Della architettura della pittura e della statua/Della architettura/Libro quinto – Cap. XVII

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Libro quinto – Cap. XVII

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De la Villa de Padroni, et de le Persone nobili, et di tutte le parti sue, et del luogo loro commodo.

cap. xvii.


Le case di Villa per i Padroni, sono alcuni, che credono che e’ ne bisogni una per la state, et l’altra per l’inverno; et le diffiniscono in questa maniera, che le camere per la state vogliono che sieno volte a Levante d’inverno, et le sale volte a Occidente equinottiale; et le camere per lo inverno vogliono volte a mezo giorno, et le sale a Levante d’inverno: I luoghi da passeggiare, volti a mezo dì ne lo Equinottio. Ma noi pensiamo, che secondo le varietà de l’aria, et del paese, così s’habbino ancora a variare simili cose; di maniera che le cose calde con le fredde, et le secche con le humide si temperino insieme. Vorrei che le case de le possessioni de Nobili, non fussino poste ne la più grassa parte de la campagna; ma bene ne la più degna, donde si possa pigliare ogni commodità, et ogni piacere liberissimamente di qualunche vento, Sole, o veduta; scendasi quindi facilissimamente ne le possessioni; riceva i forestieri che vi capitano in luoghi convenientemente spatiosi; sien vedute, et vegghino la Città, le Terre, il Mare, et una distesa pianura, et le conosciute cime de le Colline, et de Monti: Habbia posti quasi sotto gli occhi dilicatezze di giardini, et allettamenti di pescagioni, et di cacciagioni. Et conciosia che si come noi ti dicemmo, le parti de le case, altre si appartenghino a tutto lo universale, et altre a più persone insieme, et altre a una, o più persone separatamente: In queste, quanto a le parti, che s’appartenghino a lo universale imiteremo le case de Principi. Innanzi a la porta sianvi pratelli grandissimi, da potervisi correre con le carrette, et da maneggiarvi Cavalli, che sieno molto più lunghi, che il tiro de giovani de dardi, o de le aste. In casa poi per le parti, che servono a più, non vi mancheranno luoghi da passeggiare, da farsi portare, da notare, et pratelli, et cortili, et loggie, e alcune in cerchio, dove i vecchi l’inverno a benigni Soli possino stare a ragionare, et la famiglia vi habbia a stare a festeggiare, et a godersi la state de l’ombra. Et è cosa manifesta, che ne le case, alcune cose s’aspettano a la famiglia, et alcune a quelle cose, che son grate a la famiglia. La famiglia sarà questa, il Marito, la Moglie, i figliuoli, et i parenti, et quei che per bisogno di costoro vi stanno insieme, que’ che haranno cura de le cose, i ministri, i famigli; oltre a che i forestieri ancora sono nel numero de la famiglia. Bisogna per amore de la famiglia havervi le cose per vivere, come sono le cose da mangiare, et le cose che servono per i bisogni, le Vesti, le Armi, i Libri, et i Cavalli ancora. La principal parte di tutte è quella, la quale o Cavedio, o Atrio che tu ti dica, noi lo chiameremo il Cortile con le Loggie. Doppo il quale, sono le sale, et più a dentro le Camere, et finalmente l’Anticamere: l’altre stanze mediante le lor cose si conoscono. Et però il cortile sarà la parte principale: sopra il quale corrisponderanno tutte l’altre membra minori, come se fusse un publico mercato de la casa: del qual cortile non solamente si caverà commodità de la entrata, [p. 125 modifica]ma de lumi ancora commodissimamente. Et di quì si vede che ciascuno vorrebbe havere uno cortile spatioso, grande, aperto, bello, et accomodato. Ma alcuni si contentano di un sol cortile: Alcuni ne hanno voluti più; et questi o egli li hanno cinti tutti a torno di altissime mura, o ne hanno cinto una parte di alte, et una parte di più basse. Et vollono che in alcun luogo fussino coperti, et in alcun luogo scoperti, et in alcun luogo una parte scoperta, et altra coperta, et in alcun luogo vi feciono loggie da un lato solo, in alcun altro da più lati, in alcun altro da per tutto, et in alcun luogo le feciono con palchi, et in alcuno con volte. Circa a queste cose non hò più che dire, salvo che e’ s’habbia rispetto a paesi, et a tempi, et a bisogni, et ad ogni commodità, di maniera che ne paesi freddi si rimuova la crudezza del vento Greco, et l’orridezza de la aria, et del terreno, et ne luoghi caldi si discaccino i molestissimi, et ardentissimi Soli. Ricevasi lo spirito del Cielo gratissimo da ogni parte, et quella abbondantia de la gratissima luce che si ricerca: et avvertirassi, che non vi arrivino vapori, svaporati da terreni humidi, che vi habbino ad arrecare nocumento, et che i nugoli venutivi da luoghi più alti non vi si fermino sopra. Et sarà in mezo del cortile l’entrata, et lo antiporto honorato, non stretto, non malagevole, non scuro. Et nel primo riscontro siavi un luogo dedicato a Dio con l’altare, accioche i forestieri che verranno, incomincino l’amicitia con la religione: Et il Padre de la famiglia chiegga a Dio la pace de la casa, et la tranquillità de suoi. In questo luogo abbraccierà egli chi verrà a visitarlo; Et se egli harà causa alcuna rimessa in lui da gli amici, le esaminerà diligentemente in questo luogo, et altre cose simili a queste. Con queste cose si confaranno molto le finestre di vetro, le loggie, et i terrazzi, da le quali possino insieme ricevere con diletto et i Soli, et i venti, secondo le stagioni de tempi. Dice Martiale, che le finestre volte a mezo giorno ricevono i Soli puri, et il giorno chiaro, et gli Antichi credettero che fusse bene por le loggie volte a mezo dì: Percioche andando la state il Sole più alto, non vi entrano i raggi suoi, dove l’inverno v’entrano. Le vedute de Monti, che sono a mezo giorno, essendo i Monti da quella parte, che e’ si veggono coperti d’ombra, et caliginosi per il biancheggiante vapore de l’aria, non sono molto gioconde, se e’ sono lontani. Et se i medesimi ti sono più appresso, et che quasi ti caschino in capo, ti daranno le notti piene di brine, et freddissime: ma se ti sono cosi commodamente vicini, sono gratissimi, et commodissimi, perchè e’ ti difendono da venti Australi. Il Monte verso Settentrione, perche rinverbera i raggi del Sole, accresce il caldo; alquanto più lontano è dilicatissimo; conciosia che per la chiarezza de l"aria, che sotto tal regione di Cielo continovamente vi sta serena, et per lo splendore del Sole, da cui sempre è illustrata, è molto bello a vedere. I Monti a Levante, et cosi quelli a Ponente ti daranno le hore innanzi giorno fredde, et l’aurora rugiadosa, se ti saranno vicini, ma amenduoi se ti saranno alquanto lontani, saranno lietissimi. Similmente et i fiumi, et i laghi non son commodi quando ti sono troppo appresso, ne piacevoli se troppo lontani. Et per il contrario se la Marina ti è lontana mediocremente, vi sono Soli et venti cattivissimi: Ma quando ti è vicinissima, t’offende manco, conciosia che e’ vi perseveri aria più agguagliata. Da lontano ci è ancor questo che è cosa gratiosa, che ella accende il desiderio di se stessa. Importa niente di meno da qual parte del Cielo ti si dimostri, conciosia che se tu hai la Marina aperta da mezo dì, ti abbrucia; se da Levante ti inumidisce; se da Ponente, ti fa l"aer caliginosa; se da Settentrione, ti da freddi grandissimi. Del cortile si entrerà ne le sale, che saranno secondo il bisogno de tempi alcune buone per la state, et alcune per lo inverno, et altre per dir cosi per mezi tempi. Le sale per la state vorrebbono acque, et verzure di giardini. Quelle per lo inverno vorrebbono essere calde, et havere il cammino. L’una et l’altra vogliono esser grandi, allegre, [p. 126 modifica]et dilicate. Sonvi inditii per i quali facilmente ci persuaderemo, che appresso de gli Antichi furono i cammini, ma non come i nostri, percioche egli è uno detto antico, che dice, che fummicavano le sommità de tetti. Questo medesimo, eccetto che in Etruria, et in Lombardia, veggian noi che si è osservato insino a tempi nostri per tutta Italia, che e’ non era nessun cammino con la gola che uscisse sopra i tetti. Dice Vitruvio che ne le sale per lo inverno non è cosa utile il dipignere leggiadramente le volte, perchè dal fummo del fuoco, et da gli spessi lumi si guastano. Anzi tingevano la volta sopra il focolare con inchiostro, accio che quello scuro fattovi da la pittura paresse fattovi dal fummo. Altrove trovo che gli usavano legne purgate, et che fussino senza fummo, le quali si chiamavano carboni, et per questo conto i legisti non vogliono che i carboni sieno spetie di legne, accioche tu possi pensare che eglino usavano i caldani di ferro, et di rame dove e’ facevano fuoco, secondo che il caso et la dignità ricercava. Et forse che chi andava al soldo, et che era avezzo su la guerra, si come tutti erano insieme ad una, non usavano cammini. Ne ci concedono i Medici che noi stiamo continovamente a gran fuochi. Dice Aristotile che gli animali hanno le carne sode mediante il freddo. Et avvertirono coloro che fanno professione di simili cose, che i lavoranti, che attendono a le fornaci, diventano quasi tutti in viso, et ne la pelle crespi, et grinzosi, et dicono che ciò avviene da questo, che le carni tirate et distese per il freddo, perdono quel sugo del quale si genera la carne, perche e’ si distilla mediante il fuoco, et se ne và in vapori. In Lamagna, et fra Colchi, et in altri luoghi, dove è di necessità valersi del fuoco, per difendersi da freddi, usano le stufe: de le quali si tratterà a luoghi loro. Torniamo a cammini che bisogna sieno fatti a questo modo per servirsene: Egli e di necessità, che il cammino sia pronto, che vi capino intorno assai, sia luminoso, non vi tiri vento, habbia niente dimeno onde esca il fummo, che altrimenti non salirebbe suso ad alto, et però non si faccia un cantone, non troppo fitto dentro nel muro, non occupi ancora lo apparecchio principale, non sia molestato da venti di finestre, o di porte, non esca in bocca troppo fuori del diritto del muro, habbia la gola grande, et larga da destra in sinistra, et diritta a piombo, alzi la testa sopra qualunche altezza della muraglia, et questo si perche si fugga i pericoli dello abbruciare; si ancora accioche raggirandovisi il vento per il percuotere in qualche parte del tetto, non ritardi l’uscita al fummo, et non lo rimbocchi in giuso. Il fummo di sua natura per essere caldo saglie ad alto, ma poi per il calore de le fiamme, et del cammino si spinge con più velocità; ricevuto adunque nella gola del cammino, si serra come per un canale, et per l’impeto de le fiamme, che lo secondano, esce non altrimenti che un suono d’una tromba. Et si come avviene che la tromba se ella è troppa larga, non rende il suono chiaro per il rivoltarvisi dell’aria, cosi interviene ancora del fummo. Cuoprasi la testa del cammino per amor delle pioggie, et faccinvisi all’intorno naselli, che sportino in fuori, con alie dalle bande, accio rimuovino le molestie de venti, et infra l’alie, et i naselli si lascino le buche per l’uscita del fummo, et dove tu non possi far questo, farai un paravento che vorrei stesse fitto sopra un perno ritto. Il paravento è una cassetta di rame, larga di maniera che abbracci le bocche de la gola del cammino, habbia quella medesima sopra come per cimiere una lama di ferro che guidata come un timone volti la testa a venti che soffiano. Grandissimi commodità ti arrecheranno se in cima de cammini metterai a lo intorno alcuni corni di bronzo, o di terra cotta, larghi et aperti con la bocca larga volta ne la gola del cammino a lo in giu, per la quale i ricevuti fummi da la bocca più larga, eschino di sopra per la più stretta a dispetto de venti. A le sale bisogna accommodarvi le cucine, et le dispense dove si riponghino le cose, che avanzano da le cene, et i vasi, et le tovaglie. La cucina non vuol esser ne [p. 127 modifica]su gli occhi de convitati, nè anco troppo lontana, accio che i convitati possino haver le vivande che gli, son portate nè troppo calde, nè troppo fredde, et sarà a bastanza che non sentino lo strepito de guatteri, de le padelle et de catini, nè la loro spurcitia. Dove s’ha a passare con le vivande, bisogna che vi sia l’andare accomodato, non vi piova, non vi sia cosa sporca, et che vi si provegga che le vivande non sieno disonestate da simili cose. Di su le sale si va ne le camere: appartiensi a gli huomini dilicati et grandi, che non sieno le medesime le sale per lo inverno, et quelle per la state. Sovviemmi il detto di Lucullo, che e non bisogna che un huomo nobile sia peggio assortito che le grue, o le rondini. Ma noi racconteremo quello, che appruova in qualunche cosa il discorso de le persone moderate. Appresso di Emilio Probo Historico io mi ricordo haver letto che appresso de Greci le Moglie non comparivano a tavola, se non ne conviti de parenti. Et che le stanze dove stavano le Donne, erano certi luoghi, dove non andava mai nessuno, salvo i parenti più stretti. Et certamente dove hanno a stare le Donne, io penso che bisogni che sieno luoghi non altrimenti che se e’ fussino dedicati a la Religione, et a la Castità. Oltre a che io vorrei che simili stanze dedicate a le Fanciulle, et a le Vergini, fussino dilicatissime accioche, i tenerelli animi loro in si fatte stanze con manco tedio di loro stesse vi si trattenessero. La madre de la famiglia starà meglio in quella stanza, onde ella possa facilmente intendere quel che ciascuno faccia per casa. Ma noi andremo dietro a le usanze secondo i costumi de luoghi. Il Marito, et la Moglie debbono havere una camera per uno, non solamente perche la Moglie nel partorire, o alquanto indisposta, non dia molestia al Marito: Ma accioche ancora la state possa dormire qual si sia di loro, senza essere offeso da l’altro, ciascuna camera harà la sua porta principale; et oltra questa vi sarà un uscio, che andrà da l’una camera a l’altra, acciò si possino andare a trovare l’un l’altro, senza testimonii: de la camera de la Moglie vadiasi ne la stanza dove si ripongono le vesti; et di quella del Marito in una stanza dove sieno i libri. Il Padre di famiglia, essendo molto vecchio, per havere bisogno di riposo, et di quiete, habbia una camera calda, fasciata intorno, rimota da romori di que’ di casa, et di que’ di fuori. Et principalmente habbia la allegrezza di un camminetto, et l’altre cose di che hanno bisogno gli infermicci, si per amore de l’animo, si ancora per amore del corpo: de la camera di costui si entri ne la stanza dove si ripongono gli argenti. In questa stieno i figliuoli: Et in la stanza de le vesti le figliuole, et le fanciulle; et vicine a loro stieno a dormire le balie. I forestieri metteremo in quelle camere, che saranno vicine a lo antiporto, accioche e’ vi possino stare, et ricevere chi gli viene a visitare, più liberamente, et dieno manco noia al resto de la famiglia. I figliuoli di sedici, o diciasette anni, debbono stare al dirimpetto, o non troppo lontani da forestieri; per acquistare con essi dimestichezza, et trattenerli. De la camera de forestieri si vadia in una stanza dove e’ possin riporre et serrare le cose loro più secrete, et più care, et cavarnele a loro piacere. Di camera de figliuoli di sedici, o diciasette anni si entri in una stanza, dove stieno le armi. I maestri di casa, i ministri, i famigli sieno in modo appartati da Nobili, che ciascuno habbia un luogo conveniente, secondo l’essercitio suo. Le serve, et i camerieri ciascuno ne le sue stanze, non debbono essere tanto lontani, che e’ non possino sentire a un tratto, et essere pronti a far quanto gli è comandato. Il credenziere vorrebbe stare presso a la volta, et a la dispensa. Quelli che hanno cura de cavalli, vorrebbono dormire a canto a le stalle: i cavalli, che servono per i Padroni, non è bene che stieno con que’ che portano la soma; et si terranno in luogo, che non offendino col puzzo la casa; et non si faccino danno con lo azzuffarsi, o non gli possa nuocere il fuoco per accidente alcuno. Il grano, et tutte le biade si guastano per la humidità, diventano lividi per il caldo, assottigliansi per i venti, et tocchi [p. 128 modifica]da la calcina si corrompono. Dove tu gli vorrai riporre adunque, o in caverne, o in fosse, o in arche, o vero amontati sopra uno spazzo, avvertisci che il luogo sia asciuttissimo, et quasi nuovo. Iosefo afferma che e’ si cavarono grani interi, et buoni di fosse appresso a Sibali, stativi più di cento anni. Sono alcuni, che dicono che gli orzi tenuti in luoghi caldi, non si guastano; i quali in capo a uno anno si guastano presto. Dicono i Medici che i corpi per la humidità si preparano a corrompersi; et mediante il caldo poi, si corrompono. Se tu farai un suolo nel tuo granaio di loto fatto di morchia, et di arzilla con ginestre infracidate, et paglia trita, battuto di gran vantaggio, vi si metteranno le granella sodissime et intere, et durerannoti più tempo, nè ti noceranno i gorgoli, nè ti ruberanno le formiche. Que’ granai che si fanno per i semi, saranno migliori di mattoni crudi: a ripostigli di tutti i semi, et di tutti i frutti, è più amico il vento Boreale, che lo Australe, et per i venti, che vi arrivino, che venghino di luoghi humidi di donde si voglia, si guastano per i gorgoli, et s’empiono di bacolini. Inoltre i legumi, che da qual si voglia gran vento continovo son tocchi, invietano. Fa a tuoi granai una crosta di cenere, et di morchia, et massimo dove tu hai a riporre le fave. Tieni le mele, e simili in tavolati ripostissimi et freddi. Aristotile pensava che le si mantenessino un anno in otri gonfiati. Tutte le cose si guastano per la mutatione de l’aria, et perciò rimuovasene ogni fiato. Anzi pensano che le diventino grinze per il vento Greco. La volta per il vino, lodano quella, che è sotterra, et riposta, ancor che sieno alcuni vini che al buio svaniscono. Il vino, che sente i venti, che tirano da Levante, o da mezo dì, et da ponente, massimo nel verno, o ne la primavera si guasta. Se ne giorni caniculari è tocco ancora da venti Grechi, fa mutatione; se da raggi del Sole, diventa forte; se da raggi de la Luna, diventa grosso; se si muove punto, indebolisce, et svanisce; riceve il vino ogni odore, guastasi per il puzzo, et snervasi: stando in luogo asciutto, et freddo, che stia sempre a un modo, dura molti anni. Il vino dice Columella, quanto più sarà freddo, tanto più starà meglio. Porrai adunque la volta per il vino, in luogo stabile, et che non senta romori di carra: i suoi fianchi, et i lumi voltali da Levante inverso Greco. Brutture, et tutti i mali odori, humidità, vapori grossi, fumi, spiramenti d’orti, e odori di cipolle li stieno lontani: cavoli, fichi domestici, e salvatichi, sieno al tutto lontani, et esclusi per ogni conto. Smaltavi lo spazzo de la volta, et nel mezo lasciavi uno catino dove corra tutto quello, che per mancamento de le botti si versasse, et quindi si ricolga. Sono alcuni, che fanno le botti di stucchi, et di materia murate con calcine. Ma le botti quanto saranno più grandi, tanto terranno il vino più vivo, e più potente. Le celle per l’olio amano l’ombre, calde, et hanno in odio i venti freddi, et si guastano per il fumo, et per la filiggine. Lascinsi in dietro le cose sporche che e’ dicono, cioè che e’ si debbe tenere il letame in duoi luoghi, uno dove si mette il nuovo, et l’altro ove si tenga il vecchio, et che e’ gode del Sole, et de l’humido, et che diventa arido, et vano per i venti. Faccia questo a nostro proposito: quelle cose che temono del fuoco, come i luoghi per gli strami, et quelle cose che sono sporche a vederle, et ad odorarle, si debbono separare, et mettere discosto l’una da l’altra. De lo sterco de buoi non nascono le serpi. Questo non penso io che sia da lasciare in dietro: Percioche, che poltroneria è questa? Noi vogliamo che a la Villa si ponghino gli sterchi in luoghi separati, et riposti, accioche non offendino con il loro puzzo punto la famiglia del lavoratore, et ne le nostre case, et quasi a canto al capezzale, ne le camere principali (dove noi stiamo a pigliare ogni nostra quiete) noi vogliamo havere i destri privati, cioè i ripostigli di molestissimi fetori. Se l’huomo sarà malato più, commodamente si servirà de la predella, et d’una catinella: Ma da sani non veggo io perche causa tu non giudichi che e’ sia bene rimuovere tale nausea. Et è bene [p. 129 modifica]guardare si gli altri uccelli, si ancora principalmente le rondini, con quanto studio cerchino d’havere: lor figliuoli in un nido pulito. E’ cosa certo maravigliosa di quel che ne avvertisca la natura. Conciosia che i rondinini subito c’hanno assodate per la età le membra loro, non escono del corpo se non fuori del nidio; sonvi i padri, et le madri che per discostare più detta bruttura, portano via con il becco le cacature de figliuoli. Io penso adunque che e’ sia bene obbedire a la natura, che ne avertisce bene.