Donne illustri/Donne illustri/Ninon de Lenclos

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Ninon de Lenclos

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n. 15 maggio 1616, 17 ottobre 1706



CCorire a novant’anni e far impazzir altrui d’amore a settanta o ottanta, è dato a poche donne, le quali, secondo la scortese dottrina italiana citata dal Leti, a quaranta sono da gittar via. Far all’amore tutta la vita e serbare sì gran tempo come inviolata la bellezza, è strano, e di Ninon de Lenclos fu vero. Di persona era benissimo formata ed elegante; carnagione d’alabastro; grandi occhi neri, profondamente espressivi; denti, bocca, sorriso ammirabili; aria di testa nobile senza orgoglio; fisonomia aperta, affettuosa, innamorata; voce toccante; braccia e mani belle; aggraziata in tutti i suoi movimenti, in ogni suo atto. Questa [p. 52 modifica] donna singolare non fu fedele che nell’amicizia. Come del giardino d’Armida, si potea dire delle variazioni della sua vita amorosa:


Co’ fiori eterni eterno il frutto dura
E mentre spunta l’un, l’altro matura.


Il suo primo amore fu il conte di Coligny ch’ella persuadeva a farsi di ugonotto cattolico, non per bigotteria, ma per indifferenza filosofica, o meglio per fini mondani. La lista degli altri sarebbe troppo lunga. S’innamorò di lei anche un figlio ch’ella aveva avuto da Villarceaux, e svelatogli, per salvarsi dalla ressa che le facea, il secreto della sua nascita, il giovane infelice s’avventò sulla propria spada e cadde morto fra il sangue sgorgante dalla sua ferita. Gli amanti smessi le restavano amici e la sua corte era mista di soddisfatti e di pretendenti. Era la tela di Penelope, non omerica, ma ariostesca: ella tesseva o distesseva del continuo. Il più mirabile si è che così bella, vaga e fortunata, piacesse anche alle donne. Non solo i più illustri per sangue, per gloria civile e militare si pregiavano di amarla, ma dame d’alto grado, tra l’altre la bella e spiritosa madama Lafayette, e l’accorta pinzochera madama di Maintenon; che, divenuta moglie di Luigi XIV, la invitò a corte a far penitenza con lei, ma ella ricusò. Era inconvertibile; e solo da giovane, mórtale la madre, entrò in un convento di Parigi, donde, per fortuna delle suore, uscì quasi subito. Il suo spirito facea più sfolgorante e micidiale la sua bellezza — a tavola era irresistibile — dicevano, che era ebbra dès la soupe e non bevea che acqua. Di rado ella recava a beffe l’amore: solo credeva che [p. 53 modifica] avesse un termine: passato il quale, si poteva mutare. Si rise però assai bene del povero La Châtre, il quale, andando al campo, si fece fare un biglietto, in cui ella giurava di non venirgli meno della sua fede punto nè fiore: ma poi nell’abbandono di un nuovo e rapido amore, sciamò: Ah! le bon billet qu’a la Châtre! il che andò in proverbio. Donna di spirito, se l’intese con Saint-Evremond, e indovinò Voltaire, al quale, morendo, lasciò duemila franchi per comprar libri. Molière, Fontenelle le leggevano i loro scritti e volevano il suo parere1. Quando Molière le lesse Tartufe, ella gli fece una sì vera pittura d’un ipocrita, col quale aveva avuto a fare, che il gran poeta si morse le mani di avere scritto il suo. Ninon era una donna galante ed un galantuomo, e mentre un divoto negò un suo deposito a Gourville, tornato in Francia, donde s’era cansato per ragioni politiche, essa gli restituì puntualmente quanto egli le aveva affidato; e di qua trasse Voltaire l’argomento del suo Dépositaire. Ella parlava egregiamente l’italiano e lo spagnuolo; danzava con garbo, cantava assai bene e sonava maestrevolmente il clavicembalo il liuto e la tiorba. Chi l’amò, a settantanni fu, secondo Voltaire, il giovane abate di Chateauneuf; secondo altri più tardi, l’abate Gedoyn. L’amour, disse Chaulieu, s’était rétiré jusque dans les rides de son front. Ella però dîcea che le rughe non erano al loro posto in sul viso, ma [p. 54 modifica] dove gli dei avevano nascosto il lato debole di Achille. Ella morì tranquillamente e facendo versi come l’imperatore Adriano. Il suo amico Desyveteaux, che a settant’anni s’era innamorato d’una sonatrice girovaga e che viveva pastoralmente con lei, fece anche peggio. Si fece al punto di morte suonare una sua prediletta sarabanda, perchè l’anima passasse nelle delizie. Filosofia epicurea, almeno secondo la glossa di Saint-Evremond, che del filosofo ateniese faceva un massaio dei piaceri. Il dégageait les voluptes de l’ingratitude qui les précéde et du dégoût qui les suit. Ninon ha esposto la sua filosofia in alcune lettere che rimangono, e che sono scritte non col brio e col gusto della Sévigné, ma con facilità, con garbo. Se Pericle fa che Aspasia sia accolta nella buona società della storia, Condè, Molière e Voltaire non ne lasciano scacciare Ninon de Lenclos.


  1. L’Enciclopedia di Pomba nella prima edizione dice che Charron le leggeva i suoi romanzi. Ora Charron era morto 13 anni prima che nascesse Ninon e non scrisse romanzi, ma il libro serissimo De la Sagesse.