Della architettura della pittura e della statua/Della architettura/Libro sesto – Cap. III

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Libro sesto – Cap. III

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[p. 134 modifica]Che l’Architettura cominciò in Asia, fiorì in Grecia, et in Italia è venuta a perfettione approvatissima.

cap. iii.


L’Arte edificatoria per quanto io ho potuto comprendere da le cose de gli Antichi sparse (per dire cosi) la lascivia de la sua prima adolescentia fu in Asia. Dipoi fiorì appresso de Greci. Ultimamente acquistò la approvatissima sua maturità in Italia. Conciosia che a me pare cosi verisimile: Poi che i Re di quel tempo per la gran copia de le cose, et per la abbondanza de lo otio, poi che e’ considerarono se, et le cose loro; le ricchezze, la maiestà de lo Imperio, et la grandezza, et che e’ si accorsero che egli havevano bisogno di casamenti maggiori, et di più adorne mura; Cominciarono ad andar dietro, et a raccorre tutte quelle cose, che a ciò facessino a proposito; et accioche e’ potessino haver maggiori, et più honorati edificii, si presono per usanza di por le coperture con legni grandissimi, et di fare le mura di Pietre nobili. Un cosi fatto lavoro dimostrò grandezza et maraviglia, et apparse molto gratioso. Et dipoi havendo sentito che forse le muraglie grandissime erano lodate, Et pensando che ’l principale officio di un Re fusse il fare quelle cose, che non potessino esser fatte da privati; Dilettatisi de la grandezza de le opere, cominciarono essi Re a contendere infra di loro con più studio, tanto che trascorsono insino a la pazzia di inalzare le Piramidi. Credo veramente che l’uso nel murare habbia porto occasione, per la quale e’ si sieno accorti in gran parte, che differentia sia tra l’haver ordinato che le cose si murino con uno ordine più che con un’altro, et similmente del numero, sito, et faccia di esse; et impararono da questo pigliato piacere de le cose più gratiose, lasciare stare le meno gratiate. Successe di poi la Grecia, la quale fiorendo di buoni ingegni, et di huomini eruditi, et ardendo di desiderio di farsi addorna, cominciò a fare si le altre cose, si principalmente il tempio. Et di quì cominciò a guardare le opere de gli Assirii, et de gli Egittii con più diligentia, fino a tanto che ella conobbe che in simili cose si lodava più la mano de gli artefici, che le ricchezze regali: Conciosia che le cose grandi possono essere fatte da Ricchi: Ma quelle cose, che non sieno biasimate, son veramente fatte da gli ingegnosi, et [p. 135 modifica]da quelli, che meritano d’esser lodati. Et per questo la Grecia si pensò che se le dovesse appartenere, che preso tale assunto, ella havesse a sforzarsi, poi che ella non poteva equipararsi a le ricchezze di coloro, almanco di superargli per quanto ella poteva di prontezza d’ingegno. Et cominciò si come tutte le altre arti, cosi ancora a ricercare questa de lo edificare, dal grembo de la natura, et cavarla in luce, et a maneggiarla, et a conoscerla tutta, considerandola, et contrapesandola con sagace industria, et diligentia. Nè lasciò cosa alcuna in dietro in ricercare che differenza fusse infra gli edificii lodati, et infra i meno lodati. Ella tentò ogni cosa: andando, riveggendo, et repetendo le pedate de la natura, mescolando le cose pari a le impari, le diritte a le torte, le aperte a le più oscure, considerava innanzi, quasi come che e’ dovesse de congiuntione insieme del maschio, et de la femina resultare un certo che di terzo, che desse di se speranza da star bene per il destinato officio. Ne restò ancora ne le cose minutissime di considerare più, e più volte tutte le parti in che modo stessino bene le da destra con quelle da la sinistra, le ritte con quelle da addiacere, le vicine con le lontane, aggiunse, levò via, ragguagliò le maggiori a le minori, le simili a le dissimili, le prime a le ultime, fino a tanto che ella dimostrò chiaramente, che altra cosa si lodava in quelli edificii, che havevano a invecchiare, posti come per stare sempre eterni, et altra in quelli, che si fabbricavano come che non havessino a servire quasi a cosa alcuna, ne fatti per alcuna grandezza, o maiestà. Queste cose feciono i Greci. La Italia in que’ suoi principii havendo solo rispetto a la parsimonia, deliberava che negli edificii dovessino essere le membra come ne gli animali: Si come verbi gratia nel Cavallo, ella giudicava che di raro aviene che esso animale non sia commodissimo a quelli stessi bisogni, per i quali si loda la forma de suoi membri: la onde si pensava che la gratia de la bellezza non si trovasse mai separata, o esclusa da la giudicata commodità de bisogni. Ma acquistatosi poi l’imperio del Mondo, ardendo di desiderio non manco che la Grecia di adornare se, et la sua Città; innanzi che passassero trenta anni la più bella casa de la Città di Roma non che ottenesse il primo luogo, ella non ottenne pure il centesimo. Et abbondando di una incredibile copia di ingegni, che in tal cosa esercitarono, truovo che in Roma si trovarono a un tratto insieme settecento Architettori, l’opere de quali per i meriti loro a gran pena lodiamo tanto che basti. Et sopperendo le forze dello Imperio a bastanza a qual si voglia maraviglia di muraglie, dicono che un certo Tatio spendendo solamente del suo, donò a que’ d’Hostia stufe murate con cento colonne Numidice. Et essendo le cose di questa maniera, piacque loro di congiugnere la grandezza de potentissimi Regi insieme con la utilità antica, di modo che la poca spesa non detraesse cosa alcuna a la utilità, nè la utilità non perdonasse a le ricchezze, et che si aggiugnesse ad amendue tutto quello, che si potesse investigare in alcun luogo, che arrecasse seco dilicatezza, o venustà. Ultimamente non si essendo lasciata indietro mai in alcun luogo qualunche cura, et diligentia de lo edificare, ne divenne tanto eccellente questa arte edificatoria, che ella non haveva cosa alcuna tanto secreta, tanto ascosta, et tanto riposta del tutto, che non si investigasse, non uscisse fuori, et non venisse a luce, mediante la voluntà di Dio, et non repugnante a essa arte. Conciosia c’havendo l’arte edificatoria il suo antico seggio in Italia, et massimamente appresso de Toscani, de quali fuor di que’ miracoli, che si leggono de i loro Re, et ancora de laberinti, et de sepolcri, si truovano alcuni scritti antichissimi, et approvatissimi, che ne insegnano il modo del fare i Tempii, secondo che gli usavano i Toscani anticamente: Havendo dico il suo antico seggio in Italia, et conoscendosi d’esservi ricerca con grandissima instantia, et pare che questa arte si sforzasse quanto più poteva, che quello Imperio del Mondo, che era honorato da tutte l’altre virtuti, diventasse mediante gli ornamenti di se stessa, ancora molto [p. 136 modifica]più maraviglioso. Adunque ella diede di se ogni cogitione, et notitia, tenendo per cosa brutta che il Capo del Mondo, et lo splendore de le genti, potesse essere pareggiato per gloria de le opere da coloro, che egli havesse d’ogni altra lode di virtù superati. Et a che fare racconterò io più i Portici, i Tempii, i Porti, i Teatri, et le grandissime opere de le Stufe; nel far de le quali cose sono stati tanto maravigliosi, che alcuna volta quelle stesse cose che si vedevano in essere, fatte da costoro, i dottissimi Architettori forestieri negavano che fusse possibile il farle? Che più? io non vo dire, che nel far de le fogne non sopportarono che vi mancasse la bellezza, et de gli ornamenti si dilettarono di maniera, che per questo conto solo pare che e’ tenessino per cosa bella spendere prodigamente le forze de lo Imperio, cioè ne lo edificare per haver dove commodamente e’ potessino aggiugnere ornamenti. Si che per li esempii de passati, et per quel che ne insegnano coloro che sanno, et per il continovo uso si è acquistata intera cognitione di far le opere maravigliose; da la cognitione si sono cavati precetti approvatissimi, de quali non debbono finalmente per conto alcuno farsi beffe coloro che non vorranno (il che doviamo non volere tutti) ne lo edificare esser tenuti pazzi. Questi come per nostra impresa, habbiamo noi a raccorre, et esplicare secondo le forze de lo ingegno nostro. De gli ammaestramenti di queste cose, ne sono alcuni, che comprendono l’universale bellezza, et gli ornamenti di tutti gli edificii, et alcuni comprendono quella de le parti membro per membro. I primi sono cavati dal mezo della Filosofia, et adattati a indirizzare, et a conformare il modo, et la via di questa arte: Gli altri poi da la cognitione, la quale noi dicemmo (per dir cosi) pulita a regola di Filosofia, produssono l’ordine de l’arte. Dirò prima di questi, ne’ quali apparisce più l’arte: et de gli altri, che abbracciano il tutto in universale, mi servirò per epilogo.