Della architettura della pittura e della statua/Della architettura/Libro quarto – Cap. V

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Libro quarto – Cap. V

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De la grandezza, forma, et regola de le vie maestre, et non maestre.

cap. v.


DEbbesi avertire nel fare le Porte, che le sieno a punto tante, quante son le strade maestre; Conciosia che alcune strade sieno maestre, et alcune nò. Io non vo quì dietro a quel che dicono i legisti, che il basso d’una strada servendo per le bestie, si dimandi la battuta: et il rilevato per gli huomini, si chiami il cammino; Ma io dico, che col nome di strada s’intende il tutto. Le strade maestre son veramente quelle, per le quali noi andiamo nelle Provincie et con gli eserciti, et con le bagaglie: Adunque le strade maestre bisogna che sieno molto più larghe che le altre: et ho considerato, che gli Antichi costumarono di farle di maniera, che le non fussino manco di sei braccia in alcun luogo; Mediante la legge de le dodici tavole, deliberaron che le strade, dove l’andavano diritte, non fussino manco di sei braccia, et dove l’andassino aggirando, cioè torcendosi, non fussino manco di otto braccia. Le non maestre, son quelle, per le quali noi andiamo, partendoci da le maestre, o in qualche villa, o in qualche Castello, overo a ritrovare qualche altra via maestra, come sono per le ville i viotoli, et i chiassi per le terre. Sono ancora altre sorti di strade, che tengono di Piazza, come son quelle che si fanno a servire a certi bisogni determinati, et massimamente publici, come verbigratia quelle, che ti guidano al Tempio, o al luogo del corso de cavagli, et a luoghi dove si rende ragione. Gli andari de le strade maestre, non bisogna che sieno et fuori a la campagna, et dentro ne la Città, fatti ad un modo. Debbonsi al tutto procurare che fuor de la Cittade le sieno spatiose, et aperte da potere ben squadrare a l’intorno per tutto, che le sieno libere, et espeditissime da ogni impedimento, o d’acqua, o di rovine. Non vi lascino per niente nascondigli, o ritirate di sorte alcuna, dove gli Assassini possino stando a gli agguati farti villania: Non vi sieno da qual banda si voglia hor quà, hor là aditi aperti, atti a le prede. Finalmente debbe essere diritta, et brevissima; sarà più di tutte l’altre brevissima non quella, come si dice, che sarà la più diritta, ma quella che sarà la più sicura. Io la voglio più tosto alquanto più lunga, che men commoda. Sono alcuni che credono, che la campagna di Piperno sia più di ogni altra sicura, essendo ella segata da vie profonde, come scavate fosse, ambigue nell’entrarvi; incerte al camminarle; et mal sicure, per le soprastanti ripe, dal disopra de le quali puo facilmente essere il nimico acciaccato. I più pratichi pensano che quella sia la più sicura, che pareggiata, si tira su per la stiena de le collinette. Dopo questa, seguita quella, che fatta sopra uno argine, si dirizza per la campagna, secondo il modo antico; Anzi gli Antichi, per questa cagione la chiamarono argine. Et certamente che la cosi fatta presterà di se molte commoditati; conciosia che si alleggerirà molto la fatica, et la molestia de viandanti, mediante il piacere del guardare a lo intorno mentre cammineranno sopra il rilievo de l’argine: Oltra che grandemente importa il vedere l’inimico da lungi, et l’havere commodità, o da potere, con poca moltitudine, fare ritirare indietro il molesto inimico, o da poterli cedere senza alcun danno de tuoi, se per sorte e’ vincesse. Et tornici a proposito quel che io ho notato ne la via, che và a Porto. Conciosia che concorrendovi d’Egitto, d’Affrica, di Libia, di Spagna, de la Magna, et de Isole, una moltitudine infinita di huomini, et una grandissima quantità di merci, vi feciono la strada doppia, et giù per il mezo vi era un filare di [p. 90 modifica]Pietre rilevate a guisa d’un termine, che sopravanzava un piede; accioche da l’un lato andassero, et da l’altro tornassero, schifando il darsi noia nel riscontrarsi. Tale bisogna che fuori de la Cittade sia la strada maestra, espedita, diritta, et sicurissima. Quando ella arriverà ne la Cittade, se la Città sia nobile, et potente, è ben giusto che l’habbia le vie diritte, et larghissime, ch’arrechino a la Città grandezza, et maestade: Ma se ella sarà una Terriciuola, overo un Castello, ne presterà sicurissima entrata, se ella non andrà cosi a dirittura a le Porte; ma girando ora da destra, ora da sinistra presso a le mura, et massimo insino sotto a torrioni de le mura. Ma dentro a la terra poi non sia diritta, ma come un fiume torcendosi più et più volte in verso l’una parte, et l’altra, sarà cosa più condecente. Percioche oltra che nel parere ella più lunga, accrescerà in quel luogo l’openione de la grandezza sua; et certamente tal cosa giova molto a la bellezza, a le commodità de l’uso, et a le opportunità, et necessità de tempi. Ma non sarà questo assai, che a viandanti si scuoprino ad ogni passo nuove foggie di edificii; et che l’uscita, et la facciata di qualunque casa si addirizzi quasi che al mezo de la larghezza de la strada, accioche essendo ancora in alcun luogo essa troppa larghezza sgratiata, et mal sana; ella in questo nostro cosi fatto luogo più tosto sia sana, et diletti. Scrive Cornelio che la Città di Roma allargata di strade da Nerone, divenne assai più calda, et percio manco sana; In altri luoghi ove le vie son strette, vi è l’aria più cruda, et ne la state vi sarà sempre ombra. Oltra di questo non vi sia casa alcuna, che e’ non vi entri dentro il Sole, in qualche hora del giorno; nè sarà mai senza piacevole ventolino, che movendosi dove si voglia, non truovi in gran parte diritto, et espedito camino, onde passare. Et la medesima non sentirà mai venti fastidiosi, conciosia che subito saranno rotti da le facciate de le muraglie. Aggiugni, che se vi entrano inimici, vi rovineranno non manco offesi da lato dinanzi, che da i fianchi, o da lato di dietro. Hor sia de le vie maestre detto a bastanza. Le strade non maestre, saranno simili a le maestre, et se già infra di loro, non fusse quella differentia, che queste, se le saranno diritte a capello, converranno meglio con le cantonate de le mura, et con le parti de li edificii: Ma io truovo che gli Antichi vollono che ne la terra vi fussino alcune vie inestricabili, et alcune che non havessero riuscita: ne le quali entrato il nimico per nuocerti, ambiguo, et diffidatosi di se stesso, vi habbia a stare sospeso, o se pure e’ perseverasse di volerti far danno, e’ possa in un subito esser rovinato del tutto. Nè sarà fuori di proposito, che vi sieno strade minori, non lunghe, ma che terminino ne la prima strada, che le attraversa; che e’ non sia come un cammino publico, et espedito; ma come un tragetto, che vadia a trovare una casa postasi al dirimpetto; conciosia che per questo le case haranno più commodi lumi, et impedirassi a nemici il non potere correre la terra cosi a loro voglia. Curtio scrive, che Babilonia dentro era piena di Borghi sparsi, et non continovati. Platone per l’opposito non solamente non volle i Borghi sparsi; ma volle ancora che le mura de le case fussino attaccate l’una con l’altra; et gli piacque che un lavoro di si fatta maniera gli servisse per muraglia della Cittade.