Donne illustri/Donne illustri/Madama di Sévigné

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
Madama di Sévigné

../Eleonora d'Arborea ../Arcangela Paladini IncludiIntestazione 17 febbraio 2018 75% Da definire

Donne illustri - Eleonora d'Arborea Donne illustri - Arcangela Paladini

[p. 124 modifica]MADAMA DI SÉVIGNÉ [p. 125 modifica]



MADAMA DI SÈVIGNÈ






C

ccola, è dessa, ognun venga a vedella.
Su queste vive tele e parla e spira,
Or quinci or quindi que’ begli occhi gira,
Ov’Amor tempra l’aspre sue quadrella.
Questa, questa è la man leggiadra e bella
Ch’ ogni cor prende, e, come vuol, l’aggira;
Questa è la bocca ond’ogni cor sospira,
Ov’ amor forma il riso e la favella.
Oh quanto debbo a te, pittor gentile !
Per cui doppio è ’l mio ben, doppio il tesoro;
Al tuo pennello sacrar vò il mio stile.
Ma di te, certo, la mia cara Jola
Ha da dolersi e di quel tuo lavoro
Ch’in beltà non è più nel mondo sola.

[p. 126 modifica]

Cosi cantava sopra un ritratto della marchesa di Sévigné Egidio Menagio, letterato, francese del secolo XVII, che scrivea versi greci, latini, italiani e francesi, e che fu accademico della Crusca. Questo dotto ricercatore delle origini della nostra lingua era innamorato della bellissima donna, contr’al costume delle dame di quel tempo, castissima ed affezionata a un marito, che, come diceva Bussy-Rabutin, cugino di lei, aimait partout, ma non amò mai donna amabile come sua moglie. Maria di Rabutin-Chantal, nata in Parigi il 5 febbraio 1626, avea sposato il marchese Enrico di Sévigné a diciotto anni. Dopo sette anni lo perdè, infilzatosi sulla spada del suo avversario cav. d’Albret in un duello per conto di madama Gondran. Ella avea di lui due figli: il marchese che impazzì, come il padre, per Ninon, e colei che fu madama di Grignan, e che, ita col marito in Provenza, diè origine a quelle lettere che sono le più spontanee e felici forse che si trovino in qualunque lingua.

Anche la Grignan era bellissima; la plus jolie fille de France, la chiamava Bussy-Rabutin; e di lei giovanetta il Menagio scrisse questo madrigale:


Arde per voi d’amore,
Fuor del mio, vaga Filli
Ogni più nobil core.
Non accusi però vostra Bellezza
Il mio cor di rozzezza:
Che con mille beltà, vaglie, leggiadre,
Di mille e mille fiamme al mondo note,
L’arse e l’incenerì la bella madre:
E cosa incenerita arder non puote.

[p. 127 modifica]

II madrigale è più spiritoso del sonetto, che impallidisce appetto a que’ due che il Petrarca dettò per Simon Memmi, quando fece il ritratto di Laura. Ma l’erudito poeta era assai stimato dalla marchesa, non ricambiato d’amore; ed ella aveva resistito a seduzioni assai più forti che i versi. Egli però non lasciava di spasimare in versi, e il vescovo di Laon diceva: Le nom de madame de Sévigné est dans les ouvrages de Ménage ce quest le chien du Bassan dans les portraits de ce peintre: il ne saurait s’empêcher de l’y mettre.

Forse la santità dell’avola Fremyot de Chantal, sollevata per le sue virtù all’adorazione dei fedeli, riviveva in lei, come altresì in lei risplendeva il brio e lo spirito del padre, Celse-Benigne de Rabutin, bellissimo e coraggioso oltre ogni dire, morto a trentun anno nel respingere un assalto d’Inglesi sbarcati presso le coste dell’isola di Rè. Aveva toccati ventisette colpi di lancia, e, secondo Gregorio Leti, la ferita mortale fu di mano di Cromwell. La madre, Maria di Coulanges, andò presto dietro al marito, e Maria restò orfana a sei anni. La pia Chantal, fondatrice dell’Ordine della Visitazione, non si tolse dal pensiero de’ suoi monasteri (ne fondò ottantasette), e lasciò la cura della fanciullina ai parenti materni, che ne ebbero gran cura, e la fecero compitamente e finamente ammaestrare.

Non sappiamo se avrebbe resistito al Sole di Versailles (Luigi XIV.) Ella però n’era abbagliata. Un giorno a Saint-Cyr, ad una recita dell’Ester di Racine, avendogli egli gettato due o tre parole insignificanti, andò in visibilio. Un’altra volta egli ballò un minuetto con lei; finito ch’ebbe, ella [p. 128 modifica] si trovò presso al suo cugino il conte di Bussy, e gli disse: «Bisogna confessare che noi abbiamo un gran re. — Sì certo, cugina, rispose Bussy, egli ha testé fatto proprio un’azione eroica (ce qu’il vient de faire est vraiment héroïque).

Ella rifiutò Turenna, l’eroe, il principe di Conti, Fouquet, il sovrintendente, ricchissimo, e che pertanto non trovò donna che non gli fosse pia (il ne trouva point de cruelles), il cav. di Meré e, come dicemmo, Menagio, che gli era stato maestro, e le aveva insegnato il latino, l’italiano e lo spagnuolo, ma che perdeva il suo latino e il resto quando entrava in galanterie con lei, che con ispirito e garbo lo sfatava. Sapea però ridurre gli amanti a restarle amici, cosa difficilissima per la vanità degli uomini; e lo stesso Bussy, sebben cugino e carissimo a lei, non riuscì a nulla; se non che, punto per non essere stato subito soddisfatto di un prestito che chiedeva, la satireggiò nella Storia amorosa delle Gallie; ma delle sue bugie si pentì poi, e n’ebbe facilmente perdono.

Il Fouquet si contentò di amarla onestamente, come ella voleva; le fu tuttavia molto a cuore; e grande onore all’amicizia ed alla fede di lei fanno le lettere ch’ella scrisse al Pomponne durante il processo che Luigi XIV gli intentò per malversazione, e nelle quali faceva risaltare il sangue freddo dell’accusato, sebbene corresse pericolo di morte, che si mutò poi in carcere perpetuo, e la stomachevole parzialità e il salariato accanimento dei giudici. Era un cuore affettuoso, e naturalmente l’affetto traboccò verso la figlia, tantoché parve eccessivo. Ma quest’ardere rese immortali i suoi scritti. [p. 129 modifica]

Ella avea fine gusto in lettere, sebbene di Racine dicesse (il che gli fu assai rimproverato) «che passerebbe di moda come il caffè.» Era invasa di meraviglia per la grandezza di Corneille. Gustava sopra tutti Pascal e poi Virgilio, Montaigne, Molière, e Arnauld e Nicole la appassionavano delle opinioni gianseniste di Porto Reale. Ma il suo stile fu tutto suo; e lei vivente le sue lettere si cercavano e leggevano, e dal soggetto avevano un titolo, come la lettre du cheval, la lettre de la prairie, e forse non erano le più belle. Ella scrivea in fretta e in furia; e si dipinse bene in quel tratto: J’écrirais jusqu’à demain; ma pensée, ma plume, mon encre, tout vole.

In un ritratto che, secondo l’andazzo del tempo, fece di lei madama de la Fayette, le dice:

«Je ne veux point m’amuser à vous dire que votre taille est admirable, que votre teint a une beauté et une fleur qui assurent que vous navez que vingt ans (ne aveva allora trentatrè); que votre bouche, vos dents et vos cheveux sont incomparables.... Quand en vous écoute, on ne voit plus qu’il manque quelque chose à la régularité de vos traits, et Von vous cède la beauté du monde la plus achevée.»

Non era una bellezza perfetta, ma era una bellezza irresistibile; ed ella non pensava che ai suoi figli.

La Sévigné morì il 10 aprile 1696.