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Diario musicale di un viaggio in Italia/VIII

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VII IX

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VIII

(segue Venezia)


Venerdì 10 agosto


Stamane mi ha fatto una lunga visita il signor Lattila, che mi diede molte informazioni sulle condizioni della musica a Venezia nel passato e nel presente. Mi raccontò che i conservatori qui furono fondati, come ricoveri, circa 200 anni fa. Inizialmente le ragazze studiavano solo il canto fermo ecclesiastico (come da noi nelle parrocchie), ma in seguito impararono a cantare a più parti e infine completarono la loro istruzione aggiungendo lo studio strumentale a quello vocale. Egli mi confidò che la spesa per la formazione musicale non è molto grande in quanto in ogni scuola ci sono cinque o sei maestri per insegnare il canto e molti strumenti, mentre le ragazze più anziane guidano e aiutano le più giovani. Compositore e direttore è solo il maestro di cappella; qualche volta, inoltre, egli scrive delle arie e dirige tutte le prove e le esecuzioni pubbliche.

In questi istituti si sono costantemente susseguiti dei provetti maestri. Alla Pietà ci fu un tempo Hasse,[1] che lasciò un Miserere tuttora eseguito nella Settimana Santa: una composizione, a dire dell’abate Martini, veramente eccellente. Il signor Galuppi, attuale maestro di Cappella in San Marco e al Conservatorio degli Incurabili, era discepolo del celebre Lotti, da tempo noto come ottimo esecutore al clavicembalo nonché in possesso di una fertile inventiva come compositore. La scuola veneziana è buona nel contrappunto, ma migliore per lo stile e l’invenzione meno severi. Il signor Lattila, che fu anche lui Maestro alla Pietà, mi [p. 93 modifica]ha donato la copia originale di un Credo da lui composto per quell'istituzione.

Stamane sono ancora ritornato nella chiesa del Convento di San Lorenzo, dove ho udito una messa del signor Sacchini e un Concerto eseguito dal signor Nazari,[2] che è il primo violinista di Venezia. In Inghilterra abbiamo udito tante volte suonare il violino in modo eccellente, che non c’è rimasto altro da ammirare. Tuttavia il signor Nazari è senza dubbio un esecutore accurato e piacente, e il suo suono è sempre dolce e pieno. Suona con grande facilità ed espressione, ed è, in una parola, uno dei migliori solisti che io abbia ascoltato al di qua delle Alpi.

Si dice che Argo avesse cento occhi, e la Fama, a detta dei poeti, possiede cento lingue: a Venezia si vorrebbe essere tutt’orecchi per la musica e tutt’occhi per la pittura e l’architettura. Oggi erano tante le tentazioni per un melomane che la scelta si presentava difficile: giacché, oltre alle esecuzioni nei quattro conservatori, si svolgevano parecchie accademie o concerti privati. Fui invitato ad una di esse, che si tiene tutti i giorni festivi per cantare le composizioni di Marcello, senza strumenti all’infuori di un clavicembalo. Trattandosi di una cosa completamente diversa da tutte le altre cui avevo partecipato in Italia, accettai l’invito nonostante desiderassi anche molto recarmi agli Incurabili, dove avevo la sicurezza di una buona esecuzione da parte del Buranello e dei suoi scolari.

L’abate Martini e alcuni altri dilettanti, fra i quali c’era un basso dalla voce veramente bella, cantarono assai bene parecchi Salmi di Marcello.[3] Fra un Salmo e l’altro, eseguirono anche, di Marcello, la famosa cantata Cassandra in cui il compositore sacrificò completamente la sua musica alla poesia, mutando tempo o stile ad ogni nuova idea espressa dalle parole: il che può forse mostrare che il compositore è un uomo di sensibilità, ma anche che ha un carattere flemmatico e del tutto privo dell’entusiasmo che sorregge il genio creativo. E invero, dopo che la melodia si è associata alla grazia e alla fantasia, i concetti musicali slegati dai diversi soggetti non possono essere che male accolti dal pubblico. Fra questi gentiluomini-esecutori ce n’era uno abbastanza avanzato in età da ricordare assai bene il celebre Benedetto Marcello che è morto da non più di 44 anni, e mi raccontò su di lui parecchi aneddoti. La sua famiglia, che è nobile, esiste tuttora, e il suo capo è presentemente l’ambasciatore della Serenissima a Costantinopoli. [p. 94 modifica]

Sabato 11 agosto


Nel pomeriggio ritornai alla Pietà, non c’erano molti ascoltatori. Cantando le ragazze eseguirono mille virtuosismi, specialmente nei duetti dove si offrivano frequenti occasioni per mettere in mostra l’abilità e le capacità naturali, come emettere le note più acute o le più gravi, o tenere un suono più a lungo, o svolgere passi di bravura con la maggiore rapidità possibile. Si conclude sempre con una sinfonia; venerdì scorso ne fu eseguita una di Sarti[4] che io avevo già ascoltato in Inghilterra nell’opera Olimpiade.

L’orchestra della Pietà è assai grande perchè nel conservatorio ci sono più di mille ragazze, 70 delle quali sono musiciste, cantanti o strumentiste, mentre in ciascuno degli altri tre conservatori, secondo quanto mi dice il signor Latilla[5] esse non superano il numero di 40 e per di più sono scelte fra un centinaio appena di orfanelle come esige il regolamento primitivo. Ma è risaputo che una ragazza, se ha buona voce, può entrare in uno di questi conservatori anche prima che le vengano a morire padre o madre. Qualche volta vi sono anche condotte per esservi educate fanciulle provenienti da città continentali dello stato veneziano: Padova, Verona, Brescia e altre anche più lontane. Per esempio, Francesca Gabrieli, che è venuta da Ferrara e perciò fu chiamata la Ferrarese.[6]

Il conservatorio della Pietà è dunque il più apprezzato per la sua orchestra, e quello dei Mendicanti per le voci: ma tempo e fortuna possono causare gravi alterazioni alle voci. A una scuola di questo tipo basta a dare la celebrità un maestro con le sue composizioni e l’abilità didattica; ma in quanto alle voci la natura può favorire qualche volta più le alunne di questo conservatorio che di quello: e poiché il numero di esse alla Pietà è superiore che negli altri (e di conseguenza sono qui superiori le probabilità di una qualità più alta), è logico aspettarsi che, in generale, questo Conservatorio abbia sempre l’orchestra migliore e le migliori voci.

Al presente il grande valore del signor Galuppi si manifesta in pieno nelle esecuzioni agli Incurabili le quali, a mio giudizio sono superiori a quelle degli altri [Conservatori] per quanto riguarda la musica, il canto e l’orchestra. Dopo di esso viene l’Ospedaletto e pertanto la Pietà sembra godere la reputazione di essere la scuola migliore non tanto per quello che essa vale oggi, quanto per ciò che è stata in altri tempi. [p. 95 modifica]

Domenica 12 agosto


In diverse chiese ho ascoltato un gran numero di ammirevoli esecuzioni di musica sacra, nonché organisti di alto livello i quali trattavano quel nobile strumento in uno stile confacente al luogo e alla sua dignità.

Dopo aver ascoltato in S. Marco una messa cantata ben eseguita, mi recai nella chiesa patriarcale di S. Pietro, dove ascoltai un’altra messa, accompagnata da un ottimo organo assai ben suonato da un prete; di lì passai nella chiesa dei Francescani, dove parimenti uno dei frati era organista e suonava in modo eccellente, tanto per il gusto quanto per l’armonia. Benché visitassi queste chiese per ascoltarne la musica, mi era impossibile distogliere gli occhi dai quadri e dalle statue. Fu qui che cominciai ad accorgermi che questi due oggetti della vista non erano così remoti dal mio scopo principale — quello cioè di scrivere una storia del piacere uditivo — quanto mi ero immaginato. Infatti negli antichi maestri del pennello ho trovato spesso raffigurazioni di strumenti musicali, o del loro tempo o quali essi immaginavano fossero stati in uso al tempo dell’azione rappresentata nei loro quadri. Così, in un famoso quadro sulle Nozze di Cana di Paolo Veronese, conservato nella sacristia di S. Giorgio Maggiore, osservai un concerto con vari strumenti dei quali avevo già preso nota; stamane invece, nella chiesa dei Francescani ho visto sul pulpito un piccolo quadro di Santa Croce, che è assai apprezzato e giudicato affine allo stile di Raffaello, in cui è raffigurato un concerto di cherubini e di serafini. Fra i diversi tipi di liuti e di chitarre ho osservato uno strumento suonato con un arco e, come un violino, appoggiato alle spalle dell’esecutore, ma armato di 6 corde.

Dopo che ebbi visto queste e ancor altre chiese, ebbi l’onore di una lunga conversazione con il Conte Torre Taxis[7] che è qui un personaggio importante: egli è il soprintendente generale delle poste tedesche e veneziane è stato un grande amico di Tartini e ora ne possiede tutti i manoscritti musicali (e me ne mostrò un gran numero). Egli difese l’amico in un opuscolo, di cui mi diede una copia,[8] contro alcune osservazioni apparse nel Dictionnaire de musique di M. Rousseau a proposito del tartiniano Trattato di musica. Questo nobile, benché sia ancor giovane, possiede una grande erudizione musicale, ha approfittato della conversazione e della familiarità con Tartini ed è un appassionato cultore delle arti in generale. Ho tratto grande piacere dalla conversazione, con lui, nel corso della quale gli resi noto il piano della mia Storia della musica e fui lieto delle sue osservazioni. [p. 96 modifica]

Nel pomeriggio trattenni un poco nella chiesa nuova dei ascoltai uno dei domenicani suonar l’organo in un modo brillante fuor dell'ordinario. A dire il vero il suo stile esecutivo sarebbe stato più a posto sul clavicembalo che all’organo; tuttavia, entro questi limiti, esso era assai magistrale e robusto. In quello strumento c’erano dei registri che io non avevo mai inteso precedentemente e che producevano effetti fonici che non saprei spiegare. Non ebbi il tempo per compiere delle indagini m quanto avevo trovato questa chiesa proprio sulla mia strada alla volta degli Incurabili dove, e per la musica udita e per l’esecuzione, gioii tanto, che parlandone non potrei evitare di ricorrere ad iperboli.

Sembra che il gemo del signor Galuppi, al pari di Tiziano si irrobustisca con il passare degli anni. Egli non conta oggi meno di 70 anni[9], e tuttavia qui tutti riconoscono che le sue ultime opere teatrali e le più recenti composizioni sacre posseggono più spinto, gusto e fantasia di quelle di qualsivoglia altro periodo della sua vita. I salmi latini che stasera sentii cantare dalle orfanelle mi diedero validi argomenti per unirmi all’opinione generale perchè di 10 o 12 brani eseguiti, non ce n’era uno solo che si potesse definire insignificante. C’erano parecchi bei recitativi accompagnati, e il tutto abbondava di passi originali, espressi con buon gusto, con una buona armonia e coeenza. In particolare, i suoi accompagnamenti sono sempre ingegnosi e quantunque densi, immuni da quella sorta di confusione che disturba e copre la voce.

Devo anche render giustizia all’orchestra, che qui osserva la più scrupolosa disciplina: nessuno degli strumentisti pareva ansioso di brillare a spese della parte vocale, ma ognuno stava a sottomesso, nel modo che è tipico di un subordinato di fronte a un superiore.

Note

  1. Il celebre organista sassone Johann Adolf Hasse (1699-1784) non fu maestro alla Pietà, ma agli Incurabili (1727), istituto per il quale scrisse il celebre Miserere.
  2. Antonio Nazari (o Nazzari, o Nozzari) violinista veneziano della 2a metà del '700, fu allievo di Tartini e maestro, tra altri di G.A. Capuzzi e C. Corner.
  3. Vedi in data venerdì 3 agosto.
  4. Il faentino Giuseppe Sarti (1729-1802) dopo il 1753 fece rappresentare a Venezia parecchie opere. In seguito risiederà nella laguna 4 anni (1775-79), come maestro all’Ospedaletto.
  5. Vedi in data lunedì 6 agosto.
  6. «La Ferrarese» era il soprannome non di Francesca Gabrielli, ma di Adriana Gabrieli (1755-1795). Vedi anche in data domenica 5 agosto.
  7. Vedi in data lunedì 30 luglio - martedì 1° agosto.
  8. Risposta di un anonimo al celebre Signor Rousseau circa al suo sentimento in proposito d’alcune proposizioni del Sig. Giuseppe Tartini. Venezia, 1769.
  9. Galuppi contava a quel tempo 64 anni.