Discorso fatto al Magistrato dei Dieci sopra le cose di Pisa

Da Wikisource.
Niccolò Machiavelli

1499 D Letteratura letteratura Discorso fatto al Magistrato dei Dieci sopra le cose di Pisa Intestazione 16 luglio 2013 75% Letteratura

EPUB silk icon.svg EPUB  Mobi icon.svg MOBI  Pdf by mimooh.svg PDF  Farm-Fresh file extension rtf.png RTF  Text-txt.svg TXT

Che riavere Pisa sia necessario a volere mantenere la libertà, perché nessuno ne dubita, non mi pare da mostrarlo con altre ragioni che quelle le quali per voi medesimi intendete. Solo esaminerò i mezzi che conducano o che possano condurre a questo, i quali mi paiono o la forza o l’amore, come sarebbe il ricuperarla per assedio, o che ella vi venga nelle mani volontaria. E perché questa sarebbe più sicura, e per conseguenza più desiderabile via, esamineremo se tale è riuscibile o no, e discorremola così. Quando Pisa sanza fare impresa ci abbia a venire alle mani, conviene che per loro medesimi vi si rimettano nelle braccia, o che un altro che ne sia signore ve ne faccia presente. Come si possa credere che loro medesimi siano per ritornare sotto il patrocinio vostro, ve lo dimostrano i presenti tempi, nelli quali, destituti da ogni presidio, rimasti piccoli e debolissimi, suti non accettati da Milano, discacciati dai Genovesi, non ben visti dal pontefice, e da’ Sanesi poco intrattenuti, stanno pertinaci, sperando sulla vana speranza di altri, e debolezza e disunione vostra; né mai hanno volsuto accettare, tanta è la perfidia loro, un minimo vostro segno ed imbasciata. Pertanto essendo in tanta calamità al presente, e non flettendo l’animo, non si può né debbe a nessun modo credere che per loro medesimi mai vengano volontari sotto il giogo vostro. Che la ci sia concessa da chi la possedesse, dobbiamo considerare che quello tale che ne sia possessore, o vi sarà entrato dentro chiamato da loro, o per forza. Quando vi fusse entrato per forza, nessuna ragione vuole che ce la conceda, perché chi sarà sufficiente ad entrarvi per forza, sarà ancora sufficiente a guardarla per sé, e a preservarsela; perché Pisa non è città da lasciarla volentieri per chi se ne trovasse signore. Quando vi fusse entrato dentro per amore, e chiamato da’ Pisani, fondandomi sul fresco esempio de’ Viniziani, non mi pare da credere, che alcuno fusse per rompere loro la fede, e sotto nome di volerli difendere, li tradisse, e désseveli prigioni. Ma quando tale possessore volesse pure che la tornasse sotto il nome vostro, l’abbandonerebbe e lascerebbevela in preda, come hanno fatti i Viniziani; sicché per queste ragioni non si vede alcuna via che Pisa senza usare forza sia per recuperarsi.

Sendo adunque necessaria la forza, mi pare da considerare, se gli è bene usarla in questo tempo o no. Ad ultimare l’impresa di Pisa bisogna averla o per assedio o per fame, o per espugnazione, con andare con artiglieria alle mura. E discorrendo la prima parte dell’assedio, si ha da considerare se i Lucchesi siano per volere o per potere tenere che del paese loro non vada vettovaglia in Pisa; e quando volessero o potessero, ciascuno si accorda che basterebbe solamente guardare le marine; ed a questo effetto basterebbe solamente tenere un campo a S. Piero in Grado con il ponte sopra Arno, mediante il quale le genti vostre potessero essere ad un cenno dato in foce di fiume Morto o di Serchio, dove bisognasse, tenendo qualche cavallo e fante in Librafatta, e così a Cascina. Ma perché si dubita della volontà de’ Lucchesi, e perché è anche da dubitare che quando bene volessero, non potessero tener serrato il lor paese, per esser il paese che si ha da guardare largo, e per non aver loro dai loro sudditi un’intera obbedienza; si pensa, volendo bene assediar Pisa, che non sia da fidarsi al tutto che questa parte sia guardata dai Lucchesi; ma che bisogni ai Fiorentini pensare e per questo che non basti fare un solo campo a S. Piero in Grado, ma bisogni pensare di farne o un altro, o due altri, come meglio sarà giudicato, o come meglio si potrà. E però dicono che il più vero e fermo modo sarebbe il fare tre campi, uno a S. Piero in Grado, l’altro a S. Iacopo, l’altro alla Beccheria, ovvero ad... E considerando gli elmetti e cavalli leggieri avuti, toccherebbe per campo venti elmetti, e cento cavalli leggieri, e ottocento fanti: i quali campi stando in questo triangolo, tengono assediata Pisa etiam contro alle voglie de’ Lucchesi; starieno sicuri affortificandosi con fosse, come saprieno fare e sbigottiriano i Pisani in modo, da credere che calassero subito. E perché in S. Piero in Grado è trista aria, dove per avventura, avendovi a stare un campo, si ammaleria; e perché parrebbe forse troppo grieve tenere detti tre campi, si potria tenere detto campo di S. Piero in Grado tanto, che in quel luogo si facesse un bastione grosso, capace di trecento o quattrocento uomini in guardia, il quale si farebbe in un mese; e fatto il bastione, levarne il campo e lasciarvi il bastione e la guardia, e rimanere con quelli altri due campi; e così non si verrebbe ad avere la spesa di tre campi, se non per un mese. L’uno di questi due modi detti, o di tre campi o del bastione con i due campi, è il più approvato da questi signori condottieri, e quello che tengono più utile e più atto per affamare Pisa. Ma se voi non voleste tanta spesa, e volessi fare appunto due campi, bisogna di necessità tenerne uno a S. Piero in Grado, o tuttavia non ci facendo il bastione, o facendovelo, infino a tanto che fusse fatto. L’altro campo dicono si vorria tenerlo al Poggiolo sopra il ponte Cappellese, e perché gli avrebbe a guardare Càsoli ed i monti, dubita alcuno che da detto campo, Càsoli non potesse essere ben guardato. E per questo vi bisognerebbe fare più un bastione che ricevesse cento uomini in guardia; e, quanto ai monti, bisognerebbe tenere nella Verruca dugento fanti, o tenerne in Val di Calci quattrocento, o fare un bastione fra Lucinari ed Arno, che fusse capace di cento uomini in guardia, e tenere cinquanta cavalli almeno a Càscina; e questo sarebbe un altro modo da assediare Pisa, ma non tanto gagliardo quanto l’uno di quelli due primi de’ tre campi, ovvero del bastione con due campi. Vero è, che mentre si fa il bastione, si potrebbe tener tre campi, e fatto il bastione ridurli a due: ovvero mentre si fa il bastione tenere due campi; aggiunte quelle altre cose dette di sopra: e fatto il bastione, lasciarvi la guardia e ridursi coi due campi alle poste e luoghi soprascritti, a S. Iacopo l’uno, l’altro... ovvero... E qui ci sarebbe di spesa più dall’un modo all’altro quanto si spende in un mese in mille fanti più. È venuto loro in considerazione un’altra cosa: se gli è da fare questo bastione a S. Piero in Grado, o no. Alcuno ha fatto questa distinzione, e detto: o i Fiorentini sono d’animo, non potendo affamar Pisa, di sforzarla, giudica superfluo fare il bastione, perché di qua a un mese che il bastione sia fatto, sarà tempo di andare alle mura, cioè intorno al principio di maggio, e così la spesa del bastione viene ad essere gettata: se non sono di animo di tentare la forza, ma di stare nello assedio, giudica ciascuno che sia da fare il bastione. Alcuno dice che etiam che i Fiorentini vogliano tentare la forza, debbono fare il bastione, perché potrebbe non riuscir loro lo sforzarla, e non riuscendo, e loro si trovino il bastione fatto, da poter rimanere nell’assedio. Hanno ancora esaminato se gli è credibile che l’assedio basti sanza la forza: e sono di parere, che non basti, perché credono che egli abbiano da vivere insino al grano nuovo, per riscontri si ha da chi viene di Pisa, e per i segni si vede del pane vi si vende e dello ostinato animo loro; ed essendo per patire assai, non si vede che patischino un pezzo a quello che l’ostinato animo loro li può indurre a patire; e però pensano che voi sarete costretti a tentare la forza. Pensan bene che sarà impossibile che vi reggano, tenendo voi questi modi di tenerli stretti il più potete un quaranta o cinquanta dì, ed in questo mezzo trarne tutti gli uomini da guerra potete, e non solamente cavarne chi vuole uscire, ma premiare chi non ne volesse uscire, perché se ne esca. Dipoi, passato detto tempo, fare in un subito quanti fanti si può; fare due batterie, e quanto altro è necessario per accostarsi alle mura; dare libera licenza che se ne esca chiunque vuole, donne, fanciulli, vecchi, ed ognuno, perché ognuno a difenderla è buono; e così trovandosi i Pisani vôti di difensori dentro, battuti dai tre lati, a tre o quattro assalti saria impossibile che reggessero, se non per miracolo, secondo che i più savi in questa materia hanno discorso.