata sono in casa, possino andar per tutto al coperto.