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Donzelle illustri

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Domenico Lazzarini

XVII secolo Indice:Zappi, Maratti - Rime II.pdf Canzoni Letteratura Donzelle illustri Intestazione 1 ottobre 2025 75% Da definire

O Cetra, o dolce mio diletto e cura Tirsi il fanciul, la verginella Elpina
Questo testo fa parte della raccolta Rime d'alcuni Arcadi più celebri


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CANZONE QUARTA


Strofe I.

DOnzelle illustri[1],
Grande per ogni parte
E’ il sentir delle lodi a voi dovute;
5Beltà senno e virtute,
Che da cento e più lustri
All’inclita famiglia il Ciel comparte,
V’ornaro a parte a parte
Così, che tratte da gentil diletto
10In quello, a cui movete, ermo ricetto

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     Spargon le Muse inni di gloria, e fiori
     D’eterni onori.

Antistrofe I.
Già Clio la soglia infiora,
     Soglia felice dell’albergo antico,
     15Onde uscì tale e sì pregiata gente,
     Di cui tutt’or si sente,
     Signor del tempo, e dell’obblìo nemico,
     Il chiaro grido, e sentirassi ognora;
     Grido gentil, che onora
     20Italia tutta, e ’l bello almo paese[2],
     Che col valor contese
     Incontr’Augusto, e sol da fame offeso
     Aprì tardi le porte al Vincitore,
     Pria bagnato di sangue e di sudore.

Epodo I.
25Esce da’ tetti aviti
     La nobil Coppia, e ’l Ciel ne ride intorno
     Di pura luce adorno.
     Piangon vinti e smarriti
     Per via gli Amori, cui troppo ange e preme
     30La mal nudrita speme,
     Onde invano tentar l’intrepid’alme,
     Che paghe sol di palme
     Lascian le rose e i mirti
     A’ neghittosi spirti.

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Strofe II.
35Bello il sentire
     Tra l’ozìoso e folto
     Popol, corso a veder opra sì bella:
     Qual mai voler, qual stella
     Destò sì gran desìre
     40Di severa onestade in tale accolto
     Grazia di amabil volto?
     Forse consiglio di maggior pietade
     Sarebbe il non celar tanta beltade,
     Per far del Bello a noi, che in Ciel si crede,
     45Intera fede.

Antistrofe II.
Altri più saggio dice,
     Pensando all’atto sovrumano e santo
     Queste son l’opre, in cui si mostrò Iddio,
     Che ’l femminil desìo
     50Rese schivo di nozze, e vago tanto
     Di quella agli occhi nostri aspra infelice
     Vita, che guerra indice
     Ai sensi, e sovra il natural consiglio
     Mette il riso in esiglio,
     55E quel vano piacere, ond’altri è preso,
     Questi è Dio solo, la cui forte destra
     Il cuor donnesco all’alte imprese addestra

Epodo II.
Già l’invitte Eroine
     Volgono il piè là dove il Ciel le guida,
     60Scorta beata e fida;
     E sol quando al bel fine
     Son più dappresso, allor fiorisce il riso
     In que’ bei volti affiso,
     Riso però, che all’onestade alletta:

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     65Tanto desìo le affretta
     Toglier del mondo ai danni
     Il primo fior degli anni.

Note

  1. Nel monacarsi delle Contesse Angiola Clotilde degli Oddi nobili Perugine.
  2. Perugia nelle guerre civili tra M. Antonio ed Augusto fu messa a fuoco.