Donne e Uomini della Resistenza/Orfeo Gagliardini

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Orfeo Gagliardini

Nato a Milano il 23 settembre 1920, deceduto a Milano il 6 novembre 2012.

All’età di sei anni, oltre alla scuola elementare, Gagliardini inizia già a lavorare come garzoncino di un ortolano, per due lire a settimana. Più tardi, durante il periodo della “pre-militare”, il padre socialista gli vieta di indossare la divisa obbligatoria e un capitano fascista gli impartisce una “solenne bastonatura”.

Militare di leva alla Scuola di equitazione della Cavalleria di Pinerolo, è poi trasferito al 3° Carristi di Bologna. In servizio d’ordine col suo plotone assiste a una sfilata di operai, garofano rosso all’occhiello, per il Primo maggio; poi si innamora di una ragazza, figlia di un militante comunista, e decide di aderire al Partito clandestino.

Alla firma dell’armistizio, Gagliardini è a Milano, convalescente, e grazie a un comitato di operai antifascisti della fabbrica Caproni riesce a unirsi alla 40ª Brigata Garibaldi operante sulle montagne della Valtellina. Col nome di battaglia, “Zorro”, partecipa a numerosi atti di sabotaggio, in particolare intercettando convogli di rifornimento per i nazifascisti, spogliandoli di armi, equipaggiamento e, soprattutto, viveri.

Scampato a un rastrellamento, si sposta in Brianza dove contribuisce alla formazione della 104ª Brigata garibaldina. Durante i giorni della Liberazione “Zorro” prende parte alla cattura del gerarca fascista Roberto Farinacci. È il 27 aprile del ’45 quando i partigiani, nel Comasco, intercettano una colonna di automezzi repubblichini, oltre ad alcune macchine di lusso: da una di queste smonta un uomo, brucia dei documenti, risale a bordo e l’auto tenta la fuga. Inizia un inseguimento, l’auto sbanda, si arresta davanti ai cancelli dello stabilimento tessile Rivetti, in frazione Beverate. L’uomo dei documenti scende tenendo una mano nella tasca del cappotto: “Sono Farinacci”. E, mostrando la mano di legno tenuta nascosta, si arrende.

Nel dopoguerra, a Milano, Orfeo Gagliardini entra come operaio all’ATM (allora Azienda Trasporti Municipale) dove si impegna nel sindacato, continuando a svolgere attività nel PCI e nell’ANPI. Negli ultimi anni, prima della sua scomparsa, è stato Presidente onorario della Sezione ANPI dell’ATM.