Della storia d'Italia dalle origini fino ai nostri giorni/Libro secondo/19. Pompeo, Crasso, Cesare, Cicerone, Catilina

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19. Pompeo, Crasso, Cesare, Cicerone, Catilina

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[p. 51 modifica]19. Pompeo, Crasso, Cesare, Cicerone, Catilina [70-60]. — In cittá, Pompeo era di quelli che vogliono esser potenti legalmente, per [p. 52 modifica]via dell’opinione e del popolo; e corteggiava l’una e l’altro. Consolo con Crasso [70], restituí la potenza de’ tribuni abbattuta da Silla. Crasso era di quelli i quali, piú che per altro, possono per le loro ricchezze; e n’avea di tali che soleva disprezzare chiunque non avesse da soldare un esercito. Catilina era un patrizio sfrenatamente corrotto, che si sforzava di potere per via della corruzione e de’ suoi sozi in essa. Cicerone era il principale di quella condizione de’ cavalieri, che, intermediaria fin dall’origine tra il patriziato e la plebe, era stata innalzata via via ne’ turbamenti dall’uno e dall’altra. Cesare poi era un giovane di gran famiglia, grande ingegno, grandissima ambizione, che diceva voler essere primo in una terricciuola anziché secondo in Roma, ma intendeva esser primo in questa, con mezzi legali o non legali. Catone solo aveva forse l’ambizione, magnificamente stolta oramai, di salvar la patria colla virtú; aveva certo quella di vivere e morire virtuoso e libero in qualunque caso. — Di tali e tante ambizioni che s’agitavano in quella civiltá romana (e che rimaser poi tipi a tante altre tanto minori), scoppiò prima, come succede, la piú corrotta, quella di Catilina. E scoppiò nel modo usuale a tali uomini, colle congiure. Due tentonne. Gli riuscí la terza [64]; fino a tal segno, che Cicerone consolo osò trarre al supplizio i complici di lui, ma non lui. Fuggito e postosi a capo de’ compagni in Etruria, fu vinto facilmente dall’altro consolo, e finí in breve, senz’altro effetto che il solito di simili imprese, accrescere i turbamenti, la corruzione. La quale era accresciuta, del resto, da Lucullo, Verre e gli altri proconsoli o governatori tornanti dalle province predate, dall’Asia principalmente. Né saprei dire se ne tornasse puro nemmen Pompeo; tornonne certo magnificamente, dopo aver finito l’ordinamento di tutta quella parte di ciò che si poteva giá chiamare il mondo romano [61].