Delle strade ferrate italiane e del miglior ordinamento di esse/Discorso Secondo/Capitolo IV

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
Capitolo IV

../Capitolo III ../Capitolo V IncludiIntestazione 29 luglio 2012 75% Da definire

Discorso Secondo - Capitolo III Discorso Secondo - Capitolo V
[p. 79 modifica] [p. 80 modifica]

CAPITOLO IV.


Affidamento di futuro sussidio all’industria privata fatta
impotente a proseguir l’impresa; abbandono di questa al governo.


Oltre ai mezzi di concorso finora descritti, di un altro ancora s’ha esempio, ed appunto nella nostra Penisola, il qual mezzo adottato mostra in coloro che l’idearono una lodevole premura pel pubblico bene, ed un illuminata prudenza nel provvedervi.

£ noto, e narreremo più diffusamente nel seguito, che la società erettasi per la costruzione una via ferrata da Milano a Venezia, dopo le illusioni le più esagerate, abilmente promosse dagli speculatori d’ aggiotaggio, ad un tratto, per le gare malaugurate insorte, sfiduciata decadde a segno, che quell’impresa, quantunque nella sostanza così profittevole per tutto il Regno Lombardo Veneto, era minacciata d’imminente rovina.

Alcuni tra gli azionisti, estranei la Dio mercè alle impure speculazioni dell' aggiotaggio preallegato, mossi da vera carità di patria ed anche dal ben inteso ed onesto loro interesse, rappresentarono al governo la necessità di sussidiare quell’impresa; ed il governo medesimo con Sovrana risoluzione del 22 dicembre 1842, dopo di avere riconosciute non sufficienti le illustrazioni date sulla vera condizione della società, reputando non possibile alla medesima di conseguire lo scopo divisato senza i sussidi del governo, nell’interesse degli azionisti e del paese concedeva, non già la garanzia d'un interesse minimo, ma il solo affidamento, che qualora la società si dichiari, o resulti impotente a compire l’assunto, questo verrà dal governo mandato a termine a proprie spese; e sarà in tal caso ceduta la proprietà della strada al governo medesimo. Ancora; che quando, terminata la strada, la società suddetta, entro i due anni dell'incominciato esercizio, dichiarasse men conveniente ad essa di proseguir nel medesimo, il governo ne accoglierà la cessione. Finalmente, che lasciandosi incompiute alcune tratte della linea così interrotta, il governo le farà compiere, seguita l’accennata [p. 81 modifica]dichiarazione d’impotenza, per proprio conto; accordato intanto in ogni caso agli azionisti il rimborso integrale delle azioni loro, per la somma che risulterà versata effettivamente, con obbligazioni dello Stato fruttanti il 4 per %.

Cotesto sistema, che noi chiameremo austriaco per l'Italia (poiché pelle sue province ereditarie quel governo prese altro partito, del quale parleremo nel vegnente capitolo), cotesto spediente ebbe felicissimo effetto; perocchè rianimata la pubblica fiducia e risalite oltre al pari le azioni della società; ricominciati i lavori; spinti su’ varii punti con alacrità, vuolsi presumere certo e non lontano il compimento di quella bella ed utile opera1

Con siffatto spediente il governo di S. M. I. e R. Austriaca preferì d’ultimare egli stesso la strada, e riscattarne le azioni al 4 per % anziché accordare sussidi d’altra natura.

Un tale sistema, se si potesse attuare a caso vergine, meriterebbe forse sopra ogni altro la preferenza, nell’ipotesi, s’intende, che vi fossero motivi per non assumere direttamente l’impresa, e si riconoscesse la convenienza di lasciarla all’industria privata, con intenzione di sussidiarla occorrendo. Perocchè nella sostanza cotesto sistema chiama solo all’impresa coloro che vogliono realmente accingersi ad eseguirla, assicurandoli che in ogni peggiore evento saran cauti i capitali loro, ed i frutti d'essi avvenire.

Ancora; codesto sistema meno d'ogni altro promuove il giuoco di borsa; anzi è in certo modo un freno all'aggiotaggio, perché più assicura col promesso frutto dalle fluttuazioni del valore al corso.

Arroge, che nel caso di diffinitivo carico assunto dal governo, quando vengano usate le debite cautele di soprantendenza nell’esecuzione de’ lavori, il carico medesimo debbe in fin di conto resultare minore che negli altri casi, sia perché soccorre soltanto [p. 82 modifica]alla vera perdita, senza contribuire, all’utile dei soci oltre a quello legale, sia perchè colla cessione della strada, il governo ha il mezzo di meglio regolarne l’esercizio, fors’anche di renderlo più produttivo.

Ma codesti vantaggi si possono conseguire nel caso soltanto occorso della società Lombardo-Veneta; la quale società, ridotta all’accennata critica condizione, dovette reputarsi felice del beneficio reale fattole, atto a conciliare i suoi pericolanti interessi con quelli del paese.

A caso vergine però, specialmente nell’attuale febbre speculatrice, che dovunque prevale in materia di strade ferrate, dove il governo non sa prudentemente temperarla, è dubbio assai, che le società promosse e fondate da speculatori, i quali pretendono poter promettere agli azionisti loro larghissimi benefisi, vogliano, non che addimandare, accogliere una siffatta condizione.

Noi non ci fermeremo pertanto ulteriormente su questo discorso, cui abbiamo però dovuto attendere brevemente, onde esporre, esaminare e giudicare ognuno de’ praticati ordinamenti, acciò coloro che ancora avessero ad appigliarsi ad un partito, possano scegliere con piena conoscenza di causa quello che alla speciale condizione di luogo, fors’anche di tempo, può risultare più conveniente ed opportuno.

Note

  1. Eran già scritte queste parole quando nuove peripezie vennero nuovamente a turbare la società, come vedremo al capitolo 2.° del discorso II.°; qualunque ne possa esser l’esito, esse però non impediranno il prossimo compimento della strada, i cui lavori non son perciò ritardati.