E-participation e comunità locali/1.1

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Nuove classi emergenti e trasformazioni della "massa"

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Lo sviluppo delle nuove tecnologie dell’informatica e delle comunicazioni, l’automazione dei processi industriali e lo sviluppo di un’economia della conoscenza hanno accompagnato i profondi cambiamenti nella struttura sociale.

“L’essere tanti in uno, nella classe, che ha caratterizzato il Novecento e il conflitto tra appartenenze, termina nel fine secolo in una composizione sociale caratterizzata dall’essere uno in tanti. La fine della politica e delle ideologie basate sul rapporto massa-potere, ma è anche la trasformazione della categoria massa in moltitudine” (Bonomi 1996: 85 in Crisante 2004).

Questa ridefinizione del concetto di “massa” ha portato ad un cambiamento delle élite tradizionali. La continua specializzazione e diversificazione del sapere scientifico e tecnologico e, più in generale, la progressiva frammentazione delle conoscenze, ha in parte disgregato i vecchi interessi di classe del Novecento mettendo in crisi il concetto stesso di élite come “minoranza dominante”.

Il potere di pochi e (permanenti) individui in contrasto con la massa amorfa.

La democrazia rappresentativa produce infatti gruppi di potere ristretti la cui autorità viene in qualche modo limitata dal rapporto con l’elettorato.

La comunicazione globale in tempo reale ed i sistemi informativi hanno permesso ai “knowledge workers” di stabilire forti contatti ed interessi a livello transnazionale accompagnando la crisi stessa dello Stato nazione e della sua autorità. Se prendiamo in esame il rapporto di potere all’interno delle aziende vediamo che il ruolo del proprietario, inteso come possessore dei mezzi di produzione, risulta notevolmente ridimensionato. La complessità delle strutture produttive ha portato all’affermazione di una variegata classe di cosiddetti lavoratori della conoscenza, portatori di “sapere” specialistico sempre più rilevante all’interno dei processi decisionali.

Da un’analisi di Rifkin (1995) citata in Crisante (2004), negli Stati Uniti, la cosiddetta “classe della conoscenza” rappresenta il 20 per cento della popolazione attiva.

Essa percepisce un reddito superiore a quello raggiunto dai restanti quattro quinti.

Il reddito di questa nuova classe aumenta ad un ritmo stimato tra il 2 e 3 per cento annuo al netto dell’inflazione, nonostante il reddito della restante parte degli americani continui a diminuire. Risulta interessante pertanto individuare quale sia il rapporto tra queste nuove élite economiche e il potere politico-decisionale.

Secondo Lasch (1995), queste élite, non sono soltanto poco omogenee, ma non sembrano portatrici di una ideologia comune, anzi sono caratterizzate da un forte elemento di “auto-secessione” che si qualifica come:

“indipendenza dalle città industriali e dai servizi sociali istituzionali preferendo servizi privati.”

Oltre alla crisi dello Stato nazione, determinata dalla deresponsabilizzazione politica dei nuovi raggruppamenti emergenti e da interessi sovra-nazionali, si assiste ad una crisi della rappresentatività politica dei partiti tradizionali.

La spettacolarizzazione e l’attenzione a breve termine della politica, la necessità di proporsi attraverso mezzi di comunicazione di massa, e in particolare attraverso la televisione, ha portato secondo Kirchheimer (1966), ad un notevole rafforzamento dei vertici e delle leadership dei partiti con un relativo ridimensionamento del ruolo degli iscritti e degli attivisti ed una tendenza a reclutare i voti in tutti i settori della popolazione.

In questo contesto i media tradizionali contribuiscono notevolmente nella definizione dei temi a cui i pubblici debbono porre attenzione.