Diario musicale di un viaggio in Italia/IX
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Traduzione dall'inglese di Riccardo Allorto
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IX
(segue Venezia)
Di queste giovani cantanti ho già parlato in precedenza con lodi calorose, ma in questa occasione esse hanno dato prova di qualità e mestiere ancora maggiori. Le composizioni di stasera erano alquanto più gravi di quelle che avevo ascoltato in precedenza, e ho l’impressione che esse fossero più sicure: la loro intonazione era più esatta, e avendo maggior tempo a disposizione i due esecutori principali impiegavano maggior volume di voce. Ma nelle cadenze non so che cosa mi abbia meravigliato di più, se l’estensione della voce, la varietà dei passaggi o la rapidità dell’esecuzione; tutte queste giovinette cantavano in modo tale che avrebbero meritato e ricevuto i più grandi applausi nei primi teatri europei.
Indugio più a lungo su queste esecuzioni, in quanto in questa stagione i teatri di Venezia sono tutti chiusi: e fra questo genere di musica sacra e quella teatrale io non noto differenze che nei cori, in quanto quelli della musica di chiesa sono lunghi, elaborati e talvolta scritti bene. Coloro che suppongono che in Italia tutta la musica sia leggera e vivace come quella dell’opera, si ingannano; è solo nei giorni festivi che in alcune chiese si può ascoltare musica moderna. Invece nei giorni feriali la musica delle cattedrali è di stile grave e arcaico come quello dei nostri servizi religiosi che contano ormai 200 anni; e nelle chiese parrocchiali è il puro e semplice canto fermo, cioè il canto eseguito all’unisono dal solo clero: qualche volta con l’organo ma più frequentemente senza.
Se paragoniamo la musica dei primi oratori di Haendel con le opere da lui composte nello stesso tempo, vedremo che le arie degli uni sono spesso vivaci come quelle dell’altro. Per quello che invece riguarda i cori d’opera, che devono sempre accompagnare l’azione ed essere cantati a memoria, è logico che siano più brevi e meno elaborati di quelli di un oratorio, in cui ogni corista tiene davanti agli occhi la sua parte, e in cui il compositore ha tempo sufficiente per far mostra della sua valentia in ogni specie di quello che i musicisti definiscono un brano ben scritto.
Dagli Incurabili ebbi l’onore di essere accompagnato presso S. Eccellenza il Signor Marin Giorgi a un’Accademia che si teneva in Casa Grimani, dove ebbi per la prima volta il piacere di sentire la signora Bassa, nobile dama veneta. Per lungo tempo essa fu riconosciuta come la migliore clavicembalista fra tutte le signore veneziane; infatti ho notato che suonava con purezza di tocco, con molto gusto e discernimento. I presenti appartenevano alla più eletta aristocrazia della città e le persone che ho nominato vi occupano i primi posti. I presenti resero onore alla bravura della mia compatriota Mrs. Cassandra Wynn[1], la quale l’anno passato fu qui e lasciò rinomanza di grandissima esecutrice.
Martedì 14 agosto
Poiché oggi era la vigilia dell’Assunta, nel pomeriggio andai ad ascoltare musica che si eseguiva in diverse chiese. Mi recai anzitutto alla Celestia; i Vespri erano composti e diretti dal Maestro della Pietà, signor Furlanetto[2]. C’erano due orchestre entrambe formate da buoni cantanti e strumentisti; la sinfonia era vivace, e buono il primo coro, in contrapunto. Seguiva una lunga sinfonia a dialogo fra le due orchestre e un’aria che, se pur cantata senza partecipazione, era ben accompagnata. La successiva aria a dialogo con il coro fece un buon effetto; un’aria per tenore, di scarso valore, era seguita da un’altra per basso, ingegnosamente mescolata alla prima, in cui l’autore aveva impiegato a rotazione tutti i principali strumenti. Non assistetti a tutta l’esecuzione, ma ciò che udii mi sembrò superiore ad ogni altra composizione da me ascoltata di questo artista. Egli infatti si avvantaggiò appieno delle due orchestre, ottenendo molti effetti che con una sola sarebbero stati irraggiungibili.
Di qui andai all’Ospedaletto dove la musica e i musicisti parlano in un linguaggio differente e dove si eseguiva un oratorio latino, Macchabaeorum Mater, musica del signor Sacchini[3], con sei personaggi. Il ruolo principale, era sostenuto da Francesca Gabrieli («La Ferrarese»)[4]. L’oratorio era diviso in due parti, la prima delle quali, quando entrai, era già terminata; la cosa mi dispiacque molto poiché la seconda parte, che era eccellente non solo come composizione ma anche per l’esecuzione vocale, mi piacque assai.
Quando entrai in chiesa la «Ferrarese» stava eseguendo con rarissima perfezione un recitativo accompagnato; essa sfociò in un’aria di bravura con una seconda parte patetica, secondo lo stile (ma non con i passaggi) degli oratori di Jommelli. Ci furono poi un altro recitativo e un’aria lenta cantati da Laura Corti, la quale non ha una voce molto ampia; è una semplice voce di Camera, ma ricca di espressione e gusto e mi affascinò in modo particolare. A essa seguirono un altro recitativo poi un duetto eccellente e molto ben eseguito da Domenica Pasquati e Ippolita Santi. Tutto questo accresce la mia stima per il signor Sacchini che, a mio gusto e giudizio, è il secondo musicista di Venezia, non sopravvanzandolo che il signor Galuppi. Sono certo che l’esecuzione vocale da me ascoltata stanotte in questo Ospedale, come in quello degli Incurabili, otterrebbe enorme successo anche nei principali teatri d’opera europei.
Mercoledì 15 agosto
Il Conte Bujovich[5] mi condusse, attraverso il Palazzo Ducale, nella galleria dell’organo grande della Basilica di San Marco, dove ascoltai la Messa eseguita da 6 cori e 6 orchestre, diretti dal signor Galuppi, attuale Maestro di Capella e autore della musica.
Essendo una solennità particolare era presente anche il Doge e proprio per questo c’erano sei orchestre. Le due più grandi erano sistemate nelle gallerie dei due organi principali, mentre le altre quattro erano disposte due per ogni lato dove si trovavano dei piccoli organi.
Io ero in una posizione molto buona, in una delle gallerie dell’organo grande insieme al signor Latilla[6], collaboratore del signor Galuppi.
La musica, in genere piena e grave, era di molto effetto, nonostante che la basilica non abbia un’acustica felice, in quanto le sue cinque cupole interrompono il suono e lo riflettono prima che esso giunga all’orecchio degli ascoltatori.
Di qui passai di nuovo alla chiesa chiamata La Celestia, che era molto affollata. La Messa che veniva eseguita era del signor Furlanetto, maestro della Pietà. Le risorse di questo compositore non sono molte, egli ha poco fervore e ancor meno inventiva, ma pecca di più per ingegno che per scienza contrappuntistica, poiché la sua armonia è buona e le modulazioni regolari. Devo tuttavia confessare che la sua musica mi annoia e mi lascia un certo senso di insoddisfazione, al contrario delle composizioni del Galuppi e del Sacchini che destano sempre interesse e animazione. Successivamente il signor Nazari[7] suonò un Concerto per violino in modo veramente piacevole e chiaro; non so chi ne fosse l’autore, non mi sembrò comunque una composizione originale.
Dopo pranzo mi recai nella chiesa di S. Maria Maggiore per ammirare alcuni dipinti, e mi trovai ad ascoltare un genere di musica che non capisco come gli italiani possano sopportare. L’organo era stonato, gli altri strumenti erano fuori tempo e le voci stonate e fuori tempo. La composizione poi sembrava opera di un ragazzo che avendo incominciato a studiare il contrappunto, dopo due o tre lezioni voglia servirsene.
Dopo aver ammirato i due migliori dipinti della chiesa, il famoso San Giovanni Battista del Tiziano, e l’Arca di Noè di Giacomo Bassano, fuggii da quella musica alla volta dell’Ospedale degli Incurabili dove gli usignoli del Buranello[8], cioè la Rota e Pasqua Rossi[9], versarono balsamo entro le mie orecchie ferite. Non c’era molta gente e le ragazze non si impegnavano molto, comunque, dopo quanto avevo appena udito, la loro esecuzione mi sembrò affascinante e con molto dispiacere pensavo che era questa l’ultima volta che l’avrei ascoltata.
Note
- ↑ Mrs. Cassandra Wynn era, a sei anni, un’esecutrice-prodigio. Studiò con Domenico Paradies e conservò per tutta la vita alta fama come clavicembalista. Nel 1769 compì il suo primo viaggio in Italia.
- ↑ Vedi in data giovedì 2 agosto.
- ↑ Vedi in data giovedì 2 agosto.
- ↑ Vedi nota in data sabato 11 agosto
- ↑ Il conte Bujovic era amico di Baretti, che a Londra aveva consegnato al Burney una lettera di presentazione per lui.
- ↑ Per Latilla vedi in data lunedì 6 agosto. Quanto all’organo: «Questo strumento ha pedali, ma solo un manuale». (Nota dell’A.).
- ↑ Vedi in data venerdì 10 agosto.
- ↑ Soprannome di Galuppi: vedi in data lunedì 6 agosto.
- ↑ Le migliori cantanti degli Incurabili: vedi in data lunedì 6 agosto.