Discussione:Sogni e favole io fingo

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Informazioni sulla fonte del testo
Sogni e favole io fingo
Edizione 
Antologia della poesia italiana - Vol. 3 - Seicento-Settecento

Collana "La biblioteca di Repubblica"
Casa editrice L'Espresso su licenza Einaudi

Roma, 2004
Fonte 
Edizione Cartacea
SAL 
Versione cartacea a fronte non presente

SAL 75% 75%.svg (22 luglio 2013)

  • Fonte: fonte indicata e attendibile
  • Completezza: testo completo
  • Formattazione: testo formattato correttamente
  • Riletture: testo non rileggibile per mancanza di scansioni a fronte


Progetto di riferimento 
letteratura


Osvaldo Zaccaria e mail adelchizaccaria@libero.it[modifica]

Carissimi, stavo per segnalarvi un errore o una variante che andava apportata nel testo. Ma sono stato aspramente (e forse giustamente) redarguito dal mio vecchio Genitore. Mi limito quindi a sottolineare la bellezza e la modernità tematica del sonetto metastasiano Sogni e favole io fingo ecc. E qui mi fermo. Un caro saluto a voi tutti amanti della Poesia. Vostro

                                          Osvaldo Zaccaria

Sogni e favole io fingo di Pietro Trapassi[modifica]

Il Sonetto metastasiano è veramente quanto di meglio e più precisamente possa esprimere lo "smarrimento" dell'uomo di fronte al problema del vero, del reale, del non illusorio. Cos'è la verità??? Il Croce si chiedeva cosa fosse la "poesia". Mistero!!! ..... Ma ancor più misterioso e impossibile da capire è cosa sia l'uomo, appunto, con le sue léggi morali e i suoi sentimenti. Più... più... più della poesia stessa, che in fondo altro non è che un gioco, una "magica sciocchezza". Pure, questa sciocca poesia, proprio lei, con le sue léggi metriche, con la sua profonda e bella musicalità, indaga il mistero della vita umana. Che cos'è??? Non spetta a noi dirlo. Né dunque alla poesia che ci rappresenta. Solo Dio in realtà "sa" cosa sia il Vero, che sia l'essenza, il "fondamento" della nostra vita. Un dì, forse, quando ci desteremo dal "barbaglio della promiscuità", anche noi uomini potremo saperlo "in una limpida e attonita sfera". Intanto soffriamo in questo mondo, in questa vita, restando all'oscuro di tutto, solo illudendoci di poter sapere, conoscere il Vero. La verità nostra non può che essere la nostra ignoranza di tutto. Né questo ci consola. Ma anzi accresce la nostra pena, il nostro sconforto, il nostro dolore, la nostra disperazione, la nostra coscienza che l'esistenza è Nulla, ma forse neanche questo Nulla che già potrebbe esser qualcosa, ma di cui noi pure dubitiamo in quanto è frutto della nostra immaginazione, della nostra fantasia di poveri, disgraziatissimi esseri umani.


              MONZA, 21 MARZO 2019                             Osvaldo Zaccaria