Vai al contenuto

Diario musicale di un viaggio in Italia/X

Da Wikisource.
IX

[p. 250 modifica]


X

(segue Venezia)


Giovedì 16 agosto


La visita che nella mattinata feci al signor Galuppi in compagnia del signor Latilla fu lunga, proficua e piacevole. Quando lo vidi fui lieto di costatare che il tempo aveva risparmiato la persona e la mente di questo eccellente compositore. Egli è infatti ancora vivace e pronto, e allieterà probabilmente ancora per molti anni gli appassionati della musica.

Il suo carattere e la sua conversazione sono naturali, intelligenti e piacevoli. È di persona piccola e sottile, ma nonostante ciò il suo aspetto è quello di un vero gentiluomo. Galuppi era stato discepolo del famoso Lotti[1] e ancor giovane aveva primeggiato come buon solista di clavicembalo e ottimo compositore.

Egli mi usò la cortesia di presentarmi alla signora Galuppi e di mostrarmi la sua casa, e tra l’altro un mirabile quadro di Paolo Veronese che rappresentava un bimbo addormentato, quadro che aveva appartenuto per tanto tempo alla famiglia della moglie; mi portò anche nel suo studio in cui c’era solo un piccolo clavicordo, sul quale, mi disse, «sporcava la carta». La sua famiglia era stata molto numerosa ma tutti i suoi figli, ad eccezione di tre o quattro, erano ora sposati. Galuppi ha l’aspetto di un tranquillo uomo di famiglia e a Venezia è stimato tanto per il suo temperamento quanto per i suoi meriti artistici.

Egli comunque si mostra piuttosto seccato per l’incoraggiamento e la protezione che qualche ecclesiastico ignorante (fra i quali è F.[2]) riesce a ottenere, come compositore. In verità, tranne Sacchini, che però gli è secondo, egli è così superiore [p. 251 modifica]ai musicisti del nostro tempo da sembrare un gigante fra i nani. Su mia richiesta e come pegno di amicizia fu così cortese da promettermi una sua composizione che non era ancora conosciuta.

Gli spiegai il mio progetto e discorremmo insieme di musica e di musicisti, molto cordialmente e con affinità di giudizi. La sua definizione di ciò che è buona musica, anche se breve mi sembra molto felice. «Essa si compone — egli dice — di vaghezza, chiarezza e buona modulazione». Galuppi e il signor Latilla, tra molte cose, hanno raccolto i nomi di tutti i grandi maestri dei conservatori e mi hanno permesso di trascriverli:

della Pietà, che è il più vecchio di tutti: Gasparini, Guia, Porta, Latilla, Furlanetto;

degli Incurabili: Carlo Frari, Pollarolli (sic), Porpora, Hasse, Jommelli, Carcani, Cocchi, Ciampi, Galuppi;

dei Mendicanti: Biffi, Saratelli, Galuppi, Bertoni;

dell’Ospedaletto: Antonio Pollarolli (sic) figlio, Porpora, Pampani, Traetta, Sacchini.[3]

Il signor Galuppi è costantemente occupato, persino in estate quando non ci sono rappresentazioni, perchè è il primo Maestro [p. 252 modifica]di Cappella in San Marco e degli Incurabili. Percepisce cento zecchini all’anno come organista di casa Gritti, ed è anche organista in un’altra chiesa di cui ho dimenticato il nome. Egli merita senza dubbio tutto ciò che si fa per lui, essendo uno dei pochi compositori originali e di genio usciti dalla miglior scuola che l’Italia abbia forse mai avuto. Le sue composizioni sono sempre geniali e prive d’artificiosità; si può aggiungere che egli è buon contrappuntista e amico della poesia; il primo di questi pregi si può costatare sulle sue partiture, il secondo appare dalle melodie che egli accompagna ai testi letterari, in cui l’espressione della musica corrisponde sempre alle intenzioni del poeta e spesso le valorizza.

Le sue composizioni sacre sono poco note in Inghilterra; a me sembrano eccellenti[4] perchè, sebbene la maggior parte delle arie siano di stile operistico, egli si dimostra un abilissimo compositore nel puro stile sacro che è grave, con buona armonia, buone modulazioni e fughe ben sviluppate.

La sera fui onorato per la seconda volta da un invito in casa Grimani, dove si teneva una grande Accademia o concerto sotto la direzione del signor Sacchini: invito, questo, molto più allettante del primo. C’erano un’orchestra numerosa e molti dei più noti musicisti di Venezia. Cantò la signora Regina Zecchi, una donna che aveva ricevuto la sua educazione musicale agli Incurabili sotto la guida del famoso signor Hasse[5] e che ora, felicemente sposata, è ricevuta e contesa dalle prime famiglie della città. Essa ha una voce robusta, buona agilità ed espressione. Anche Don Flaminio Tomj, che ha una pura Voce di Camera, cantò con gusto squisito. La signora Bassa eseguì al clavicembalo due o tre Concerti con molta grazia e precisione. Si aggiunga a tutto questo l’attenzione di un pubblico numerosissimo formato dalla più alta nobiltà veneziana, tra cui il signor Mocenigo, figlio dell’attuale Doge.

E ora viene la parte più curiosa del mio racconto. A una voce tutti i presenti insistettero perchè mi sedessi al clavicembalo. Io non ne avevo toccato più nessuno dopo quello di Madame Brillon[6] a Parigi e mi sarei quindi rassegnato più volentieri alla pena di un bagno nei salati canali di Venezia che non a questa esibizione, ma non mi fu possibile rifiutare. Improvvisai qualcosa, dato che per la forte emozione non riuscivo a ricordare o vedere nulla. Comunque la cortesia del pubblico si manifestò in un generale applauso e in complimenti senza [p. 253 modifica]fine da parte dei musicisti. Presentai quindi a Sua Eccellenza la signora Bassa[7] un brano di mia composizione che avevo copiato con l’intenzione di suonarlo senza però averne il coraggio. Essa lo prese molto graziosamente e se ne mostrò anche molto grata; esaminò la musica a lungo e mi chiese quindi di spiegarle lo stile, cosa che non potei rifiutarle. A sua volta si sedette poi al clavicembalo mentre il pubblico se ne stava andando e lo provò chiedendo e persino sottostando alle mie istruzioni e correzioni, quindi me lo fece suonare più e più volte, tanto che mi spiacque che, per il piacere di lei, esso non fosse più lungo e migliore.


Venerdì 17 agosto


Questa mattina ebbi l’onore di un nuovo incontro con il conte Torre Taxis[8] durante il quale ascoltai Sua Eccellenza esibirsi al clavicembalo, strumento di cui è abile maestro. Egli improvvisò a lungo, dimostrando una notevole destrezza nelle modulazioni e io lo trovai degno seguace della scuola tartiniana. Mi sottopose anche un gran numero di messe, motetti e oratori di sua composizione perchè, per quanto giovane, egli è già un musicista veramente fecondo. Possiede uno strumento a tastiera molto curioso, che è stato costruito a Berlino sotto la direzione di Sua Maestà il re di Prussia. Ha forma di un grande clavicordo con parecchi registri e può essere ora un’arpa, ora un clavicembalo, un liuto o un pianoforte. Ma la proprietà più curiosa di questo strumento è quella che, spostando la tastiera, i martelletti vengono trasposti sotto altre corde, per cui una composizione può essere abbassata di un semitono, di un tono oppure di una terza minore a piacere, senza l’imbarazzo di differenti note o chiavi, reali o immaginarie. Fra i dilettanti di qui, oltre al conte Taxis, c’è un nobile veneziano, il signor Giovanni Cornaro, di notevole ingegno e abilità come compositore: egli ha scritto una messa per una grande festa per una chiesa di Padova, dove fu eseguita, nel periodo della mia sosta a Venezia, con un enorme complesso di voci e strumenti.

Alla sera per potermi documentare più esaurientemente sulla natura dei Conservatori, e per terminare le mie ricerche musicali a Venezia ottenni il permesso di visitare la scuola musicale dei Mendicanti in cui è maestro il signor Bertoni. Mi venne offerto un concerto, tutto per me, che si protrasse per due ore e al quale collaborarono i migliori strumentisti e cantanti di questa scuola: era veramente interessante sia vedere sia sentire ogni parte di questo eccellente concerto, eseguito tutto da [p. 254 modifica]donne, che suonavano il violino, l’oboe, il clavicembalo, i corni francesi e anche i contrabbassi e che cantavano anche le parti dei tenori e dei bassi. Il primo violino era suonato ottimamente da Antonia Cubli di origine greca; il clavicembalo qualche volta da Francesca Rossi, Maestra del coro, qualche volta da altri; queste giovani esecutrici cambiano frequentemente strumento.

Il canto era eccellente nei diversi stili; Laura Risegari e Giacoma Frari hanno voci potenti, capaci di farsi ascoltare in un grande teatro; esse cantarono arie di bravura e brani scelti da opere italiane; Francesca Tomj, sorella dell’abate dello stesso nome, e Antonia Lucovich (quest’ultima è una ragazza slava) le cui voci sono più delicate, si mostrarono particolarmente adatte ai brani patetici, nei quali occorrono sentimento ed espressione. L’insieme era giudiziosamente mescolato: non si eseguirono mai due arie dello stesso genere, c’era molta attenzione e cura in ogni particolare. Inoltre queste ammirevoli esecutrici, tutte di età diversa, si comportarono molto decorosamente. Fu qui che ricevettero la loro educazione musicale due celebri esecutrici, la famosa Archiapate, ora signora Guglielmi, e la signora Maddalena Lombardini Sirmen[9] che ottennero grande e meritato successo in Inghilterra. Se avessi potuto trattenermi a Venezia ancora alcuni giorni, avrei potuto godermi lo stesso genere di trattenimenti negli altri tre Conservatori, essendo stato tentato da una proposta in tal senso fattami da un amico che era interessato a farmi conoscere l’educazione interna di questi ammirevoli seminari musicali. Rinunciai a questa piacevole offerta con il più grande rammarico, dato che non esiste in tutta l’Italia una istituzione del genere. Ma poiché mi sono proposto di suddividere il tempo che mi sono concesso per le mie ricerche il più equamente possibile, resistetti alla tentazione — come già avevo fatto per altri inviti di cui ero stato onorato da molti esponenti della nobiltà — di intervenire ai loro concerti privati; così, a distanza di tempo devo dire, ad onore dell’Italia e mio, che fui fatto segno al più cortese trattamento ed al maggior interessamento e assistenza che si possano immaginare, ovunque mi fermassi. A Venezia poi le mie aspettative furono largamente superate, tanto più che mi era stato detto che i veneziani e particolarmente la nobiltà erano riservati e diffìcili da avvicinare.

Durante il mio soggiorno a causa delle mie ricerche in Venezia mi legai di amicizia con Mr. Edward, un giovane gentiluomo nato in Inghilterra, che è vissuto così a lungo in questa città da perdere completamente l’accento d’origine. Con questo gen[p. 255 modifica]tiluomo e con Don Flaminio Tomj dal Conservatorio dei Mendicanti mi recai a casa Grimani: qui l’abate Tomj cantò due o tre patetiche arie con tale stile che non credo di aver mai più udito dopo la morte di Palma.

C’era molta gente e le esecuzioni musicali di vario genere si protrassero fino alle 2 o 3 della mattina; a quell’ora presi tristemente commiato dal signor Grimani, il quale mi aveva fatto l’onore di qualcosa di più di una semplice cortesia e ospitalità; per una persona di posizione meno elevata la definirei amicizia, ma in questo caso può essere solo condiscendente bontà. Per terminare la mia relazione sulla musica di questa affascinante città, devo osservare che, sebbene i compositori della scuola veneziana siano in generale buoni contrappuntisti, le loro caratteristiche principali sono delicatezza, sentimento e fertilità d’invenzione. Molte circostanze concorrono a rendere la musica di Venezia migliore o più diffusa che altrove.

Se si eccettuano le rappresentazioni teatrali, i veneziani hanno pochi divertimenti; infatti a causa della posizione della città non possono passeggiare, cavalcare e praticare gli sports campestri.

Questo in certo modo spiega perchè la musica sia da loro coltivata così ampiamente e in modo tanto raffinato; il numero dei teatri nei quali sono ammessi gratuitamente i gondolieri, giustifica poi il modo indubbiamente superiore, a paragone di altri popoli dello stesso livello, in cui essi cantano. È poi naturale supporre che le ragazze dei Conservatori portino con sè il buon gusto e l’amore per la musica nelle case nelle quali entrano come mogli.

La Biblioteca di San Marco, che abbonda di libri di tutte le scienze, mi offrì scarso materiale sull’argomento «musica». Trassi invece grande vantaggio dalla conversazione con il signor Zanetti, primo bibliotecario, che fu molto gentile e affabile. A Venezia la stampa è coltivata fin dal 1459, quando vi fu introdotta da Nicolas Jansen; non c’è forse un’altra città d’Italia nella quale siano stati pubblicati tanti libri. Anche ora l’attività editoriale è fertile e feconda; il numero dei librai che hanno sede nella bella strada chiamata Merceria è veramente considerevole. In nessun altro luogo ho trovato tanti autori antichi che abbiano scritto sulla musica come qui; riguardo ai moderni ne trovai quanti non ero riuscito a trovarne altrove, specialmente il primo volume della Storia della musica di Padre Martini. I maggiori librai di Venezia sono Pasquali, Remondini, Bettinelli, Occhi e Antonio di Castro. Invece la stampa musicale sembra che sia stata qui completamente dimenticata, e lo prova il fatto che non mi riuscì di trovare una sola opera stampata con i sistemi usati da noi in Inghilterra. E del resto in tutta l’Italia non sono stato capace di scoprire quello che noi chiamiamo un negozio di musica. Il signor Di Castro, il libraio ora menzionato, uomo attivo e dinamico, ha reso noto un proget[p. 256 modifica]to per stampare la musica con i caratteri usati da M. Fought,[10] ma avendo incontrato scarso favore si è limitato a stampare un libro di piccoli duetti e terzetti.

Inoltre le composizioni musicali sono in Italia di così breve durata e l’entusiasmo per la novità è tanto grande che per poche copie non vale la pena di fare le spese dell’incisione e stampa. Inoltre l’attività di copista, qui come in Turchia, dà lavoro a moltissime persone, per cui sarebbe crudele volerglielo togliere perchè un’attività commerciale affine è più attiva e più feconda di un’altra.[11]

Note

  1. Vedi in data venerdì 3 agosto.
  2. Forse allude al Furlanetto (Su di lui vedi in data sabato 4 agosto).
  3. Fino a quando accurate ricerche di spoglio negli archivi veneziani non ci avranno documentato con precisione sulle attività amministrativa, didattica e artistica dei quattro Conservatori veneziani anche l’opera e la successione di maestri di cappella non potranno essere note che con lacune più o meno ampie. L’elenco che qui ne diamo perciò è forzatamente incompleto e forse non privo di errori.
    Maestri della Pietà
    Francesco Gasparini (1668-1727) nel primo ventennio del sec. XVIII Guia?; Giovanni Porta (1690 c.-1755) dal 1716 al 1737; Gaetano Latilla (vedi in data lunedì 6 agosto) dal 1756 al 1768 (?); Bonaventura Furlanetto (vedi in data sabato 4 agosto) dal 1768 al 1772 (?).
    Alla Pietà operò anche Antonio Vivaldi, come professore di violino, maestro di coro e «maestro de’ concerti» dal 1703 al 1718 e, con parentesi più o meno lunghe, dal 1723 al 1737.
    Maestri agli Incurabili
    Carlo Frari?; Carlo Francesco Pollarolo (1653-1722)?; Nicolò Porpora (1686-1768) dal 1726 al 1733, poi di nuovo dal 1737 al 1739 (?) Joh. Adolf Hasse (vedi in data venerdì 10 agosto) dal 1727 al 1731; Nicolò Jommelli (vedi in data sabato 21 luglio) dal 1743 al 1747; Giuseppe Carcani (1703-1779) dal 1730 al 1744 (?); Gioacchino Cocchi (1715-1804) dal 1750 al 1757; Vincenzo Legrenzio Ciampi (1719-1762) dal 1760 al 1762 (?); Baldassarre Galuppi (vedi in data venerdì 3 agosto) dal 1762 al 1765; poi ancora dal 1768 al 1785 (?)
    Maestri ai Mendicanti
    Antonino Biffi?; Giuseppe Saratelli?; Baldassarre Galuppi (vedi sopra agli Incurabili); Ferdinando Giuseppe Bertoni (1725-1813) dal 1753 al ?
    Maestri all’Ospedaletto
    Antonio Pollarolo figlio (1680 c.-1746)?; Nicolò Porpora (vedi sopra agli Incurabili) dal 1742 al 1747; Antonio Gaetano Pampani (? - 1769) dal 1748 al ?; Tommaso Traetta (vedi in data venerdì 20 luglio) dal 1765 al 1768; Antonio Sacchini (vedi in data giovedì 2 agosto) dal 1768 al 1772.
  4. «A Venezia mi sono procurato qualcuno dei suoi motetti e Giuseppe, un eccellente copista locale, copiò e mi inviò due o tre delle sue messe» (Nota dell’Autore).
  5. Vedi in data venerdì 10 agosto.
  6. Il Burney incontrò a Parigi (20 giugno 1770) Madama Brillon de Jouy e, dopo averla sentita suonare, affermò che «era una delle più grandi clavicembaliste d’Europa e ottima pianista».
  7. Vedi in data domenica 12 agosto.
  8. Vedi in data lunedì 30 luglio - mercoledì 1° agosto.
  9. Maddalena Lombardini Sirmen, celebre violinista allieva di Tartini. Nata nel 1735, suonò anche a Parigi e a Londra (1768 e 1764). Compose per clavicembalo e per strumenti ad arco.
  10. Henry Fought, stampatore londinese, fu tra i primi a stampare musica con caratteri di metallo.
  11. Devo aggiungere che dopo il mio ritorno in Inghilterra ho ricevuto una lettera da Venezia in data 25 gennaio 1771 contenente i seguenti particolari relativi alla situazione della musica in Venezia: «Al Teatro S. Benedetto nella stagione di Carnevale è stata rappresentata l’opera Alessandro nelle Indie del signor Bertoni, maestro di cappella ai Mendicanti, opera che è stata generalmente applaudita specialmente per un duetto cantato dalla signora de Amici e dal signor Caselli. Nello stesso teatro abbiamo ora il Saroe riconosciuto composto dal signor Borghi, che però non è piaciuto. La musica al Teatro S. Moisé piace molto di più sebbene sia tanto mal eseguita che il suo autore, il signor Cazzaniga, napoletano, se n’è giustamente addolorato: il pubblico tuttavia l’ha generalmente apprezzata» (Nota dell’Autore).