Delle funzioni riproduttive degli animali/Della generazione sessuale

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
Della generazione sessuale

../Della generazione agamica ../Ibridi IncludiIntestazione 30 gennaio 2018 25% Da definire

Della generazione agamica Ibridi
[p. 17 modifica]

§ 3.° Della generazione sessuale.

a) Apparato maschile.

La parte veramente essenziale di questo apparato consiste in una o due o più glandole destinate a secernere [p. 18 modifica] un umore particolare detto seme o sperma. Questa glandola è il testicolo.

Tranne che nei polipi, negli acalefi, ed in alcuni echinodermi (crinoidi), ne’ quali i testicoli, affatto rudimentali e ridotti a semplici capsulette sessili o peduncolate, si sviluppano all’esterno del corpo, questi organi sono collocati nella cavità viscerale. Nei mammiferi però essi trovansi in questo posto soltanto ne’ primordi di loro formazione; e ben presto si fanno strada all’esterno per la via dei due canali inguinali.

I testicoli hanno la struttura generale delle glandole. Il prodotto della loro secrezione, cioè il seme o sperma, si spande direttamente all’esterno (polipi), o nella cavità addominale soltanto in rarissimi casi (alcuni vermi). In tutti gli altri animali esso è raccolto da un canale membranoso continuo col testicolo stesso, e per tal via riversato all’esterno. Questo canale, che dicesi condotto spermatico o deferente, parte in molti animali, da un’appendice del testicolo che è l’epididimo, e coll’ultima sua porzione detta Fig. 11. Apparato sessuale maschile d’un pipistrello (Pteropus aegyptiacus)1. condotto ejaculatorio, termina sovente in un’appendice sporgente detta il pene (fig. 11)2.

Nel tragitto più o meno lungo che il seme deve percorrere innanzi esser versato al di fuori, s’incontrano soventi sacchetti od espansioni del condotto deferente, ed appendici glandulose. Le prime destinate a serbatojo temporaneo del seme stesso, si chiamano vescicole seminali: tra le seconde annovereremo la prostata, le glandole di Cowper de’ mammiferi. Le stesse vescicole seminali hanno soventi una [p. 19 modifica] struttura glandulosa, o, quando ne sono prive, accade talvolta che una porzione distinta del canal deferente prenda questa struttura, come si osserva ne’ cavalli.

Il seme o sperma è un liquido più denso dell’acqua, di aspetto lattiginoso, dal qual carattere si può già travedere ciò che vien confermato dall’osservarlo ad un sufficiente ingrandimento col microscopio: cioè la sua composizione di una parte liquida e di una moltitudine di corpuscoli solidi in essa nuotanti. La forma di questi corpuscoli è d’ordinario quella di filamenti con una estremità ingrossata a guisa della capocchia di uno spillo; e soltanto nei crostacei ed in alcuni elminti nematoidi (negli ascaridi), presentano forme diverse che si allontanano da questo tipo (fig. 12).

Fig. 12. Spermatozoidi3. Dominando il concetto che tendeva a far di questi corpuscoli altrettanti veri animali, parassiti necessarii del testicolo, la parte ingrossata di essi fu considerata come il corpo dell’animale, il filamento come la coda. Veniva in appoggio di questo concetto un fenomeno curiosissimo che presentano siffatti corpuscoli, che è quello di un movimento anguillaia assai vivace, che nel seme delle salamandre e di alcuni rospi è anche più complicato dalla rapida ondulazione di un finissimo lembo membranaceo. Da ciò son derivati i nomi di zoospermi [p. 20 modifica] od animaletti spermatici che, da Leuwenoek, loro scopritore, in poi, ebbero questi corpuscoli: nomi sconvenienti, ai quali i moderni sostituirono quelli di filamenti spermatici o di spermatozoidi.

Giustamente poi è ora negata a questi corpuscoli la natura di veri individui animali; ed infatti essi non presentano a qualunque ingrandimento del microscopio alcuna traccia di organi interni; non si moltiplicano, ma tanti ve n’ha e rimangono, quanti furono prodotti nel testicolo; e la loro formazione si effettua nelle cellule di questa glandola, come si formano generalmente nelle cellule delle altre glandole i materiali essenziali delle secrezioni. Il loro movimento è un fenomeno vitale senza dubbio, e nello stato attuale della scienza affatto inesplicabile. Esso ha molta analogia con quello che si osserva nelle ciglia degli epitelii; ora, se le cellule staccate di queste, malgrado il movimento vibratorio che continua in esse per molto tempo, non possono essere considerate come individui animali, lo stesso ed a maggior ragione sarà de’ filamenti spermatici4.

Molto frequentemente gli spermatozoidi, osservati ancora nell’interno degli organi sessuali, si veggono radunati insieme, in vario numero, per lo più a fasci colle capocchie tutte riunite ad un’estremità, ed i fili distesi parallelamente come i crini della coda di un cavallo (fig. 12, h).

In molti animali lo sperma percorrendo il condotto deferente, si suddivide in porzioni distinte, inviluppate poscia da una essudazione di materia albuminosa che si condensa e forma una capsula allo sperma compreso. Di tali capsule, di forma ordinariamente allungata, si trovano in moltissime specie di insetti nella borsa copulatrice della femmina depostevi del maschio. Se ne trovano del pari nel condotto deferente ne’ crostacei decapodi, ne’ quali si può seguire ancor più chiaramente la loro formazione (fig. 12, i). A questi sacchetti contenenti lo sperma si è dato il nome di spermatofori.

Ne’ cefalopodi questi sacchetti acquistano una struttura assai complicata. Incominciano già essi a formarsi nel [p. 21 modifica] condotto deferente, ma la loro organizzazione non si compie che in un organo glandolare (borsa di Needham) di cui è fornito l’apparato maschile di questi animali, e che sbocca nel condotto deferente presso la terminazione di questo. Gli spermatofori raccolti in questa borsa si presentano sotto l’aspetto di capsule allungate cilindriche (fig. 13), con una sorta di capocchia ad un’estremità, e nel loro interno Fig. 13. Spermatoforo di eledone (Milne Edw.). contengono un budello, vero serbatoio dello sperma, che anteriormente è in continuità, mediante un esilissimo canaletto, con un apparecchio proiettatore, formato da un altro budello ricettante un filo spirale elastico. Allorquando questi spermatofori sono evacuati, pel contatto dell’acqua si rigonfiano, si aprono alla lor parte anteriore, e per l’elasticità del filo anzidetto tutto il tubo proiettatore e poscia il sacco stesso dello sperma vengono spinti fuori. Nell’atto della copula, i maschi de’ cefalopodi non fanno che abbandonar gli spermatofori nel corpo della femmina5.

b) Apparato femmineo.

La parte caratteristica e veramente essenziale di questo apparato è l’ovario, ossia la glandola produttrice delle uova.

Nell’organismo delle femmine esso corrisponde esattamente per numero e per disposizione al testicolo de’ maschi. Esso trovasi del pari al massimo grado di semplicità ne’ polipi idriformi e nelle meduse a ombrello, risultando in questi di semplici capsule ovigene che si sviluppano, crescono e si aprono all’esterno del corpo. In tutti gli altri casi esso è collocato nella cavità addominale. La sua forma è diversa ne’ varii animali; ora si presenta esso coli’ aspetto di una glandola a grappolo, ed è questo il caso più generale, glandola che nella massima sua semplicità sarebbe [p. 22 modifica] rappresentata da un solo acino: ora consta di tubi membranosi varii per numero e disposizione, come negli insetti. Ne’ pesci si presenta sotto forma di ripiegature membranose: ne’ mammiferi sotto quella di piccole masse subrotonde costituite d’un tessuto compatto (stroma). D’ordinario le uova, che all’epoca della maturità si distaccano dall’ovario, sono tradotte all’esterno col mezzo di un canale membranoso od ovidutto che corrisponde al canal deferente de’maschi; oppure sono prese da un particolar canale membranoso, terminante nella cavità addominale con estremità libera ed espansa a guisa di tromba, d’onde appunto il nome Fig. 14. Parte anteriore del corpo di una clorema6. di tuba che ha ricevuto (alcuni pesci, rettili, uccelli, mammiferi). In pochi casi manca ogni sorta di canale, e le uova cadono direttamente nella cavità addominale, come in alcuni nesci (trote, cheppie) ed in molti vermi (cloreme, fig. 14).

Quando vi hanno, Fig. 14 bis. Una glandola sessuale di clorema7. [p. 23 modifica] come per esempio, nei mammiferi, due o più ovidutti o tube, corrispondenti ad altrettanti ovarj, questi canali non si aprono direttamente all’esterno, ma indirettamente, col mezzo di un canale unico al quale confluiscono, e cui si dà generalmente il nome di vagina. In varj animali si osserva o lungo il tragitto degli ovidutti o delle tube, oppure alla confluenza di questi canali, un’espansione destinata a ricettar le uova per un tempo più o meno lungo, tanto da permettere loro uno sviluppo più o meno Fig. 15. Apparato sessuate femminile d’un pipistrello (Pteropus ægyptiacus)8. inoltrato: quest’espansione è ciò che suol dirsi utero (fig. 15).

A queste parti che più generalmente costituiscono l’apparato femmineo degli animali, si aggiungono, secondo i casi, organi accessorii destinati a secrezioni particolari. Così, per esempio, negli insetti, oltre le parti teste designate vi ha una borsetta apposita (borsa copulatrice) che riceve il pene del maschio durante l’accoppiamento, una vescichetta che riceve e conserva il seme da questo versato (ricettacolo del seme), ed in fine apposite glandole che si aprono nella vagina, ed aggiungono all’esterno dell’uovo una vernice appiccaticcia (glandola del glutine) (fig. 16).

Quanto alla loro natura ed al modo di formazione, le uova si possono considerare in generale come grandi cellule, le quali in luogo di rompersi e versare il loro contenuto, come accade delle cellule secernenti delle altre glandole, si distaccano dal tessuto proprio dell’ovario, e vengono emesse intiere. [p. 24 modifica]

La composizione dell’uovo negli animali è lungi però Fig. 16. Apparato femminile
del bombice del gelso9.
dall’essere sempre identica. Volendo nullameno abbracciare, per quanto è possibile in poche parole, la generalità di un soggetto così importante, noteremo le cose seguenti.

Nella pluralità degli animali, e precisamente in tutti quelli delle infime classi, si distingue nell’uovo: da prima una membrana esterna, da molti autori chiamata chorion, da altri membrana testacea: essa costituisce la parete di una capsula per lo più di forma che s’accosta alla sferica, ed entro la quale vi ha la parte veramente essenziale dell’uovo, ossia il tuorlo, o vitellus de’ latini. Consta questo di un umore denso, torbido, coagulabile pel calore, contenuto soventi ma non sempre in una membrana finissima anista (cioè senza struttura) detta membrana vitellina; e contiene entro di sè, per lo più in posizione eccentrica, una vescichetta trasparente che, dalla parte che prende alla formazione dell’embrione, è detta vescicola germinativa ed anche vescicola di Purkinje, [p. 25 modifica]Fig. 17. Uovo di Oloturia, da
G. Müller10.
dal nome di chi ne fece rilevare pel primo la grande importanza fisiologica. La vescicola germinativa contiene alla sua volta uno o più corpuscoli che sono le macchiette germinative o corpuscoli di Wagner (fig. 17). L’uovo in tal condizione fu paragonato ad una cellula, di cui la membrana vitellina è la parete, il tuorlo è il contenuto, la vescichetta germinativa il nucleo, le macchiette germinative i nucleoli.

Delle due membrane anzidette la prima a formarsi è l’esterna o la testacea: essa distinguesi ordinariamente per una struttura particolare, come fosse costituita di tanti piccoli prismi, o trapassata da tanti minutissimi canaletti disposti nella direzione de’ raggi che suppongansi parti dal centro dell’uovo. Negli insetti questa membrana si fa molto densa, opaca e resistente.

Il tuorlo è costituito da acqua, alcuni sali disciolti, molta albumina, tenente in sospensione granuli solidi analoghi a quelli del pigmento, e globuli di grasso; i quali tendono a radunarsi all’ingiro della vescicola germinativa ed a nasconderla. La membrana del tuorlo, o vitellina, si forma più tardi; in alcuni animali assai tardi, e quando l’uovo è già in corso di sviluppo; in altri riesce perfino difficile il constatarne l’esistenza.

La vescicola germinativa precede la formazione del tuorlo, come si può desumere dall’apparir essa relativamente tanto più grande e più distinta quanto meno le uova sono prossime alla maturità.

È meritevole di particolare attenzione un piccol foro della membrana testaeea, cui corrisponde ordinariamente un infundibolo od un canaletto che guida nell’interno dell’uovo, e situato in corrispondenza del punto pel quale in origine l’uovo stesso aderiva al tessuto dell’ovario. Questo foro, pel confronto giustissimo con quanto si osserva nell’embrione de’ vegetali fanerogami, fu detto micropilo. Esso fu osservato ben chiaramente nelle uova di un gran numero di animali, e va mano mano scoprendosi in altre nelle quali [p. 26 modifica] non erasi veduto da prima. Nell’uovo degli insetti, in luogo di un semplice foro, ve ne hanno molti, disposti in modo da formar una specie di rosetta assai distinta sulla superficie dell’uovo. Più tardi faremo rilevare la somma importanza fisiologica di questo micropilo.

In alcuni animali l’uovo è più complesso, per l’aggiunta di altri inviluppi ed altri umori: tale è il caso dell’uovo degli uccelli, che fino a questi ultimi tempi, con danno piuttosto che con vantaggio della scienza, fu preso per l’uovo tipo. In questo si distingue principalmente il rosso, o tuorlo, sulla cui superficie spicca una macchietta circolare bianca che è la cicatricola; esso è contenuto in una membrana assai distinta, cui per la prima volta si applicò il nome di membrana vitellina. Due filamenti spirali (chalazae) formati da albumina addensata, partono da due poli opposti del rosso, nella direzione dell’asse longitudinale dell’uovo. Il rosso è tutto inviluppato dall’albume disposto a strati, di cui i più densi son quelli che direttamente involgono il rosso medesimo. L’albume è contenuto in una membrana bianca, quella che primamente fu chiamata membrana testacea, che all’estremità ottusa dell’uovo si dimostra formata da due lamine, entro le quali, col progresso del tempo, si aduna dell’aria, d’onde ha origine la così detta camera d’aria. Infine a questa membrana bianca si trova applicato il guscio (fig. 18).

Fig. 18. Uovo di gallina11. [p. 27 modifica]

Tutte queste parti non si formano contemporaneamente. Fig. 19. Ovario di gallina12. L’ovario della gallina (fig. 19) si presenta come un grappolo formato da una riunione di capsule membranose peduncolate, ricche di vasi sanguigni, ed a diverso grado di sviluppo. In quelle di maggior diametro si osserva una fascia equatoriale (stigma) di color Dal lido per esser priva di vasi. E nella direzione di questa fascia che si apre la capsula, risultandone allora un calice, che lascia sfuggire il suo contenuto, ossia il rosso dell’uovo colla sua membrana. Scendendo per le ripiegature dell’ovidutto, o meglio tuba, e con moto rotatorio sul proprio asse, il tuorlo si involge dell’albume densissimo secreto nelle prime porzioni della tuba, ed in grazia dell’anzidetto moto si formano le calaze. L’albume sempre meno denso continua a sovrapporsi al tuorlo per tutto il resto del tragitto; nella parte inferiore della tuba si forma la membrana testacea; e per ultimo a questa si sovrappone il guscio.

Dall’uovo degli uccelli poco differisce quello de’ rettili e de’ pesci; se non che in questi ultimi non vi ha un vero albume, al cui posto v’ha dell’acqua penetrata pe’ canaletti della membrana testacea. Ben diverso è l’uovo dei mammiferi, la cui scoperta, dovuta all’ancor vivente e celeberrimo Baer, segna un’epoca della fisiologia. Molti autori, e Graaf prima d’ogni altro, avean già fatta conoscere la struttura dell’ovario di questi animali, consistente in un tessuto compatto o stroma, entro il quale si sviluppano, crescono, e maturano successivamente tante vescichette, [p. 28 modifica] che furono considerate insino a questi ultimi anni siccome le vere uova. Esse ricevono ora la denominazione di follicoli di Graaf, e condensi in ciascuna il vero uovicino, Fig. 20. Follicolo di Graaf13. tanto microscopico che appena misura 1/10 di linea in diametro.

Un follicolo Graafiano maturo (fig. 20) consta di una vescichetta membranosa, racchiudente un umore albuminoso, ed intonacato internamente da uno strato di cellule e granuli (membrana granulosa), che in un punto della periferia del follicolo formano un cumulo distinto. Entro questo cumulo sta l’uovicino, il quale isolato, ed esaminato al microscopio si vede constare: di una membrana esterna relativamente grossa, trasparente, in modo da presentare un doppio contorno (zona pellucida); di un tuorlo che tutto riempie lo spazio limitato dall’anzidetta membrana; di una vescichetta germinativa, che contiene una o più macchie germinative. Collo scoppio di un follicolo Graafiano, resosi per maturità sporgente alla superficie dell’ovario, l’uovicino vien preso della corrispondente tuba, e segue il suo destino. Il follicolo sunnotato presenta poscia in corrispondenza della sua apertura una specie di verruca, e nell’interno un piccol grumo di sangue, circondato da una sostanza gialla; dando così origine ad uno de’ così detti corpi lutei, il quale pure col tempo diminuisce e scompare (fig. 21). Allorquando si Fig. 21. Corpi lutei in diversi periodi. [p. 29 modifica] taglia un ovario di mammifero si incontrano disseminati nello stroma, follicoli di Graaf a diversi gradi di maturarla, e corpi lutei di varie epoche.

Una distinzione che importa far qui subito, ma che verrà più ampiamente dimostrata in seguito si è questa: in alcuni animali, come nell’intiera serie degli invertebrati (esclusi i cefalopodi), ne’ batracii, ne’ mammiferi, tutto il tuorlo si converte in embrione; mentre ne’ cefalopodi, ne’ pesci, ne’ rettili squaminosi, negli uccelli, l’embrione si forma alla superficie di quel globo che dicesi comunemente il tuorlo, e questo rimane distinto come un’appendice esterna del giovane individuo fino ad epoca assai inoltrata, fino ai momento in cui egli si appresta a rompere il guscio dell’uovo14.

c) Caratteri esterni del sesso.

I condotti del seme e quello delle uova sboccano frequentemente (come ne’ batracii, ne’ rettili e negli uccelli) in una cavità detta cloaca, comune all’intestino retto ed agli ureteri, e che versa tutto all’esterno per la via dell’ano; ma ancor più di sovente l’apertura esterna degli organi sessuali è distinta da quella dell’ano; ed è specialmente in quest’ultimo caso che l’apparato sessuale si complica per l’aggiunta di organi esterni destinati all’atto materiale della fecondazione, od a conservar le uova, od a collocarle in luogo sicuro pel sostentamento della prole che sarà per dischiudersene. Queste appendici esterne servono appunto di principale mezzo, nella pluralità de’ casi, per distinguere a primo sguardo il sesso degli animali. Si presentano esse più o meno complicate, e così varie quanto alla struttura, alla forma, alla posizione, al meccanismo, da non prestarsi menomamente ad essere rappresentate con formule generali. [p. 30 modifica]

Una grandissima varietà di forma presentano queste appendici anche nella sola classe degli insetti; ove ne’ maschi si rende più o meno palese alla parte posteriore del corpo un pene protetto da due piastre cornee laterali, ed in alcuni anche da un astuccio parimenti corneo; mentre le femmine si distinguono ora per una vagina tubolosa e retrattile, ora per uno strumento di due o tre pezzi Fig. 22. Imenottero coll’oviscatto. o valve rigide, più o meno prolungato all’estremità dell’addome, e destinato per lo più ad aprire una nicchia alle uova ed a collocarvele, d’onde il nome che ha preso di ovopositore od oviscatto (fig. 22). In alcuni insetti imenotteri, come nelle api e nelle vespe, questo strumento cambia ufficio, e diventa un organo velenifero.

In alcuni animali e specialmente ne’ crostacei, le femmine portano seco le uova appese alla parte posteriore del corpo, ora collocate fra loro in modo da formar due grappoli laterali, ora contenute in cavità o borse particolari. Anche tra i pesci i lofobranchi si distinguono per una grande fessura ovigera posta sotto la porzione caudale; ma per caso affatto eccezionale questo organo è proprio de’ maschi, i quali perciò vi ricevono e conservano le uova depostevi dalla femmina.

L’apparato copulatore maschile è posto generalmente nella continuità del condotto seminale, ma in alcuni animali ne è distante. Nelle libellule è posto sul davanti dell’addome, al 2.° anello, mentre l’apertura del condotto seminale è al 9.° segmento; e per siffatta combinazione il maschio deve versar il seme nell’organo copulatore, innanzi che la femmina gli si congiunga. Ne maschi dei ragni gli organi copulatori sono i palpi, il cui ultimo articolo, carico dello sperma raccolto dall’apertura sessuale posta sotto l’addome, viene poscia applicato all’ovidutto della femmina. Nella classe de’ crostacei gli arguli posseggono pure un organo copulatore separato che consiste in due fossette al penultimo pajo di arti, che l’animale [p. 31 modifica] applica una dopo l’altra al foro genitale unico mediano, finchè sian piene di sperma, e che poscia appone alle corrispondenti due aperture del ricettacolo del seme della femmina15.

Una particolarità maravigliosa circa il modo e l’apparato con cui si compie l’atto della copula, ci venne offerto da alcuni cefalopodi, quali sono gli argonauti ed i polpi del genere moderno Tremoctopus16. Fig. 23.
Argonauta maschio:
da G. Müller17.

In questi l’organo copulatore (fig. 23) è un braccio deciduo e riproducentesi, modificato nella sua forma ed organizzazione, in conformità dell’ufficio speciale cui è destinato. Esso è più grosso delle altre braccia, sparso di un maggior numero di ventose; e porta alla sua base una borsa che a suo tempo si riempie di spermatofori. Il maschio incontrata una femmina lascia su questa il braccio copulatore, il quale vi conserva a lungo la propria vitalità, al punto da apparir come un individuo animale indipendente. E tale fu realmente per lunghi anni considerato anche dallo stesso Cuvier, che gli assegnò un posto nella classe de’ vermi intestinali, sotto il nome generico di Ectocotyle18.

Nei vertebrati l’apparato copulatore si limita generalmente ad un pene, erettile in grazia di una particolar disposizione de’ vasi sanguigni che vi si distribuiscono. Ne sono però affatto privi i pesci ed i batracj; mentre che ne’ saurj e negli ofidj quest’organo è doppio, e posto ai due lati della cloaca, e ne’ chelonj, ne’ coccodrilli, in tutti gli uccelli esso è unico, e situato alla parete anteriore della cloaca. Ne’ mammiferi giunge al massimo sviluppo, ed è affatto esterno, ma generalmente contenuto in una guaina cutanea, e non libero e pendente, come nella specie umana, se non ne’ chirotteri e ne’ quadrumani. [p. 32 modifica]

La distinzione de’ sessi è facile nella maggior parte degli animali che cadono comunemente sotto la nostra osservazione, anche senza l’ispezione anatomica degli organi essenziali della generazione, che sono nella massima parte nascosti; perchè in molti casi si connettono coll’apparato generatore propriamente detto alcune appendici esterne che fanno subito riconoscere il sesso. Tali sono, per esempio, negli squali e nelle razze gli organi coadiutori della copula, connessi alle pinne ventrali, e sporgenti in modo da rappresentar quasi un paio di gambe posteriori; ed al lato interno de’ quali trovasi eziandio un apparato glandoloso particolare. È noto poi come negli uccelli e ne’ mammiferi varj caratteri di statura, di colori, d’ornamenti accompagnino spesso le essenziali differenze sessuali e le facciano riconoscere anche volgarmente. Ma in alcune classi di animali queste differenze sono ben più rilevanti, e tali da esser causa de’ più grandi errori nelle classificazioni, poichè sono portate fino ad abolire ogni rassomiglianza fra il maschio e la femmina d’una medesima specie. Eccone alcuni esempj.

Tra i crostacei dell’ordine de’ succhiatori o parassiti, vi hanno alcune specie componenti la famiglia delle lerneidi, delle quali per lungo tempo non si conobbe il maschio, tanta è la disparità di forma di volume e di abitudini che regna tra esso e la femmina. Questa vive aderente per lo più alle branchie de’ pesci, succhiandone gli umori ed ingrossando a dismisura per lo sviluppo delle ova, delle quali porta ripieni due sacchetti dietro l’addome; non ha vere gambe articolate come gli altri crostacei, e piuttosto direbbesi rassomigliante ad un verme. Il maschio invece presenta i caratteri di crostaceo ben riconoscibili, ha gambe articolate, non è parassito, e solo all’epoca della generazione si fissa in prossimità dell’orifizio sessuale della femmina e la feconda. Ma ciò che v’ha di più singolare si è la enorme sproporzione di volume fra il maschio e la femmina, che nel massimo stato di rigonfiamento di questa, si fa salire da qualche>autore fino al rapporto di 1:4600. Non dobbiamo ommettere però che questa femmina nello stato di gioventù ha subíto, quanto alle forme, le stesse metamorfosi del maschio; ma nel mentre questo si è arrestato a un dato periodo, essa continuò fino a trasmutarsi in una sorta di verme, scendendo di grado, per cosi dire, nella scala gerarchica animale (fig. 24). [p. 33 modifica]Pagina:Delle funzioni riproduttive degli animali.djvu/45 [p. 34 modifica]Pagina:Delle funzioni riproduttive degli animali.djvu/46 [p. 35 modifica]Pagina:Delle funzioni riproduttive degli animali.djvu/47 [p. 36 modifica]Pagina:Delle funzioni riproduttive degli animali.djvu/48 [p. 37 modifica]Pagina:Delle funzioni riproduttive degli animali.djvu/49 [p. 38 modifica]Pagina:Delle funzioni riproduttive degli animali.djvu/50 [p. 39 modifica]Pagina:Delle funzioni riproduttive degli animali.djvu/51 [p. 40 modifica]Pagina:Delle funzioni riproduttive degli animali.djvu/52 [p. 41 modifica]Pagina:Delle funzioni riproduttive degli animali.djvu/53 [p. 42 modifica]Pagina:Delle funzioni riproduttive degli animali.djvu/54 [p. 43 modifica]Pagina:Delle funzioni riproduttive degli animali.djvu/55 [p. 44 modifica]Pagina:Delle funzioni riproduttive degli animali.djvu/56 [p. 45 modifica]Pagina:Delle funzioni riproduttive degli animali.djvu/57 [p. 46 modifica]Pagina:Delle funzioni riproduttive degli animali.djvu/58


Note

  1. a. Testicoli. — b. Epididimo. — c. Condotto deferente. — d. Vescichette seminali. — e. Vasi sanguigni del testicolo. — f. Vescica orinaria rovesciata all’avanti. — g. Pene. — h. Reni. — i. Intestino retto.
  2. Per le varie condizioni e particolarità morfologiche degli apparati sì maschili che femminili nello varie classi di vertebrati, vedasi il bel lavoro di Lereboullet: Nuovi atti de’ Curiosi della natura. Vol. 23, p. 1.
  3. a. Uno spermatozoide che esce dalla sua cellula. — b. Lo stesso reso libero. — c. Spermatozoidi di coniglio. — d. di rana. — e. di rospo, con membrana ondulante in x. — f. di crostacei. — g. di ascaridi. — h. Fascio di spermatozoidi. — i. Spermatoforo di crostaceo.
  4. Koelliker ha osservato recentemente che i movimenti arrestati da poco tempo negli spermatozoidi, si possono rieccitare per qualche minuto coll’aggiunta di una leggier soluzione di potassa o di soda. Virchow avea già fatto la stessa osservazione nelle ciglia degli epitelii.
  5. Questi singolari corpi, che racchiudono lo sperma ne’ cefalopodi, erano già conosciuti da Redi che li considerò come animali parassiti. Needham pel primo vi riconobbe la vera natura del contenuto. Carus li considerò come giganteschi animaletti spermatici; e ne fece un genere particolare di parassiti col nome di Needhamia expulsoria.
  6. a. Esofago. — b. Vaso pulsante. — c. Glandole salivali. — d. Glandole sessuali.
  7. Questa glandola è rappresentata ancora allo stato indifferente: cioè non ancora pronunciata o come testicolo o come ovario; il suo peduncolo a è un vaso sanguigno.
  8. a. Utero. — b. Vagina. — c. Ovidutti o tube falloppiane. — d. Apertura delle tube. — e. Ovario. — f, g, h. Legamenti (f. Legamento terete. — g. Legamento largo. — h. Legamento rotondo).
  9. Devo questa figura al mio amico Emilio Cornalia.
    a. Termine dell’intestino. — b. Cieco. — c. Suo condotto — f. Aperture esterne e distinte dell’intestino e del canal comune degli ovidutti. — l. Recipiente del glutine. — n. Glandola del glutine. — o. Borsa copulatrice. — p. Borsa accessoria. — q. Ovidutti. — r, s, t. Diverse parti dell’ovario. — z. Apertura per la quale entra il pene nella copula.
  10. a. Tuorlo. — b. Vescica germinativa. — c. Macchia germinativa. — d. Membrana testacea. — e. Micropilo.
  11. a. Tuorlo. — b. Albume più denso in b’. — c. Calaze. — d. Camera d’aria. — e. Membrana testacea. — f. Parte interna più fluida del tuorlo. — g. Cicatricola. — h. Guscio.
  12. a. Calice abbandonato dall’uovo. — b. Uova immature. — c. Uova mature ancora nell’ovario. — d. Apertura dell’ovidutto. — e. Ovidutto. — f. Uovo col guscio già formato, e che discende per la continuazione dell’ovidutto g. — h. Cloaca.
  13. a. Interno del follicolo. — b. Membrana granulosa. — c. Uovicino. — d. Stroma dell’ovario. V. Wagner-Ecker. Icones physiologicæ.
  14. Il confronto esatto delle diverse parti dell’uovo ne’ varii animali riesce del più grande interesse; ma è ancora soggetto a molte difficoltà. Già fin d’ora si può asserire che le parti chiamate nel linguaggio usuale e nelle varie uova colle denominazioni di membrana testacea, membrana vitellina, tuorlo, vescicola germinativa, non si corrispondono sempre. Il tuorlo nei mammiferi corrisponde alla sola vescicola germinativa dell’uovo degli uccelli, de’ rettili squammosi, de’ pesci; il tuorlo di questi corrisponde al contenuto del follicolo Graafiano de’ mammiferi. La zona pellucida dell’uovo de’ mammiferi, la membrana vitellina degli uccelli, la membrana testacea dell’uovo de’ pesci, si corrispondono pure reciprocamente.
  15. Leydig (Siebold und Koelliker Zeitschrift, vol. 2).
  16. Polpi aventi alla regione cefalica due aperture che guidano in un sistema acquifero.
  17. a. Braccio copulatore deciduo (ectocotile).
  18. Vedi Vogt e Verany. Annales des sciences naturelles. 3.me serie, Vol. 17. Leukart. Zoologische Untersuchungen 3.° fascicolo.